
Divertentissima infographic ottimamente realizzata dalla rivista Fast Company. Come spiegano loro stessi, in un futuro popolato da iPad, iPhone,iPod Touch e MacBook, il logo con la Mela più famosa al mondo, farà sempre più parte della vita quotidiana (almeno per tutti quelli che hanno deciso di abbandonare il sistema operativo delle ‘finestre’ o che sono disinteressati all’open source).
Quale migliore guida quindi di una tabella in cui viene spiegato con ironia come e soprattutto dove utilizzare la tecnologia di ’santo’ Steve Jobs? A casa, in ufficio, in macchina, durante le gite fuori porta: consultare questo poster vi strapperà una risata, ma anche una piccola, importante riflessione su quanto la nostra quotidianità sia sempre più legata alla tecnologia.
Che sia quella marchiata Apple o meno, ne siamo tutti un po’ vittime. Teniamo lo staff di Fast Company sott’occhio: arriveranno certamente integrazioni per questo “The Apple Field Guide” dopo il prossimo keynote. Lo trovate in alta risoluzione dopo il salto (via).
Continua a leggere: "The Apple Field Guide": infographic su MacBook, iPhone e iPad
Spettacolare video che unisce architettura e stop-motion ad opera di Rob Carter. Abile a distorcere la realtà con manipolazioni che mettono in contrasto e contraddizione modelli apparentemente distanti, Carter si è concentrato ’stavolta su gli elementi del Gotico e del Modernismo.
Il risultato è un video di oltre sette minuti in cui, montando in successione una serie di foto e interagendo con più dettagli di immagini diverse, forza le due fogge architettoniche a convivere e suggerire possibili (anche se talvolta azzardati) punti di contatto.
E’ così che la Cathedral Church of Saint John the Divine di New York, già famosa per essere stata più volte sottoposta a numerosi cambi di stile (dal Bizantino-Romanico al Gotico, appunto), viene integrata con il monastero “La Tourette” ideato da Le Corbusier e terminato nel 1960. Il risultato è una cattedrale immaginaria che, nelle intenzioni di Carter, propone anche una nuova forma di religiosità.

A scavare nei libri, si trovano cose interessanti. C’è chi lo fa in senso metaforico e chi invece, si arma di strumenti per affondare nella carta e ‘far emergere’ attraverso delle vere e proprie sculture, personaggi e atmosfere contenute nelle parole.
Alexander Korzer-Robinson, artista berlinese di nascita ma residente a Bristol, definisce i suoi lavori come degli ‘inner landscapes’: dei paesaggi interni (e ‘interiori’). Frammenti di illustrazioni e immagini che si muovono su più piani proprio all’interno della profondità del volume.
Il gusto di Korzer-Robinson è pesantemente e palesemente influenzato dalle stampe ottocentesche, con una vena surrealista che non può lasciare indifferenti. La passione per il dettaglio, l’abilità nell’incidere la carta e nel distribuire tutti gli elementi in una apparente tridimensionalità, fanno il resto. Dopo il salto, una gallery dei suoi -splendidi- lavori.
Continua a leggere: I libri 'in profondità' di Alexander Korzer-Robinson

Non ne potrete più. Lo immaginiamo. Basta. Ormai sono ovunque, anche in versione pocket sugli scaffali degli Autogrill. Qualcuno lo ha risolto più volte, altri invece lo tengono come anti-stress sulla scrivania. Qualcun’altro ha provato a rimuovere gli adesivi per barare e poi non è più stato in grado di rimetterlo a posto.
Stiamo parlando del rompicapo per eccellenza, che ha ispirato designer e artisti, producendo dosi massicce di frustrazione e varianti. Avete mai pensato però a come può giocare con il Cubo di Rubik chi non ha il dono della vista? Beh, il designer tedesco Konstantin Datz lo ha fatto, ideando un modello che rimpiazza i colori con dei simboli in linguaggio Braille.
L’oggetto è affascinante nell’uso della bicromia, pur ricalcando in pieno il design originale. Niente a che vedere con un altra versione del cubo più famoso del mondo. Questa invece è monocromatica, completamente rosa. Dedicata a… Scopritelo da soli seguendo questo link (è uno scherzo, ovviamente. Non ce ne voglia l’affascinante categoria :) )

Il progetto Illy Art Collection è nato nel 1992: l’idea alla base è che l’arte possa entrare nella vita delle persone anche attraverso un piccolo oggetto d’uso quotidiano. Un concept che unisce estetica e design, creatività e elementi esclusivi. Dopo le oltre 70 serie di tazzine da collezione decorate dai maggiori artisti e giovani talenti a livello internazionale, è la volta di Tobias Rehberger.
Artista che utilizza i linguaggi del design e dell’architettura, Rehberger è per la seconda volta al lavoro su un oggetto Illy. Dopo la tazzina dello scorso anno, arrivano i due barattolini da 250 grammi. Disponibile da febbraio a giugno la versione “Everything”, mentre da luglio a dicembre potrà essere acquistata la versione “Nothing”. Il ‘gioco’ di entrambi è sul resto della frase illustrata: “Nothing happens for a reason” e, viceversa: “Everything happens for a reason”.
Due edizioni a tiratura limitata che saranno in vendita nei bar e nei negozi, in Italia e all’estero (fino ad esaurimento), al prezzo consigliato di 6 euro e 50.

