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Italia: Design_kit di Nicolò Taliani

Pubblicato: 16 set 2008 da Cut-tv

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1 LAMPADA_1_2007

Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.

L’ospite di oggi è il designer Nicolò Taliani, nato a Vienna da madre Inglese e padre Italiano che si divide tra Londra e Milano, invitato da Sandro Meneghello e Marco Paolelli dello Studio MeneghelloPaolelli.

Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Mi considero un designer che cera di progettare in modo onesto, utile e umano, mettendo il mio carattere e le mie convinzioni in quello che faccio. Spesso diventano popolari oggetti di bassa qualità, pensati male e talvolta inutili, oggetti progettati per vendere/fare tendenza e sorridere una volta … al momento dell’acquisto … ma che non sono utili all’ambiente in cui viviamo in modo positivo e soprattutto duraturo. Nell’approccio al lavoro mi piace dividermi tra progetti di industrial design che devono rendere conto di costi e modalità di produzione e progetti più artigianali di serie piccola e media. Un approccio condiviso da tanti designer del calibro di Sottsass, Shiro Kuramata, Vico Magistretti o Jasper Morrison. Non credo che il fare l’uno precluda fare anche l’altro, quando il comune denominatore è la qualità e l’utilità del prodotto finale. Mi piace definirne le priorità progettuali analizzando la tipologia ed i requisiti dell’oggetto in base all’uso e alla destinazione finale, in questo modo creo uno spectrum che determina il giusto mix di utilità e impatto estetico-culturale necessario. Insomma sono una sorta di mix tra un artigiano e un ingegnere.

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Sicuramente gli ultimi anni passati a studiare, a scoprire chi sono e cosa voglio, insieme alle piccole esperienze quotidiane, hanno influenzato il mio modo di pensare. Quello che comunque guida il mio approccio progettuale è la responsabilità morale che sento di avere nei confronti del mondo e della società nella quale opero. Questa mi spinge alla ricerca della qualità e della soluzione più giusta per limitare i danni che a mio avviso il progresso è capace di portare. Partendo dall’osservazione dei meccanismi che muovono il mondo, cerco di capire cosa mantenere e cosa invece cercare di cambiare con il mio piccolo contributo proiettato nel futuro. Per esempio non trovo giusto fare costruire ad un architetto di nome Calatrava un ponte a Venezia che non ha niente a che fare con la cultura locale passata, presente e futura, perché come progettista io non potrei mai fare qualcosa per il puro esercizio mediatico.

Progetti per il futuro.
In questo momento sto lavorando sull’etichettatura dell’immagine corporativa di un azienda vinicola ed in parallelo sto ingegnerizzando una serie di lampade ispirate alla mia Lampada No.1, che verrà prodotta in serie. Dovremmo essere pronti per la vendita a Dicembre. Pensando a quello che mi rappresenta veramente, essendo ancora alle prime armi, probabilmente è il mio percorso di cui potete farvi un’idea dalla gallery e soprattutto la voglia di crescere e migliorare. Se devo proprio pensare a cosa mi rappresenta in questo momento allora debbo dire che saranno le soluzioni tecniche ed i miglioramenti eseguiti per risolvere le numerose problematiche che renderanno la Lampada No.1 adatta alla produzione in serie.

Qual’è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
Beh, ho passato momenti di incredibile stress, sdraiato sul tavolo da lavoro in compagnia del compagno del mio primo studio… chiedendomi: “ma chi me lo fa fare? ne vale veramente la pena?” Ahimè… fino ad ora rifarei tutto. Non ho mai veramente lavorato in uno studio di disegno industriale, ma ho sempre fatto qualcosa che avesse a che fare con la progettazione/creazione di qualcosa. Ho prodotto videogiochi, fatto 3D e progetti per architetti… Se dovessi dare un consigli, sarebbe quello di non fermarsi mai: di imparare di grafica, architettura, arte, modellismo, di non avere fretta di mettere qualcosa in produzione, perché per diventare un disegnatore autonomo ci vogliono almeno 3-5 anni di duro lavoro.

Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Non credo farei follie per nessun oggetto di design. Per essere soddisfatto, mi basterebbe uscire a comprare una Air chair di Jasper Morrison, costa 35 euri. Le follie le farei per vedere un mondo migliore, un mare pulito e gente responsabile ed educata.

Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
Gli direi di chiedersi il perché di tutto. Di chiedersi la ragione per la quale si vuol fare questo lavoro. Aggiungere un prodotto nuovo in questa bolgia di oggetti spesso inutili che inquinano il nostro modo e’ una grossa responsabilità. Una volta trovata una risposta soddisfacente allora questa persona avrà trovato la sua direzione… credo.

Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.

