Torna il nostro amatissimo graphic designer Viktor Hertz con la seconda parte di un nuovo lavoro. Si tratta di “Honest Logos” ed è una riflessione grafica e ‘politica’ sul valore aggiunto percepito insieme ad alcuni dei loghi più famosi al mondo. Un valore fortemente criticato da Hertz che, mantenendo le linee originali del marchio, inserisce alcune parole rivelatrici.
Il punto è smascherare la reale natura del prodotto. Cosa ci stanno vendendo con quel nome, con quell’elemento dell’immaginario? Un’automobile o l’idea machista che sottende? Una bevanda gassata o un’idea dell’economia mondiale? Dei prodotti di bellezza o l’idea irreale di noi stessi? Giudicate voi, nello slideshow a inizio post.

Ieri vi abbiamo parlato di come Victor Hertz sia in grado di giocare con i logo-marchi per fargli raccontare le “verità non dette” delle aziende di appartenenza, ma oggi è il turno di un altro grande designer: Graham Smith, che con altrettanta ironia ci mostra un altro aspetto del mondo pubblicitario. Già vi parlammo dell’operazione compiuta, ma questa volta torniamo con una galleria ricca dei brand più famosi.
Concorrenza, con solo questa parola si potrebbe riassumere il lavoro di fino che ha compiuto Smith, poiché quanto è andato a fare è stato proprio mettere in risalto questo aspetto cruciale del marketing più spinto, dove si spendono milioni pur di prevalere sugli altri concorrenti.
In beffa alle transazioni milionarie, al lavoro sapiente di altri grafici e uffici di comunicazione, Smith ha scombinato le carte e attribuito la parte testuale del logo di un’azienda, alla grafica del marchio di un’altra multinazionale concorrente.
I risultati sono davvero molto pregevoli, magari in maniera meno caustica rispetto a Hertz, ma fanno comunque sorridere per il disorientamento che provocano, mischiando come in un gioco quanto di più sacro e serio ci sia per delle società affermate e riconosciute come quelle che ha rivoluzionato Smith.

Ci hanno pensato quelli di Scandinavian Designlab a rinnovare l’identità del sito “VisitDenmark“, passando anche per una serie di elementi iconografici della cultura danese pur distinguendo nettamente tra le due realtà. Il compito individuato era quello di mantenere una linea grafica chiara e uniforme, con una tavolozza di colori aggiuntiva, insieme ad una serie di elementi fotografici che sostenessero il messaggio e i valori di VisitDenmark.
Un nuovo logo innanzi tutto, che funziona come punto focale, iscritto in un grigio caldo, con caratteri di dimensioni ridotte su sfondo chiaro: l’effetto è allo stesso tempo accogliente e aziendale. Il cuore richiama la bandiera e il resto dello spazio sottolinea ed evidenzia gli elementi grafici sottostanti. La linea bianca invece è un ‘ponte’ che unisce le diverse realtà promosse da VisitDenmark. Un lavoro mirato ed essenziale, decisamente efficace.

H3G Italia (meglio conosciuta come Tre) presenta il redesign del proprio sito, un nuovo look decisamente più attuale nel web design pur mantenendo l’impronta “corporate”.
Il layout è vivace in tutte le sue pagine, colori netti accompagnano il visitatore nelle varie sezioni grazie al menu superiore chiaro e ben realizzato in Flash (ma non si preoccupi chi naviga con iOS dato che esso viene astutamente sostituito da un equivalente animato in javascript), molto ricco per quantità di voci e sembra che questa scelta, stilistica ma anche strettamente riguardante la UI, sia una tendenza attuale nel web design purché non intralci il navigatore in qualche modo.
Il sito ancora non è completo al 100% e soffre delle tipiche imperfezioni che fanno un po’ da test. Ottimo lavoro da parte del team e si tratta di un redesign molto, molto ben eseguito senza che l’immagine del brand ne venga intaccata.
Nuova veste per il sito di AOL, il più importante internet service provider d’America, più precisamente per la sezione riservata all’aspetto strettamente corporate in occasione del 25° anniversario. Un restyling del sito ma anche del brand con un logo che abbandona il serioso per abbracciare un look and feel decisamente più “creativo”. L’acronimo è sovrapposto a motivi artistici di colore rosso che possono richiamare tratti di pennarello, scarabocchi, disegni regolari.
Il layout è allineato a sinistra, con la parte destra occupata da una “griglia” piena di richiami ai contenuti più interni e difficilmente raggiungibili tramite il menu, forse troppo poco presente nell’interfaccia. La spaccatura netta in due parti del layout unisce l’aspetto creativo dell’azienda (a destra) con quello più serio (a sinistra) ricco di informazioni per il visitatore.
Restyling del sito e del brand per AOL nella sua sezione del sito riservata all’aspetto corporate.





