
Fondata nel 2000 da Steve Spett e Ron Barth, Resource Furniture è una quotatissima azienda che fornisce mobili europei a interior designer e architetti. Il loro impegno è quello a cui aspirano tante altre realtà: prezzi contenuti, consegne veloci e un customer care efficiente.
Una delle ‘marce in più’ di questi due arredatori e distributori è la loro fissazione per tutto ciò che consente di risparmiare spazio all’interno degli ambienti. Per questo si sono affidati ai prodotti di un talento come Giulio Manzoni per suggerire ai clienti l’utilizzo di una serie di elementi di arredo che contengono all’interno più soluzioni. Il video che vi proponiamo dopo il salto, spiega molto bene la ‘filosofia’ della loro linea “Space Savers”.
Continua a leggere: Resource Furniture e lo spazio guadagnato

Arriva dall’industrial designer messicano Christian Vivanco questo divano dal nome che ricorda un noto proverbio. L’idea di “The grass is always greener on the other side of the fence” nasce infatti dall’innato bisogno di desiderare ciò che non si ha e, allo stesso tempo, dall’esigenza di ristabilire il dialogo tra uomo e natura.
Libertà e comfort in un solo elemento di arredo, questo l’obiettivo di Vivanco. Che spiega come sia i materiali, le finiture e la configurazione possano essere disposti a piacere in base alle esigenze di chi lo utilizza. Può diventare uno spazio giochi per bambini così come il divano da sistemare nel salotto di una giovane coppia.
Il divano “The grass is always greener on the other side of the fence” include quattro cuscini ed è disponibile in altrettante diverse combinazioni di colori. Dopo il salto, una gallery per osservarlo più nel dettaglio.
Continua a leggere: "L'erba del vicino...": il divano di Christian Vivanco

Designer parigino specializzato in industrial design, packaging e design di interni, Arthur Bodolec ha pensato bene di sfidare con la sua creatività, uno degli elementi di arredo più difficili da innovare: la sedia. Il risultato sono queste due “Astonishing Jack”: una più ’seriosa’, nascosta in un cubo, l’altra di ispirazione ‘floreale’, colorata e più simile a un bocciolo.
In entrambi i casi, imprimendo pressione allo spazio della seduta, i contenitori si ‘aprono’ e rivelano il resto del mobile. Negli intenti di Bodelec, la sedia accoglie la persona e si muove come animata dall’esigenza di chi la utilizza.
Per rendere l’effetto non bastano le immagini né le foto. Arthur Bodelec ha quindi realizzato un video che illustra in maniera elegante e precisa il funzionamento. Lo trovate dopo il salto.
Continua a leggere: "The Astonishing Jack": le sedie 'vive' di Arthur Bodolec

David Garcia è uno di quei designer che difficilmente si tirano indietro davanti alle sfide. Basta un’occhiata neanche troppo approfondita al suo portfolio per rendersene conto. ‘Stavolta applica il suo originale punto di vista con quattro ‘mosse’ per reinterpretare il concetto di libreria.
Da bambino mi hanno presentato un vecchio amico di famiglia. Non avevo mai incontrato nessuna persona che avesse letto così tanti libri o che fosse in grado di ricordare tante fonti e tante citazioni come lui. […] Con mio grande disappunto, quando durante gli anni dell’università lo convinsi a invitarmi a casa sua, vidi che non aveva neanche un libro. Gli chiesi dove li tenesse e mi rispose che conservava solo il libro che stava leggendo. Una volta finito, lo regalava al primo passante incontrato in strada.
La storia è suggestiva e spiega bene l’idea dietro “Archive”, lavoro a metà tra arredamento e installazione. Il primo ‘pezzo’ è una sorta di altalena priva di fulcro. La metafora è evidente: il peso dei volumi nella libreria solleva in aria la sedia del lettore che è sempre più impossibilitato a raggiungerla.
Continua a leggere: David Garcia: quattro pezzi (mica tanto) facili per ripensare una libreria

Praticamente una sfida. Poi -certo- anche un’esibizione e un lavoro di design e di arredamento. Prima di ogni cosa però, questo “24 hour chairs” è una sfida. Al tempo, alla creatività e alla materia in questione: il legno. Un tour de force autoimposto che ha dato notevoli risultati.
Andy Hall è un designer di Chicago che ha fondato Hall Manufacturing la sua piccola ditta con cui propone oggetti di arredo e mobili, tutti molto particolari e con un approccio ai materiali sempre assolutamente personale.
Il 22 gennaio di quest’anno, Hall si è lanciato in un’impresa: progettare e costruire una sedia ogni ora trascorsa nello spazio che ha poi ospitato l’esibizione “Pop-Up Art Loop” di Chicago. Quattro sedie al giorno, per sei giorni. Ogni ora un progetto veniva disegnato e poi completato realizzando un prototipo. Praticamente una giornata di lavoro distribuita in meno di una settimana.
Continua a leggere: "24 hour chairs" di Andy Hall: quattro sedie al giorno, per sei giorni

