
Grazie alla spiccata originalità di questo giovane designer italiano chiamato Lorenzo Damiani, abbiamo un prodotto dai toni ludici quanto ambigui. Si parla di Comb-at, un pettine di plastica da taschino che richiama nella sua forma un minaccioso pugnale da combattimento. Anche il nome del prodotto gioca con il duplice ruolo di questo oggetto, infatti la parola “Comb” in inglese vuol dire pettine, il fatto che diventi Comb-at lo riporta a un accessorio “da guerra” più che di bellezza.
Esiste però un progetto parallelo di uno studio tailandese chiamato Studiobo, composto dai designer Panatda Manurasda e Chaiyapruk Tongcham, i quali non hanno fatto altro che ideare lo stesso identico oggetto, con la stessa funzione, e addirittura lo stesso gioco di parole e di significati ambigui, chiamando però il loro pettine Combmando.
Ora sta a voi decidere quale preferite, nel primo caso abbiamo una versione “in rosso”, nel secondo invece abbiamo la scelta di due colori diversi, cioè il nero o il giallo.
Via | design boom
pezzajr
17 apr 2009 - 15:39 - #1Quale preferiamo?!?! Non è nemmeno da chiedere…. Basta guardare le foto per capire che Comb-at è un prodotto pensato da un designer “made in Italy”: elegante, sfuggente, studiato nei minimi particolari…. La bruttissima copia tailandese non solo è per nulla funzionale in un ipotetico utilizzo, ma sembra pure poco studiato esteticamente… Un progetto vero (Comb-at) contro un esercizio di stile alquanto mal riuscito: scegliere è semplice!!
fabioliotta
19 apr 2009 - 12:43 - #2un progetto vero comb-at??? ma dov’è il progetto? l’innovazione? la ricerca? Ha creato l’ennesima spazzatura di cui il mondo (anche del design) è ormai pieno, che motivo c’è di prendere un oggetto che già esiste ed è utile al suo scopo e dargli la forma del coltello, perchè? Questo è un puro esercizio di stile sia quello italiano che tailandese, prendo un oggetto esistente a forma quadrata e lo “stondo” un pò… è questo è design?
ma...
19 apr 2009 - 13:16 - #3Questo “giovane designer chiamato Lorenzo Damiani” è uno dei (pochi) designer under 40 italiani riconosciuti a livello internazionale; non è un ragazzino appena uscito dal liceo…
Poi la frase “nel primo caso abbiamo la versione rossa e nel secondo gialla e nera” è davvero interessante. Non si vedeva dalla foto, per fortuna è stato scritto…
lorenzo damiani
19 apr 2009 - 14:27 - #4…anche con il progetto OnlyOne mi era stato detto, su questo blog, che era un’idea da ragazzino del liceo o simile. Quando ho progettato un feltrino in molti hanno detto che rappresentava un’assurda banalità. Oppure con la lampada Packlight ne ho sentite di peggio. Le ricerche si sviluppano su diversi livelli e non sempre vengono comprese. Questo pettine da borsetta rappresenta un pensiero sugli oggetti ibridi che sto sviluppando da diversi anni in cui rientrano alcuni progetti come il primo esperimento fatto con Campeggi nel 2001. Mi dispiace solo vedere tanta cattiveria nei commenti. Anche per altri designer intendo.
In effetti, progettualmente, mi sento un ragazzino appena uscito dal liceo con la possibilità di sperimentare e magari anche sbagliare. Solo chi rimane sempre nell’orticello progettuale di casa è salvo dalle critiche.
ma...
19 apr 2009 - 15:06 - #5Forse mi sono espresso male. Intendevo segnalare all’autrice che non si può definire un importante progettista italiano come “giovane designer chiamato Lorenzo Damiani”, proprio perchè non si sta parlando del progetto di un ragazzetto. E’ chiaro che da un designer come Lorenzo Damiani non nascono progettini, ma ricerche sicuramente più complesse e articolate che non possono essere presentate in questo modo da un blog di design.
fabioliotta
19 apr 2009 - 20:31 - #6qui parliamo del progetto in questione e non della persona, nessuno vuole sminuire il valore umano e professionale, detto questo vi dico che questo oggetto è un esempio di cosa non dovrebbe essere il design, è la riproduzione di se stesso, pescare tra l’esistente per creare un oggetto fotocopia e intasare gli scaffali e i canali pubblicitari di oggetti fotocopia, ci sono milioni di oggetti che andrebbero rivisti perchè non funzionano come dovrebbero, o che potrebbero essere migliorati non sicuramente badando al solo aspetto formale ma anche ripensando la funzione, la distribuzione l’impatto ambientale, il packaging
elfeliz
20 apr 2009 - 10:45 - #7Non posso che quotare fabioliotta…
matteo00
20 apr 2009 - 14:11 - #8“Una grossa molletta della biancheria, di mogano e ottone, come fermacarte. Un sasso di gommapiuma come fermacarte per la posta aerea. Un enorme guscio di noci come portanoci. Un enorme peocio come portapeoci, un enorme cucchiaio per portare in tavola i cucchiaini da caffè, una piccola urna cineraria, di marmo, come portacenere. Ormai mi gira la testa, non so più se quello che vedo è quello che è, non so se mettere la cenere della sigaretta nella mano o la lampadina nella zuppiera. Cosa posso dire a questa nostra amica che mi ha chiesto un suggerimento? Se siamo già a questo punto a natale, cosa faremo a carnevale? Comunque io dirò: compriamo una pipa che sia una pipa, accendiamo con un fiammifero che sia un fiammifero, un candeliere che sia un candeliere, prendiamo del tabacco che sia tabacco, mettiamolo nella pipa-pipa. Il tutto su un vassoio che sia un vassoio, sul tavolo-tavolo vicino alla poltrona-poltrona e leggiamo un bel libro-libro.”
Bruno Munari, Arte come mestiere, Economica Laterza, pag 172-173
fabioliotta
20 apr 2009 - 15:14 - #9condivido!