
Più che una moto, una bici, questa BIT che arriva dallo studio Glodos, gestito da Marc Castelló insieme a Sergi Teixidó. Design futuristico, innovativo, che unisce elementi moderni e molto colorati come le ruote al telaio realizzato interamente in legno.
Le maniglie integrate servono sia per dare maggiore aerodinamicità alla linea che per spostare la BIT ovunque con gran facilità. La bici (o moto) è disegnata specificamente per bambini di un’età compresa tra i diciotto mesi e i tre anni ed è costruita in modo tale che perdere l’equilibrio sia praticamente impossibile.
Il prezzo è abbastanza contenuto (95 euro più iva) e la confezione arriva con una borsa per trasferire ancora più facilmente la BIT ovunque. Di seguito, una gallery.
Minimale, formalmente ineccepibile, potenzialmente economica. Queste le caratteristiche tutte giapponesi della rastrelliera Tenkei (”tipico” in giapponese) progettata dal duo Luft e distribuita dal marchio Mitsubai.
Due le versioni disponibili: oltre a quella per una sola bicicletta, che vediamo nella foto qui sopra, c’è anche l’opzione a due posti con altezza differenziata.
Via | Spoon Tamago
E’ una bicicletta dalla forma insolita quella disegnata dal giovane designer giapponese Yuji Fujimura, che ha progettato un prototipo per bicicletta elettrica dalla scocca particolarmente alta e sottile.
All’interno, infatti, è ubicata una batteria agli ioni di litio in grado di ricaricare, oltre alla bici, anche altri tipi di device, come cellulari o ipod. Sella, manubrio e pedali possono essere piegati in modo da riporre la bicicletta entro uno spazio ridottissimo. Ma come la mettiamo con le folate di vento che ne possono colpire la superficie?
Via | Buzz Beat
La bicicletta elettrica di Yuji Fujimura
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Gli incroci pericolosi sono un vero incubo nelle città più trafficate. Immaginate cosa possono diventare in un paese ad alta densità di automobili come la Corea dove più del 40% delle vittime della strada sono pedoni che vengono investiti. La soluzione arriva da Jeongseon Park, un giovanissimo designer. Giovane sì, ma già famoso.
Con “AISA” infatti, Park ha vinto la scorsa edizione dell’ambitissimo Red Dot Award: uno dei maggiori e più importanti premi del design mondiale, istituito dal museo omonimo in Germania. “AISA” si è -meritatamente- aggiudicato il trofeo nella categoria “Design Concept”.
L’idea è di mettere il ’semaforo’ a terra, esattamente al centro dell’incrocio incriminato. Una ‘croce’ di titanio dotata di quattro sensori circolari, che illuminano con dei potenti LED le auto provenienti dalle altre strade che si immettono, quando arriva un passante, una bicicletta o un mezzo a motore. I tre colori tradizionali indicano il grado di pericolosità (e di vicinanza), la frequenza dell’intermittenza, la velocità. Un concept che unisce estrema utilità e intelligente approccio al problema. Dopo il salto, uno schema del funzionamento.
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Tre oggetti. Unici denominatori comuni: legno, ingegno e un po’ di manualità. Partiamo con la Wedge Bench di Richard Beumer, Jonny Wray e Daniel Rossi. Una panchina composta da quattordici pezzi. Si incastra tutto. Colori bellissimi. Tempo stimato: cinque minuti, ma anche meno. Bye-bye Ikea.
Questa invece è una lampada da tavolo. Si chiama Clamp Lamp, l’ha ideata Dana Cannam, una designer olandese. Filo a parte, i pezzi sono tre. Minimal, elegantissima. Provvede all’illuminazione una striscia di LED. Semplice e super pratica. Tempo stimato per il montaggio: due minuti (se la presa di corrente è nei paraggi).
Il terzo oggetto sono in realtà due, ma il concept è unico. Sono il Flat Pack Bike e il Flat Pack Scooter. Rimuovete i pezzi dalla base e lasciate che i bimbi scorrazzino per casa. Il designer è Nicolas Belly, che con l’idea ha vinto l’Argus Design Competition. Il tema, ‘manco a dirlo, era “Less is More: Traveling in the Era of Simplicity”. Tempo stimato per il montaggio: dieci, quindici minuti. Tempo stimato perché il pargolo scaraventi a terra qualcosa: zero.

