Le firme contano?

pubblicato: mercoledì 07 marzo 2007 da Antonio Moro in: Visual Made in Italy Associazioni



Chiusa la petizione e presentate le 3250 firme al ministro Francesco Rutelli e al presidente della Commissione Cultura Pietro Folena, l’Aiap ha incontrato ieri alla Camera l’onorevole Giulietti sulla questione “Logo Italia”.

Già questa mattina Giulietti in Commissione cultura “ha avanzato formale richiesta di chiarimenti in merito alla gestione e ai risultati del concorso che ha portato alla selezione del nuovo marchio turistico dell’Italia, sottolineando la necessità di ascoltare la voce di un’associazione rappresentativa del mondo della comunicazione visiva come l’Aiap” (riporto dal blog dell’Aiap).

Il presidente Pietro Folena ha condiviso le osservazioni di Giulietti invitando ad una audizione l’Aiap.

Detto questo, i miei commenti sorgono spontanei. Indubbiamente fa piacere che un’associazione come l’Aiap finalmente tiri fuori la testa dalla terra e si muova attivamente per i propri iscritti, ma tutto questo rischia, verosimilmente, di finire in una grossa bolla d’aria. 3250 firme sono semplicemente insignificanti e il concorso per il logo è chiuso da un pezzo, vincitore proclamato, grafica istituita, processi avviati.
Crediamo davvero che cambieranno logo per 3000 firme e un po’ di confusione fatta su Internet? torniamo coi piedi per terra.

Volete che vi dica la mia di opinione? tutto questa mossa dell’AIAP a me sembra solo una gran mossa pubblicitaria. Il logo Italia ha scatenato un putiferio nel mondo della grafica e tutti ora sono con le orecchie tese su questo argomento. DesignerBlog è stato il primo ad esprimere un’analisi e un’opinione sul logo e ad accedere la discussione, ma siamo stati anche i primi a tornare nei ranghi quando ormai si era già detto tutto. Cavalcare l’onda dell’argomento solo per fare hit sul sito non ci interessava e non ci interessa.

Allora a cosa serve questa petizione dell’AIAP e le mille altre iniziative spuntate come funghi sulla rete? i loghetti, i concorsi, i forum, interi siti dedicati all’argomento? Servono a noi per indignarci, ma sono iniziativie morte: morte perchè destinate solo a noi stessi, a noi designer.

Come ho già detto il giorno dopo della presentazione il problema vero in Italia non è il logo IT, che oramai è un dato di fatto, ma la mancanza di cultura visiva nel nostro paese. E’ un cancro che peggiora di anno in anno e che sforna migliaia di loghi come quello dell’Italia, migliaia di concorsi sballati, migliaia di visual malato che ci guarda ogni giorno.

E allora care Aiap, ADI e Adci invece che cavalcare l’onda di questo scandalo cominciate a dare un segnale forte e iniziate una nuova via nella promozione della cultura visiva in Italia. Nelle aziende, nelle scuole, per le strade. Ma questo l’ho già detto e ridetto.

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Commenti dei lettori

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  • Roberto

    07 mar 2007 - 15:25 - #1
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    E riguarda la cultura visiva mancata the new italian design ne è un totemico esempio!

  • Simone

    07 mar 2007 - 17:02 - #2
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    in Italia la nostra categoria non è protetta ed è praticamente inesistente, associazioni come le sopra citate nell’articolo, sono solo un esempio di ghettizzazione di una corrente che dovrebbe essere tutelata e non immagazzinata e rinchiusa.

    Se per essere considerato per quello che faccio e per quello che il mio ruolo ricopre, devo far parte di una delle citate associazioni, allora preferisco restare nell’anonimato.

    E’ soltanto altra burocrazia, dove forse servirebbe un pò di reale meritocrazia.
    Ma siamo in Italia, l’unica concorrenza esistente, è quella di chi si svende meglio e a meno.

  • domenico

    07 mar 2007 - 18:48 - #3
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    Antò troppo pessimismo in questo articolo. Lo sai come vanno questi concorsi, è inutile spesso starci anche appresso. E purtuttavia credo che una rincorsa anche potenzialmente inutile come una petizione - come la petizione in oggetto - possa servire affinché IL progettista grafico (rappresentato - bene o male - dall’AIAP) si riposizioni, trovi un suo terreno in futuro. Se non nell’immediato queste azioni di rincorsa (petizioni ecc.) possono rappresentare un lavoro, un investimento per il futuro, affinché le cose cambino.
    Ho partecipato anche io alle discussioni sia qui che su SDZ e sai bene che c’erano molti che lamentavano la passività dell’AIAP. Ora, a bocce ferme, diciamo a giochi fatti il minimo è una petizione. Un documento firmato da un tot di professionisti che dice la sua, che chiedono di essere ascoltati…
    Insomma, un percorso è fatto di singoli passi…

  • nicoruk

    07 mar 2007 - 19:03 - #4
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    avendo appena finito un corso universitario con degli esponenti illustri dell’aiap conivolti… non posso che essere d’accordo con questo articolo.

