Lo spazio architettonico è sempre definito dalla combinazione della sua forma esterna con gli eventi che si verificano all’interno. Come una cucina, che ha certe dimensioni specifiche che la definiscono come tale, ma è anche definita in questo modo perché la gente ci prepara i piatti. Il problema è che una caratteristica è abbastanza specifica (la forma) e l’altra è un po’ astratta (gli eventi). Ho voluto semplificare quel rapporto, così da poterlo esplorare con maggiore precisione.
Racconta così Drew Seskunas le linee guida con cui ha realizzato il suo progetto “BotoxLamp”: una installazione luminosa interattiva, presentata durante l’edizione 2011 del DMY di Berlino. Composta da lastre di alluminio tagliate al laser, piegate e sospese “BotoxLamp” reagisce con la luce in risposta alle ombre della ambiente e alla presenza umana.
Con l’aiuto dello staff di SAQ Architects, ha ridotto la forma alla luce e l’evento al movimento, grazie all’integrazione di una serie di LED collegati in rete all’interno dei fogli di metallo. Utilizzando un micro-controller Arduino, ha quindi sincronizzato un sensore a infrarossi a distanza, in grado di registrare la presenza di corpi fino a cinque metri di distanza, con quelli della luce. Rispondendo ai livelli di luminosità sia all’esterno che all’interno della struttura, attivano il LED che si irradia attraverso le sfaccettature del metallo.
Per realizzare questa griglia di sfondo al video musicale degli Androp, misconosciuta band J-Pop nipponica, è stato costruito un ponteggio su cui sono state posizionate ben duecentocinquanta (250!) Canon 60D. Le macchine fotografiche DSLR, tutte equipaggiate con il rispettivo flash sono state poi collegate a un controller Arduino e successivamente a un computer portatile con il software per generare le scritte.
Il risultato non è troppo dissimile dalle comuni strobo già viste più volte, certo sicuramente più costoso e con un dispendio di energie e pazienza fuori dal comune. Qualcuno ipotizza che nelle immagini ci sia più CGI che altro. Noi ci limitiamo ad un giusto mix fra la perplessità e la buona fede e ci guardiamo il making-of dopo il salto.
Questa installazione di David Bowen ricrea un onda disegnando informazioni in tempo reale sull’intensità e il movimento dell’acqua, ricavate da una boa della “National Oceanic and Atmospheric Administration” che galleggia sull’Oceano Pacifico. I valori della forza delle onde e della frequenza vengono ridimensionati e successivamente trasferiti alla struttura a griglia meccanica installata presso il Museo Nazionale di Breslavia, in Polonia.
Ipnotica e decisamente affascinante, questa “Tele-Present Water” utilizza MAX/MSP per controllare una piattaforma hardware Arduino e undici motori (ciascuno da 24volt) in corrente continua con i driver per il movimento. Nel maggio di quest’anno l’istallazione ha ricevuto uno dei tre premi ex aequo a “Alternative Now” la quattordicesima biennale delle Media Arts a Wroclaw, in Polonia.
Lavoro realizzato dai designer Lars Marcus Vedeler in collaborazione con Ola Vågsholm, “Olars” è un giocattolo interattivo ispirato alle “Evolved Virtual Creatures” di Karl Sims
che è stato costruito nella “Oslo School of Architecture and Design”.
“Olar” è composto da vari blocchi di diversi colori e forme che possono essere uniti tra di loro per andare a comporre un oggetto finale che si muove secondo la sequenza prescelta. Ogni elemento ha un differente comportamento meccanico e l’interazione permette di animare il tutto secondo migliaia di pattern.
Il ‘cuore’ del movimento è un processore Arduino 2009, mentre ciascun pezzo ha un servocomando e un interruttore per determinare intensità e direzione. Vi spiega meglio il funzionamento il video all’inizio del post, mentre per osservare “Olars” nel dettaglio, c’è la gallery dopo il salto.
Continua a leggere: "Olars": il giocattolo elettronico interattivo di Lars Marcus Vedeler

Girando freneticamente per il quartiere Isola durante i giorni del Salone, scovo per caso dietro una vetrina anonima un piccolo oggetto con la scritta Made in Iuav. Mi avvicino: si tratta di Mine Sweeper One (MSO), un piccolo robot anti-mine recentemente progettato da alcuni giovani designer (mi scuso, non conosco i nomi!) dell’università veneziana.
Pensato per i terreni del sud del Libano (ma si adatterà anche ad altre zone?), MSO è basato sulla piattaforma open source Arduino, che qui sincronizza movimento, metal detector e georeferenzializzazione delle mine localizzate. Funziona di notte, mentre di giorno si ricarica grazie ad i pannelli solari incorporati. In più, MSO è in grado di comunicare con i suoi simili rendendo più facile l’operazione di scansione e bonifica di ampi territori.
Un bel prototipo, insomma, utile e intelligente. Nel rumore, anche informativo, che caratterizza ogni settimana milanese del design, è bello pensare di potersi imbattere in un prodotto che non strilla e che si fa notare proprio per l’urgenza della sua funzione.