Italia: Design_kit di Federico Pezzini

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Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.

L’ospite di oggi è l'Industrial designer Federico Pezzini dello Studio Playdesign di Milano, invitato da Cristina De Agostini

Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Nasco a Chiavenna, in provincia di Sondrio nel 1979. Nel 2006 mi laureo in Industrial Design presso il Politecnico di Milano discutendo una tesi di progetto riguardante lo studio di uno spazio polifunzionale dedicato alla riscoperta e alla promozione turistica della mia terra. Di animo razionalista, prediligo l’ideazione e la progettazione di oggetti funzionali che coniughino al meglio Design ed ingegnerizzazione del prodotto. Credo nella necessità di “toccare con mano” ciò che penso, quindi amo realizzare modelli reali e maquette. Nel 2007 ho fondato con Cristina De Agostini lo Studio Playdesign, all’interno del quale ci occupiamo della progettazione di oggetti, accessori per l’infanzia, complementi d’arredo, accessori per la persona e oggetti promozionali per diverse aziende, oltre alla realizzazione di maquette di nostri progetti o per conto terzi. Dall'inizio del 2008, con l’arrivo di Flavia Dalla Pellegrina all’interno del team, ci occupiamo anche di grafica, web design, progettazione e realizzazione di espositori e stand. Parallelamente svolgo attività di Cultore della Materia in un corso pratico di Design presso il Politecnico di Milano, insegnare è sempre stato un mio sogno, fare l’assistente è un modo per cominciare! Come si può notare sono tutte cose che prevedono l’interazione e un rapporto stretto con collaboratori, clienti, produttori, modellisti, tecnici: questo è uno degli aspetti che più mi piacciono del mio lavoro, o meglio, del mio stile di vita.

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Indubbiamente la mia formazione pre-universitaria ha lasciato un’impronta importante nel mio modo di lavorare e di affrontare qualsiasi progetto. Studiare ebanisteria e lavorare per anni come artigiano in un piccolo laboratorio di falegnameria mi ha concesso di conoscere tecniche, utilizzare materiali tradizionali e innovativi, apprendere trucchi e rapportarmi con un processo produttivo che va dall’ideazione alla realizzazione, dal rapporto col cliente a quello con i fornitori. Questa esperienza mi permette di affrontare ogni progetto, ogni cliente, ogni avventura con serenità e sicurezza dei miei mezzi e delle mie capacità, sia che si tratti di progettare un pouf per una festa privata, sia che si tratti di uno stand per un importante gruppo bancario. Ma più che le esperienze sono le persone con cui ho avuto modo di lavorare e confrontarmi che mi hanno dato una direzione e mi hanno concesso di crescere e di poter dire con orgoglio che, a ventotto anni è bello lavorare nel proprio studio, circondato da un team validissimo e stimolante, con clienti e collaboratori che apprezzano il tuo lavoro.

Progetti per il futuro.
In questo periodo, all’interno di Playdesign ci stiamo occupando della progettazione di uno stand fieristico e della comunicazione pubblicitaria per conto di un importante gruppo bancario, seguiamo la realizzazione di alcuni siti internet per aziende o privati e portiamo avanti alcuni progetti che riteniamo interessanti, in attesa di trovare qualcuno che voglia scommettere su di noi! Da poco abbiamo intrapreso un percorso di collaborazione con l’azienda Toffoli Light, che ci porterà ad essere presenti nei loro prossimi cataloghi con diverse serie di lampade. È difficile scegliere il progetto a cui tengo maggiormente, e il motivo si trova alla fine di quest’intervista; cito solamente quelli che mi hanno dato maggiori soddisfazioni fino a ora, non me ne vogliano gli altri! H2OME ci ha regalato, per la prima volta, un primo premio; Chilometri Puliti mi ha permesso di realizzare un sogno, essere presente in una mostra in Triennale; amo Imparosario per quanto sa essere utile e provocante nello stesso tempo, Tapparello è quello che ha ricevuto più complimenti, Cioccolatini è quello che più di ogni altro progetto in stand-by vorrei vedere realizzato, Old Style è quello in cui credo maggiormente. Per quanto riguarda il futuro vorrei che assomigliasse al presente. Prima di andare in pensione progetterò un orologio da polso (sfida interessante), delle porte per interni (non ne ho ancora vista una che mi piaccia veramente), una sedia (perché alla fine la fanno tutti) e un cono per il gelato (mi sporco sempre…).

