Fuorisalone 2016: la collezione di lampade Amadriadi di Pietro Travaglini, le foto

In anteprima al Superstudio per il Fuorisalone 2016, sarà presentata la nuova collezione di luci del giovane designer Pietro Travaglini, che eleva la sua ricerca a una nuova dimensione: la luce. Scopri di più qui su Designerblog.

In anteprima al Superstudio per il Fuorisalone 2016, sarà presentata la nuova collezione di luci del giovane designer Pietro Travaglini, che eleva la sua ricerca a una nuova dimensione: la luce.

Dopo il successo del suo debutto allo scorso Fuorisalone con una collezione di pezzi artistici e scultorei ispirati alla dinamica del corpo umano (poi protagonisti in mostre e gallerie), il giovane designer torna al Superstudio e, in un allestimento mash-up tra miti ancestrali e atmosfere burtoniane, presenta in anteprima la collezione Amadriadi, lampade senza tempo, che legano l’ispirazione organica a un’astrazione minimalista.

Un omaggio odierno alla Natura. Il nome proviene dalle ninfe della mitologia greca che nascono ciascuna legata a un genere di albero, vivono dentro esso e, se l’albero muore, muoiono con lui. Donne perché generatrici e custodi di vita e salvezza, mediatrici tra uomo e divinità, “perché portare la luce non è cosa da uomini”. La collezione Amadriadi si compone di tre serie di lampade.

Driope, la principessa trasformata in ninfa perché recise un fiore di loto per far giocare il figlioletto, è una lampada che richiama l’archetipo del fiore. Il concept nasce dal desiderio di far incontrare la natura con l’high-tech, disegnando esili steli in metallo con poetici paralumi-boccioli, realizzati nel prototipo in carta da parati colorata che fa filtrare la luce dalle sue trame.

Nominandola Syke, l’amadriade amante di Bacco che da esso fu trasformata in ficus, Travaglini forgia una lampada scultorea, un gesto sospeso, plasmando e fondendo parallelepipedi di metallo con LED incastonati nella struttura; in alcune varianti, il designer aggiunge particolarissimi paralumi in sottili fogli di metallo piegato che avvolgono la luce rendendola diretta, ma, coup de teatre,sono apposti con una calamita e possono essere staccati come foglie che cadono per ottenere una luce diffusa. Lampade che richiamano i rami del ficus, si direbbe, ma anche insetti, ma anche… A seconda dell’angolazione di sguardo queste forme astratte e ancestrali sussurrano richiami diversi.

La collezione prosegue con Morea, ninfa degli alberi che ha nome del gelso, e lampada che ne riprende e astrae i contorni. Travaglini ne presenta varianti sia a sfera, in metallo con tagli nella materia da cui si propaga la luce, sia a sezioni semisferiche accostate tra loro in forme che rimandano alla flora e la fauna del sottobosco. Eleganti, sinuose, di forte impatto, hanno nel concept una eco organica ma anche una chiara impronta futuristica.

L’allestimento al Superstudio, firmato Quelquechose per il progetto e la comunicazione, è realizzato in collaborazione con l’art director Paolo Bazzani e la produzione e ideazione video di Marco Pozzi.
All’interno dello stand, nello spazio buio, le luci sono protagoniste e danno vita alle scene mitologiche che raccontano le storie delle Amadriadi in un “teatrino meccanico” dove riferimenti agli “automates” ottocenteschi si fondono con immagini video che completano il paesaggio. In mostra, oltre ai prototipi, anche alcuni esemplari finiti della nuova collezione, che saranno esposti in un’area dedicata per mostrarne in completezza i dettagli tecnici e produttivi.
La tenebra è caduta.

Photo Credits: Giovanni Villa


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