
Due particolarità da segnalare subito, a inizio post. La prima: Kouichi Okamoto, l’autore di questa “Composition Chair” è arrivato al product design da poco. Per anni è stato invece un DJ e un sound producer. In seguito ha fondato il suo Kyouei Design che produce oggetti decisamente bizzarri. La seconda particolarità è che per realizzare questa poltrona sono stati utilizzati solo due strumenti: una pinza e una sorta di piccolo seghetto.
Più di sei mesi, tanto ha impiegato Okamoto per assemblare la “Composition Chair” torcendo e intrecciando esclusivamente fili di alluminio. Il risultato non sarà il massimo dal punto di vista dell’ergonomia, ma rimane esteticamente molto accattivante (l’effetto del riflesso metallico crea dei suggestivi giochi di luce) e un ottimo esempio di una padronanza estrema sul materiale. Prezzo su richiesta.
Al Maison&Objet dei giorni scorsi, le presenze italiane erano numerose. Tra queste, il mio occhio e la mia mano sono caduti sugli arredi targati Maoli.
Alla fiera sono state presentate tre collezioni, INY, CARE’ e VAO, i cui prototipi iniziarono la loro avventura a settembre del 2009, ma il cui volto definitivo è stato svelato soltanto ora. Si tratta di tavoli, realizzati in palissandro, noce nazionale, rovere e olmo europei, e infine in un affascinante, quanto spettacolare alluminio.
Disegnati da Maurizio Fardo, questi tavoli colpiscono per l’essenzialità e la leggerezza delle linee; eppure, nonostante la semplicità e l’impalpabilità delle forme, l’alluminio è in grado di renderle istintivamente solide, salde, ferme. Oltre che lucide, specchi per la luce, estremamente pulite e avvolgenti da saggiare al tocco.
Si tratta di collezioni pregiate e lussuose, che si comprendono appieno soltanto respirandole dal vivo e accarezzandole con mano.
E’ una sorta di giroscopio questo “Copernico”: lampadario realizzato da Carlotta De Bevilacqua e Paolo Dell’Ecle per Artemide, che consiste in nove ellissi concentriche ottenute da un unica superficie di alluminio. Le nove ellissi possono ruotare indipendentemente e sono disseminate con 384 LED bianchi.
Le due assi di rotazione inoltre, permettono alla luce di essere diretta in diversi modi e di illuminare in maniera più omogenea l’ambiente. Chiuso, “Copernico” è completamente piano e può concentrare una maggiore quantità di luce in un unico punto come un lampadario tradizionale.
C’è anche una versione da parete, di forma rettangolare che applica però lo stesso principio. In questo caso gli elementi concentrici sono tre. La superficie complessiva è più piccola ma contiene sempre lo stesso numero di LED, rendendola comunque in grado di sprigionare molta luce. Dopo il salto, la gallery (via).

Idea semplice, utile e divertente da utilizzare: arriva da Colleen & Eric, due designers newyorkesi (di Brooklyn, per l’esattezza) che hanno deciso di ottimizzare lo spazio in cui ordiniamo i nostri libri.
Lo scaffale è attraversato da una guida nella quale scorre un perno. Ad un’estremità c’è un cubo (con inciso il logo del brand) grande abbastanza per non far cadere i volumi, all’altro lato, una grande elica che agisce sul mozzo, e ci permette di bloccare la posizione del cubo.
In base alla quantità di volumi sul ripiano, possiamo spostare il ferma-libro a nostro piacimento. Tre diversi tipi di legno disponibili per lo scaffale, cubo in alluminio colorato con verniciatura a polvere.

Si ispirano alle fiamme ma finiscono per assomigliare ad una farfalla. Questo è quanto racconta l’architetto giapponese Akihisa Hirata della sua ultima creazione, Flame Frame, una sorta di origami dall’estetica 3d realizzato in alluminio e destinato a funzionare come elemento decorativo per interiors un po’ anonimi.
Una moda, quella dei room divider modulari, che sembra dilagare dopo Kvadrat dei Bouroullec, ma che tanto sembra attingere anche dalle ultime sperimentazioni nel campo della carta piegata.
Via | Abitare
Continua a leggere: Flame Frame, le decorazioni in alluminio di Akihisa Hirata

