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Triennale Design Museum: Reportage fotografico

Pubblicato: mercoledì 19 dicembre 2007 da Antonio Moro

Reportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di Milano

Dopo un travaglio infinito di oltre cinquanta anni è stato da poco inaugurato presso la Triennale di Milano il nuovo Design Museum, o meglio, il Museo Italiano del Design.

Ho letto in giro vari commenti, ma credo che il servizio migliore per prima cosa sia la pubblicazione di una gallery fotografica, in modo che tutti possano valutare se il museo è potenzialmente interessante senza doversi imbarcare prima in un viaggio verso Milano.
Mi sono quindi armato di macchina fotografica e ho preso il mio bel treno: destinazione Milano, Palazzo della Triennale.

Sapevo che il museo era stato costruito dentro alla Triennale, ma durante il viaggio non potevo non chiedermi dove fosse stato trovato il posto. Sono stato tante volte alla Triennale: è un bellissimo palazzo con tante mostre temporanee a rotazione, una bella libreria e un bel café dall’arredamento invidiabile.. ma non riuscivo ad immaginare spazio sufficiente per creare un interno nuovo museo in qualche sua sala ancora “sguarnita”.

Reportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di Milano

Durante il viaggio in treno mi sono addirittura immaginato che avessero costruito un nuovo edificio comunicante con il Palazzo della Triennale: cavoli parliamo del Museo del Design, in Italia, solo a pensare a tutte le cose che ci si potrebbero mettere dentro mi stava venendo mal di testa.

Arrivato al Palazzo della Triennale ho subito scartato l’ipotesi architettonica: niente cantieri, niente nuovi palazzi. Magari allora è qua vicino, vado dentro a chiedere dove, mi son detto.
Ma già le affissioni e bandiere giganti all’ingresso della Triennale non lasciavano più dubbi: dentro alla Triennale in questi giorni c’è la mostra di Linch, la mostra sugli anni settanta.. e il museo del design.

Magari espongono tutto in scala ridotta ho pensato, ma l’ipotesi Gulliver non era propriamente credibile. Dopo essermi accreditato (altrimenti col piffero che fate delle foto dentro la Triennale.. ma questa è tutta un’altra polemica di cui prima o poi parleremo) ho chiesto dove fosse il museo. “Al piano di sopra” mi hanno risposto. “Ma non c’è la mostra sugli anni settanta su?”, “si, di fronte c’è il museo del design”.

Reportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di Milano

Salgo le scale vedo di fronte a me la mostra sugli anni settanta.. tiro fuori la mia reflex e subito arriva il servizio interno a farmi notare che non si può fotografare (ma si che li vendete lo stesso i cataloghi su!).. mostro il pass press e chiedo dove sia il museo.

“dietro di lei”

Mi sembrava di ricordare non ci fosse nulla. E infatti non c’era. mi giro e vedo che è stato costruito un ponte.
Come si vede dalla primissima foto è stato costruito un ponte che va verso un’ala del palazzo della Triennale a me sconosciuta (ma magari non ho capito niente e c’era anche prima, di sicuro il ponte non c’era).

Attraverso il bel ponte ed entro nel nuovissimo Museo italiano del Design. Bello.

La prima impressione che hai è “tantarobba”. La seconda è “accendete la luce”.

Il museo è infatti in una penombra abbastanza noiosa, spezzata da numerosi proiettori: l’allestimento è infatti curato in collaborazione con sette grandi registi: Silvio Soldini, Ermanno Olmi, Mario Martone, Antonio Capuano, Davide Ferrario, Daniele Lucchetti e Pappi Corsicato.
Sono state create sette video installazioni incentrate su altrettante “ossessioni” del Design italiano.

Per mia grande gioia il museo è dotato di ampi e comodi “salotti defaticanti”, in pratica enormi e lunghissimi divani, su cui puoi sederti per guardare le video installazioni.

Reportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di Milano

Dentro non c’è tutto, ma c’è molto, moltissimo.

Avevo letto in giro che mancavano le etichette didascaliche vicino al materiale esposto: non so i primi giorni, ma lo scorso sabato erano installati dei bei monitor da pochi pollici che spiegavano con foto e testi ogni oggetto esposto, molto bello.

Lo spazio è tiranno, me l’aspettavo, sono stato in parte sorpreso (dal ponte e dalle dimensioni del Palazzo della Triennale, inaspettate), ma rimane comunque il fatto che per il Museo italiano del Design mi aspettavo molto, molto più spazio: perché per esempio farlo dentro alla Triennale e non in un palazzo apposito?

Certo dalle mie parti si dice “piuttosto che niente è meglio piuttosto”.

Reportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di MilanoReportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di Milano

Interessante poi l’idea di un museo non statico che si rinnova ogni 12 o 18 mesi nei temi, negli allestimenti e negli oggetti… certo visto lo spazio a disposizione immagino sia più una scelta logistica che di concetto.

La cosa che mi da più fastidio di questo nuovissimo allestimento oltre agli spazi che obbligano l’accumulo in spazi angusti (o addirittura in esterno, fuori dalle finestre!) degli oggetti esposti è la penombra con effetto cinema a cui si è sottoposti.

Immaginate un museo in penombra con svariate video installazioni multicolore che girano a ripetizione: l’effetto coreografico delle luci multicolore è assicurato, ma la concentrazione verso il contenuto vero, gli oggetti esposti, si perde inevitabilmente.

L’osservatore, il visitatore, è troppo distratto. O almeno io lo sono stato. Sarò un retrogrado, ma avrei preferito un allestimento luminoso e minimale, incentrato sugli oggetti: se hai a disposizione la storia del design italiano non devi fare l’errore di costruire un allestimento che offusca il contenuto.

Concludendo il Museo del Design Italiano vale comunque una visita, se non altro ora che ai primi centomila visitatori viene “regalato” (negli 11 euro dell’ingresso non certo economico) un bellissimo numero monografico dell’Europeo sulla storia del design italiano.

Attendo i vostri commenti: siete stati? come vi è sembrato? volete andare?

> Reportage fotografico dal Museo del Design italiano alla Triennale di Milano

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17 commenti

Commenti dei lettori

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  • piergiorgio

    18 dic 2007 - 23:47 - #1
    0 punti
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    bah… mi ha lasciato alquanto dubbioso.
    l’ingresso (ponte di De Lucchi + installazioni visive di Peter Greenway) mi ha colpito tantissimo…entri in un altro mondo.
    poi l’esposizione vera e propria no…secondo me non ci siamo.
    Gli schermini con le slide sono a dir poco inutili…devi aspettare circa 15 minuti se vuoi sapere chi ha progettato quell’oggetto lì che ti piace tanto…a questo punto meglio non metterci nulla!
    Altro punto negativissimo (detto da uno che studia design)…hanno voluto a tutti i costi fare un non-museo, e poi, come sempre, non posso nemmeno esplorare gli oggetti, girarci attorno, sedermi sulla tube-chair di joe colombo per capire finalmente se è comoda o no…insomma l’ennesimo show-room con il valore aggiunto dei video, quelli si molto piacevoli e suggestivi.
    si può fare di meglio…

  • valdez

    19 dic 2007 - 11:21 - #2
    0 punti
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    Ci sono stato un paio di settimane fa, ho notato più o meno gli stessi pregi/difetti; i piccoli monitor che fungono da “distillatori di informizioni” comunque sono praticamente illeggibili, oltre ad essere messi in una posizione “anonima”.
    Complimenti per il blog ed il servizio offerto, ci passo ogni giorno. :)

  • Profilo di piccolabiba

    piccolabiba

    19 dic 2007 - 12:27 - #3
    1 punto
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    Io andrò a fare un giro domenica o sabato! :)

  • frush

    19 dic 2007 - 17:32 - #4
    0 punti
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    Come ho già scritto su SDZ ci sono stata 2 sabati fa. Intanto vorrei subito dire a chi studia design che si discute sulla costruzione di questo museo da più di 50 anni quindi da prima che io e tutti quelli che leggono questo forum fossero nemmeno nella mente dei propri genitori (che probabilmente erano dei bambini). E’ stata un’estenuante battaglia tra istituzioni, politica, progettisti e forze varie (se leggete l’europeo in regalo, peraltro bellissimo, trovate tutto spiegato meglio di come lo possa ridire io). Io attendevo questo museo con ansia e timore. Soprattutto perché durante i miei 5 anni di disegno industriale, conclusi nel 2003, ho fatto un anno intero di corso (quello intitolato in maniera roboante LABORATORIO DI SINTESI FINALE) proprio sulla progettazione del Museo del design, tenuto da Silvana Annichiarico (ora direttrice del Museo). In quel pur breve anno ci siamo resi conto delle difficoltà intrinseche di un museo di questo tipo e sono veramente tante, prima tra tutti la difficoltà di mostrare tutto (che è quello che tu Antonio critichi quando parli degli spazi ma che non condivido affatto). Io credo che la riuscita sia più che ammirevole, ci potranno essere limature e miglioramenti, questo senz’altro, come in tutte le cose. Ma l’impianto è nato bene, necessaria e giusta l’idea di cambiarlo ogni anno e bella l’idea di creare dei racconti, degli accostamenti inediti tra oggetti tanto diversi. Un allestimento luminoso e minimale non avrebbe aggiunto niente rispetto ad una foto ben fatta o ad una gallery online. Devi aspettare 15 minuti per leggere una didascalia di un’oggetto che ti piace? che sarà mai in rapporto alla complessità che ci sta dietro a quell’oggetto? se vuoi la didascalia con data e autore e basta te la cerchi su un libro. Insomma le vostre critiche mi sembrano di poco spessore in rapporto all’entità tutta. Intanto finalmente c’è un Museo del Design in italia e non mi pare affare da poco. Ed è giustamente alla Triennale, in quanto luogo che proprio per la sua storia è il più consono in assoluto ad accoglierlo. Gli spazi sono belli e flessibili si presteranno facilmente ad altre declinazioni. Sul fatto della possibilità di utilizzo ed esplorazione degli oggetti esposti non è un problema da nulla: certo sarebbe bello, ma come lo gestisci? Come gestisci l’usura, i furti ecc.?
    Io vi dico andate assolutamente a vederlo, merita. E cercate di fare riflessioni più profonde e meno a pelle.

