Tutti ne parlano come del progetto di hotellerie del momento. Vuoi per la vista sul nuovo parco dell’Highline, realizzato su una vecchia sopraelevata convertita a spazio verde pubblico, vuoi per la prossimità al tanto gettonato Meatpacking District, vuoi per il fatto di ingrossare le fila, al pari del Mama Shelter di Parigi, dei nuovi adepti dell’hotellerie democratica (vedi alla voce hotel di design a basso costo).
Ecco a voi, dunque, lo Standard Hotel di New York, nuovo albergo della catena Standard ricavato da un particolarissimo edificio in cemento armato reso inconfondibile dai due imponenti piloni alla base della struttura e sovrastanti la vecchia ferrovia ora trasformata in parco.
La sensazione un po’ ruvida e brutale dell’esterno è smorzata dalle scelte stilistiche degli interni: le camere, caratterizzate dalla scelta di una palette colori molto sobria orientata intorno ai toni del marrone e del beige, prediligono mobili dal sapore scandinavo affacciati sullo skyline della Grande Mela.
L’assenza di scrivanie, sostituite da ampi divani, e le testate del letto alta fino al soffitto offrono un’altra cifra stilistica inconfondibile per stanze e suite, mentre i bagni, invece, sono rivestiti in piastrelle fatte a mano in arancione, nero e crema. Firmano il progetto Shawn Hausman e Todd Schliemann.
Via | Apartment Therapy
Venezia sulle pagine di tutti i giornali per il suo glamour ritrovato (?), complici i giorni caldi dell’inaugurazione della Biennale. Ecco una buona occasione per tornare in laguna e dare uno sguardo ai progetti che marcano il paesaggio degli interiors di eccellenza in città.
Tra vecchi e nuovi nomi, Camaria Adele segna un passo su tutti per la cifra eclettica seppur filologicamente corretta con cui allestisce i suoi spazi, in esplicito omaggio al passato internazionale e cosmopolita della Venezia degli intensi scambi commerciali tra Occidente ed Oriente.
Inaugurato nel 2004, questo boutique hotel offre dodici camere, tra cui anche alcune “concept rooms” etichettate come noire, mori, doge ed orientale, a cui si aggiunge una sala ricevimenti in stile anni ‘50 e una terrazza alla marocchina. Preservati tutti i pavimenti alla veneziana, a cui si aggiungono rivestimenti damascati nei toni dello champagne e del marrone per un’atmosfera sempre in chiaroscuro. Affacci, last but not least, su facciata e cupola della Chiesa della Salute.
Via | AT Casa
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C’è un che di fantascientifico nel nuovo progetto destinato a rivoluzionare il panorama dell’hotellerie a cinque stelle qatarina. Le quattro strutture alberghiere di Amphibious 100, questo il nome dell’avvenieristico resort che verrà realizzato non lontano da Doha, avranno la particolarità di essere semi sommerse nelle acque del Golfo Persico.
Le sfere galleggianti che ospiteranno gli alberghi saranno ancorate ad una lingua artificiale collegata alla terra ferma. All’interno, una hall completamente sommersa garantirà spettacolari visioni sottomarine, mentre ai piani superiori troveranno posto 75 suite disposte lungo il perimetro del corpo principale. Al complesso, realizzato in un tratto di costa protetta, si affiancherà un grande parco marino dedicato alle specie protette. Firma il progetto l’architetto Giancarlo Zema, all’attivo progetti per strutture seimsommerse e yacht design.
Via | Design Republic
Un albergo ricavato da una vecchia fabbrica ottocentesca del ghiaccio, nel cuore della vecchia città di Puebla, in Messico. Nella facciata, composta da blocchi di pietra locale, sono stati inseriti dei piccoli terrazzi con parapetto in vetro, a compensare l’aspetto un po’ monolitico della struttura. Scelta scenografica per l’area lounge: i tavoli del bar sono proprio accanto alla vasca trasparente della piscina, per un’inedita sezione dei bagnanti in movimento. Molto bello anche l’inserimento delle aree outdoors tra pilastri sempre in pietra e ampie scalinate.
Via | SwipeLife
L’hotel La Purificatora a Puebla
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Uno strano connubio tra Asia ed Europa. Ecco ciò che stupisce di questa Villa 32, un luxury Spa hotel dal nome tutto italiano ubicato però nel pieno della giungla di Taiwan, non distante dalla capitale Taipei.
La vegetazione, che si perde a vista d’occhio fuori dai confini della struttura, si innesta ovviamente anche nelle numerose corti interne, tutte caratterizzate dalla presenza di corsi d’acqua termale attraversati dalla rigida geometria di passarelle in legno.
All’interno, le cinque suite, arredate a scelta in stile giapponese o occidentale, dispongono tutte di una vasca privata dove sperimentare i benefici dell’acqua sorgiva. Tra le facilities, ristorante con cucina italiana e carta dei vini francese, insieme a trattamenti di relax&beauty realizzati su lastre di pietra Beitou, materiale locale dalle proprietà terapeutiche.