Qual'è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
A parte i pizzoccheri cucinati da mia madre, che sono un toccasana per la mente e per il corpo in qualsiasi momento, credo che la forza di volontà sia il mio punto di forza. Essere in grado di andare avanti fino al raggiungimento di un obiettivo penso sia una condizione necessaria per avere successo, o almeno per non avere dolorosi rimpianti o rimorsi. Tra i superpoteri metto anche le mie colleghe attuali: Cristina e Flavia sono quel pizzico di follia e spensieratezza che a volte mi servono, e che aiutano a superare ogni difficoltà, lavorativa e non.

Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Credo che nel contesto in cui viviamo nessun oggetto sia meritevole di una follia, o sia strettamente necessario per rendermi pienamente felice e appagato. Devo comunque ammettere che mi piace acquistare, soprattutto nei mercatini dell’usato o tra bancarelle di paese, oggetti che hanno fatto o che, a mio modo di vedere, faranno… la storia del design. Senza dubbio ci sono degli oggetti che meritano ammirazione e desiderio: parlando di icone del design italiano non posso non citare la radio TS502 o il televisore Black di Zanuso-Sapper per Brionvega, la poltrona Sacco e la poltrona Joe, la vecchia 500, la prima Vespa, la lampada Falkland o alcuni orologi disegnati da Castiglioni per Alessi. Dei nostri giorni apprezzo molto il carattere e le doti degli oggetti Dyson, le sedute di Stokke (favolosa la poltrona “multiuso” Gravity) e la straordinaria eleganza di 'quasi' tutti gli oggetti marchiati Apple. Parlando di “colleghi”, direi che i Castiglioni e Zanuso per il passato e Starck nel presente hanno uno stile esemplare; meriterebbero l’acquisto in blocco di tutta la loro produzione!

Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
Più che un consiglio mi permetto di elencare quello che ho fatto, che sto facendo o che non ho ancora avuto il tempo di fare nel mio percorso verso il design. Credo che non ci si debba stancare mai di studiare, studiare tanto, scegliere bene i propri insegnanti, leggere, osservare, parlare, ascoltare gli altri, ascoltare i rumori della città, ascoltare tanta musica, toccare con mano qualsiasi cosa, collezionare materiali, immedesimarsi negli altri, meglio se sconosciuti, fare, fare con le proprie mani, imparare a fare di tutto, imparare a ragionare, imparare a proporsi, imparare a vendersi, disegnare, schizzare, modellare, giocare, rimettersi in gioco, rischiare, confrontarsi con gli altri, confrontarsi con una donna, viaggiare, difendere le proprie idee quando si credono valide, non dimenticare mai le proprie origini, “rompere le scatole”, soprattutto saper scegliere le persone giuste a cui “rompere le scatole”. È importante sapere lavorare in gruppo, saperlo scegliere e sentirsi parte integrante ed essenziale di un team, meglio se con almeno una donna all’interno. Non bisogna aver paura quando ci si scontra con altri team forti: la tanta concorrenza deve essere uno stimolo, non un freno. Bisogna amare i propri progetti, tutti e senza preferenze. Ogni frutto della propria mente deve essere considerato come un figlio: viene da te, ti può regalare gioie o dolori, può avere più o meno successo, può essere apprezzato o disprezzato, ma lo devi sempre difendere con orgoglio. Anche perché loro vivranno più di te, avranno modo di girare il mondo più di te e parleranno di te e per te a chiunque lo voglia. Ma soprattutto non bisogna smettere mai di pensare e vivere come un designer: l’idea geniale può venire in ogni istante, bisogna saperla riconoscere e non farsela scappare!

Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.

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