  • frush

    20 dic 2007 - 09:19 - #5
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    una cosa ancora (per chi non l’ha ancora visto), perdonami antonio ma le foto non rendono assolutamente… il ponte nella prima foto non si vede per niente (tanto per dirne una)

  • Profilo di itomi

    itomi

    20 dic 2007 - 10:33 - #6
    1 punto
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    @Frush: sono d’accordo in linea di massima, ma rimango convinto che il contenitore non dovrebbe oscurare il contenuto, soprattutto quando il contenuto è di tale forza e importanza.

    Come ho già scritto è ammirabile lo sforzo creativo, ma avrei preferito, mia opinione personale ovviamente, uno spazio più grande e più incentrato sugli oggetti che sull’allestimento (peraltro bello, ma non è questo il punto).

    Se pensi a come è il MoMA per esempio capisci cosa intendo.

    Sugli spazi poi concordo indubbiamente sulla location azzeccata (la Triennale), ma purtroppo è innegabile che lo stanzone in cui è stato allestito sta stretto al contenuto potenziale che un museo del genere dovrebbe avere.. l’ammassamento ne è testimone.

    I mini monitor installati sono ottimi, non è vero che servono 15 minuti (inutile esagerazione), bastano 30 secondi nel peggiore dei casi e sono il modo migliore di dare tante informazioni, oltretutto anche aggiornabili facilmente ne tempo: è un’ottima idea secondo me (come avevo già scritto).

    Sulle foto.. che ti devo dire, sono andato con un grandangolo spintissimo (un 10-20) perché sapevo che gli spazi erano angusti e ho fatto del mio meglio anche considerando la poca luce che c’è.. dalle foto sembra tutto illuminato, ma sono fatte a 1600/3200 asa e ovviamente non si capisce che era praticamente tutto in penombra.. difficile rendere bene gli spazi senza fare panoramiche inutilmente grandi e deformate, ho preferito scattare più che altro gli oggetti per mostrare il contenuto: ovvio che se ci si vuole rendere conto della resa completa la visita è obbligata, non basta certo guardare una gallery :)

    In ogni caso come ho scritto il museo vale senz’altro la visita e lo sforzo è solo da ammirare: abbiamo la cattiva abitudine di criticare a prescindere senza pensare alle difficoltà che progetti del genere si portano dietro.

    La cosa importante è che da poche settimane questo museo esiste, non scordiamocelo.

  • frush

    20 dic 2007 - 16:18 - #7
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    @antonio (ciao! :)>> secondo me non è questione di oscurare, è questione di creare dei racconti. Il moma purtroppo non l’ho mai visitato, ma immagino che sia minimale bianco con teche e via, ho visto il design museum di londra, che non so se ti è capitato di vedere, e mi è parso insulso e inutile. Il punto è che la volonta penso fosse proprio di creare un tipo di museo differente dai quelli già esistenti, è un museo nel senso letterale di “luogo consacrato alle Muse”, luogo di ispirazione.
    Quello che dici tu invece (sempre se ho capito bene) è quello che prima era la collezione permanente della Triennale.
    Secondo me ci sono riusciti finalmente, che poi sia da limare in parte ampliare tutto quello che vuoi ma stavolta proprio non bisogna tacere (l’unica vera pecca è la grafica delle didascalie con quegli sfondini sfumati e il Times New Roman non denota un grande studio). Te l’hanno data la scultura da viaggio di munari insieme all’europeo?