  • Profilo di Biba

    Biba

    07 mar 2007 - 19:06 - #5
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    Piccoli passi sì, ma non di iniziative fini a sè stesse. E il punto cruciale è proprio quello che sottolinea Antonio: finchè parleremo solo a noi stessi la situazione rimarrà sempre nello stagno in cui è ora.

  • Lukino

    08 mar 2007 - 01:35 - #6
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    non capisco tutta questa polemica alla polemica… Ok, sicuramente il polverone sollevato è in molti casi fazioso, ma se non si indigna la categoria che di questo si occupa, chi è che dovrebbe protestare, i metalmeccanici?
    Anche questo discorso di “promuovere la cultura visiva” non lo comprendo. Si dovrebbe andare ad imporre ai bambini il gusto del bello? O intendi nel campo degli studi di settore? Perchè in quest’ultimo ritengo che stia a chi vuole imparare l’orientarsi, di scelta ce n’è moltissima e di qualità anche.
    Cosa dovrebbero fare le associazioni con le imprese? Organizziamo la tavola rotonda dei rappresentanti dei grafici e dei designer con i rappresentanti delle piccole e medie aziende: cento persone che non fanno un cavolo introno ad un tavolo. Ma rimbocchiamoci le maniche piuttosto, il lavoro sporco facciamolo noi in prima persona! Andiamo a parlare con i professionisti che lavorano, e cerchiamo di convincerli del valore del nostro operato. Su 20 almeno 19 ci ignoreranno, ma se a quel 5% offriamo un valore, state sicuri che gli altri se ne accorgeranno. Solo con il valore possiamo promuovere il nostro lavoro, non con le chiacchiere, quelle vanno bene tra di noi, ma “là fuori” non gliene frega nulla!

  • boss_frog

    08 mar 2007 - 08:57 - #7
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    francamente mi sembra che la mancanza di cultura visiva sia il minore dei mali in questo paese.
    ..
    il logo non deve sostanziare il vostro paese ideale cari designer, MA deve formalizzare il paese reale.. e il paese reale è semplice, estremamente pop, nero bianco e rosso.

  • boss_frog

    08 mar 2007 - 08:58 - #8
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    ops.. anche verde.

  • Profilo di Antonio Moro

    Antonio Moro

    08 mar 2007 - 10:27 - #9
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    Rispondo a Lukino e altri:

    Parti in un modo e finisci in un altro. Senza rendertene conto mi dai ragione, forse non hai capito o non capisci a cosa dovrebbero servire le associazioni di cui parli.

    “Ma rimbocchiamoci le maniche piuttosto, il lavoro sporco facciamolo noi in prima persona! Andiamo a parlare con i professionisti che lavorano, e cerchiamo di convincerli del valore del nostro operato.”

    Questo senz’altro, ma lo capisci che questo è il lavoro che dovrebbeoro fare le associazioni di cui si parla?

    Quando un logo fatto male viene creato e poi approvato, quando una azienda fa fare la propria immagine coordinata alla moglie del capo, quando nasce un sito fatto dal figlio dell’amico, quando un concorso è gestito di incompetenti, quando ci si sente alieni parlando con il proprio cliente che non ha la benchè minima idea degli argomenti trattati.. di chi pensi sia la colpa? di tutti noi che continuiamo ad isolarci nel nostro cerchietto di elitari “designer”, ci indignamo del facco che gli altri “non capiscono”, ma cosa facciamo noi per cambiare le cose?

    Le associazioni di categoria come AIAP, ADI, ADCI se vai a leggere hanno tutte nella propria presentazione come mission prima il “promuovere”. Promuovere che? cosa si fa per promuovere? un annual promuove cosa? promuove un designer verso altri designer, certo. E’ un inizio.. ma non sono altre le priorità? Non sarebbe più importante promuvere il nostro lavoro, il significato e l’importanza del nostro lavoro, verso i nostri potenziali clienti? non sarebbe più importante promuovere il nostro lavoro, la cultura che sta dietro il nostro lavoro, la cultura visiva nelle scuole?

    E allora iniziative di sensibilizzazione verso le piccole e medie aziende, vero bacino del mondo della grafica, non attraverso tavole rotonde che come giustamente dici tu non servono, ma per esempio con piccole guide spedite a tutti gli iscritti API (mi viene in mente “logo buono, logo cattivo”, o “Cosa posso fare con il mio sito”, o tante altre simili).

