
2S.MART è una sedia trasformabile, progetto del giovane designer tedesco Michel Arencibia Nunez.
La struttura di base è formata da un unico tubolare in metallo che disegna i profili della seduta: altri due tubolari orizzontali, uno fisso ed uno mobile, consentono alla superficie di seduta (realizzata in tessuto resistente) di scorrere lungo la struttura principale trasformando la sedia in un complemento che può essere usato come tavolino.
2S.MART è caratterizzata da un design pulito e lineare e per le sue caratteristiche può adattarsi facilmente a diversi ambienti sia pubblici che privati.
Via | Designspotter.com
mp.
24 giu 2008 - 13:55 - #1Questa sedia è scomodissima in entrambe le sue configurazioni, chi l’ha disegnata non ha idea di come lavori una seduti e di cosa significa sedersi.
Vorrei anche lanciare una piccola critica: non sarebbe forse il caso di smetterla di pubblicare rendering di oggetti non testati (e quindi spesso non fattibili) e presentare invece solo oggetti in produzione o almeno prototipati e quindi ingegnerizzati?
neste
24 giu 2008 - 15:59 - #2Ad occhio la struttura non oppone nessuna resistenza alla torsione…
E avrei qualcosa da ridire anche sulla “pulizia e linearità” del progetto, oltre che sull’utilità.
fiamma_82
24 giu 2008 - 17:13 - #3si ma che palle…ancora con ste sedie che si rovesciano e diventano tavolini…ma basta…e cavolo..un po di originalità!!!
e poi….ma quando mai avete visto uno che lo fa!?!?
inoltre questa sembra fatta molto pegio delle altre….bah…
matteo00
24 giu 2008 - 18:12 - #4io resto della mia idea, se si vedono sempre le stesse cose non è per mancanza di originalità ma solo perchè non c’è più modo di fare altro, in quanto il design si ha ormai esuarito tutte le sue forme a livello industriale…se non ci sono progetti innovativi è perchè ormai è molto più difficile di un tempo, non è colpa dei designer
piccolabiba
24 giu 2008 - 18:42 - #5anche 60 anni fa potevano pensare che ormai si fosse fatto tutto, il problema è che ciò che è davvero difficile, e lo è sempre stato nella storia, è pensare, è vedere le cose da un altro lato, è pro-gettare, andare oltre l’esistente. Ed è difficile oggi come 60 anni fa quando di sedie ne avevamo la metà.
Chi si aspettava che invece di mille cd sempre più piccoli ci saremmo tenuti milioni di brani digitali in un semplice disco fisso?
il progresso non si fa pensando che non si possa andare oltre
neste
24 giu 2008 - 18:55 - #6@piccolabiba
Post da incorniciare, come discorso generale, essendo una risposta al commento precedente.
Peccato che in questo caso il progetto non vada oltre nulla di quanto già visto mille volte, nè per concetto nè per materiali, e probabilmente avrebbero pensato lo stesso 60 anni fa :)
matteo00
24 giu 2008 - 19:24 - #7no guarda, il design non è infinito, e progresso non equivale a forme o materiali nuovi. Ti sembra che le forme da inventare siano infinite? Ti sembra che ci siano ancora così tanti modi diversi per dire una stessa cosa? Osserviamo la realtà del design contemporaneo: non vedo nulla di sorprendente all’orizzonte, tu? Se non c’è più nulla un motivo ci deve essere, e allora, o tutti i designer di oggi sono deficenti, e non mi sembra possibile, o c’è un problema di fondo che impedisce di trovare forme nuove: io identifico questo problema con l’eccesso di progetti in circolazione che, di fatto, non possono far altro che riferirsi all già visto, perchè ormai, semplicemente, il non-visto non esiste più. Esiste certamente a livello architettonico, ma a livello di design mi dispiace, ma starck aveva proprio ragione. Mettiamo caso, per puro amore di discussione, che di forme da inventare ce ne siano molte, magari moltissime, ma mi concederai che in ogni caso non sono inifinite, che non ce ne saranno sempre, e prima o poi finiranno. E’ ovvio e certo che il lavoro di un designer molti anni fa era mille volte più semplice, ed è ovvio