
Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.
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Ammetto che la prima cosa che ho pensato imbattendomi nelle foto è stata: “Clarice!”. La ‘gabbia’ attorno alla quale ruota il questo affascinante open space somiglia in maniera inquietante a quella in cui viene rinchiuso ‘Hannibal’ Lecter in una della scene più sanguinose de Il Silenzio degli Innocenti.
Superato lo choc iniziale, c’è da dire che lo studio della Creative State, azienda di Tulsa (Oklahoma) è fra gli spazi più essenziali e moderno in cui può capitare di imbattersi. L’agenzia si occupa di branding, sviluppo web, software e di comunicazione attraverso information architecture e il graphic design di interfacce utente. Il resto è tutto nell’approccio.
Lo stesso che può essere ‘letto’ dando uno sguardo alle foto (via) dei loro uffici: un luogo neutro, allo stesso tempo fortemente caratterizzato dal grosso ‘cubo’ centrale, che stimola dipendenti e clienti alla creatività e al pensiero meno convenzionale per risolvere problemi e suggerire strategie. Dopo il salto, la gallery.

Il logo della Chiquita fu ideato da Richard ‘Dik’ Browne negli anni ‘40. Illustratore del “Newsweek”, divenne famoso in seguito come fumettista, creando il personaggio di “Hagar l’Orribile” (che disegnò insieme al figlio Chris) e “Hi and Lois”, uno spin-off di Beetle Bailey.
A distanza di più di mezzo secolo, dopo alcune modifiche (la più importante negli anni ‘80), DJNeff è stato chiamato a lavorare sul logo del produttore di banane più famoso al mondo, tanto da diventarne quasi il sinonimo. Nella tradizione dell’azienda, è stato scelto un altro illustratore, molto vicino al mondo del fumetto. Sui comics è basata inoltre tutta la nuova campagna del brand.
Creatività, espressività e intrattenimento. Tre punti nodali su cui Neff ha lavorato, approcciando in due maniere differenti il logo giallo e blu. Da un lato portando in evidenza il viso della donna che indossa un cesto di frutta come cappello. Dall’altro, dissacrando lo stesso logo, lasciando indenni solo la forma dell’adesivo e la cornice.

Nato alla fine degli anni ‘80, in seguito all’incendio dei cantieri dell’azienda omonima, il Campus Vitra rappresenta un caso più unico che raro di connubio tra il mondo dell’architettura e quello dell’industrial design. Il progetto venne in mente all’amministratore, lo svizzero Rolf Fehlbaum che, dopo il disastroso incidente, cerco un modo per affermare la corporate identity della ditta attraverso due operazioni contemporanee.
Da un lato una collezione delle cento sedute che hanno fatto la storia del design del ‘900. Dall’altro, una ‘collezione’ architettonica con gli edifici del Campus commissionati a vari architetti con la supervisione di Nicholas Grimshaw: un museo di Frank Gehry, un centro congressi di Tadao Ando, una stazione dei vigili del fuoco di Zaha Hadid, una fabbrica di Álvaro Siza.
Lo straniamento -voluto- è completo. Lavori distanti tra loro, che generano uno spaesamento fortissimo eppure con dei tratti riconducibili. L’arte funzionale in un contesto industriale niente affatto omogeneo che però, svela il valore altissimo del design e dell’architettura applicate ai bisogni e le esigenze della contemporaneità.

Indovinate un po’ dove sono gli uffici di Mozilla, la software house che con Firefox ha rivoluzionato il mondo dei browser? Ovviamente a Mountain View. Non sappiamo se per le strade dell’affollata località della Silicon Valley ci siano scontri tra i dipendenti dei creatori della Volpe di Fuoco e quelli di Chrome e Opera, visto che lavorano tutti nei dintorni.
Quello che sappiamo invece è che l’azienda si è trasferita di recente con successivo e immancabile restyling degli spazi di lavoro. Com’è la nuova sede? Un po’ triste, a giudicare dalle immagini. Certo, ci sono i ’soliti’ distributori di ogni snack possibile e immaginabile, c’è una luminosa sala conferenze e tutto ha l’aria molto minimal e ordinata.
Pochi dettagli creativi, però: colori molto spenti e linee che fanno somigliare il tutto più alla sala d’aspetto di un avvocato newyorkese in voga, che al quartier generale di una delle aziende più quotate al mondo. Diamogli tempo, magari gli stessi dipendenti, tra una riga di codice e l’altra, personalizzeranno lo spazio. Intanto, una gallery per sbirciare nei vari ambienti.
Foto | Nick Nguyen via

