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Ma cosa stiamo facendo?

Pubblicato: 22 feb 2007 da Antonio Moro



Social Design Zine, il blog ufficiale dell’AIAP, associazione italiana progettazione per la comunicazine visiva, promuove oggi una provocazione.
In sintesi, visto che i concorsi statali sono visti come un limite e spesso aggirati sottobanco dagli amministratori.. eliminiamoli e finiamola di fingere.

Ora. Sorvolando sulla provocazione, condivisibile o meno, mi pare che si sia perso il punto della situazione. Ma qual’è il vero problema che affligge l’Italia?

E’ la cultura stessa del design che è venuta a mancare e che va recuperata. Togliendo l’obbligo al concorso si risolve pochino secondo me. Certo si elimina una farsa, ma è come dire “togliamo i limiti di velocità, tanto nessuno li rispetta”.

La cultura visiva in Italia è moribonda da un pezzo e la colpa se volete saperlo, è anche delle associazioni di categoria come l’AIAP che quasi mai si sono mosse efficacemente per promuovere una giusta visione al di fuori del ristretto cerchio degli addetti ai lavori.

Fino a quando continueremo a parlare solo a noi stessi e a non cercare di promuovere quello che ci sta a cuore anche alle altre categorie (imprese in primis per esempio) cointribuiremo solo a questa lenta agonia della cultura visiva in Italia.

Dov’è l’AIAP? dov’è l’ADCI?!? state a guardare e le uniche mosse sono commenti indignati in blog letti solo da designer?

Se non vi muovete voi che siete i portavoce di migliaia di professionisti italiani chi altro può farlo?

Promuovere la cultura visiva nelle imprese, promuovere una giusta educazione visiva nelle scuole, negli istituti, nelle università. Questo dovrebbe essere il vostro ruolo per aiutare il lavoro di noi designers.

Vi limitate a fare uscire un annual o a promuovere un concorso: queste iniziative servono solo all’auto incensamento continuo da cui è afflitta la categoria! quanto ancora deve passare prima che ce ne rendiamo tutti conto?

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21 commenti

Commenti dei lettori

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  • sauro spagnol

    22 feb 2007 - 00:42 - #1
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    Probabilmente costoro non si muovono perchè fanno parte dello stesso sistema che ha generato lo scempio odierno, sono sistema e sua parte integrante, occupano la posizone che rivestono per motivi lontani dalla capacità….

  • sauro spagnol

    22 feb 2007 - 00:43 - #2
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    È sempre andata così, andrà sempre così finchè ognuno di noi, avrà il coraggio di rifiutare un lauto compenso di un lavoro commissionato che prevede l’accettazione di compromessi imposti da incompetenti, perchè il cliente ha sempre ragione, perchè il gioco vale la candela, perchè è una marchetta che ogni tanto si può fare. Questo ha spu+++to il nostro mestiere e questo fa sembrare me, un saccente ipocrita intrattabile solo perchè faccio il mio lavoro.

  • Alberto

    22 feb 2007 - 00:56 - #3
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    lauto compenso? il problema oltre ad ingoiare cacca per le schifezze che siamo “costretti” a fare il lauto compenso da mo che si è estinto, ora c’è il compenso da fame.

  • Profilo di Biba

    Biba

    22 feb 2007 - 08:02 - #4
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    Complimenti Antonio concordo pienamente.

  • Domenico Catapano

    22 feb 2007 - 08:46 - #5
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    Ho appoggiato tutta la tua analisi sulla pochezza di quel logo che dovrà rappresentare l’Italia all’estero. Ma da questo momento in poi stento a seguirti. Voglio dire che innanzitutto ADCI e AIAP non rappresentano affatto migliaia di creativi, direi invece alcune centinaia. La stragrande maggioranza dei creativi italiani sta da un’altra parte… sta per conto proprio e non si fa rappresentare affatto. Aggiungi che se l’ADCI ha tra le sue fila il top dei creaivi del mondo della comunicazione pubblicitaria non si può dire lo stesso dell’AIAP. Conosco molti visual designer di grande talento che non sono iscritti all’AIAP. Detto questo, che conta poco, AIAP e ADCI sono autoreferenziali, certo. Ma cos’altro possono fare? Non posso dire nulla dell’ADCI in quanto non ne conosco la struttura e tutto il resto, ma per quanto riguarda l’AIAP non credere che abbiano tutto sto “potere”. E’ inutile prendersela con loro, possono fare e dire veramente poco. Purtroppo il lavoro italiano, il lavoro professionale - fatto da professionisti - in Italia è governato dalle corporazioni, dagli ordini… e purtroppo laddove esiste un albo professionale c’è un maggiore peso in ambito diciamo governativo. Adesso non voglio dire che anche i grafici devono avere il loro albo, assolutamente. Voglio solo dire che da un certo punto in poi sti qua dell’AIAP possono veramente poco. E la cosa che più mi infastidisce è che, buona o cattiva che sia, c’è una proposta/provocazione lanciata da parte loro e noi qui tutti a criticarli senza fare una controproposta. Non è detto ch enoi non possiamo dire la nostra e proporre non dico delle soluzioni ma almeno tracciare un percorso. E’ facile criticare chi fa (nel bene o nel male). Da questo autorevole blog io mi aspetto delle proposte piuttosto che delle critiche. Mi aspetto fermezza e direzione, non un gioco a rimpiattino con l’AIAP o l’associazione bocciofili tal dei tali.
    Con stima,
    Domenico.