Creative Review è uno dei magazine più noti e longevi nell’ambito del design. Praticamente una piccola ‘bibbia’ per chi si occupa di cultura e comunicazione visuale, sempre con un occhio attentissimo a tutte le nuove tendenze e ai nomi più in vista tanto da meritarsi a pieno titolo l’altisonante auto-definizione: “The best in visual communication”.
Nato nel 1980 a Londra, Creative Review celebra quest’anno il suo trentennale con un numero speciale e una cover davvero molto bella. Affidata al talento di Rachel Thomas designer e direttrice artistica, è un set che descrive al meglio l’intento principale di Creative Review: raccontare, analizzare e dibattere il ruolo e il lavoro dei creativi. Quale ambito più adatto di uno studio?
Per giunta, Rachel Thomas ha scelto proprio il suo stesso ambiente di lavoro, allestito a dovere, e ha incaricato il fotografo Marcel Christ di ritrarre il risultato. Sul blog del sito invece, lo staff della rivista ha deciso di pubblicare alcuni scatti dal backstage. Un modo in più per dimostrare l’interesse per il processo creativo e dare ai lettori la misura del lavoro e della passione che sono dietro a un successo trentennale. Dopo il salto, la gallery.
Continua a leggere: Creative Review: il backstage della cover del trentennale

Il personaggio del Dottor Gregory House sarebbe stato un testimonial perfetto per questa folle ma affascinante mostra presentata in questi giorni a Bruxelles dal titolo “Let’s stick together” (intraducibile gioco di parole in cui la frase significa “Restiamo uniti”, ma ’stick’ è anche il bastone). L’intento è di restituire al bastone da passeggio il suo antico immaginario di status symbol, tradito nel tempo da il suo utilizzo più essenziale.
Come invece il celeberrimo dottore della serie televisiva, i designer di Het Labo insieme a quelli di Design Vlaaderen, vogliono proporre l’eleganza e la distinzione connaturate all’oggetto. Hanno invitato così 80 tra artisti e designer da tutto il mondo, per realizzare più di cento diverse versioni del bastone: da quelle tradizionali a quelle funzionali fino a quelle più concettuali.
Il risultato è un’esposizione affascinante e divertente. Quasi dadaista, nel suo stravolgere le convenzioni estetiche e d’uso. Il Dottor House probabilmente già si aggira per i corridoi della mostra. Dopo il salto, una gallery (via) con i modelli più particolari.
Continua a leggere: Let's Stick Together: il paradiso del Dottor House
Olandese, regista per la compagnia di produzione 100% Halal di Amsterdam, Rogier van der Zwaag è giovanissimo e lavora principalmente in pubblicità. Come dichiara lo staff sul sito, però, “ci occupiamo anche di altri progetti”: da uno di questi arriva il video che vi presentiamo.
Realizzate semplicemente colorando una miriade di mattoncini e montandole con la tecnica della stop-motion, le immagini per “Grindin’”, brano dei Nobody Beats The Drum sono l’ennesimo esempio di come buone idee e passione riescano a compiere il piccolo miracolo di funzionare spesso meglio di tante grandi produzioni.
L’ispirazione evidente viene dalle forme grafiche degli equalizzatori: linee che lampeggiano sui display e che pulsano in sincrono con la musica. La rappresentazione ‘classica’ di ogni pezzo dance che si rispetti: il primo ’segnale’ visibile del beat. Qui riportato in tre dimensioni, all’interno di quattro pareti e ricostruito in maniera artigianale con una sequenza di 4085 foto. Dopo il salto, trovate anche il making-of.
Continua a leggere: Rogier van der Zwaag: il video per "Grindin'" dei Nobody Beats The Drum

Trasformare oggetti apparentemente insignificanti. Dargli vita e far sì che non rimangano ‘abbandonati’ su tavoli e mensole per settimane. Cosa succederebbe se tutto ciò che trascuriamo avesse vita propria? Se si muovesse senza il nostro apporto e in modi che magari neanche immaginiamo?
Se lo sono chiesto Julien Vallée e Nicolas Burrows. Uno è un graphic designer canadese di cui vi abbiamo già parlato. L’altro è un illustratore inglese che fa parte dello studio creativo Nous Vous. Insieme hanno lavorato a Dansedance un esperimento interattivo presentato in occasione di “Collaborate”: quarta edizione di If You Could, progetto degli art director londinesi Will Hudson e Alex Bec che riunisce designer e illustratori per produrre pubblicazioni, esibizioni e eventi.
Il ‘gioco’ interattivo è sul sito. Con la tastiera comandate gli oggetti ‘disubbidienti’, che prendono vita davanti a un ignaro Vallée e ripetono in loop il loro movimento una volta attivati. Quello che invece trovate subito dopo il salto, è il making-of del progetto, tutto a base di montaggio, carta e talento creativo.
Continua a leggere: "Dansedance" di Julien Vallée e Nicolas Burrows: gli oggetti prendono vita
Lo avranno detto anche a voi, almeno una volta. “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”. Proverbio odioso come solo i proverbi e il loro -buon- senso a buon mercato sanno essere. Eppure in questa animazione di Johnny Kelly, realizzata nel 2007 come prova per il diploma al Royal College of Art, qualche verità c’è.
Più di qualcuna, a dire il vero. Perché Kelly, talentuoso designer, animatore e visual artist di cui via abbiamo già parlato, ha ispezionato con cura e autocritica i peggiori momenti di impasse che si trova a fronteggiare spesso qualsiasi creativo.
Il video è molto ben costruito dal punto di vista strettamente grafico e delle animazioni: il rincorrersi e generarsi degli elementi provoca una sensazione vicinissima a quella che ci trascina spesso da un micro-evento all’altro quando la voglia o le buone idee scarseggiano e cerchiamo un pretesto qualsiasi per allontanarci dai nostri compiti quotidiani o dalle consegne che dobbiamo portare a termine.