I giocattoli in legno sono belli, c’è poco da aggiungere. Una delle marche che non ne ha mai abbandonato la produzione è la Brio, storica azienda svedese fondata nel 1884 dal cestaio Ivar Bengtsson. Spedito fuori casa per lavorare da giovanissimo, Bengtsson diventò un imprenditore anche grazie a una semplice rivelazione: la qualità paga.
E la qualità ha pagato molto, negli anni, visto che i giocattoli Brio non solo non hanno mai smesso di vendere, ma hanno mantenuto standard altissimi, vincendo numerosi premi di design e architettura. L’unione di caparbietà negli intenti e capacità di adattarsi con cautela e intelligenza al cambiamento dei gusti dei più piccoli, hanno rafforzato il brand e mantenuto gli estimatori.
Di seguito, vi mostriamo una gallery (via), con le scansioni di un catalogo del 1980, più delle immagini di alcuni prodotti attualmente in vendita, in cui la continuità (nell’innovazione) è evidente.

Durobor, azienda belga leader nella produzione di bicchieri e famosa per le sue creazioni sempre all’avanguardia, propone dei bicchieri alternativi e estremamente in linea con le nuove tendenze per il prossimo brindisi di capodanno.
Le parole chiave sono design, originalità, praticità e tendenza per un bicchiere che si distingue dalla tradizionale flûte in cui si possono gustare spumante o champagne.
Tra i modelli di punta di questa collezione troviamo: Royal dalla linea slanciata e dall’animo regale, Cancun più basso ma ugualmente capiente e dal carattere forte, Alternato, bicchiere molto grande, dalla forma estremamente tondeggiante e dalle curve avvolgenti che possono “catturare” qualsiasi bollicina.
Quest’ultimo si riallaccia a un trend, tutto francese, degli ultimi anni, di degustare champagne con dei cubetti di ghiaccio…
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Digital Forming è una nuova azienda londinese che punta sulla personalizzazione da parte dei clienti dei prodotti proposti. In particolare l’idea consiste nel commissionare a designer la realizzazione di oggetti che saranno esposti on line dove chi è interessato può totalmente personalizzarli prima di procedere con l’acquisto.
La prima collezione, realizzata da Assa Ashuach, sarà presentata al Science Museum di Londra questo mese è comprenderà un range di prodotti, tra cui un premiagrumi, una penna e una lampada, che possono essere personalizzati in ogni aspetto. In sostanza la Digital Forming offrirà due tipi di servizi: ODO, Original Design Object, che comprende semplicemente gli oggetti commissionati ai designer dall’azienda produttrice, e CODO, Co Design Object, che prevede la personalizzazione degli oggetti realizzati da parte di un Co-designer, o dei clienti.
Via | Dezeen.com
Questo è sicuramente il periodo più ottimale per parlare di pic-nic, grigliate e più in generale di mangiate con gli amici in gite fuori porta. Ancora una volta parliamo di contenitori per trasportare il nostro pranzo al sacco, o meglio, quello dei nostri bambini.
Questa piccola azienda americana, di Seattle per la precisione, ha pensato bene di creare un prodotto studiato apposta per i bambini, e che fosse anche utile, pratico, simpatico e riciclabile. Si tratta di Goodbyn, una serie di contenitori per il pranzo al sacco disponibili in quattro varianti cromatiche, cioè rosso, verde, blu e rosa.
Assieme al contenitore-valigetta avremo anche degli stickers, così che ogni bambino possa personalizzare a suo piacimento la parte esterna del contenitore. Questo lunch box è più grande dei soliti venduti, ha un manico all’esterno e molti scompartimenti al suo interno, così da permetterci di suddividere al meglio i cibi, inoltre è fatto di plastica riciclabile, e quindi eco-friendly. Questo prodotto è acquistabile on-line direttamente dal sito, il suo prezzo è di $ 29,95.
Via | swissmiss
L’azienda Artistick si occupa solo ed esclusivamente di adesivi in vinile da poter applicare in casa, e ci permette di avere una vastissima e interessante scelta sul loro sito.
Ogni sticker proposto è diviso per grandi temi, dove possiamo trovare ad esempio le sezioni Skylines, Animali, Bambini, Fun e così via.
Sul sito ci sono anche interessanti e utili sezioni tutte dedicate alle istruzioni per l’uso e l’applicazione di questi prodotti. Vi segnalo qui di seguito una galleria degli adesivi che ho trovato più simpatici e divertenti.
Via | compradiccion
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