Italia: Design_kit di Nicolò Taliani

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Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.

L’ospite di oggi è il designer Nicolò Taliani, nato a Vienna da madre Inglese e padre Italiano che si divide tra Londra e Milano, invitato da Sandro Meneghello e Marco Paolelli dello Studio MeneghelloPaolelli.

Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Mi considero un designer che cera di progettare in modo onesto, utile e umano, mettendo il mio carattere e le mie convinzioni in quello che faccio. Spesso diventano popolari oggetti di bassa qualità, pensati male e talvolta inutili, oggetti progettati per vendere/fare tendenza e sorridere una volta … al momento dell’acquisto … ma che non sono utili all’ambiente in cui viviamo in modo positivo e soprattutto duraturo. Nell'approccio al lavoro mi piace dividermi tra progetti di industrial design che devono rendere conto di costi e modalità di produzione e progetti più artigianali di serie piccola e media. Un approccio condiviso da tanti designer del calibro di Sottsass, Shiro Kuramata, Vico Magistretti o Jasper Morrison. Non credo che il fare l’uno precluda fare anche l’altro, quando il comune denominatore è la qualità e l’utilità del prodotto finale. Mi piace definirne le priorità progettuali analizzando la tipologia ed i requisiti dell’oggetto in base all'uso e alla destinazione finale, in questo modo creo uno spectrum che determina il giusto mix di utilità e impatto estetico-culturale necessario. Insomma sono una sorta di mix tra un artigiano e un ingegnere.

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Sicuramente gli ultimi anni passati a studiare, a scoprire chi sono e cosa voglio, insieme alle piccole esperienze quotidiane, hanno influenzato il mio modo di pensare. Quello che comunque guida il mio approccio progettuale è la responsabilità morale che sento di avere nei confronti del mondo e della società nella quale opero. Questa mi spinge alla ricerca della qualità e della soluzione più giusta per limitare i danni che a mio avviso il progresso è capace di portare. Partendo dall'osservazione dei meccanismi che muovono il mondo, cerco di capire cosa mantenere e cosa invece cercare di cambiare con il mio piccolo contributo proiettato nel futuro. Per esempio non trovo giusto fare costruire ad un architetto di nome Calatrava un ponte a Venezia che non ha niente a che fare con la cultura locale passata, presente e futura, perché come progettista io non potrei mai fare qualcosa per il puro esercizio mediatico.

Progetti per il futuro.
In questo momento sto lavorando sull'etichettatura dell'immagine corporativa di un azienda vinicola ed in parallelo sto ingegnerizzando una serie di lampade ispirate alla mia Lampada No.1, che verrà prodotta in serie. Dovremmo essere pronti per la vendita a Dicembre. Pensando a quello che mi rappresenta veramente, essendo ancora alle prime armi, probabilmente è il mio percorso di cui potete farvi un'idea dalla gallery e soprattutto la voglia di crescere e migliorare. Se devo proprio pensare a cosa mi rappresenta in questo momento allora debbo dire che saranno le soluzioni tecniche ed i miglioramenti eseguiti per risolvere le numerose problematiche che renderanno la Lampada No.1 adatta alla produzione in serie.

Qual'è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
Beh, ho passato momenti di incredibile stress, sdraiato sul tavolo da lavoro in compagnia del compagno del mio primo studio... chiedendomi: "ma chi me lo fa fare? ne vale veramente la pena?" Ahimè… fino ad ora rifarei tutto. Non ho mai veramente lavorato in uno studio di disegno industriale, ma ho sempre fatto qualcosa che avesse a che fare con la progettazione/creazione di qualcosa. Ho prodotto videogiochi, fatto 3D e progetti per architetti... Se dovessi dare un consigli, sarebbe quello di non fermarsi mai: di imparare di grafica, architettura, arte, modellismo, di non avere fretta di mettere qualcosa in produzione, perché per diventare un disegnatore autonomo ci vogliono almeno 3-5 anni di duro lavoro.

Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Non credo farei follie per nessun oggetto di design. Per essere soddisfatto, mi basterebbe uscire a comprare una Air chair di Jasper Morrison, costa 35 euri. Le follie le farei per vedere un mondo migliore, un mare pulito e gente responsabile ed educata.

Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
Gli direi di chiedersi il perché di tutto. Di chiedersi la ragione per la quale si vuol fare questo lavoro. Aggiungere un prodotto nuovo in questa bolgia di oggetti spesso inutili che inquinano il nostro modo e' una grossa responsabilità. Una volta trovata una risposta soddisfacente allora questa persona avrà trovato la sua direzione... credo.

Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.

Design_kit di Nicolo Taliani
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