Risparmiare spazio sulla postazione di lavoro è una delle priorità quando si utilizzano un computer e molti device. Oltre alla necessità di avere una scrivania ordinata, c’è anche il bisogno di numerose porte usb che permettano di connettere tutte le altre apparecchiature necessarie.
La Space Bar è una delle soluzioni più lineari ed eleganti in circolazione. Prende il nome dal gioco di parole che ne descrive forma e utilizzo, ha un design minimale decisamente accattivante e permette di ovviare a più necessità. Innanzitutto ‘nasconde’ e protegge la tastiera quando non viene utilizzata. Basta metterla ‘al riparo’.
Poi include nei supporti laterali ben sei porte usb dove collegare qualsiasi periferica, bene in vista e facili da rimuovere. Inoltre, funziona anche da supporto qualora si volesse tenere più alto il piano sul quale si digita. E’ costruita in alluminio con dettagli in plastica. Robusta e leggera. In vendita qui per soli 42$.

Bere il caffè è un rito o una scena quotidiana ed esclusiva della cultura napoletana; da buon campano Walter Giovanniello ha ben presente la sacralità di tale semplice abitudine, che a Napoli diventa irrinunciabile. Proprio partendo da ciò il giovane designer irpino ha progettato una particolare tazza da caffè, recharger appunto.
Recharger è una tazzina dal profilo molto pulito, resa caratteristica dal singolare manico in alluminio la cui forma richiama le chiavi di carica dei vecchi orologi a pendolo. La forma stessa dell’oggetto lo rende perfetto per esplicare la sua innovativa funzione di supporto, i due buchi della chiavetta rendono l’impugnatura della tazza piu stabile. Il progetto nasce dall’osservazione del gesto di ruotare la tazzina verso la bocca ed è una sorta di ready-made.
Via | Youngdesigner.it

Come recita il titolo di uno dei suoi saggi, ad Andrew Byrom piace “To write without a pen”: scrivere senza la penna. Stimato designer e insegnante, teorico dell’uso (e della creazione) della tipografia, Byrom cerca di giocare con i caratteri, ma soprattutto con le limitazioni e gli ‘ostacoli’ imposti dai materiali.
Fedele alla lezione di grandi del passato come Charles Eames, Andrew Byrom costruisce dei font piegando alle sue necessità gli oggetti più disparati. Nascono così delle soluzioni tipografiche che influenzano la natura d’uso e che ne vengono creativamente a loro volta influenzate.
Si va dalle scritte al neon in tre dimensioni a quelle profilate in alluminio che ‘emergono’ dai muri delle abitazioni. Da quelle realizzate alterando le tubature dei bagni a quelle costruite come aquiloni. Per arrivare a quelle che vi presentiamo nella foto, che sfruttano la modularità delle ‘veneziane’: le tende a listelli che lasciano passare la luce in maniera frammentaria ma ordinata, così come l’inventiva di questo designer, cerebrale e creativo insieme.

Abbiamo già avuto modo di affrontare un progetto di questo designer australiano, ora torniamo a parlare di Stuart McFarlane con piacere, attraverso un altro suo lavoro.
In questo caso non si tratta di una seduta, ma bensì di un gioco tra i più conosciuti al mondo, cioè quello degli scacchi.
Il suo set per giocare a scacchi ha una linea molto insolita, infatti sia la base che le pedine sono fatte in alluminio, un materiale molto leggero che conferisce al prodotto uno stile sicuramente poco “classico”. Anche il design delle pedine è molto pulito e minimale, in una rivisitazione di questo gioco davvero molto originale.
Via | the grafik museum

Carlotta de Bevilacqua ha realizzato per il brand italiano Danese una nuova lampada caratterizzata dall’estremità superiore costituira da LED intercambiabili. La creazione prende più precisamente il nome di UNA SISTEMA e grazie alla sua spiccata versatilità può essere utilizzata come lampada da tavolo, da terra, da soffitto; anche perchè grazie ad un braccio direzionabile la fonte luminosa può essere orientata in ogni direzione.
Il brand Danese dichiara che l’estrema funzionalità e versatilità della lampada la rende perfetta per mutare in linea con le esigenze di chi la utilizza; inoltre il semplice profilo in alluminio la rende perfetta per ogni ambiente.
Via | Dezeen.com