
Non sono giocattoli, sono riproduzioni della realtà. È stata condotta una ricerca focalizzata su un battaglione, seguito una volta tornato dall’Iraq, ed è stato notato come i componenti venissero coinvolti in risse, pestaggi, stupri, guide in stato d’ebbrezza, traffici di droga, violenza domestica, sparatorie, accoltellamenti, sequestri e suicidi. Le possibilità che questi episodi si possano verificare sono 20 volte maggiori rispetto ad altri giovani americani. La guerra quindi non cessa e non è confinata a chilometri di distanza, ma torna a casa.
Da queste considerazioni nasce il progetto Casualties of War, una serie di statuette che apparentemente riproducono i classici soldatini verdi di plastica o di metallo, mentre invece riproduce i “veri” soldati, di quelli che riescono a tornare a casa, ma in condizioni disastrose. Oggetti a metà tra il design e la scultura, la comunicazione e l’arte. Senza ombra di dubbio oggetti di denuncia, tanto che non sarebbero nemmeno normalmente in vendita.
Ad interessarsi a una questione tanto seria e drammatica -incredibile- è un collettivo di design, Dorothy, che si autodefinisce un insieme di persone che la pensano allo stesso modo, e che lavorano a differenti idee. Hanno vinto diversi concorsi, e i loro lavori sono interessanti sotto tanti punti di vista, quello dell’attenzione al sociale è uno di questi. Sul loro sito si possono trovare differenti progetti che difficilmente si trovano presso altri collettivi di design.
ottokin
14 gen 2012 - 17:40 - #1ma guarda… notizie fresche eh :)
http://bloggokin.blogspot.com/2011/04/toys-soldiers.html