Idea semplice, utile e divertente da utilizzare: arriva da Colleen & Eric, due designers newyorkesi (di Brooklyn, per l’esattezza) che hanno deciso di ottimizzare lo spazio in cui ordiniamo i nostri libri.
Lo scaffale è attraversato da una guida nella quale scorre un perno. Ad un’estremità c’è un cubo (con inciso il logo del brand) grande abbastanza per non far cadere i volumi, all’altro lato, una grande elica che agisce sul mozzo, e ci permette di bloccare la posizione del cubo.
In base alla quantità di volumi sul ripiano, possiamo spostare il ferma-libro a nostro piacimento. Tre diversi tipi di legno disponibili per lo scaffale, cubo in alluminio colorato con verniciatura a polvere.

Sbalorditivo il lavoro di questi tre designer di Portland. Mathew Foster, Fritz Mesenbrink e Jeremy Pelley sono le tre menti dietro al nome The Official Manufacturing Company, uno studio che non solo riesce a interpretare in maniera eccellente i marchi e le aziende per cui lavora, ma le caratterizza con idee in cui è lo stile a farla da padrone.
Stile -appunto- ma anche una notevole dose di creatività. Il lavoro più emblematico è quello per la catena degli Ace Hotel, a cui hanno messo a disposizione il loro talento prima di decidere di proporsi come freelance. Le commistioni sono moltissime: prima fra molte quella con il mondo della musica. Proprio per gli Ace Hotel infatti, hanno realizzato una serie di guide cittadine in occasione del tour dei Sonic Youth per l’uscita dell’album “The Eternal”.
Da vedere, anche i tre profili Flickr dei The Official Manufacturing Company che trovate rispettivamente a questi indirizzi: Flickr: Fritz | Flickr: Jeremy | Flickr: Mathew. Dopo il salto, come al solito, una gallery del brand design effettuato sulla compagnia di alberghi.
Continua a leggere: Il brand design di The Official Manufacturing Company

Paper Tiger è il nome che il designer australiano Anthony Dann ha scelto per la sua linea di prodotti. Mobili interamente fatti di cartone (con qualche aggiunta in feltro), ideati sulla base di studi di assemblaggio semplice e intuitivo attraverso piegature e incastri.
Il lavoro di Dann come consulente di design e come brand designer, lo porta ad avere molti clienti interessati alle strutture temporanee e versatili: elementi modulari facili da trasportare e sistemare per gli allestimenti. Nascono così sia i suoi sgabelli decorati che i ripiani rivestiti o gli espositori.
Tutto, appunto, sempre in cartone riciclato, con un occhio all’ambiente. Proprio grazie al mix ottimale di funzionalità e sostenibilità, Paper Tiger ha vinto il Launch Pad award for Sustainability nel 2007 e i suoi prodotti sono certificati da Ecospecifier. Dopo il salto, una gallery della produzione.
Continua a leggere: Paper Tiger: il design 'cartonato' di Anthony Dann

Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.

Ammetto che la prima cosa che ho pensato imbattendomi nelle foto è stata: “Clarice!”. La ‘gabbia’ attorno alla quale ruota il questo affascinante open space somiglia in maniera inquietante a quella in cui viene rinchiuso ‘Hannibal’ Lecter in una della scene più sanguinose de Il Silenzio degli Innocenti.
Superato lo choc iniziale, c’è da dire che lo studio della Creative State, azienda di Tulsa (Oklahoma) è fra gli spazi più essenziali e moderno in cui può capitare di imbattersi. L’agenzia si occupa di branding, sviluppo web, software e di comunicazione attraverso information architecture e il graphic design di interfacce utente. Il resto è tutto nell’approccio.
Lo stesso che può essere ‘letto’ dando uno sguardo alle foto (via) dei loro uffici: un luogo neutro, allo stesso tempo fortemente caratterizzato dal grosso ‘cubo’ centrale, che stimola dipendenti e clienti alla creatività e al pensiero meno convenzionale per risolvere problemi e suggerire strategie. Dopo il salto, la gallery.