che le cosiddette icone del design siano progetti concettualmente stanchi ed esteticamente migliorabili, considerati grandi solo perchè al tempo non c’erano…tutto qui…progetti banali in verità molto semplici da trovare: qualche cerchio, qualche quadrato, una lampada con un dettaglio diverso…tutto questo è considerato iconico, oggi sarebbe considerato indegno di essere prodotto, perchè gli standard si sono enormemente alzati, e non è colpa dei poveretti che si trovano a vivere oggi piuttosto che in epoche in cui nulla era inventato e in cui tutto, con il minimo sforzo immaginativo, poteva essere considerato innovativo. Non voglio offendere i progettisti del passato, ma riconosciamo perlomeno che il loro lavoro era veramente semplice, solo questo: molti progetti del passato sono ancora belli, ma pochi oggi verrebbero prodotti. Essendo il design una disciplina nata da poco, poco per modo di dire, è scontato che i primi progetti, i primi passi, in questa disciplina, così come i primi passi in qualsiasi disciplina, siano stati semplici ma allo stesso tempo qualitativamente discutibili, per gli standard di oggi. E d’altronde bisogna riconoscere anche, per onestà intellettuale, che il design d’interni non sembra possedere la forza rinnovatrice della musica, della letteratura o di molte altre arti, ma è cioè una disciplina nata fiacca, un pò deboluccia, della quale già alla nascita si intravedevano i limiti insormontabili, limiti ad esempio che l’arte, qualla più antica così come quella contemporanea, non ha, e non avrà mai, proprio perchè la sua sfera d’azione non è delimitata, cosa che invece è presente nel design
-mg-
24 giu 2008 - 21:33 - #8@matteo00
credo che il problema sia la tua visione del design, che mi sembra un po’ limitata…
tu dici: “… il design d’interni non sembra possedere la forza rinnovatrice della musica, della letteratura o di molte altre arti…” e posso darti ragione, ma il problema è che la parola “design” non implica solo il design d’interni ma apre un campo e una prospettiva ben più ampi.
dopodiché, anche secondo me questa sedia-tavolino lascia molto a desiderare e sono d’accordo sul fatto che sarebbe meglio presentare solo prodotti già realizzati o prototipati, o almeno prodotti con un alto livello di ricerca.
ray115
25 giu 2008 - 09:11 - #9@1
Ti posso garantire che ci sono rendering di progetti già pronti per la produzione e certo non meno validi di altri prodotti in commercio. Semplicemente bisogna pensare a progetti che siano indirizzati verso specifiche reali esigenze e non studiati solo a livello di concept
ray115
25 giu 2008 - 09:15 - #10L’idea la trovo interessante e può essere utile per eventuali elaborazioni dell’idea. E’ sicuramente interessante ma se dovesse essere realizzata così com’è, non c’è nessun rinforso a livello di torsione e bisognerebbe verificare anche quanto flette, in quanto al profilo della seduta, a livello lombare ma anche per tutta la questione ergonomica ci sarebbero un pò di problemi.
piccolabiba
25 giu 2008 - 18:22 - #11@matteo00
sono d’accordissimo sul fatto che il design dell’arredamento e più in generale degli interni ha rotto le palle un po’ a tutti, e offre ben pochi stimoli al giorno d’oggi. Certo, una sedia è sempre una sedia, e come disse Munari ormai “ci sono più sedie che culi”; e sicuramente gli stimoli, oggi come oggi, il vero progresso si vedono in altri campi del design.
Trovo invece quantomai ingenuo il ritenere che il lavoro dei designer del passato fosse più facile; lo sappiamo tutti che è fin troppo semplice dire “sapevo farlo anch’io” quando ormai la cosa è stata fatta.
Il lavoro del designer era difficile ieri ed è difficile oggi, la differenza è che nell’immediato dopoguerra (e se hai fatto un po’ di storia critica del design dovresti saperlo) c’era una spinta imprenditoriale e creativa che oggi manca totalmente. Forse perchè abbiamo troppi oggetti intorno? Può darsi.
