Italia: Design_kit è un’iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia delpanorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è l’Industrial designer Diego Vencato di Milano, invitato da Paolo Lucidi e Luca Pevere di Lucidipevere.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Sono Diego Vencato, nato nel 1977 e non faccio il designer, ma sono un designer… c’è differenza. Non vuole essere un’affermazione “da arrivato”, significa solo che non si parla semplicemente di un’attività, ma di un modo di pensare, di rapportarsi al mondo: si è designer continuamente e in tutto. Questo atteggiamento è un pregio e un difetto: a volte i miei amici dicono che esagero…giusto un po’. Mi piace vedere il mondo in questa prospettiva: è la mia, è la sola che conosco.
Italia Design_kit di Diego Vencato

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Ha avuto fondamentale importanza l’influenza di mio padre. Non sapeva cosa fosse il design, ma sapeva molto bene cosa voleva dire progettare. Avevo otto anni e mia madre aveva bisogno di una macchina nuova. Allora mio padre andò dallo sfasciacarrozze, acquistò due auto dello stesso modello – una incidentata sul fronte e l’altra sul retro – le tagliò a metà e unì le due parti in buone condizioni che aveva così recuperato. Questa è “magia”.
Presentaci il tuo progetto più interessante, quello a cui tieni di più, quello che più ti rappresenta.
Per il momento il mio progetto più interessante è “A/R”, la madia che ho realizzato con Horm nel 2007 e che, nello stesso anno, ha vinto il 1° premio Young&Design. L’elemento fondamentale del mobile è l’anta: è costituita da un sandwich di legno e tessuto tecnico dello spessore di 2 mm, non ha cerniere e l’apertura/chiusura è automatica. Il tutto senza alcun meccanismo, giocando solo con pesi ed equilibri. Il pezzo è stato poi esposto alla Triennale di Milano nella mostra Surprising wood. Dal un punto di vista del linguaggio espressivo il mobile è riconoscibile, quasi archetipico, e quindi fa parte della memoria collettiva. Dal punto di vista tecnologico l’innovazione nella dinamica di apertura/chiusura è importante. La parte che più mi entusiasma, però, è il rapporto tra soggetto e oggetto: la sensazione che si prova nell’aprire e chiudere l’anta è emozione, è sensualità.
Progetti per il futuro.
Progetti per il futuro? …meno sono prevedibili, più interessanti sono; altrimenti sarebbe una noia. In ultima analisi, comunque, quello che desidero è potermi voltare indietro ed essere contento di ciò che ho fatto.
Qual’è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
Non mi era mai capitata una domanda di questo tipo, vuol dire che la crisi si sente veramente! Nessun “superpotere”, solo una gran forza di volontà e il pensiero che è meglio farsi le spalle grandi adesso piuttosto che trovarsi impreparati in età matura. Sarà vero? Ai posteri…
Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Nessuna follia, ricordiamoci che sono solo oggetti. Comunque mi piace molto la “easy chair PK-22” di Poul Kjærholm, 1955.
Quale consiglio quale consiglio, dritta, suggerimento, trucchetto, daresti ad un giovane designer alle prime armi.
Studiare, studiare, studiare … e mettersi continuamente in discussione. Essere un designer significa influenzare con la propria opera il vissuto di tutti. E’ un ruolo culturalmente importante e, di conseguenza, la preparazione (storica, sociale, tecnica…) è fondamentale e deve fare parte dell’etica del progettista. I trucchetti non mi piacciono: funzionano una volte, due, ma poi…
Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.
matteo00
02 apr 2009 - 13:36 - #1secondo me sei bravo
lobetti
02 apr 2009 - 18:47 - #2mi sa che con quel letto non sarà possibile influenzare con la propria opera il vissuto di tutti. Comunque in bocca al lupo, il mobile per horm è curioso.
Carlo Giudici
02 apr 2009 - 23:06 - #31-esaltato e presuntuoso per la prima risposta 2-per la seconda ok.. 3-progetto sicuramente scarsamente interessante rispetto agli altri progetti che son stati presentati..basta vedere il podio 4-banalità nella quarta! 5-ti è stata fatta una domanda precisa hai risposto? 6-ok concordo 7-per la settima concordo con “lobetti” sul fatto che con quel letto e altri tuoi progetti influenzare con la propria opera il vissuto di tutti sarà moolto dura…conclusione voto 5. Claudio Giudici
elenaf.
03 apr 2009 - 13:02 - #4non mi piace
RicK Nation
03 apr 2009 - 17:00 - #5In tutte le immagini che ho visto non ho trovato nulla di veramente nuovo, che possa davvero proporsi sul mercato come NOVITA’
Mi chiedo quando si progetta qualcosa se lo si fa per essere Uno fra i Tanti, con l’intenzione di esserci e basta oppure con l’intento di distinguersi tra gli altri.
Anche il concept di telefono mi sembra decisamente standard
matteo00
03 apr 2009 - 17:28 - #6io credo che proprio con uno stile semplice e pulito si possibile influenzare maggiormente la gente. E’ molto più facile che le persone comprino questo letto piuttosto che uno di novembre, semplicemente perchè la maggior parte delle persone o non hanno il denaro o non hanno l’estro. Uno stile semplice avrà sempre successo in termini economici e quantitativi. Possiamo discutere sull’originalità, sulla bellezza e su tutto quello che si vuole ma la verità è che le persone normali, la massa, che di design d’interni non ci capisce nulla e che possiede dei gusti rozzi e non allenati da necessità professionali, preferirà sempre dei mobili normali, senza nulla di particolare, anonimi, e al limite opterà per qualcosa di originale solo come “eccezione che conferma la regola” di normalità, solo come “tocco” di orginalità. Le case delle persone normali, del 99% delle popolazione, non sono case “di design”, arredate con mobili di alto design, costosi e/o di creativi famosi, sono case di persone che vogliono la normalità, che desiderano una casa rilassante ma senza troppe particolarità, in primo luogo perchè loro stessi creativamente non hanno nulla di particolare. La maggior parte della gente non ha raffinati gusti artistici, nè competenze di questo genere, ha solo un desiderio di avere una casa che sia un isola di quotidianità non appena staccano dal lavoro, un’isola familiare e tenue, non sentono la necessità di avere una casa piena di stimoli creativi, di forme eccentriche, di colori poeticamente accostati e, in definitiva, non sentono il bisogno di avere una casa bella secondo il gusto degli addetti ai lavori perchè, alla fine, non hanno alcun bisogno di mettere in discussione la loro idea di bellezza e non ci pensano proprio ad avere una casa che con la sua artisticità li faccia riflettere in modo per loro insolito, perchè hanno altro da fare ora come avevano altro da fare prima. E noi tutti dovremmo sempre ricordarci che il design non è un’arte fine a sè stessa. Se non c’è il mercato a supportarla una sedia può essere rivoluzionaria e innovativa quanto si vuole ma non entrerà in produzione, oppure verrà ritirata in poco tempo. Per cui, tornando all’inizio, credo che sia molto più probabile che, a conti fatti, designer come questo siano i veri creativi che con le loro opere (anonime) accompagnano le vite delle masse. Per buttarla sul ridere? Il designer che progetta le poltrone per quelli di mediashopping e per quelli di “poltrone & poltrona” inflenza più vite di quante ne influenzano arad e starck messi insieme