Continua il blogging dell’esposizione sul writing milanese Mi name is di Triennale Bovisa, con le interviste realizzate per il catalogo in edizione limitata: ecco cosa ha scritto Federico Sarica del negozio King Kong.
I writer che ho conosciuto io se ne sbattevano alquanto dei famosi codici del writing incisi sulla pietra sacra della cultura hip hop. Graffiti si graffiti no, monumenti si monumenti no, stile si stile no, evoluzione si evoluzione no; mai sentito fare questo tipo di discorsi. Birra, calcio, canne, discoteche, parchetti (tanti parchetti), scuola, disoccupazione, “tipe” (così i giovani chiamavano gli esseri umani di sesso femminile a cavallo fra il XX e il XXI secolo), scarpe da ginnastica. Erano questi gli argomenti che riempivano le lunghe attese mie e dei miei amici, e che facevano di noi delle persone comuni, mentre un esercito di autonominatisi soldati difensori della cultura di strada li additava come vandali/paninari/blasfemi in cerca di facile fama. Che un po’ è anche vero, ma qualcuno ci deve ancora spiegare cosa c’è di male. Io ho sempre vissuto questo “scazzo” (così i giovani chiamavano i litigi fra persone a cavallo fra il XX e il XXI secolo) fra writer ortodossi e i miei amichetti vandali con le palle, come un sottoinsieme di un più ampio scontro generazionale. Quando pensi di aver inventato una cosa, o di averla importata per primo nella tua nazione, ti dà oggettivamente fastidio che dopo qualche anno un ragazzetto se ne esca fuori con quella cosa, non fatta meglio per carità, ma diciamo più “efficace”. Allora punti i piedi e ti rifai a dei codici non scritti per additare il giovine eretico e bruciarlo sulla pubblica piazza. Dimenticando, però, che è l’irriverenza la forza del tuo credo; la rottura dei codici. Se a questi scontri “verticali”, aggiungiamo quelli “orizzontali” di ordinaria delimitazione del territorio, si arriva a capire bene che è dal dinamismo della competizione, che il writing ottiene gran parte della sua immortale energia. E come in tutte le situazioni, quando si inizia a parlarne troppo, l’energia cala. Questo ho sempre apprezzato dei miei amici con la bomboletta; una visione umile e operaia della propria passione. Fatti e non parole.
I writer che ho conosciuto io, sono tutte persone che, in un modo o nell’altro stanno riversando nel fiume della loro vita, consistenti surrogati di quei momenti. C’è chi ne ha tratto l’energia per fare l’artista a tempo pieno, chi ha messo la creatività al soldo del $oldo e c’è chi è rimasto se stesso e basta, ma che quell’esperienza ha reso un se stesso migliore. La loro personalità ne ha giovato così come il loro gusto, il loro sarcasmo e la loro originalità. Insomma, la loro firma li ha resi più riconoscibili nella vita. Qualsiasi essa sia. Obiettivo centrato.
I writer che ho conosciuto io firmano o firmavano: DUMBO, SHAMPO, PANDA, GEES, FICA, SPYCE, CLEPH, DANCE, RISK, ONEMAN, SNIPER. E in tantissimi altri modi che, per sintesi, non sto qui a elencare. Grazie a loro per il notevole arricchimento personale.
souper
26 nov 2006 - 01:40 - #1ha conosciuto i migliori a mio parere
francesco
26 nov 2006 - 15:43 - #2Bravo Souper, si vede che non ci capisci una mazza…
GUZ
02 dic 2006 - 10:26 - #3Io sono uno dei TKA …Una crew del 1990 di Milano.
Ti posso assicurare che tutti i writers che ho conosciuto io, sono tutte persone che, in un modo o nell’altro stanno ancora scontando psicologicamente, quei momenti devastanti vissuti.
E’stato splendido e unico
GUZ
para
19 dic 2006 - 12:40 - #4Questo qua è il Fede dei Lyricalz…ricordate?
MAGIC MOMENT
19 dic 2006 - 17:23 - #5Certo è proprio lui, il grandissimo FEDE dei grandissimi LYRICALZ !!!
Perchè siete spariti ? Perchè ?
Non ci dormo la notte….
Lyrico
23 feb 2007 - 03:27 - #6FEDE ma sei proprio tu?!?! Eri e resti il numero uno!