
Riparte il Premio Web Italia, premio papà del “Donna è Web” di cui abbiamo parlato (male) poco tempo fa e che ha suscitato tante critiche e perplessità sulla capacità delle giurie e dell’organizzazione coinvolta nell’evento.
il PWI ha il pregio di avere un bacino di iscrizioni molto ampio e quindi solitamente i lavori premiati sono di livello più che accettabile (già un miracolo per un concorso italiano dedicato al webdesign), oltretutto è uno dei pochissimi concorsi ancora completamente gratuiti, quindi giù il cappello a prescindere.
Cosa ci piace di questo premio:
E’ gratuito, partecipano (di conseguenza) molte agenzie e molti freelance, ha un sito organizzato bene e organizza un evento finale di premiazione niente male con presentatori degni di questo nome e la giusta “pompa magna”.
Cosa non ci piace di questo premio:
Ancora si ostinano a non rendere pubblica la giuria e a far votare il pubblico (fondamentalmente solo per generare traffico, il voto su web si sa che non è per niente attendibile). In particolare leggo dal regolamento:
Per l’aggiudicazione dei premi, viene composta una apposita giuria finale, composta da esperti provenienti dai vari campi del sapere e della conoscenza che sceglieranno, tra i finalisti di ciascuna categoria, il vincente.
Tale scelta potrà essere effettuata anche con “criteri soggettivi” ed in base alle esperienze e alla conoscenza di ciascun giurato.
Ma io prima di iscrivermi voglio sapere chi giudicherà il mio sito, voglio vedere nomi, cognomi e curricula, come fa qualunque premio degno di questo nome, una giuria preparata ed autorevole è l’unica vera garanzia di qualità che un premio da ai suoi partecipanti.
Il meccanismo poi di “selezione successiva” non ci piace per niente: in pratica il gran numero di partecipanti passa da “candidatura” ad “eccellenza” e infine a “finalista” grazie a delle selezioni fatte dallo staff interno del PWI e non da una giuria qualificata. La suddetta (e sconosciuta) giuria valuta unicamente i finalisti.. ma chi ha selezionato questi finalisti?
Capisco benissimo che il lavoro di selezione di migliaia di candidature possa diventare un impegno gigantesco per una giuria, ma al tempo stesso è inaccettabile che i siti vengano selezionati non si sa bene come da non si sa bene chi in non si sa bene quanto tempo. Se dico che i siti li selezionano in due guardandoli 10 secondi secondo voi sbaglio di molto? forse no, ma magari qualche rappresentante mi smentirà prontamente (spero).
Detto questo siete liberi di iscrivere tutti i siti che vi pare, ma ci piacerebbe sentire i vostri commenti sulle edizioni passate, e ne riparleremo anche dopo la premiazione di quest’anno.
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Per i fan degli awards annuncio che è disponibile l’elenco dei 100 finalisti per i Pixel Awards di quest’ anno (quello dei vincitori sarà pubblicato invece a Novembre).
E’ un’iniziativa che merita di essere segnalata se non altro per la grande quantità di categorie in gara: si va dal best agency winner al fashion winner, geek winner, student winner e così via. I lavori finalisti sono di buon livello, e di alcuni dei quali abbiamo già avuto occasione di parlare.
Via Designflood

Per chi non lo conoscesse ancora, Il concorso è nato come iniziativa spontanea e autofinanziata di un piccolo gruppo di volontari a Bardi, un piccolo paese della Val Ceno nell’appennino parmense, una zona naturalisticamente di alto pregio ma afflitta da una costante implosione demografica.
Patrocinato da grandi nomi istituzionali (Ministeri, provincie e addirittura il Principato di Monaco) e tecnici (IBM, Telecom, Cisco..) il Bardi Web Award non è mai decollato come premio (diciamo che non ci si strappa i capelli per vincerlo), ma ha sempre contribuito alla promozione del web in Italia grazie a conferenze e workshops affiancate al premio vero e proprio, cosa dal mio punto di vista molto più importante che dare una coppa a qualcuno.
In bocca al lupo a tutti quelli che decideranno di partecipare al premio.