Forme elementari, un cerchio qui un cerchio là…cose prodotte ieri che oggi sarebbero considerate indegne…lo credi davvero? Vogliamo parlare ad esempio dell’Eclisse di Vico Magistretti? Classe 1967, un cerchio e un semicerchio in croce, dopo 41 anni ancora prodotta da una delle più significative aziende del light design, Artemide. Come mai?
Più facile? Forse, invece, è più facile lavorare sul superfluo (come si fa oggi) che sul necessario, perchè il superfluo ammette tutto e non butta via nulla.
Da rifletterci su.
matteo00
25 giu 2008 - 19:34 - #12ah no…io nel mio precedente commento mi riferivo solo ed esclusivamente al design d’interni e ai prodotti che ad esso appartengono…il design d’interni è praticamente esaurito, nel suo senso più espanso il design ha invece il problema contrario, è cioè egemonico, dal momento che design corrisponde sempre più con “nuove tecnologie” e dal momento che non si vede assolutamente la fine o il rallentamento del “progresso” tecnologico, il design può, e ha veramente il potere, di comprendere ogni oggetto presente nella realtà, sempre di più, e anche questo è un problema: il problema di fondo, sia per il design come disciplina omnicomprensiva, sia per il più modesto design d’interni, è il sovraffollamento di progetti, una velocità di mutamento così elevata da rendere più difficile pensare a concetti profondi. Quando la velocità in una società è troppo elevata si verifica l’eliminazione automatica di tutto ciò che non riesce a stare al passo con la velocità stessa. Il design d’interni evidentemente non riesce più a stare al passo perchè sì, quantitativamente ci riesce eccome, ma qualitativamente no, perchè dalla nascità partì con un registro stilistico alquanto limitato, che non poteva, e infatti non ha potuto, allargarsi molto. Viceversa si può supporre che il design nel senso più ampio finirà frà moltissimo tempo, perchè gli oggetti da inventare sono ancora molti, ma anche la sua sorte non sarà migliore di quella del design d’interni in un certo senso, e lo stiamo osservando già oggi: la tecnologia non si esaurisce, questo no, ma la velocità della nostra società complica di fatto il pensiero, lo rende più difficile, perchè pensare seriamente è una cosa che richiede tempo, è una cosa lenta, e la lentezza viene ostaggiata sempre di più oggi. Risultato: moltissimi progetti, di tutti i tipi, di ogni campo, ogni giorno, che per vedere la luce sono dovuti nascere dal riassunto di un concetto, e non da un concetto stesso, in quanto solo riassumendo e scarnificando un pensiero e un’idea, velocizzandola, oggi si può creare qualcosa e fargli vedere la luce. Causa? La pretesa che ogni cosa appaia e venga creata subito, il prima possibile. Effetto? Così come tutto subito appare così subito scompare
Dabolox
25 giu 2008 - 20:11 - #13Io credo invece che si possa creare ancora qualcosa di nuovo… il design può essere anche un compendio di passione, nuovi materiali, forme e funzionalità.
Forse è proprio questo il “nuovo” da ricercare… una giusta commistione di elementi… e non solamente una forma o un materiale… in fondo anche la musica è composta da 7 note + diesis, bemolle e varianti, ma qualcosa di nuovo esce sempre… :-)
Concludo che il progetto sopra riportato non apporta nulla di nuovo, anche perchè vada per la sedia (ennesima copia rivista dei prodotti di Van Der Rohe) ma un tavolino del genere che utilità avrebbe?
acrilico
26 giu 2008 - 16:52 - #14Guarda matteo che è proprio colpa dei designer che si scopiazzano le idee l’uno con l’altro invece di cercare qualcosa di proprio….. è come dire che l’arte non è infinita cosa assolutamente falsa visto che siamo uno diverso d’altro e ognuno con una propria fantasia!!!! Usare un po’ quella piccola parte di ervello che sfruttiamo!!!!