  • sauro spagnol

    22 feb 2007 - 09:19 - #6
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    100.000 euro non sono un lauto compenso Alberto?
    E sull’ingoiare cacca hai ragione, ed è proprio quello il problema. Finché si continua ad ingoiare le cose non cambiano.

  • FiGi

    22 feb 2007 - 09:23 - #7
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    Grazie Antonio.

  • Profilo di Antonio Moro

    Antonio Moro

    22 feb 2007 - 10:05 - #8
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    @Domenico.

    Mi autocito:

    Promuovere la cultura visiva nelle imprese, promuovere una giusta educazione visiva nelle scuole, negli istituti, nelle università. Questo dovrebbe essere il vostro ruolo per aiutare il lavoro di noi designers.

    Il problema che sollevo non centra con lo scandalo “logo italia”. Ha radici molto più profonde. E’ la mancanza di cultura visiva in Italia il problema fondamentale.

    Chi puo’ promuovere la cultura visiva in Italia?

    Noi singoli professionisti? certo, ma in misura limitatissima, ai nostri clienti al massimo o poco più.

    Il governo? a quanto pare non ne sono assolutamente in grado, neanche sanno che esiste il problema.

    Le associazioni di categoria come l’AIAP e l’ADCI? assolutamente si!.

    Ti leggo dal sito dell’AIAP, prime righe di cos’è l’AIAP:
    “Promuovere e qualificare l’evoluzione e l’eccellenza del linguaggio grafico in ambito professionale e didattico sono le finalità dell’Aiap.”

    ecco invece le prime righe dell’ADCI:
    “L’Art Directors Club Italiano, o ADCI come lo chiamano tutti dal 1985, anno della sua fondazione, ha come obiettivo primario quello di migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate e di promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi standard all’interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all’estero.”

    Tu mi chiedi cosa possono fare queste associazioni.. beh di sicuro più dello zero di adesso!

    Tavole rotonde con le imprese per promuovere la cultura visiva e l’importanza del design anche nel business: che aspettano a contattare e lavorare insieme a Confindustria per questo punto?

    Le università italiane sono tra le più arretrate per quanto riguarda l’educazione del design: abbiamo le accademie che sono rimaste nel rinascimento con i loro corsi e formano “artisti” invece di aiutare chi vorrebbe diventare designer. Abbiamo il cancro delle scuole private di design e le università pubbliche dormono. Vuoi dirmi che AIAP e ADCI non possono fare nulla? non credo proprio.

    Non mi frega niente di sconti sui software e di essere pubblicato in un libro che leggono 100 persone in Italia. Voglio un aiuto vero alla cultura visiva italiana con iniziative concrete! Se ci fossimo mossi 30 anni fa allora forse ora avremmo un governo più sensibile a certi problemi. Il ministero della cultura avrebbe al suo interno anche esperti di design oltre che una stilista (!?!?!), forse non dovremmo ingoiare lo scandaloso logo presentato ieri.

  • Alberto

    22 feb 2007 - 11:44 - #9
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    mi riferivo ai compensi di tutti i giorni, non ai 100.000 per realizzare il logo IT, cmq ne converrai che di quei 100.000 solo una minima parte arriverà nelle mani di chi ha realizzato materialmente il logo, come scritto nell’articolo di socialdesign, oramai la figura del grafico è diventata opzionale, oscurata da figure manageriali orientate al profitto più che alla creatività, profitto che si intascano queste figure non di certo il grafico sempre più esecutivista sempre meno creativo. (con stipendio da fame)

  • Margherita Urbani

    22 feb 2007 - 11:44 - #10
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    innanzitutto complimenti per i post! forse questo è un altro discorso, ma cito antonio:”Le università italiane sono tra le più arretrate per quanto riguarda l’educazione del design.” madonna quanto è vero! mi manca poco per laurearmi al corso di laurea specialistica (!) in comunicazioni visive e multimediali a venezia (la laurea triennale è in disegno industriale). sebbene pare che questa sia una tra le migliori università d’italia in 5 anni non mi ha lasciato granchè, se non grandi giramenti di **** e frustrazione (perchè noi studenti non siamo proprio scemi: ci accorgiamo che le cose non funzionano). Gli unici (vi giuro!) professori che salvo e che ringrazio non sono ne’ dell’aiap ne’ di altre associazioni che-nessuno-sa-che-cosa-facciano-in-realtà, bensì i professori stranieri (dall’olanda, inghilterra, germania) che hanno metodi di insegnamento diversi (migliori?) e un’apertura mentale che qua ce la sognamo!! anche alcuni italiani non erano male, ma guarda caso tutti con molti anni di esperienza all’estero. non mi meraviglio che sia stato scelto un logo che faccia così cag***, perchè nel nostro bel paese si fa tutto col c*lo.

