È un gioco di contrasti tra la brutalità del supporto e la raffinatezza della tipografia: così giustificano la loro bizzarrra scelta i creativi francesi dell’agenzia di comunicazione e grafica Murmure di Caen, che per stampare i propri biglietti da visita hanno scelto come supporto delle sottili tavolette di cemento, con la M del loro logo stampato a rilievo.
Un ritorno alla moda sumerica? Più semplicemente i biglietti Béton sono un modo per distinguersi in un’epoca in cui i biglietti da visita non servono tanto a lasciare dei contatti (tutti siamo facilmente reperibili in rete ormai), quanto ad essere ricordati, a distinguersi dalla concorrenza e far parlare di sè.
Lava Stationery è un marchio di cartoleria australiana, che offre diversi servizi di personalizzazione di biglietti, inviti, carte da lettera. Al momento di progettare il loro biglietto da visita hanno quindi scelto di realizzare un piccolo prodotto che mostrasse anche la qualità dei loro prodotti e il potenziale creativo delle loro prestazioni.
Con la consulenza dello studio Ninet6 è stato quindi disegnato un bigliettino quadrato che si apre in quattro a rivelare il testo scritto all’interno, una breve descrizione e i contati dell’azienda. I quattro lembi però sono chiusi con un sigillo in ceralacca con il logo di Lava: dopo i timbri a inchiostro il sigillo sembra indubbiamente un passo oltre nel viaggio indietro nel tempo, alla ricerca di metodi e tecniche ormai in disuso.
Via | Cardonizer.com
Designer e fotografo portoghese, Silvio Teixeira ha realizzato questo lavoro che racchiude tre diversi elementi: un poster (50×70 cm), cento biglietti da visita e altrettante pagine da unire e sfogliare come flip-book. Le diverse sezioni del foglio iniziale sono illustrate in modo tale da poter anche essere scomposte e dare vita ad altri libriccini più piccoli.
“100 ids” è stato montato in un’unica animazione in stop-motion per spiegare e mostrare come tutto questo sia possibile. Idea molto semplice, realizzazione degna di nota e un concept che parte dalla voglia di raccontare le varie identità di un designer e le sue molteplici competenze.
Durante un corso di tipografia, il graphic designer austriaco René Andritsch ha realizzato un poster in letterpress dedicato semplicemente al numero 14 (nessuna spiegazione ci è pervenuta sulla simbologia del numero) e per arrivare alla copia definitiva sono state realizzate naturalmente un buon numero di prove di stampa.
Impresse su carta con bordi intonsi le prove sono sembrate al designer (che dichiara una forte sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali) troppo preziose ed esteticamente valide per essere gettate via così, senza neanche tentare di riciclarle.
Da qui l’idea quindi di trasformarle in biglietti da visita. Il formato poster è stato tagliato in tante business card sulle quali Andritsch ha stampato i suoi dati personali servendosi di un semplice timbro. La sua esperienza si inserisce perfettamente in un filone di gram moda ultimamente, quello dei biglietti realizzati a mano, spesso, come abbiamo visto, con l’aiuto di semplici timbri.
Ne avevamo parlato poco più di un anno fa, i vecchi timbri a inchiostro stanno tornando di moda, utilizzati per personalizzare la comunicazione di un brand, al posto di biglietti da visita, per poter apporre il proprio logo su qualsiasi supporto.
Il graphic designer austriaco Hans Renzler ha scelto questa soluzione old-fashioned per dare personalità all’identity di Vetter Klunker, marchio della fashion e jewel designer Christine Vetter. Logo e visual sono disposti su tre timbri separati, con cui giocare ogni volta, cambiando la disposizione degli elementi e invertendo i colori rosso e azzurro.
Una soluzione semplice ma d’effetto, che, rispetto a una qualsiasi stampa digitale, dona sicuramente maggiore spessore all’immagine e permette di personalizzare qualsiasi formato cartaceo, che siano lettere o packaging, buste, carta intestata o un semplice appunto.
Mohawk Fine Paper è un’azienda che è nella tipografia dal 1866, a guerra di secessione appena conclusa, fondata sulle rive del fiume Mohawk, sopravvissuta a tutti i cambiamenti avvenuti sino ad oggi, dove ancora guarda avanti verso l’innovazione.
MOO è la sezione su web, che appunto porta avanti l’aspetto più moderno, al quale sono giunti giusto qualche giorno fa con la loro ultima creazione: Luxe. Il progetto era di creare i più bei biglietti da visita che si potessero trovare sul web, e ci sono riusciti.
