
Il progetto Illy Art Collection è nato nel 1992: l’idea alla base è che l’arte possa entrare nella vita delle persone anche attraverso un piccolo oggetto d’uso quotidiano. Un concept che unisce estetica e design, creatività e elementi esclusivi. Dopo le oltre 70 serie di tazzine da collezione decorate dai maggiori artisti e giovani talenti a livello internazionale, è la volta di Tobias Rehberger.
Artista che utilizza i linguaggi del design e dell’architettura, Rehberger è per la seconda volta al lavoro su un oggetto Illy. Dopo la tazzina dello scorso anno, arrivano i due barattolini da 250 grammi. Disponibile da febbraio a giugno la versione “Everything”, mentre da luglio a dicembre potrà essere acquistata la versione “Nothing”. Il ‘gioco’ di entrambi è sul resto della frase illustrata: “Nothing happens for a reason” e, viceversa: “Everything happens for a reason”.
Due edizioni a tiratura limitata che saranno in vendita nei bar e nei negozi, in Italia e all’estero (fino ad esaurimento), al prezzo consigliato di 6 euro e 50.

L’idea arriva dalla Svizzera. L’hanno concepita drzach & suchy: un duo formato da un architetto che lavora in Brasile e un software engineer che risiede a Zurigo. L’intuizione alla base di Piksol è sorprendentemente semplice. Eppure efficace. Vediamo come funziona.
Innanzi tutto i pannelli fotovoltaici. Sono molti, di ridotte dimensioni e posizionati in verticale. Dove c’è luce -ovviamente- c’è anche ombra. Ed è proprio l’ombra a creare l’integrazione dei pannelli con lo spazio che vanno ad occupare. Vengono posizionati in modo tale che il singolo rettangolo proietti un ‘pixel’ (da qui il nome) di oscurità. Nel corso della giornata, quando il sole compie il suo corso, le immagini formate dai “Piksol”, cambiano.
L’effetto è molto suggestivo e, nei giorni in cui le nuvole offuscano la luce, i pannelli si notano appena, visto che sono perpendicolari alla superficie. Una maniera intelligente e dalle molte potenzialità artistiche (e promozionali) per incentivare l’uso della fonte di energia più a buon mercato. Dopo il salto, un video dimostrativo.
Continua a leggere: Piksol: i pannelli solari che disegnano con l'ombra
“Leaf House” è un cottage situato di fronte all’Oceano Pacifico, a Sidney, ma non si tratta di una costruzione qualunque, perchè l’impatto estetico che regala è fortemente scenografico.
La forma che ha ispirato gli architetti dello studio Undercurrent Architects è quella di una sinuosa pianta, dalle grandi foglie coprenti (che non a caso costituiscono il tetto) e dai rami fluenti e attorcigliati.
Il risultato è una costruzione che gode di una vista spettacolare verso l’esterno, ma che offre anche una scenografia particolarissima all’interno. Nel video anche qualche immagine relativa alla sua costruzione.
Continua a leggere: Un cottage che imita le forme di una pianta
Gli architetti di Smolenicky & Partners hanno realizzato i Tamina Thermal Baths, le terme del Grand Resort di Bad Ragaz, in Svizzera.
Il concetto visivo alla base di questi bagni, fortemente proiettati verso l’alto, è quello degli alberi della foresta: la dimensione dell’immenso, capace di provocare sensazioni che i romantici chiamavano “sublimi”, si fonde in questo progetto con il fascino del bianco assoluto e della luce utilizzata in modo scenografico.
La simmetria degli “alberi” di questi bagni però, ricorda anche in qualche modo proprio le terme e i templi degli antichi, dove le colonne erano tutte perfettamente equidistanti e la proporzione regnava sovrana.
Via | Contemporist
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La prossima Esposizione Internazionale si svolgerà nel 2012 a Yeosu, in Corea del Sud. Il tema scelto è “The Living Ocean and Coast” e iniziano ad arrivare le prime proposte per i vari padiglioni tematici, tra cui questo incredibile lavoro di Mvrdv, studio di architettura e urbanistica con sede a Rotterdam che dal 1993, fa dell’attenzione al design il suo punto di forza.
Già ideatori e autori di moltissimi progetti importanti, dislocati in tutta Europa, dopo il padiglione olandese per il World EXPO del 2000 a Hannover, lo staff di Mvrdv ci riprova con questo “Water Cube” che promette di essere uno dei migliori presenti a Yeosu.
Lo scopo dichiarato è di realizzare una struttura che simboleggi la forza e la bellezza degli oceani, come fosse proprio un blocco estratto dal mare stesso. Il cubo è cavo all’interno, con le pareti fatte di recipienti impilati e riempite d’acqua, così da restituire ai visitatori l’impressione di muoversi dentro all’oceano per esplorarne le meraviglie. Dopo il salto, una gallery del progetto.