  • matmot

    22 feb 2007 - 13:28 - #11
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    per quanto mi pare di capire aiap chiede di avere un ruolo più di prim’ordine nell’organizzazione di concorsi di queso tipo, con l’obiettivo di qualificarne le scelte e i risultati. quella di sdz è una provacazione polemica che ci sta benissimo. tutto sommato è vero: se le amministrazioni vogliono favorire gli uni o gli altri, tanto meglio che lo facciano liberamente e alla luce del sole.

  • marco

    22 feb 2007 - 14:35 - #12
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    Ci stiamo lavorando…

  • sauro spagnol

    22 feb 2007 - 15:01 - #13
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    @ Alberto: è vero che chi materialmente realizza in questo caso vede pochi centesimi, ma è comunque lui che su ordine degli unti con millemila soldi va a piegar la schiena e a farsi infilare il peperone verde dove puoi immaginare.
    I compensi di tutti i giorni dici, si certo: quante volte nelle agenzie vedo distruggere proposte meravigliose perchè “il cliente preferisce, il cliente ha detto, il cliente vorrebbe” e avanti così. “Basta che paghi, basta che lavori con noi e gli facciamo tutto quello che gli piace”… prostituzione, così si chiama.

  • Alberto

    22 feb 2007 - 16:53 - #14
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    @ sauro:
    quello che dici è verissimo, ma come uscirne? se io chiedo “troppo” ci sarà sempre qualcuno disposto a chiedere meno, così va il mercato di questo lavoro in italia, il problema per come la vedo io parte da chi investe in comunicazione, che come unico metro di giudizio utilizzana il risparmio, la convinzione in questo paese non è il guadagno che se ne ricaverà dal ritorno d’immagine, ma da quanto riuscirò a risparmiare per comunicare la mia immagine! nessuno sceglie più questa o quell’agenzia o questo o quel designer per la qualità, ma bensì per il risparmio che ne potrà ricavare, si sceglie il preventivo più basso a costo di rendere ridicola la proprià attività, ridicola per chi poi? per l’italiano medio che non distingue un helvetica da un arial? il problema è anche culturale, il buon gusto da noi è morto.

  • Profilo di Larry

    Larry

    23 feb 2007 - 00:32 - #15
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    AIAP?
    ADCI?

    ma come si fa a trovare un neurone uno, tra i pubblicitari italiani. E’ impossibile!

  • Profilo di Biba

    Biba

    23 feb 2007 - 07:53 - #16
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    Noi non siamo pubblicitari.

  • sauro spagnol

    23 feb 2007 - 10:29 - #17
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    Ne esci perdendo 9 lavori su 10 perché hai il piano costi più alto e rischiando di fare la fame per i successivi 10 anni della tua vita.
    Chissà quanti sono disposti a fare così…

  • francesco

    23 feb 2007 - 12:25 - #18
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    “E’ la cultura stessa del design che è venuta a mancare e che va recuperata.” Io credo che non sia in discussiona la nostra cultura del design, altrimenti forse, non si sarebbe alzato un polverone del genere per il “magnifico” logo Italia…

  • Profilo di Biba

    Biba

    24 feb 2007 - 21:31 - #19
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    Macchè francesco. Son bravi tutti a lamentarsi come pecore non lo sapevi? Il 90% di chi si è lamentato su questo blog lo ha fatto seguendo la scia, non certo per una coscienza estetica e progettuale di qualche tipo.

  • Profilo di francesco

    francesco

    26 feb 2007 - 15:47 - #20
    0 punti
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    Mi trovo d’accordo con l’autore del post.

    Facciamo bene a lamentare la scarsa attenzione alla cultura del design, della progettazione grafica, sia del mondo istituzionale che imprenditoriale, ma lamentarsi non basta.

    Bene che si nomini anche l’ADCI, a cui muovo una critica forse un pò personale:

    Che senso ha lanciare concorsi (ADCI Promocard) con il fine di premiare giovani creativi che vivono al margine del mondo della comunicazione, se poi si finisce con il premiare i creativi di Leo Burnett?!

    Un esempio che fa riflettere.

  • Le firme contano?

    07 mar 2007 - 14:30 - #21
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    […] Come ho già detto il giorno dopo della presentazione il problema vero in Italia non è il logo IT, che oramai è un dato di fatto, ma la mancanza di cultura visiva nel nostro paese. E’ un cancro che peggiora di anno in anno e che sforna migliaia di loghi come quello dell’Italia, migliaia di concorsi sballati, migliaia di visual malato che ci guarda ogni giorno. […]

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