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Italia: Design_kit di Tommaso Ceschi

Pubblicato: 29 lug 2008 da Cut-tv

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Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.

L’ospite di oggi è l’Industriale e Packaging designer di Milano Tommaso Ceschi, invitato da Michele Manescardi.

Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Direi: giovane di belle (si spera) speranze che da circa quattro anni prova a fare il designer! Mi chiamo Tommaso Ceschi e al momento sto lavorando molto nel settore dell’elettronica di consumo, in quanto lo Studio per il quale lavoro da tre anni è consulente di una grande multinazionale giapponese del settore. Purtroppo, dovrete aspettare fino a settembre/ottobre per vedere il risultato di tanto lavoro, per ora è ancora tutto top secret! Nel tempo libero mi dedico a progetti personali e ho iniziato a collaborare con alcune scuole di design tra cui la Domus Academy e il Politecnico di Milano. Mi piace lavorare in allegria, disegnare una forma per qualche motivo e non semplicemente perché è bella, prendere spunto con un po’ di ironia da quello che mi circonda, nuovo o vecchio che sia. Mi piacciono le forme morbide, ma con un po’ di spigoli, gli oggetti semplici e puliti, non troppo “organici” e complicati, i prodotti tecnologici con un’immagine un po’ retrò; colori preferiti: bianco e nero su tutti, poi il ciano, il verde, il rosso e l’arancione.

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Devo dire che questo lavoro ha il grande merito ti farti scoprire, quasi ogni giorno, qualcosa di nuovo, di farti conoscere persone, aziende che possono sempre trasmetterti un imput, un’informazione in grado di arricchirti. Se dovessi scegliere, di sicuro una delle esperienze che mi ha più influenzato a livello lavorativo è stata quella di iniziare e poi continuare a lavorare come designer presso uno studio di piccole dimensioni, una sorta di ”officina creativa” quale è Castiglione Morelli Design. Una realtà all’interno della quale, per questioni di budget, di personale e di tecniche, si deve saper fare qualsiasi cosa, dal disegno al prototipo, fino all’incontro con il cliente. Il luogo perfetto per imparare quell’arte del sapersi arrangiare che ci ha resi famosi in tutto il mondo. Tre anni in un ambiente del genere mi hanno insegnato molto e mi hanno fatto crescere più di cinque anni di Università. Anticipando quindi una delle vostre domande…

Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
… Con un po’ di imbarazzo ed i miei 29 anni, ad un giovane consiglierei sicuramente un’esperienza di questo genere. Partire da soli può essere bello ed emozionante ma di sicuro non ti permette di crescere con i tempi giusti, di avere un confronto paritario con qualcuno che da anni fa questo mestiere, di imparare a relazionarti con un cliente. In un grande studio, sei troppo poco seguito e troppo poco incoraggiato e stimolato a sviluppare le tue idee.

Progetti per il futuro.
Scegliere un progetto è comunque sempre difficile, bene o male, un designer è affezionato a tutte le sue “creazioni”, riuscite o meno che siano. Forse il progetto a cui sono più legato sentimentalmente è Madelio, il gioiello oliera realizzato con Gianni Pasini per la mostra Guzzini Food Design. I motivi sono vari: è stato il primo oggetto che ho visto trasformarsi in realtà, la prima volta che ho potuto toccare con mano, nel vero senso della parola, il risultato di tanti disegni, modelli 3d e render. Era la prima volta che qualcosa che avevo contribuito a disegnare, veniva esposta, durante il Salone del Mobile, alla Triennale di Milano; insomma per un giovane studente non ancora laureato, mi sembrava già un grande traguardo di cui essere orgogliosi: la Triennale, Guzzini… È stata anche una delle prime grandi delusioni, in quanto per disguidi “tecnici” il mio nome fu omesso e me ne accorsi la sera dell’inaugurazione della mostra! Non vi dico… Madelio ancora scatena in me sentimenti contrastanti ed è forse per questo che ci sono così legato.

Qual’è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
Superpotere…non è proprio un superpotere, ma una qualità, che dal mio punto di vista ogni designer dovrebbe avere: ti deve piacere, e piacere tanto, questo mestiere-attività! I momenti di difficoltà, le delusioni che vi accennavo e le “incazzature” sono purtroppo sempre dietro l’angolo. Il nostro è un lavoro incerto, se non ami quello che fai, è difficile passarci sempre sopra. Quando però ci azzecchi…vieni ripagato di tutte le possibili disavventure che ti sono capitate!

Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Non ho un vero e proprio designer “preferito”, ultimamente mi piace molto lo stile di Hayon, i suoi mobili per la casa e per il bagno sono eccezionali! In campo tecnologico, lavorando a stretto contatto con il Giappone, il mio “numero uno” è sicuramente Naoto Fukasawa, sono un fan accanito di tutti i suoi lavori , mi piacerebbe sicuramente avere il televisore realizzato per +- Zero, il telefono KDDI Infobar, il lettore cd da muro di Muji. Icona del design italiano preferita? Direi il grande Vico Magistretti su tutti. La lampada Eclissi proprio in questo momento illumina la tastiera con cui scrivo queste parole. E infine tanti giovani di cui, scusate, non ricordo il nome ma di cui colleziono immagini che ogni giorno scovo sugli innumerevoli blog di design che affollano la rete.

Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.

Design_kit di Tommaso Ceschi
dumb-bell sound-of-c madeliocooking-time nastro azzurro 2 Fred&Wilma

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1 commento

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  • bezerker

    29 lug 2008 - 19:21 - #1
    0 punti
    Up Down

    tommy scegli me io ti ho sempre amato!