  • nnn

    20 dic 2007 - 16:25 - #8
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    perche’ devo aspettare 15 minuti per conoscere l’autore di un oggetto esposto? se mi devo portare un libro da casa come suggerito sopra bene, ma allora perche’ ci sono dei monitor?
    perche’ devo guardare un oggetto mentre qualcuno ci proietta sopra un film?
    perche e’ stato distrutto il volume della scala orignaria? ne valeva la pena?
    va bene la spettacolarizzazione. va bene il marketing culturale, ma se devo sorbirmi uno spettacolo come questo, preferisco andare semplicemente al circo.

    state a casa ragazzi. risparmate gli euro per comprarvi un libro.
    se proprio vi mancano gli effetti di luce andate a leggierlo in discoteca. :)

  • nnn

    20 dic 2007 - 16:30 - #9
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    la didascalia sfumata?? grande studio??

    ma se nemmeno la scritta sullo stipite della porta di ingresso e’ centrata.. boh!

  • Profilo di itomi

    itomi

    20 dic 2007 - 19:04 - #10
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    @Frush capisco cosa intendi, forse è solo una questione di gusti, ma io preferisco i musei in cui l’oggetto esposto è in evidenza e magari approfondito con più informazioni possibili sfruttando non solo il monitor, ma pannelli e allestimenti grafici.

    E a proposito di allestimento grafico: effettivamente è semplicemente assente uno studio grafico in quanto non è presente nessun tipo di segnaletica (d’altronde visto lo spazio ristretto non serve) e la grafica dei monitor è abbastanza imbarazzante.

    @nnn non sono 15 minuti, smettiamo di dire sta cosa solo per smontare i monitor che di base sono una buona idea.
    Sul resto invece concordo con te: l’illuminazione e le installazioni video oscurano troppo il contenuto in quanto si sovrappongono pesantemente.

    In ogni caso il museo vale senz’altro una visita.

  • piergiorgio

    20 dic 2007 - 20:40 - #11
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    che i monitor sono una buona idea ci può anche stare… il problema è che sono stati voluti da progettisti di fama internazionale che hanno curato la mostra, ma sembrano usati da ragazzini delle medie al primo incontro con powerpoint…. e su questo non dite che non ho ragione.
    soprattutto non ditemi “abbiamo la cattiva abitudine di criticare a prescindere senza pensare alle difficoltà che progetti del genere si portano dietro”. criticare è legittimo e sacrosanto, spinge a fare sempre meglio…
    se branzi e compagnia 30 anni fa non avessero criticato oggi i loro progetti non sarebbero in quel museo… amen.

  • Profilo di itomi

    itomi

    21 dic 2007 - 12:23 - #12
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    @Piergiorgio: più chedire che la grafica dei monitor è imbarazzante che dovevo dire? :) sono d’accordissimo con te.

  • annafj

    01 gen 2008 - 20:33 - #13
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    delusione grandissima. doveva essere il museo degli oggetti, della gente, della produzione industriale italiana.
    non si capisce nulla. il buio costante è fastidioso, non si capiscono i temi delle varie sale (peraltro sarebbero temi davvero interessanti) e il legame degli oggetti con il relativo tema, e in generale non emerge che cosa sia il design italiano. peccato.

  • valdez

    02 gen 2008 - 09:49 - #14
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    ancora a dire che i monitor sono ottimi?
    :)

  • elisa o

    03 gen 2008 - 15:30 - #15
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    purtroppo il museum mi ha lasciata molto perplessa. non ho trovato quello che speravo di trovare, ovvero la storia del design italiano e dei suoi prodotti.
    sicuramente è un museo diverso dagli dagli altri, ma perché non è un museo, non istruisce e non comunica come dovrebbe il senso, lastoria e i prodotti del design italiano.
    forse la pretesa di creare qualcosa di unico è stata troppo alta…
    io avrei voluto un po’ di semplicità, di chiarezza, di utilità. anche per chi di design non sa nulla.
    una grandissima occasione persa…

  • jko

    04 gen 2008 - 13:39 - #16
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    appunto. chi di design non sa nulla uscirà senza saperne nulla e pensando che “quel castiglioni” del mezzadro fosse un cretino che nella vita fondeva vita contadina e tecnologia(??!?!), che i curatori siano dei babbi che fanno errori di battitura nelle didascalie. che il mondo del design sia inutile e incomprensibile, per pochi eletti(ma quanti pezzi unici sono esposti?).
    museo malspiegante e per pochi.
    non si poteva far di meglio?
    e chi fa parte del mondo del design, e che di questa mostra si è occupato, puo’ scendere dal piedistallo?

  • Tohr

    02 lug 2008 - 18:30 - #17
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    Dunque

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
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