Vengono proposte come una sorta di prolungamento del corpo umano ed effettivamente l’ergonomia di queste Zik, ideate da Philippe Starck per Parrot, è davvero spinta ai massimi livelli. Presentate nel corso del CES 2012, sono pensate per essere perfettamente integrate con i dispositivi mobile o remoti (via bluetooth) anche nell’accessibilità dei comandi.
L’esterno degli auricolari infatti è una superficie capacitiva su cui gestire volume e avanzamento delle tracce, mentre un sensore controlla la mascella per capire se chi le utilizza è nel mezzo di una conversazione e regolare il dispositivo di conseguenza. Le Zik utilizzano inoltre un sistema di microfoni che servono a ‘catturare’ i rumori circostanti e a ridurli per un ascolto ottimale.
Della conversione di Starck ad un design più utile e intelligente, dopo i fasti legati alla creazione di oggetti belli e un po’ inutilizzabili, avevamo già avuto occasione di parlare in passato. A qualche anno di distanza, ci fa piacere osservare che il suo ripensamento non sembra legato ad una velleità episodica, o piuttosto ad una momentanea trovata di marketing, ma ha tutta l’aria di corrispondere a un cambio di prospettiva abbastanza radicale, legato al confronto con le tematiche della sostenibilità ambientale e alla necessità impellente -e comunque di questi tempi molto di moda- di rivedere approcci, tecnologie ed usi degli oggetti quotidiani.
All’ultimo Salone del Mobile, eccolo infatti presentare -insieme ad Eugeni Quillet, ormai suo immancabile braccio destro- la nuova sedia Zartan per Magis. Si tratta di una seduta realizzata interamente a partire da materiali rinnovabili quali bambù, lino e canapa, a cui si aggiunge una mescola di scarti del legno con cera o olio di pesce meglio nota come legno liquido. Un bel passo avanti, indubbiamente, sul versante dell’utilizzo di materiali rinnovabili, qui rielaborati in numerose finiture pper soddisfare i gusti molteplici dei potenziali acquirenti.
Interessante, allo stesso modo, anche lo scarto produttivo realizzato da Magis, che da azienda leader del mondo della plastica sembra volersi aprire con decisione a nuove chance di traghettarsi in un mondo post-fossil. Vedremo in futuro con quali esiti.
Zartan, la nuova sedia in materiali naturali di Philippe Strack per Magis

Il nome arriva in parte da un gioco di parole: Starck ha incontrato il musicista Lou Reed all’hotel Royal Monceau di Parigi quindici anni fa. I due sono diventati amici e Starck ha deciso di dedicare questa sedia al loro incontro, destinandola alle stanze che ora ospitano la poltrona. Con una sorta di ‘guida all’uso’: “Questo progetto” spiega Philippe Starck, “ricorda come sia molto meglio trascorrere del tempo facendo conversazione o leggendo piuttosto che di fronte alla TV o al computer”.
Proprio come l’incontro con Lou Reed che ha ispirato il designer con la sua attività di musicista e scrittore. Prodotta dall’italiana Driade, ispirata palesemente ad design danese degli anni ‘50, “Lou Read” è realizzata in pelle montata su una struttura in fibra di vetro e viene venduta al prezzo di 6500 dollari.

Otto nomi per provare a suggerire nuove soluzioni all’illuminazione degli ambienti. Li chiama a raccolta l’azienda francese Baccarat in occasione della prossima settimana del design a Milano e uno dei personaggi prescelti è l’osannato architetto e designer parigino Philippe Starck.
Le idee all’interno della “Highlights collection” variano da reinterpretazioni contemporanee dei classici lampadari a bracci a varianti completamente fuori dai parametri tradizionali in cui l’immaginario abituale si fonde con la modernità: così il cristallo viene combinato con i materiali più diversi, utilizzando la tecnologia LED.
“Marie Coquine Chandelier” di Starck ad esempio, è un lampadario dallo stile decisamente classico, la cui struttura si sviluppa tutta attorno a un ombrello che funziona come un baldacchino al di sopra dell’unità di illuminazione, diffondendo la luce per creare un ambiente soft.