Villa 32, la Spa nella giungla di Taiwan


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Apre un nuovo indirizzo tra i design hotel di Parigi. Questa volta con una particolarità in più: l’Hotel Gabriel, situato tra i bei palazzi deco del Marais, è infatti uno tra i primi alberghi detox della capitale francese. Un luogo, insomma, dove si va per ritrovare un benessere olistico prendendosi innanzitutto cura del proprio corpo, tra disintossicazione da tossine e relax.
Gli arredi, ovviamente sono in linea il concept dell’albergo: i toni neutri del beige, del bianco e del tortora si ripetono nella hall, nelle aree dedicate alla ristorazione (con tanto di sala da té) e soprattutto nelle stanze. Le quali offrono addirittura un “cameriere del sonno”, un sistema di regolazione della luce basato sui principi della cromoterapia studiato ad hoc dal designer Patrick Jouin e da Damien Léger, esperto nei disturbi del sonno.
Quanto alla progettazione degli interni, invece, c’è la firma di Axel Schoenert: sua la scelta di un registro tra high tech (grazie alla scelta del Hi-macs) e un tocco di dolce sensualità, che ritroviamo anche negli artwork dello stesso architetto, popolati da scenografiche figure femminili (quelle non troppo neutre, direi).
Via | Hoosta
C’è il tocco di Wanders in questo nuovo design hotel di Bonn destinato a quanto sembra a far parlare di sé nei mesi a venire. Wanders come il prezzemolo, dunque, visto che proprio in questi giorni impazzano le notizie sui nuovi progetti di interiors firmati dal designer olandese, forse caduto in una recente predilezione per l’arredamento ai danni -tutti d’accordo?- della sua inclinazione per il prodotto.
Per questo grand hotel dal nome un po’ esotico, Kameha, Wanders ha utilizzato i suoi artifici di sempre: un uso abbondante di carta da parati e rivestimenti tra il floreale e il damascato, arredamenti oversize, macchie di acceso colore ed abbondanti simboli del lusso, tra lampadari di Murano e sedute chester. Interessante, tra i vari spunti, l’idea di creare piccole isole per incontri e conversazioni raccolte, come nel caso della divaneria semicircolare, da rimuovere però in caso di convention aziendali più numerose, proprie della dimensione di un business hotel che si rispetti.
Via | Dezeen
Il Kameha Grand Bonn progettato da Marcel Wanders
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Probabilmente anche gli esponenti della finanza internazionale hanno oramai superato la sindrome della grande catena alberghiera, sempre fedele alle aspettative ma immancabilmente uguale a se stessa. Non è forse meglio rincorrere emozioni sempre nuove?
A loro, infatti, è implicitamente dedicato questo boutique hotel ubicato nel distretto finanziario di Hong Kong. La struttura, appartenente al Gruppo W, ha optato per una marcata differenziazione degli spazi, affidati non a caso a due diversi interior designer, l’australiano Nicholas Graham e il giapponese Yasumichi Morita.
Il risultato crea scenografie di impatto caratterizzate da un efficace mix&match contemporaneo (tra cui anche Twiggy di Foscarini), che predilige una organizzazione ritmica degli ambienti su base cromatica e che vede come unico letimotiv un pattern con il motivo di farfalle in volo. Come nella bellissima piscina sul tetto, immersa nella diffusa rosa della luce del tramonto.
Via | The Cool Hunter
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Un’identità certamente vistosa, che c’entra poco o nulla con lo stereotipo dei prati verdi e della birra Guinness. Siamo in Irlanda, e dove altrimenti?, per dare uno sguardo al G Hotel, boutique hotel ispirato ad una visione del lusso alquanto appariscente.
L’interior designer che ha curato il progetto, Philip Treacy, ha privilegiato per gli spazi comuni l’uso di colori glamour vagamente da boudoir, quali il fucsia, il viola e il blu notte, intervallati da rivestimenti damascati e in velluto a cui si aggiungono complementi e finiture argento e oro. Corrotti, fortunatamente, da inserti alquanto ironici, primo su tutti il pavimento a spirale optical della hall. Per le camere, invece, toni più neutri ruotano intorno alle scale del crema e del grigio.
Molto invitante l’immagine della Spa, un ambiente d’acqua e d’ombra sovrastato da un monumentale lampadario bianco che rievoca la presenza di uno stormo in movimento.
Via | Bloomacious
Il G Hotel



A volte la bellezza di un luogo non è data dalla qualità intrinseca della sua architettura o del suo arredamento, ma dalla capacità di rievocare un preciso stile di vita, che possiamo non aver vissuto personalmente ma che abbiamo comunque assimilato in maniera indiretta.
Date uno sguardo a questo boutique hotel dal nome suggestivo, Oceana: non vi sembra il set perfetto per una versione aggiornata di serial come Beverly Hills 9o21o o Melrose Place?
All’interno, colori delicati e pastello si alternano alle cromie squillanti dei complementi d’arredo, per un’iniezione di ottimismo che si propaga nell’ampia metratura delle suite. Ovviamente, l’hotel si affaccia sull’affollata e vitale spiaggia californiana, ma gli ospiti non potranno rinunciare ad un tuffo nella piscina che fa del cortile interno una vera e propria icona americana.
Via | Wejetset