Salone del Mobile 2012 - Lenny Kravitz "Lavorare con Starck? Come suonare con Hendrix"

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Salone del Mobile 2012 - Lenny Kravitz

Oggi ha aperto il COSMIT, il Salone del Mobile 2012. Ieri la preview, oggi altro materiale live dalla nostra inviata Valentina Dalla Costa, e anche un incontro non da tutti i giorni. Lenny Kravitz: oltre a essere una rockstar planetaria dal 2003 Lenny è anche socio fondatore della Kravitz Design, e con Kartell ha portato alla Milano Design Week le Mademoiselle firmate in featuring con Philippe Starck.

Com’è cominciata la tua collaborazione con Starck e Kartell?

Anni fa, prima che cominciassi a occuparmi di design a un livello professionale, ci incontrammo e lo invitai a vedere i miei lavori: e da subito mi ha supportato molto, incoraggiandomi a fare di più, a buttarmi nel mondo del design. Per quel che riguarda Kartell, è molto interessante quel che hanno fatto nel corso degli anni, hanno creato insieme a Starck alcuni dei più iconici pezzi degli ultimi anni.

Qual è la cosa più bella nel lavorare con Philippe Starck?

Voglio dire… è chiaramente un creativo totale, ha una passione incredibile per la vita, per il design, quando hai intorno uno così… per me è come suonare con Jimi Hendrix o Miles Davis. Sa essere molto gentile, molto aperto, è meraviglioso.

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La prima cosa che viene in mente a un comune mortale è: dove trovi il tempo?

Sembrerebbe che non ce l’abbia, ma lo trovo! Quando sono in tour in giro per il mondo, lavoro. In bus, in aereo, incontro gente del mio studio in giro per il mondo, loro mi portano qualcosa, poi tornano in studio, portano avanti le idee, e poi ci incontriamo di nuovo. È solo questione di sapere usare tutto il tempo che si ha. Non è facile, ma ci si riesce, io ci riesco perché è una cosa che amo.

In quanti lavorano con te a Kravitz Design?

Il team di design è compatto, tre persone: poi abbiamo in studio altre persone, architetti, tecnici, ma il team è piccolo e lavoriamo bene insieme.

Per te quale deve essere la caratteristica fondamentale di un oggetto di design?

Se è un pezzo di arredo, deve essere comodo. C’è un sacco di design straordinario ma scomodo in giro, ma per me è fondamentale volerci vivere con quell’oggetto, viverlo: chiaramente poi c’è tutto il versante che riguarda l’estetica, lo stile, ma per conta soprattutto come ti fa sentire quell’oggetto. Bisogna rendere lo spazio confortevole, seducente dal punto di vista stilistico: devi volerci passare un sacco di tempo con quel pezzo - o in quella stanza - e da questo nasce poi l’ispirazione. Per me essere in uno spazio confortevole, che abbia delle buone vibrazioni, abbia un’estetica gradevole, fa venire voglia di suonare, o scrivere: insomma deve tirarti fuori qualcosa. Le vibes sono molto importanti.

Per la musica sono abbastanza noti: ma nel mondo del design quali sono le tue fonti di ispirazione?

Una delle persone che mi hanno messo k.o. è stato Antoni Gaudì. Passando dall’architettura al design per quel che riguarda l’arredo Joe Colombo, io amo Joe Colombo, e poi Paul Evans, Philippe Starck, e ancora uno… Arne Jacobsen, ma potrei andare avanti a lungo, ce ne sono moltissimi.

Sei riuscito a trovare un link tra design, architettura e musica. Hai presente quel che diceva Frank Zappa? “Parlare di musica è come ballare di architettura”. Tu fai entrambe le cose piuttosto bene

Per me sono due espressioni molto simili: per questo mi ci trovo molto bene. In entrambi i casi crei qualcosa dal niente, in entrambi i casi c’è una sfida, crei qualcosa da niente, hai uno stile, un flow personale. Anche il design è molto musicale, c’è musica ovunque.

Nel processo creativo, quale parte preferisci? L’idea o la realizzazione finale?

Mi piace tutta quanta la faccenda. Prendi una canzone. Vai in studio e non hai niente, lavori lavori lavori e metti tutto insieme. Metti insieme, registri uno strumento dopo l’altro, poi la voce, e alla fine ti siedi e ascolti. Stessa cosa col design: hai una casa vuota, una stanza vuota, un palazzo vuoto e inizi a costruire pezzo dopo pezzo, idea dopo idea, e alla fine hai un ambiente nel quale si può vivere, nel quale ci si può godere la vita.

Sei un polistrumentista, e nei tuoi dischi suoni quasi tutto. Nel processo di design quali sono le parti che non sai suonare?

Oh, non sono un architetto! Se c’è da disegnare una struttura… io non so la matematica, così mi piace come vedo le mie idee, ma ho bisogno di qualcuno per farle stare in piedi!

Prima volta al Salone: che idea ti sei fatto?

È enorme, tendi a essere sopraffatto, non c’è niente del genere in America. Starò qui un paio di giorni, e prenderò tutto quello che posso, è affascinante, è tutto nuovo per me.

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