La - prestigiosa - azienda danese Flecto, ha deciso di affidare i sui tappeti al genio creativo di Philippe Starck. Il risultato sono pattern leganti e innovativi, che con la loro divisione in quadrati, permettono una combinazione quasi infinita di schemi e colori per corrispondere ogni esigenza legata agli ambienti più diversi.
L’idea è di renderli adatti a vari materiali (alluminio, legno, vetro acciaio) e di renderli adatti a pavimentazioni in spazi differenti (uffici, edifici pubblici, hotel e ristoranti). L’enorme versatilità è data anche dall’aver incorporato tipologie di icone che richiamano il lettering, i logo e elementi grafici astratti ma ben caratterizzati. Le “Flecto Carpet Tiles” (che sono anallergiche e realizzate nel rispetto dell’ambiente con l’eliminazione di PVC o bitume dal lato ‘nascosto’), hanno vinto il RedDot Design Award 2010.
Continua a leggere: I pattern per tappeti di Philippe Starck per Flecto
“Un luogo più forte, più bello, più surreale e più potente della natura”: Philippe Starck ha riassunto così l’essenza dell’Hotel La Co(o)rniche, un antico casino di caccia appena rivisitato, sospeso in un’atmosfera particolarissima tra mare e pinete, a Pilat-plage, vicino a Bordeaux.
Un lusso familiare ed essenziale caratterizza la nuova veste dell’hotel, a cui Philippe Starck ha contribuito: la terrazza, il bar e il ristorante godono di un panorama mozzafiato e di un arredamento minimale ma nello stesso tempo caloroso. Lo stile neo-basco degli interni, fortemente voluto dal primissimo costruttore Louis Gaume, è stato mantenuto per non rischiare di perdere quell’aura magica che avvolge tutto l’edificio.
Legno scuro, affreschi, mobili d’epoca contribuiscono a rafforzare questa particolare e suggestiva atmosfera, complice di soggiorni sicuramente fuori dall’ordinario. Tuttavia qualche accenno di stile moderno è riconoscibile, soprattutto nelle camere da letto, dove materiali come il vetro e l’acciaio, ben si sposano con un bianco assoluto, comune sia all’intento contemporaneo che a quello più surreale dell’epoca.
Continua a leggere: HÔTEL LA CO(O)RNICHE by Philippe Starck: lusso essenziale e familiare
C’è la mano di Philippe Starck, qui col suo inseparabile assistente Eugeni Quitllet, nella nuova collezione di mobili outdoor del marchio tedesco Dedon, Play. Pezzo forte, una sedia in polipropilene con seduta personalizzabile, da scegliere tra teak, alluminio finito a specchio o rattan.
Altra nota di merito, la promozione. Il lancio di Play, infatti, è stato accompagnato da una serie di fotografie realizzate niente meno che dal grande fotografo di moda Bruce Weber. Le immagini sono raccolte in un volume, “Coming Home“, acquistabile online sul sito di Dedon o in tutti i flagship store del marchio.
Via | Daily Tonic
Continua a leggere: Outdoors #2, Philippe Starck e Bruce Weber per Play di Dedon
The Genius of Design ep1 from Genius of Design 1 on Vimeo.
Chi è un designer? In cosa consiste, in pratica, il suo lavoro? Da quando esiste il design? Come è cambiato nel tempo? Domande semplici quanto capitali a cui cerca di dare una risposta The Genius of Design 1, il primo di due documentari prodotti dal canale britannico BBC2.
Pensato per il grande pubblico, il film presenta motivi di interesse anche per gli addetti ai lavori. Tutto merito della capacità di divulgare con grande chiarezza e senza banalità - un’attitudine che ha fatto grande il servizio pubblico inglese- temi e punti di vista sul progetto di tutti i tempi. Di primo piano i personaggi intervistati, tra cui Bruce Sterling, Philippe Starck, Dieter Rams. A quando qualcosa di simile sui palinsesti italiani?
Via | Format Mag
Analog Media Lab è un laboratorio dell’Università dell’Illinois, che studia il rapporto tra il comportamento degli insetti e quello umano. Il suo fine è analizzare il comportamento di insetti considerati invasivi all’interno degli ambienti domestici.
David L. Hays, Kevin Stewart e Shuangshuang Wu, fondatori del laboratorio, hanno quindi ricreato un ambiente artificiale, un terrario trasparente, collegato all’esterno con dei tubi di gomma, trasparenti anch’essi, che permettono agli insetti di spostarsi dall’esterno della casa ad un ambiente interno, collegato all’esterno ma completamente isolato dal resto dell’abitazione.
Per realizzare tutto ciò i tre studiosi hanno scelto, insieme ad una poltroncina rococò modificata per l’occasione, la sedia trasparente per eccellenza, la Ghost Chair disegnata da Starck per Kartell che, grazie a un doppio fondo, è stata trasformata in una sorta di incubatrice per formiche, zanzare o falene.
Via | Pruned
Le gare di Soapbox Car negli Stati Uniti sono praticamente un’istituzione fin dagli anni ‘30. Auto senza motore, la cui velocità è legata esclusivamente all’aerodinamica e alla forza di gravità. Auto che molto spesso, scatenano non solo lo studio dei materiali e delle tecniche di costruzione, ma anche della creatività dei partecipanti.
Non stupisce troppo quindi imbattersi anche in un designer considerato un guru come Philippe Starck che, tra le decine di progetti, ha trovato il tempo di collaborare con Intersection Magazine per realizzare la sua versione di una Soapbox Car.
L’aspetto si discosta molto dai lavori di Starck, eppure proprio quest’aria spartana, essenziale, più simile al risultato costruito la domenica in un garage che a un prodotto di design, risiede il fascino e il divertimento nell’aver accettato una collaborazione simile. Se vi state chiedendo qual è la resa, date un’occhiata al video.