
Gli eschimesi sono un popolo strano. Prima di tutto si arrabbiano se li chiamate così. Sul serio. E’ un termine che deriva da un dialetto indigeno dell’America del Nord e significa “fabbricante di racchette da neve”. Io mi arrabbierei. Come se un abitante di Varese venisse chiamato “fabbricante di calzature”: in effetti non è carino.
Chissà se gli eschimesi si innervosirebbero altrettanto guardando il ristorante realizzato dallo studio di Takeshi Hosaka. Inizialmente forse no. E’ un igloo e a loro piacciono. Però è alle pendici del monte Fuji, in Giappone. Il posto si chiama “Hoto Fudo” (che suona un po’ come “cibo caldo”, ironicamente).
La struttura funziona come un’enorme conchiglia: linee morbide con 140 metri quadri adibiti a cucina e 530 per mangiare sotto la parte di igloo che serve da veranda. La particolarità è che il posto non ha aria condizionata, quindi gli avventori, pioggia a parte, devono adattarsi alle condizioni atmosferiche.
Anche l’illuminazione è calibrata in modo da assecondare la luce dei diversi momenti della giornata che filtra attraverso le aperture della struttura e i pannelli curvi scorrevoli al posto delle porte. I tavoli sono tutti identici, in legno e metallo nero con un l’aggiunta di un bancone centrale. Di seguito, una gallery dell’Hoto Fudo
Foto | Koji Fujii/Nacasa & Partners, via
salinalibera
20 gen 2010 - 15:14 - #1Interessante ma…come dobbiamo chiamare quindi gli eschimesi?
intweetion
20 gen 2010 - 17:37 - #2@Salinalibera non so. Io a volte li chiamo Inuit. Ma sbaglio perché è una sola delle due etnie in cui sono divisi. Forse HotoFudo gli piacerebbe.
salinalibera
20 gen 2010 - 18:37 - #3Grazie della risposta!