Let’s jump. MVRDV ha appena inaugurato una istallazione al Guggenheim di New York per il ciclo “Contemplating the Void“, manifestazione nata per celebrare i 50 anni della celebre architettura di Frank Llyod Wright.
L’intervento destruttura l’organizzazione dello spazio museale e, soprattutto, la consueta aura sacra che impone ai visitatori comportamenti composti e rispettosi.
Il colpo di scena? Una superficie elastica appesa al livello del secondo piano, pensata come area ludica dove tutti si possono lanciare in spericolati salti acrobatici. Alle pareti delle rampe, una lunga sequenza casuale di immagini tra l’arte e l’architettura.
Via | Designboom
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Già responsabili del nuovo spazio del New Museum Of Contemporary Art di New York (quello con la gigantesca scritta arcobaleno “Hell Yes!” sulla facciata), Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, gli architetti giapponesi dello studio SANAA mettono a segno un altro capolavoro di urbanistica e design con il Rolex Learning Center.
Meno di una settimana all’inaugurazione di questa spettacolare struttura situata nel campus dell’EPFL: l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna. Un progetto ambiziosissimo che ospiterà laboratori per l’insegnamento e una libreria con 500.000 volumi aperta a studenti e visitatori.
Votato alle scienze e all’abbattimento dei confini tra le discipline, l’EPFL richiama nella progettazione lo spirito che lo anima. Una struttura innovativa, coperta da un tetto curvo che nasconde gradinate, pendenze e patii, con poche, enormi aperture circolari e lunghi corridoi di vetrate. Seguendo questo link, un filmato che vi mostra tutte le caratteristiche. Dopo il salto, la nostra gallery.

L’avete riconosciuta? No? Un ultimo sforzo ancora. Niente? La risposta è dopo il salto. Intanto vi diciamo che questo inquietante, assoluto capolavoro dell’architettura moderna è la Ennis House e si trova nei paraggi di Los Angeles, in California. E’ stata progettata da Frank Lloyd Wright per Charles e Mabel Ennis nel 1923 e completata da Frank Lloyd Wright Jr. nel 1924 sotto la supervisione del padre.
Basata su un antico tempio Maya e su due lavori precedenti del geniale architetto (la A. D. German Warehouse in Wisconsin e la Hollyhock House di Hollywood), dopo una ristrutturazione imponente, viste anche le dimensioni, è stata messa all’asta per la -preparate le carte per il muto- modica cifra di 15 milioni di dollari.
Al di là della grandezza e dell’importanza per la storia delle abitazioni private, gli 850 metri quadri della Ennis House hanno fatto perdere la testa a più di un acquirente. 45.000 blocchi di calcestruzzo prefabbricati proteggono e dividono giardini, terrazze e ambienti di questa specie di roccaforte, che si sviluppa tutta attorno a una gigantesca sala da pranzo centrale.
Continua a leggere: Ennis House: una fortezza in vendita all'asta

Josef Schulz è uno che probabilmente si è fatto tatuare il famoso motto “Less is more”, almeno a giudicare dalla sua abilità (e ostinazione) nel ’sottrarre’. Ve ne parliamo, nonostante sia un fotografo e dovrebbe essere materia per i cugini di Clickblog, perché il suo lavoro è tutto votato all’architettura e alla comunicazione urbana.
Quello che sviluppa Schulz con le sue foto è un processo che, concettualmente, si avvicina molto al design. Se il meccanismo era efficace nel caso delle sue foto di spazi in “Sachliches & Formen” (palazzi e strutture catturati secondo un’angolazione talmente ‘estrema’ da renderli quasi innaturali nella loro essenzialità), in “Sign Out” si arriva all’invenzione di qualcosa che nel panorama -letteralmente- scompare.
Parliamo dei segnali stradali, dei cartelli che pubblicizzano attività e edifici. Il gesto artistico, semplice e immediato, che compie Josef Schulz è quello di togliere le scritte. Rimane, come immaginabile, solo la silhouette dell’insegna: una forma, appunto. Un vuoto che va ad aggiungersi all’estetica del paesaggio. Cosa c’è dentro? Nulla. Un contorno e un colore. Lo spazio sottratto (e aggiunto) alla vista. Il disegno (design) delle indicazioni che dovrebbero funzionalmente catturare l’attenzione e lo fanno ancora, pure se prive di informazioni. Dopo il salto, una gallery dei suoi lavori.
Continua a leggere: "Sign Out": le insegne vuote di Josef Schulz

Nato alla fine degli anni ‘80, in seguito all’incendio dei cantieri dell’azienda omonima, il Campus Vitra rappresenta un caso più unico che raro di connubio tra il mondo dell’architettura e quello dell’industrial design. Il progetto venne in mente all’amministratore, lo svizzero Rolf Fehlbaum che, dopo il disastroso incidente, cerco un modo per affermare la corporate identity della ditta attraverso due operazioni contemporanee.
Da un lato una collezione delle cento sedute che hanno fatto la storia del design del ‘900. Dall’altro, una ‘collezione’ architettonica con gli edifici del Campus commissionati a vari architetti con la supervisione di Nicholas Grimshaw: un museo di Frank Gehry, un centro congressi di Tadao Ando, una stazione dei vigili del fuoco di Zaha Hadid, una fabbrica di Álvaro Siza.
Lo straniamento -voluto- è completo. Lavori distanti tra loro, che generano uno spaesamento fortissimo eppure con dei tratti riconducibili. L’arte funzionale in un contesto industriale niente affatto omogeneo che però, svela il valore altissimo del design e dell’architettura applicate ai bisogni e le esigenze della contemporaneità.