Micribe è uno studio di design nato dalla passione di tre giovani ragazzi eclettici: Mirko Pignatti, architetto, Cristian Lunardi, artista appassionato di grafica publicitaria, Beatrice Bacchi, laureata in lettere. Tre diverse personalità, tre diverse figure professionali pronte a ideare e realizzare progetti eclettici ed originali proprio come Lucciola, questa particolare lampada ricaricabile che riesce a portare luce in ogni dove.
Proprio dall’unione di queste tre personalità creative nasce Lucciola, la lampada ricaricabile creata in pefetta linea con l’attuale tendenza all’eco-design. Lucciola è costituita da due basilari elementi di recupero: un utensile da cucina e un faretto di bicicletta. Due elementi semplici, uniti secondo un originale layout, a formare una lampada portatile reinterpretata per creare e ridisegnare la luce, in un modo nuovo, sostenibile ma elegante ed originale!
Via | Architetturaedesign.it

Come ci si sentirà mai a lavorare per il più famoso motore di ricerca del mondo (e della Storia)? Mi immagino tempi di consegna e scadenze al centesimo di secondo, un’atmosfera ‘elettrica’ e stimolante, con la consapevolezza di stare collaborando a qualcosa di grandioso. Oltre a una grande disponibilità di mezzi e informazioni per migliorare il proprio know-how.
Mountain View forse non è il paradiso dei geek, ma è lecito pensare che ci si avvicini non poco. Cittadina della famigerata Silicon Valley, è la sede -tra le altre- di compagnie del calibro della Mozilla Foundation, di FriendFeed, della Red Hat e, ovviamente, del gigantesco Googleplex.
Nella gallery che vi presentiamo dopo il salto, vengono svelati alcuni spazi comuni degli uffici di Google. E qualche dettaglio per curiosare nella vita quotidiana di chi lavora per il “Colosso di Mountain View”. Una gran quantità di elementi di arredo insoliti (e bellissimi), zone comuni in cui consumare i pasti tutti insieme scambiandosi idee e intuizioni, postazioni per il relax dopo lunghe ore di programmazione. Ma non solo.
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A volte gli svizzeri sono i più eccentrici. Prendete ad esempio i fratelli Frank and Patrik Riklin, a cui si deve l’idea di convertire un ex bunker nucleare in un curioso e frugale hotel per viaggiatori spartani, il Null Stern Hotel.
L’estetica del bunker è quanto di più evidente: il cemento è ovunque, il soffitto non è certo alto e la luce del sole è un ricordo che, una volta dentro, ci si lascia alle spalle.
Bizzarre anche le regole per la convivenza: la sveglia al mattino viene stabilita facendo una media delle ore di sonno necessarie per ciascun partecipante, mentre il letto viene assegnato attraverso un’insolita ruota della fortuna, realizzata con una ruota di bicicletta appesa al muro e dotata di mollette segnaposto.
Poco più che simbolici i prezzi del pernottamento: per la camerata bastano 7 euro, ma se doveste provare il desiderio di un po’ più di comfort potrete sempre richiedere una suite per soli 15 euro. Quando mai il lusso è costato così poco?
Via | Oddculture
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“Il Ciclo del Riciclo” porta in mostra a Milano gli sviluppi etici ed ecoinnovativi mossi dall’assunto “niente si distrugge, tutto (o quasi) si ricicla”.
Allestita all’interno del Cortile del ‘700 dell’Università degli Studi di Milano, in occasione del Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa “Dal Dire al Fare”, il 24 e 25 settembre, la mostra sarà un’occasione per conoscere e approfondire il ciclo di vita di molti oggetti d’uso quotidiano, per informarsi sul destino finale dei materiali raccolti tramite la raccolta differenziata e per promuovere le proposte innovative ed eco sostenibili sulla realizzazione di nuovi prodotti.
Realizzata dal GRISS-Gruppo di Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile dell’Università di Milano Bicocca, Chimicamica e CR&M Il Periodico dell’Economia Responsabile, attraverso poster illustrativi, schede tecniche, materiale di consultazione e oggetti esposti come la “Ricicletta” realizzata dal CiAl con alluminio riciclato, la mostra ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini su un atteggiamento più responsabile e sostenibile.
Via | Crmagazine.it
Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è l’Industrial designer Jasmina Kaluderovic, nata a Fiume in Croazia, che vive e lavora a Trento, invitata da Valentina Downey.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Faccio parte di una specie rara che si chiama Donna Designer. Mi occupo in particolare di industrial design ed in generale di tutto l’emisfero irrazionale all’interno della DNA , società di Product & Strategic Consulting della quale sono uno dei soci fondatori. Il mio lavoro, la mia grande passione, mi piace farlo nel massimo relax perché è solo così che si mette in moto la mia anima creativa.
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