    E allora convegni e corsi non unicamente destinati ai designer per autocelebrarsi, ma piuttosto destinati alle aziende per aggiornarsi, per scoprire cosa si puo’ fare e come lo si puo’ fare bene. Cosa si può chiedere a un designer, come capire un lavoro ben fatto, quanto mi costa, cosa non fare, cosa fare.

    E allora andiamo anche nelle scuole, facciamo capire come lavora un designer, facciamo capire cosa vuol dire cultura visiva che non è un’imposizione come mi vieni a dire tu, è un insegnamento! Tu imponi la storia, la geografia, la letteratura nelle scuole o nelle università? no, la insegni. E allora insegnamo anche cultura visiva e facciamo crescere delle persone più sensibili al nostro lavoro, vediamo se tra vent’anni saranno tutti completamente fuori dal mondo come sono ora.

    Si possono pensare mille iniziative di promozione ed educazione. Ci si può muovere in sinergia con le associazioni delle piccole e medie aziende (API, ecc), con le scuole, con le università. BASTA VOLERLO. E io veramente non mi capacito come queste associazioni possano non farlo. Come i loro iscritti paghino una quota per cosa? come ci sia ancora gente che si indigna per un logo mal fatto e non capisce che il problema non è il logo in se, ma la cultura da cui è nato.

  • francesco

    08 mar 2007 - 12:45 - #10
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    Antonio mi sembrava di leggere un riferimento al progetto Ritalia dei blogger, ci avrei visto bene un link espresso dato che poi così il post sembra un attacco contro le Associazioni e non, come mi sembra tu volessi, contro tutte le forme di autoreferenzialità piu o meno di elite.

    Poi non parlare mai piu’ male dei miei amici, ok? :)

  • c151

    08 mar 2007 - 13:02 - #11
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    Anch’io sono dell’idea che questa polemica alla polemica faccia un pò d’acqua, non sono iscritto all’Aiap, però alcuni dei suoi membri non possono che godere della mia stima, mi riferisco soprattutto a SDZ che seguo da quando è nata,che con le sue iniziative è riuscita a scardinare questa specie di omertà tutta Italiana per cui non si sapeva mai che cosa succedesse dietro la porta accanto, del coltivare ciascuno il proprio orticello lontano da occhi indiscreti.
    SDZ è anche un progetto editoriale, volumi come SDZ vol.1 sono tra i pochi esempi di un’editoria Italiana di qualità, non li trovo per niente settari o rivolti ad un pubblico di soli addetti ai lavori, ricordo lunghe polemiche di grafici che li accusavano di non parlare abbastanza di grafica.
    E poi c’è progetto grafico che considero davvero una rivista di qualità, magari pecca un pò nella distribuzione e divento pazzo a trovarla. L’Aiap ha tante anime e animatori, credo che sia l’ultimo dei mali se le comunicazioni visive in Italia non vivono una stagione felice.

  • Lukino

    08 mar 2007 - 13:19 - #12
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    Perdonami Antonio, ma non sono io a contraddirmi, sei tu a farlo…
    Quando dico di sensibilizzare le aziende, intendo proprio di farlo in prima persona! Convegni di aggiornamento per le PMI? Ci sono, si fanno, ma vengono spesso ignorati o ci viene spedita gente senza potere decisionale, mentre “in alto” si resta radicati ad una cultura che ben volentieri spende in attrezzature, ma vede qualsiasi investimento di immagine come una spesa fine a se stessa. E questo è così, nell’80% dei casi, perchè prima di noi è passato qualcuno che ha “venduto” servizi scadenti, loghi “tanto per”, siti fini a se stessi, non inquadrati in un progetto di comunicazione e senza prospettive di ritorno economico valutabili. Dimostrare che quello che faccio io da un valore all’azienda, è compito mio e non di chissà quale associazione!
    Un ultimo appunto per quanto riguarda le scuole: la storia, la geografia, ma anche l’arte, sono qualcosa di relativamente stabile, “accaduto” se volgiamo. Il nostro campo è attuale, dinamico, e almeno io personalmente ritengo che sia il nostro lavoro raggiungere la sensibilità degli utenti, e non formare loro alla nostra. Sennò abbiamo fallito.

