
Sembra quasi il set di un film di fantascienza questa nuova sede di “Flavaboom“: catena che vende Frozen Yogurt lungo la 6th Ave in piena Manhattan. Tanto bianco abbagliante, dettagli coloratissimi e fluo a contrasto, con i toni principali che richiamano le due gocce del logo. Mobili dagli angoli stondati, prodotto in primo piano segnalato da un’illuminazione attenuata da elementi pop.
Se ne sono occupati quelli di Dune (grande studio newyorkese con clienti del calibro di Google, Nike e Microsoft) che ha preso in consegna anche il compito di ridisegnare il brand e le sue applicazioni. Da notare, i divanetti inseriti nella parete che sembrano suggerire un’esperienza col prodotto completamente personale. Di seguito, la gallery.

Sbalorditivo il lavoro di questi tre designer di Portland. Mathew Foster, Fritz Mesenbrink e Jeremy Pelley sono le tre menti dietro al nome The Official Manufacturing Company, uno studio che non solo riesce a interpretare in maniera eccellente i marchi e le aziende per cui lavora, ma le caratterizza con idee in cui è lo stile a farla da padrone.
Stile -appunto- ma anche una notevole dose di creatività. Il lavoro più emblematico è quello per la catena degli Ace Hotel, a cui hanno messo a disposizione il loro talento prima di decidere di proporsi come freelance. Le commistioni sono moltissime: prima fra molte quella con il mondo della musica. Proprio per gli Ace Hotel infatti, hanno realizzato una serie di guide cittadine in occasione del tour dei Sonic Youth per l’uscita dell’album “The Eternal”.
Da vedere, anche i tre profili Flickr dei The Official Manufacturing Company che trovate rispettivamente a questi indirizzi: Flickr: Fritz | Flickr: Jeremy | Flickr: Mathew. Dopo il salto, come al solito, una gallery del brand design effettuato sulla compagnia di alberghi.
Continua a leggere: Il brand design di The Official Manufacturing Company

Paper Tiger è il nome che il designer australiano Anthony Dann ha scelto per la sua linea di prodotti. Mobili interamente fatti di cartone (con qualche aggiunta in feltro), ideati sulla base di studi di assemblaggio semplice e intuitivo attraverso piegature e incastri.
Il lavoro di Dann come consulente di design e come brand designer, lo porta ad avere molti clienti interessati alle strutture temporanee e versatili: elementi modulari facili da trasportare e sistemare per gli allestimenti. Nascono così sia i suoi sgabelli decorati che i ripiani rivestiti o gli espositori.
Tutto, appunto, sempre in cartone riciclato, con un occhio all’ambiente. Proprio grazie al mix ottimale di funzionalità e sostenibilità, Paper Tiger ha vinto il Launch Pad award for Sustainability nel 2007 e i suoi prodotti sono certificati da Ecospecifier. Dopo il salto, una gallery della produzione.
Continua a leggere: Paper Tiger: il design 'cartonato' di Anthony Dann
Cosa non è diventato il lancio di un nuovo sneaker. In questo caso possiamo dire due cose: un’operazione mastodontica, e un calcolatissimo esercizio di brand design, che non sembra lasciare niente al caso.
Per l’anteprima mondiale di Mercurial Vapor Superfly II, Nike ha trasformato la Battersea Power Station, una vecchia centrale a carbone in disuso sulle rive del Tamigi, nel nuovo tempio della scarpa da football, con tanto di proiezioni sulla facciata, visual spettacolari e allestimenti ad hoc della grandezza di una fiera di medie dimensioni.
Lanciata in contemporanea - visto che ormai non può proprio mancare- anche un’applicazione dedicata per IPhone. Last but not least, per la cronaca, segnaliamo anche la presenza all’esclusiva serata di Cristiano Ronaldo.
Via | Not Cot
Il lancio di Nike Mercurial Superfly
Continua a leggere: Nike Mercurial Vapor Superfly II, il lancio

Il logo della Chiquita fu ideato da Richard ‘Dik’ Browne negli anni ‘40. Illustratore del “Newsweek”, divenne famoso in seguito come fumettista, creando il personaggio di “Hagar l’Orribile” (che disegnò insieme al figlio Chris) e “Hi and Lois”, uno spin-off di Beetle Bailey.
A distanza di più di mezzo secolo, dopo alcune modifiche (la più importante negli anni ‘80), DJNeff è stato chiamato a lavorare sul logo del produttore di banane più famoso al mondo, tanto da diventarne quasi il sinonimo. Nella tradizione dell’azienda, è stato scelto un altro illustratore, molto vicino al mondo del fumetto. Sui comics è basata inoltre tutta la nuova campagna del brand.
Creatività, espressività e intrattenimento. Tre punti nodali su cui Neff ha lavorato, approcciando in due maniere differenti il logo giallo e blu. Da un lato portando in evidenza il viso della donna che indossa un cesto di frutta come cappello. Dall’altro, dissacrando lo stesso logo, lasciando indenni solo la forma dell’adesivo e la cornice.