L’eccesso di vanità forse è un peccato. Certo che è che se stimola la realizzazione di oggetti simili, magari può diventare anche un pregio. Il designer Geoffroy Gillant ha avuto un’idea semplice ma di grande effetto: piazzare un ‘buco’ al centro di uno specchio rotondo.
Banale? Neanche un po’. Siamo così abituati ad avere la nostra immagine riflessa al centro di una cornice, che questo “Holle Mirror” può risultare davvero destabilizzante. Gillant ha conquistato il secondo posto alla CINNA Design Competition nella categoria degli elementi d’arredo, anche in virtù di un ‘trucco’.
Non ci è dato di sapere come, ma appendendo qualcosa sul cilindro che sostiene la struttura, possiamo recuperarla semplicemente infilando la mano nel buco. Avrà chiesto la consulenza di David Copperfield? Perfetto da abbinare, il “Jump Out Mirror”: utile ‘due in uno’ di cui trovate l’immagine dopo il salto.
Continua a leggere: Geoffroy Gillant: "Specchio, specchio delle mie brame..", ma col buco

Arrivano da Mosca, i designer del Fly Arts Group e si muovono con grande disinvoltura tra artwork, illustrazione, font e graphic design. Sarà stata forse la loro provenienza geografica a fargli venire l’idea per questo mix incredibile di design di interni e caratteri tipografici.
Perché tiriamo in ballo la nazione di appartenenza? Le “Dolls House” (le case per le bambole) furono una grande passione degli Zar e il lavoro del Fly Arts Group che vi presentiamo, ricorda moltissimo questi esempi di infinita pazienza e amore per i -dettagliatissimi- particolari.
Il risultato finale è ammirevole e l’effetto molto più che suggestivo. Un equilibrio tra architettura, arredo e utilizzo creativo delle linee e degli spazi occupati da ogni singola lettera. Dopo il salto trovate una gallery con altre immagini per apprezzare ancora di più la qualità del lavoro.
Continua a leggere: Fly Arts Group: come trasformare il design di interni in caratteri tipografici

Spesso è utile lasciar parlare chi realizza i lavori. L’entusiasmo, la passione e il talento (quando c’è…) possono essere raccontati meglio da chi ha investito tempo ed energie su un’idea. Anche -soprattutto- di questo è fatto il design. Nel caso dei ragazzi di Rocket, che uniscono musica e complementi di arredo, la regola è ulteriormente valida.
Crediamo nel design originale, divertente e non convenzionale, un design che ti ricordi che la vita è tutto tranne che noiosa. I nostri prodotti presentano oggetti comuni in una nuova luce, puntando all’interazione fra forma e contenuto. Combiniamo elementi 2D e 3D, e creiamo oggetti per la tua casa diversi da quello che puoi trovare in giro, mantenendo la qualità e lo stile tipici del “Made in Italy”, ad un prezzo accessibile a tutti.
La loro collezione 2010 è nata fra Milano e l’East-end londinese e unisce il gusto per il rock indipendente con una validissima vena ‘pop’. Chitarre, piatti da dj, vinili, cuffie, speaker: tutta l’iconografia classica di chi vive la musica viene utilizzata in maniera funzionale e creativa per arredare e colorare gli interni. Dopo il salto, una gallery con i loro prodotti.
Continua a leggere: Rocket: i complementi di arredo a tempo di musica

Manca poco meno di un mese ormai al Salone internazionale del Mobile di Milano. Tra l’enormità di proposte che iniziano ad essere presentate in anteprima e la mole di quello che potremo vedere girando tra gli stand, abbiamo scelto un’idea che unisce lifestyle, arredamento e innovazione nel concept di un articolo che è da sempre una delle più grandi sfide per gli arredatori.
“Build to Resi(s)t” è il gioco di parole con il celebre pay-off della Eastpack: una delle case più note al mondo per la produzione di zaini e abbigliamento. Togliendo la ’s’ dal claim, otteniamo il significato del prodotto che verrà presentato al Salone: due sedute, assemblate come uno zaino, costellate di zip e tasche per tenere ogni tipo di oggetto a portata di mano, ma protetto dalla indistruttibile tela che ha reso famoso il marchio.
Artefice dell’idea, lo staff di Quinze & Milan: produttori belgi di elementi di arredo che si cimentano da sempre con soluzioni creative per rinnovare la cultura visuale legata all’abitare. “Build to Resi(s)t” sarà disponibile nella versione “Club Sofa” e in quella “Primary Pouf”.

Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.