  • Profilo di Antonio Moro

    Antonio Moro

    08 mar 2007 - 14:34 - #13
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    SDZ vol.1 è un buon libro a cui ho collaborato anche io. Ma è indirizzato ai designer soprattutto e comunque di difficile reperibilità per le aziende. SDZ è un blog su internet: le aziende non lo leggono di certo o comunque non le piccole e medie aziende che sono il target della stragrande maggioranza dei designer. Progetto grafico è una rivista di settore ben fatta, ma è fatta da designer per designer. Come ho detto non dobbiamo aspettare che siano le aziende a comprare queste cose, ma dovrebbero essere le associzioni ad informarle attraverso mailing diretto cartaceo e corsi (tanto per iniziare). Io parlo di divolguazione alle aziende e nelle scuole, parlo di altro insomma.

    l’AIAP è attiva , come le altre associzioni, nel Designer to Designer, non nella promozione della cultura visiva nel tessuto sociale in cui poi il designer lavora, cosa secondo me fondamentale.
    Hai mai visto un imprenditore di una piccola/media azienda sfogliare l’annual ADCI o Progetto Grafico? cosa ci capirebbe poi? poco o niente. Va creato del materiale studiato per i neofiti, incentrato sull’educazione alla cultura visiva… ma mi sto ripetendo di continuo.

    Per Lukino: quello che dici è verissimo e condivisibile, ma è parte del lavoro che bisogna fare. Il designer è il primo a dover promuovere e spiegare il proprio lavoro sono d’accordissimo con te:
    (mio articolo del 2003)
    http://www.braintwisting.com/articoli.php?id=16

    Hai ragione insomma, non lo metto in dubbio certamente, ma io parlo di altro.

    Per quanto riguarda le scuole: ricordati che ci sono canoni e regole che non cambieranno mai nella comunicazione visiva che vanno promossi e divulgati, non c’è solo qualla parte dinamica di cui parli giustamente.

  • c151

    08 mar 2007 - 14:37 - #14
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    Una postilla, io ai corsi d’aggiornamento per la confindustria non ci ho mai creduto e poi già esistono, ci sono dei gran buffet e Annamaria Testa che illumina la platea sulle nuove categorie di consumatori, sulle strattegie per comprenderli e catturarli…bla bla bla.
    Sarebbe triste se una professione così profondamente legata alle vicende culturali del novecento si mettesse a servizio dell’industria.

  • Profilo di Antonio Moro

    Antonio Moro

    08 mar 2007 - 14:43 - #15
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    Non ho nominato la Confindustria, ma l’API appositamente. Sono le piccole e medie imprese il target e non vanno attirate a convegni con buffet, ma vanno stuzzicate con mailing e meccanismi diversi dal “corso a cui mandare lo stagista perchè me lo ha chiesto l’API”.

  • betta

    08 mar 2007 - 16:35 - #16
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    hem-hem, ma non è che vi sentite un po’ repressi?
    dai dai!!! coraggio!!!

  • betta

    08 mar 2007 - 16:36 - #17
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    un’altra cosa: certo che i tuoi post generano sempre un sacco di commenti!
    viva il confronto!
    ;)

  • Profilo di Antonio Moro

    Antonio Moro

    08 mar 2007 - 17:08 - #18
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    Il confronto e la discussione che nasce nei commenti sono secondo me l’anima di un buon blog. Io esprimo una mia opinione e l’argomento, ma tutti ovviamente sono liberi di pensarla diversamente e di discuterne rimanendo nei giusti toni. Sono contento che quasi sempre ci si riesca e che nascano discussioni costruttive.

  • boss_frog

    08 mar 2007 - 18:45 - #19
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    scrivete commenti troppo lunghi.. e già questo mi fa pensare che non siate dei comunicatori così eccezionali.

  • Re

    23 mar 2007 - 00:04 - #20
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    E’ vero, i commenti sono lunghissimi: troppo lunghi per commentare un logo così schifoso!

  • Siamo tutti italiani.

    29 giu 2007 - 09:43 - #21
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    […] Favoloso. no, dico sul serio: è esattamente quello che serviva in Italia e quello che le associazioni attuali non fanno assolutamente (anche se dovrebbero). Parlo dei soliti, di cui abbiamo già parlato in altre occasioni (ADCI e AIAP, per non parlare di tutte le infinite finte associazioni di webdesign che abbiamo). Perlomeno in questa particolare all’elaborazione degli obiettivi del Consiglio hanno contribuito ADI e Fondazione ADI per il Design Italiano a cui faccio i miei complimenti sinceri. […]

  • 0 punti
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    […] Come chi mi legge sa, io non amo particolarmente le associazioni italiane di categoria, soprattutto quelle legate al design e alla grafica (le uniche di cui parlo per altro): penso senza peli sulla lingua che siano strutture vecchie, organizzate male, che fanno poco o niente di veramente utile per la categoria, che continuino a guardare dentro a se stesse invece che il mondo vero, che in sostanza siano poco utili e a volte anche deleterie. Spesso parlo dell’AIAP, ma ho parlato anche dell’ADCI e dell’ADI. Ho volutamente ignorato le ignobili microassociazioni legate al webdesign che sono nate sull’onda lunga del boom della new economy (vergogna!) e che mi sono ripromesso di non nominare mai (perché spero scompaiano prima che mi sia impossibile resistere ulteriormente). […]

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