Design inspiration: Aquini riscopre il lapis specularis per il Salone del Mobile 2017, le foto

Presentato al Fuorisalone 2017 di Milano, nel Distretto 5 Vie, il nuovo progetto “Dark Ages” di Davide G. Aquini riporta alla luce un materiale straordinario, il lapis specularis. Usato già dai Romani e quasi dimenticato, questo materiale incontra il design contemporaneo nella collezione composta di tre diversi progetti, realizzati grazie al supporto del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, Saint-Gobain PPC Italia e Apuana Corporate, e con la collaborazione di Ceramiche 3B Bertolin - Nove e di Urbo - Padova. Scopri di più qui su Designerblog.

Presentato al Fuorisalone 2017 di Milano, nel Distretto 5 Vie, il nuovo progetto “Dark Ages” di Davide G. Aquini riporta alla luce un materiale straordinario, il lapis specularis. Usato già dai Romani e quasi dimenticato, questo materiale incontra il design contemporaneo nella collezione composta di tre diversi progetti, realizzati grazie al supporto del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, Saint-Gobain PPC Italia e Apuana Corporate, e con la collaborazione di Ceramiche 3B Bertolin - Nove e di Urbo - Padova.

Dark Ages è il progetto principale che ha dato il nome all'intera operazione di riscoperta. Si tratta di una serie di tavolini con il piano composto da grosse scaglie di lapis specularis, annegate in un materiale nero resinoso, con un effetto visivo simile a una palladiana barbarica. L'aspetto materico e bituminoso della resina accentua la forma acuminata e irregolare delle scaglie, esaltando inoltre la luminosità diffusa del Lapis, usato infatti come succedaneo del vetro fino al Medioevo. Questa sorta di mosaico è tenuto "a giorno", permettendo alla luce di attraversare le zone semitrasparenti, come in una sorta di vetrata gotica, mentre il sostegno in metallo è rigorosamente di matrice geometrica razionalista, con un effetto che contrasta ed equilibra l'aspetto arcaico e barbarico del piano. Il risultato è un oggetto dall'aspetto severo e quasi misterioso, indecifrabile nella sua atemporalità che fonde artigianalità primitiva con le linee minimaliste del nostro contemporaneo, con l'obiettivo di farci riscoprire materiali dimenticati, che fanno parte della nostra tradizione condivisa e che meritano di ritornare al centro di nuove filiere artigianali.

Il secondo progetto prende il nome di Algidi, una serie di vasi realizzati al tornio e tenuti allo stato più grezzo possibile, con quella finitura opaca e ruvida della ceramica chiamata biscotto, ottenuta con una cottura singola, non sufficiente a vetrificare la materia. L'inserzione del lapis specularis va perfettamente in risonanza con questa finitura primitiva, mentre il design rigoroso e classicista contraddice sapientemente questo impatto visivo arcaico, con un risultato perfettamente equilibrato, atemporale, quasi a trasformarli in moderni vasi canopi, delle urne misteriose dall'aspetto vagamente alieno. Il lapis specularis in questo progetto estrinseca tutta la sua valenza decorativa, valorizzando il progetto come una sorta di nuova pietra semipreziosa dall'aspetto simile al ghiaccio, traslucida come il quarzo, fredda come il vetro e iridescente come la madreperla.

Spaziali, infine, è il terzo progetto, una serie di piastre decorative che racchiudono il lapis specularis in un oggetto dall'aspetto futuristico e dal valore estetico vicino a quello del gioiello contemporaneo. Le sottili e grezze lastre di lapis specularis diffondono la luce attraverso regolari e ritmate aperture nel ferro, esattamente come nell'antichità quando venivano ingabbiate nei telai di finestre e serre. La decorazione a smalto, di chiara matrice costruttivista, aggiunge una nota cromaticamente raffinata ad un oggetto dalle forme rigorose e asciutte.

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