Si tratta di biglietti da 600 gsm per 32 pt di spessore, ottenuti tramite la sovrapposizione di tre strati di carta, avendo così la possibilità di avere un prodotto per veri intenditori: carta neutra su bianca e volta, ma un sottile strato colorato nel mezzo, a scelta tra nero, bianco, rosso o azzurro.
Ovviamente è loro preoccupazione anche la stampa del design, di cui fanno gran vanto per qualità e varietà di proposte che già offrono sul loro stesso sito. Indubbiamente messo a confronto con altri prodotti e servizi simili della rete, c’è ben poca gara; peccato per la distanza, dato che la sede più vicina è a Londra.
Utilizzare gli organi del corpo umano per disegnare un pattern e ottenere un risultato pop e ipercolorato? È decisamente un’idea originale, elaborata dallo studio svedese Stockholm Design Lab come base su cui costruire la nuova identity della catena di farmacie Vårdapoteket.
I negozi della catena, spesso ospitati all’interno di strutture sanitarie, avevano bisogno di essere caratterizzati in modo da spiccare nei confronti del resto dell’ambiente. Ecco quindi la scelta di una palette di colori accesi e dalla connotazione euforica, applicata a una versione grafica e minimale del corpo umano, del sistema venoso, dei vari organi.
Polmoni, fegato, stomaco e cervello sono stati trasformati in forme essenziali e piacevoli, pattern applicati a shopper e biglietti da visita, tessere per i clienti, confezioni, flyer informativi e perfino carta da parati con cui sono stati decorati alcuni angoli dei punti vendita.
Vårdapoteket

L’idea del graphic designer Mikey Burton, amante della tipografia vecchio stile, è quella di sostituire alle classiche business card un piccolo timbro portatile, di quelli utilizzati per i contrassegni di controllo, autoinchiostrante e facilmente trasportabile, anche come portachiavi.
È nata da una richiesta del magazine inglese Computer Arts che era in cerca di suggestioni e novità per un numero tematico sull’auto-promozione: dovendo sviluppare un modo originale per lasciare un contatto a una persona incontrata, Burton, in collaborazione con lo studio tipografico Cranky Pressman, ha pensato a qualcosa di completamente diverso dal tipico biglietto da visita.
Un timbro permette una stampa artigianale, diversa ogni volta, e consente di imprimere le proprie informazioni su qualsiasi supporto, compresa la mano della persona che si ha di fronte. Generalmente quelli che in inglese vengono chiamati inspector stamp hanno forma circolare e un diametro di un paio di centimetri circa.
Una misura che costringe a condensare le informazioni. Ma non è forse vero che oggi basta un solo blog o Tumblr, un indirizzo email, un nome su Facebook, un contatto su Twitter per rintracciare una persona e avere tutte le informazioni necessarie sulla sua professione?
I Ritornell sono un duo di musica sperimentale che si è affidato alla designer Katharina Hölzl per realizzare dei biglietti da visita promozionali. Il risultato è stato ispirato ai loro spettacoli dal vivo, in cui i due invitano il pubblico a portare durante i live i propri music boxes. Con l’aiuto del taglio laser, la Hölzl ha realizzato nove micro-composizioni composte da cerchi e triangoli incisi nella carta.
Mentre gira la manovella e ‘percorre’ il particolare spartito, chi utilizza il biglietto da visita legge sia la parola “Ritornell” che tutte le informazioni utili per contattare il duo, tramite un apposita ’scatola musicale’ che viene fornita al destinatario. Un modo poetico e per introdurre in modo ancora più efficace l’ascoltatore ai mondi sonori di Richard Eigner e Roman Gerold.
“Ho progettato i miei personali biglietti da visita in riferimento al mio ultimo progetto, la tipografia a ricamo. Durante il processo di costruzione di lettere a forme semplici volevo trovare un’altra inattesa forma grafica. I biglietti da visita sono fatti a mano in edizione limitata, ho usato diversi colori di filo, e carta nera da 250g.”
Quando si è un’illustratrice e una graphic designer come Nina Gregier, non ci si deve scandalizzare se si arriva a parlare come minimo di artigianato. La giovane polacca si occupa di tutte le arti e le tecniche visive, e in ognuna non fa mai mancare il suo apporto personale e unico.
Come nel caso dei biglietti da visita ricamati, i poster stampati in linoleografia, o il lettering stampato con inchiostro a mano. La manualità è dunque il leitmotiv di ogni suo lavoro che perde l’impersonalità industriale, e acquisisce la preziosità individuale. Nell’epoca in cui qualsiasi immagine ci soffoca, in cui tutti hanno un programma di grafica, la personalità è la via di salvezza verso la qualità e l’etica.
Via | Anthology