Designing James Bond: in mostra lo stile che ha reso celebre il grande 007

Sbagliato pensare che lo stile sia una dote naturale, che non abbia bisogno di ricerca e applicazione. Prendete ad esempio una delle maggiori icone cinematografiche del '900, tra gli esempi "di classe" più fulgidi che il secolo scorso ricordi: James Bond. Nel suo caso, sono molti -e decisamente costruiti- i dettagli che hanno contribuito a rendere l'agente segreto di sua Maestà un mito indissolubile, e che ora Barbican celebra con una mostra antologica (fino al 5 settembre) destinata ad incantare tutti i cultori dello 007 per antonomasia.

Esposti, infatti, sono tutti quei tasselli sulla base dei quali sono state definite l'identità e la "distinzione" di James Bond: le automobili, i vestiti, gli accessori, non ultima la grafica, l'arredamento di interni e l'architettura. Dalla Aston Martin (la DB5 del 1954, per intenderci), passando alle armi customizzate create espressamente per il set, fino al cellulare della Ericsson di Pierce Brosnan in "Tomorrow Never Dies", tutto concorre alla creazione di un mondo che non ha eguali, e che sfoggia con grande naturalezza ciò che si deve invece all'attento lavoro di uno stuolo di autori e designer.

Ma sono forse tutti gli elementi fondativi anni '50 e '60 quelli che più degli altri sono destinati a far presa sul pubblico -immaginiamo foltissimo- della galleria londinese. A cominciare dalla grafica dei titoli di testa, agli storyboard di Sir Ken Adam, che ha firmato le scenografie dal tocco space age delle pellicole con Sean Connery, fino all'architettura delle grandi ville californiane dove molte sequenze sono state ambientate (ve ne avevamo già parlato in passato, celebrando l'attività di John Lautner). Moltissimi anche gli stilisti che con le loro creazioni sono stati coivolti in questi cinquant'anni di set (tra gli altri Giorgio Armani, Brioni, Tom Ford, Hubert de Givenchy, Douglas Hayward, Rifat Ozbek, Jenny Packham, Miuccia Prada, Oscar de la Renta, Anthony Sinclair, Philip Treacy, Emanuel Ungaro), e che ritroviamo con i rispettivi abiti di scena.

Last but not least, un'ultima scusa per fare un salto alla Barbican: il Martini Bar, realizzato espressamente per la mostra, con la consapevolezza che la celebrazione di James Bond non può prescindere da una selezione, magari condivisa con il pubblico, dei suoi cocktail preferiti.

Via | Dexigner

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