Natale 2017: le proposte regalo e arredo di Danese, le foto

A Natale le tavole si riempiono di cibo ma anche di centrotavola colorati e ricchi di frutta, dalle mele alle noci. Danese propone una serie di portafrutta e candele per riscaldare l'ambiente tutti firmati daRon Gilad, a partire da Fruit Bowl no. 5.5. Scopri di più qui su Designerblog.

A Natale le tavole si riempiono di cibo ma anche di centrotavola colorati e ricchi di frutta, dalle mele alle noci. Danese propone una serie di portafrutta e candele per riscaldare l'ambiente tutti firmati daRon Gilad, a partire da Fruit Bowl no. 5.5. Questa ciotola da frutta descrive il puro gesto del contenere: sbarre orizzontali su un cavalletto e basta. Questa struttura minima da un lato accoglie la frutta e dall’altro ne inquadra una natura precaria. Tra stasi e movimento, Gilad si nutre di ricerca concettuale e minimalismo, in questa serie da un esempio estremo del suo procedere per sottrazione, per arrivare ai colori primari, o meglio colori progettualmente pensati come era nella tradizione di Danese, smontando i pezzi sino ad arrivare ai soli elementi di sostegno che svolgono la funzione del contenere: accogliere in sé.

Surface + Border no. 1 e no.2, è a metà tra un vassoio e una ciotola portafrutta. Si tratta di due serie di contenitori costruiti in acciaio specchiante. Il perimetro del contenitore è disegnato da sottili linee di metallo che appoggiano su un ovale di specchio. Accanto all’idea anche qui di equilibri e forme semplici, lo specchio – o meglio l’idea dello specchio, visto che si tratta di metallo – enfatizza lo sdoppiamento dell’oggetto e di ciò che contiene: la realtà infatti si moltiplica, si espande giocando sulla sospensione del tempo e sul piano del dubbio.

Fruit Bowl no. 9 è un pezzo unico di legno, lievemente curvato, quasi invisibile, un ibrido, amante delle trasformazioni e delle combinazioni insolite. Forme semplici eppure inquiete, la serie delle ciotole scivola di stanza in stanza e in questa capacità di trasformarsi ricorda alcuni oggetti della collezione storica di Danese degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta che nel catalogo generale venivano raggruppati con riferimento alla funzione (vasi da fiori, portacenere, lampade…) oppure per tipologia di impiego (pranzo, scrivania, ingresso …) ma che spesso hanno più di un uso ambientale proprio per la loro duttilità a essere un oggetto intimo, che ti porti dietro quando cambi casa e che trova sempre una corrispondenza emotiva, seppure diversa, tra il tuo stato d’animo di prima e di ora.
Un altro semplice protagonista di Gilad è Fruit Bowl no.10. Qui Gilad arriva alla croce per farne una ciotola da frutta in legno, senza tuttavia farne un gesto simbolico: una “super-icona”, una immagine altamente riconoscibile che muove dall’idea di che cosa sia una ciotola. Un modo di disegnare semplice che porta sulle nostre tavole una croce.

Pisa, Venezia e Torcello sono le tre località italiane con le quali Gilad battezza una serie di portacandele ancora una volta fortemente connotate dalla ricerca sugli opposti: stabilità/instabilità, uno/tanti, superficie/bordo, movimento/stasi. La candela è fissata a un basamento di legno o marmo dalla geometria semplice. Il più delle volte si tratta di un parallelepipedo dai bordi smussati, alla testa del quale è posto un alambicco di metallo all’interno del quale è posta la candela. Solo o in sequenza, questo strumento che sorregge è un innesto di materiali e di equilibri, un miracolo di forma e statica, come lo sono la Torre di Pisa, la città di Venezia e l’isola del Torcello.

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