PD: la morte del simbolo



Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni.
Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per INAREA (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l'ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano.
Niente male come inizio direi, la responsabilità era altissima e INAREA ha puntato sui suoi migliori designers a quanto pare.
Sorvolando sulle facili ironie devo dire che mi piacerebbe parlare di altro. Già immagino mezza internet a sparare giudizi sulla validità grafica di questa creatura e il povero Nicola messo in croce come sempre avviene. Beh, è normale.
La cosa che più mi colpisce è l'assenza di originalità, di personalità, di ricordabilità e in definitiva di longevità di questo logo: in sintesi l'assenza del simbolo.
I grandi partiti della storia hanno una cosa in comune: un simbolo forte, longevo, significativo, riproducibile.
Pensiamo alla svastica, alla falce e martello, allo scudo crociato.. o anche all'elefante e all'asinello di oltreoceano. Tutti simboli forti che si riconducono al partito facilmente nella testa di chi li pensa, che si disegnano sui muri e diventano, appunto, simbolo di un partito, di un'ideologia, di un pensiero.
Il PD nasce dall'unione di partiti, arranca per trovare un'identità ideologica, fatica a diventare realtà concreta nella testa degli italiani: aveva l'occasione di farlo almeno graficamente (e certo non sarebbe stato poco), ma ha fallito miseramente. Anzi, non ci ha neanche provato.
Ah dimenticavo, c'è anche l'ulivino, ho dimenticato di nominarlo.. sarà perché è insignificante, ridicolmente piccolo, stupidamente legato al passato e graficamente orribile?


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