Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è l’Industrial, Interior e Graphic designer Mirjam Kink, tedesca di nascita, fiorentina di adozione, invitata da Valentina Downey.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Mi chiamo Mirjam Kink. Sono tedesca di origine ma vivo e lavoro in Italia. Ho studiato disegno industriale all’ISIA di Firenze. Terminati gli studi ho avuto la fortuna di ottenere qualche contatto di lavoro interessante, quindi ho aperto la partita Iva e mi sono buttata nella libera professione. Lavorare in proprio non è stato sempre facile, soprattutto al livello economico, ma sento particolarmente stimolante il fatto di dover affrontare problematiche sempre nuove e dovermi rimettere in discussione tutte le volte che accetto un incarico nuovo.
Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Da quando ho aperto Kinkdesign ho bene o male accettato tutti i possibili incarichi che mi sono capitati: lavori di industrial design, un po’ di interior design ma soprattutto tanto graphic design. In fondo si tratta sempre di progettazione e lo spirito con il quale si affronta un tema è identico. Non c’è quindi un’unica esperienza che ha influenzato lo stile del mio lavoro ma il fatto di aver affrontato la progettazione sia BI che TRI dimensionale. Alla fine mi rendo conto che c’è un po’ di design nei miei progetti di grafica e c’è molta grafica nei miei prodotti di design.
Progetti per il futuro.
Da pochi mesi ho iniziato una collaborazione molto interessante con un’azienda che sta lanciando il nuovo marchio Living Oggi, che commercializzerà i marchi “Viceversa baby” e “Viceversa sport”. Sto curando sia l’arredamento dei negozi, che la progettazione di singoli oggetti che faranno parte del catalogo. È un lavoro molto stimolante in quanto c’è ancora tutto da progettare e spero sinceramente abbia molto successo.
Qual’è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
I miei momenti di difficoltà sono quasi sempre dovuti ad una forte autocritica che rischia spesso a diventare distruttiva. In questi casi semplicemente spengo il computer, mi faccio un giro, guardo i negozi e vedo che anche tra le cose già prodotte di idee GRANDI GRANDI ce ne sono veramente poche. Torno a casa e mi accontento di lavorare su un idea piccola.
Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Ce ne sarebbero tanti. Uno di questi è la lampada Wo bist du Edison… di Ingo Maurer. C’è rigore formale, sorpresa, la lampadina che c’è ma non c’è! e molta poesia! Mi piace tanto anche il pouf Osorom di Konstantin Grcic per Moroso. Trovo l’idea di ridurre un pouf al proprio scheletro, nuova, ironica e esteticamente molto bella.
Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
Se potessi tornare indietro, cercherei di lavorare per almeno 1 anno, anche in uno stage, all’interno di uno studio affermato. A me questa esperienza manca e mi rendo conto che tante conoscenze e contatti che mi sono dovuta conquistare lentamente con molta fatica, avrei potuto acquisirle in modo più rapido e spontaneo da chi ha più esperienza di me. Anche se magari la retribuzione in questi casi inizialmente è molto bassa, penso che il gioco valga la candela.
Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.
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