Design_kit di Nicolo Taliani
1 LAMPADA_1_2007 2 STADIO_PRODUZ_2008 3 TAVOLO_20044 SEDIE_2004 5 SEDIA_2004 6 CESSETTO_2004

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10 commenti

Commenti dei lettori

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  • UnicaTh

    16 set 2008 - 14:11 - #1
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    La lampada n°1 di Nicolò Taliani è identica alla GLAM T3 prodotta da Prandina e disegnata da Luc Ramael nel 2005: DOVE STA IL DESIGN DI CUI SI PARLA TANTO?

  • mariagaia

    16 set 2008 - 14:55 - #2
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    unica th..hai ragione ma chissene frega..tutto è uguale a tutto..ma si..tanto il design è questo..non ti far del sangue marcio..

  • Dizign

    16 set 2008 - 15:17 - #3
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    @mariagaia
    Qua nn si sta parlando di similitudini o di prodotti che hanno dei tratti in comune. Qua si sta parlando di vero e proprio plagio e per di più il designer in questione la racconta come se fosse una sua grande idea. Dalle sue stesse parole: “Se devo proprio pensare a cosa mi rappresenta in questo momento allora debbo dire che saranno le soluzioni tecniche ed i miglioramenti eseguiti per risolvere le numerose problematiche che renderanno la Lampada No.1 adatta alla produzione in serie.”
    Taliani lo vuoi un consiglio visto che hai tanti problemi di industrializzazione??? Comprati la lampada Glam T3 e rivendila direttamente, tanto la tua è solo un plagio dell’altra!
    E un’ultima cosa. Queste copiature indiscriminate dovrebbero farci riflettere invece di disprezzare tanto i cinesi…siamo noi i primi a copiarci e a sbandierare una copiatura come una grande idea!! Vai Taiani viva le nuove idee!!!!

  • p_v

    16 set 2008 - 18:28 - #4
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    hai 31anni…
    ah i bouroullec!

  • tap

    17 set 2008 - 08:27 - #5
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    Leggendo sul sito

    Nella Lampada No.1 Il cavo colorato (5m lunghezza) e raccolto nella base in Pyrex . E quindi possibile allungare o accorciare il cavo a seconda delle esigenze. Il cavo in eccesso viene infilato nella base trasparente agendo in tal modo da elemento decorativo. Sopra al paralume e’ situato un elegante disco metallico che agisce da variatore.

    Mi pare che la lampada di Prandina non abbia piu’ di 1 metro e mezzo ed un dimmer sul cavo? Poi e aperta sotto.

  • Nicolo Taliani

    17 set 2008 - 08:56 - #6
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    Allora, non e da me, ma cerchero’ di spiegare, poi ognuno si faccia la sua idea chiaro. Qui si vedono immagini ma non spiegazioni. Filo rosso Vetro= Galm… Vobbe’. L’idea dietro la lampada era appunto di aggiungere piu’ cavo per poter permettere di muoverla in giro. Poi, quando non ho pensato che il cavo si potesse contenere nella base chiusa sul fondo che illuminata dalla parte superiore avrebbe fatto da decorazione. Per quanto riguarda i prolemi tecnici, si tratta di poter sconnettere il cavo dall’impianto che illumina per poter staccare la beuta in vetro e pulirla. In oltre questo sistema permettera a chi compra la lampada di aquistare colori differenti di cavo e paralume per personalizzarla a suo piacimento. Poi ce ne sono altri…tipo il piazzamento del dimmer sulla parte superiore della lampada che permettera’ a chi usa la lampada di accenderla e spegnierla ovnque si trovi (5-7m di gioco di distanza).. In ogni caso, la gente si faccia l’idea che vuole, ma sono convinto che quando vedranno’ l’oggetto che ha tra l’altro una forma che derivera’ direttamente dalla componentistica usata nella chimica ed avra’ un paralume in lamiera, forse cambera’ idea. Senno’… non mi cambia certo la vita’!

  • Nicolo Taliani

    17 set 2008 - 08:58 - #7
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    Ah, poi dimenticavo.. complimenti ai Bouroullec, ma anche a Compay Segundo che ha avuto successo a 92 anni.

  • OctoHead

    17 set 2008 - 09:51 - #8
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    L’apprezzabile fatto che siano state apportate delle considerevoli modifiche e migliorie non toglie certo l’evidenza…

  • OctoHead

    17 set 2008 - 09:54 - #9
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    Se l’idea dietro il progetto era quella di migliorare la Glam forse l’obbiettivo e’ stato raggiunto… Ma se questa viene spacciata per idea propria, e’ plagio…

  • Nicolo Taliani

    17 set 2008 - 10:19 - #10
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    Beh, io vedo il design come modo di migliorare la vita e l’utilita’ degli oggetti. Poi se uso un cavo rosso o verde e rosa… poco m’importa. Per me si trattava di rendere il cavo ed una lampada da tavolo piu’ funzionale possibile, e di trarre bellezza dalla sua funzonalita’. Andrei in un negozio e cercherei di muovere la GLAM od altre lampade in vetro di 20 cm dalla loro postazione. Poi magari si sentira’ la differenza. Se ho offeso qualcuno… Comunque bene, almeno si e parlato d qualcosa.