Mettiamo le mani avanti: si sa, la Guinness non va bevuta in lattina, quella spillata nei pub ha tutt’altro sapore, se bevuta in Irlanda poi, è tutta un’altra storia. Siamo d’accordo. Ma se per i 250 anni dalla sua fondazione, la più famosa fabbrica di birra del mondo lancia un restyling del suo packaging cosa succede?
Rielaborare brand storici, vere e proprie icone globali non è mai semplice. Lo studio JKR, a cui è stata affidata l’impresa, seguendo il motto less is more, ha deciso di togliere fronzoli e orpelli, distogliere l’attenzione dalla pinta e dalla notoria schiuma bianca, per concentrarla tutta sull’icona musicale irlandese, l’arpa che campeggia da sempre nel logo, ora più grande e al centro della confezione.
Via | Thedieline.com
Spesso ci capita di dover fare delle porzioni “a occhio” per cucinare la pasta, e può capitare di farne troppa o troppo poca. Se non abbiamo questo “naturale” senso delle misure, ci può venire in soccorso il design, come ad esempio in questo caso. I fratelli Antony e Richard Joseph, fondatori nel 2002 del loro brand Joseph Joseph che già abbiamo avuto modo di conoscere, sono riusciti a creare un piccolo accessorio da cucina che potrebbe essere molto utile per dosare gli spaghetti prima di buttarli in pentola.
Non è una novità, questo è risaputo, e anche noi di Designerblog avevamo già parlato in ben due occasioni differenti di altri accessori molto simili. La particolarità di questo accessorio, chiamato semplicemente Spaghetti Measure, è il fatto di poter essere “modellabile” a nostro piacimento.
Questo prodotto è una sorta di diaframma ottico regolabile in quattro aperture differenti, ogni tacca ci segnala il numero di persone a cui è adatta quella prozione di spaghetti. Ci basterà scegliere il numero indicato sul prodotto e infilare la nostra porzione di spaghetti. Possiamo acquistare questo prodotto direttamente dal sito del brand, il suo prezzo è di £ 7,00 ed è disponibile in quattro versioni cromatiche, bianco e verde, nero e verde, grigio e nero ed infine rosso e nero.

Albeit è il brand design fondato da Jenny Lu, la quale produce e vende dei pendenti dai toni molto raffinati e delicati. Si tratta di gioielli fatti in oro 14 carati, i quali sono suddivisi in tre collezioni differenti.
Abbiamo Alphabets, dove ogni pendente è caratterizzato da una lettera dell’alfabeto differente, Symbols, con quattro tipologie di simboli diversi, ed infine la collezione Numbers, dove la scelta va dal numero 0 al 9.
Possiamo acquistare questi gioielli nella sezione Stores del sito, il prezzo per ciascun gioiello è di $ 310,00.
Via | sub studio design blog

L’agenzia Area 17, che lavora efficacemente sia in Europa che in USA, lancia il suo nuovo sito con una strana affermazione «finalmente abbiamo un sito normale». Da sempre innovatori e specialisti del brand design, da anni hanno modificato il proprio spazio sul web fino a raggiungere un notevole risultato sia dal punto di vista estetico che tecnico.
La home si apre con un gigantesco messaggio di benvenuto ed è un ottimo uso della tipografia ad accompagnare il visitatore attraverso le varie sezioni, connesse tra loro in ogni singola pagina quasi con l’intento di smarrirlo. Il problema non si pone grazie alle breadcrumbs posizionate in cima e a piè di pagina, molto graziose ed essenziali.
Continua a leggere: Area17 ha "finalmente" un sito "normale"
Le cinture di sicurezza nate per rendere i nostri viaggi sicuri, sono state recuperate e riciclate dal nuovo brand italiano re-design ed utilizzate per realizzare una nuova linea di borse. La collezione nata da un progetto del giovane designer italiano Paolo Ferrari, si chiama 959, come l’anno in cui la VOLVO ha introdotto le cinte di sicurezza nell’abitacolo delle auto per la prima volta. I modelli contemplano la pochette 531, la versione per lui e lei 581, la big bag 793 e per chi vuole tutto con se la 972, nella foto.
Accessori resistenti, eclettici, eco compatibili e praticamente indistruttibili, come i vecchi nastri in poliestere con i quali sono realizzati. Per il futuro, in collaborazione con gli studenti della Kent State University di Firenze, sono stati messi a punto ulteriori progetti per 959, che prevedono l’utilizzo dello stesso materiale per accessori, lampade, complementi d’arredo e capi d’abbigliamento. In anteprima sul sito.