Il pensiero del giorno ci è gentilmente offerto da un lettore che preferisce rimanere anonimo e si interroga sull’effettivo valore di una laurea in Disegno Industriale. Riporto di seguito l’e-mail che offre spunti interessanti e poi vi lascio ai commenti.
“Ho letto il post sulla creazione di un ‘Consiglio italiano del Design’. Sicuramente interessante, denota l’attenzione del mondo politico a promuovere una Cultura del Design nel nostro Paese.
Vorrei porre un’altra questione, forse più concreta e meno affascinante, ma di uguale interesse: il valore effettivo di una laurea in Disegno Industriale.
Diversamente dagli Architetti e dagli Ingegneri (ma anche dai Geometri) noi Designer non abbiamo un Ordine a cui fare riferimento. Non possiamo firmare progetti, o una DIA; sembra che questa laurea abbia meno valore, da non poter garantire una firma. Non avere un Ordine ci mette in grandi difficoltà: non siamo tutelati, non abbiamo assicurazioni di alcun tipo o fondi pensionistici. Inoltre la nostra laurea quinquennale così viene quasi messa sullo stesso piano di Diplomi ottenuti in istituti o scuole private.
Per un giovane Designer interfacciarsi con l’attuale mondo del lavoro è davvero complicato: essere in possesso di ottime conoscenze acquisite in Università (il Politecnico di Milano nel mio caso) non esclude l’eventualità di entrare in un confronto scorretto con figure professionali quasi sempre più giovani, provenienti da corsi di due/tre anni, con già qualche anno di esperienza lavorativa. Questo confronto diventa poi ancora più aspro se si prende in considerazione l’ormai aperto e globale mercato del lavoro: come può un Designer neo-laureato far valere il proprio titolo di studio all’estero? Non può, e dovrà sempre sottostare al famigerato ‘periodo di prova’ iniziale.
Probabilmente tra dieci anni ci sarà un Ordine dei Designer. Nel frattempo i giovani laureati non solo hanno a che fare con un mercato del lavoro decisamente difficile e ostile, che non sempre premia la bravura e l’impegno, ma devono anche preoccuparsi del valore ‘burocratico’ dei loro cinque anni di studi.”

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Andrea
come ti capisco.. in particolare: "…Non possiamo firmare progetti, o una DIA; sembra che questa laurea abbia meno valore, da non poter garantire una firma. Non avere un Ordine ci mette in grandi difficoltà: non siamo tutelati, non abbiamo assicurazioni di alcun tipo o fondi pensionistici. Inoltre la nostra laurea quinquennale così viene quasi messa sullo stesso piano di Diplomi ottenuti in istituti o scuole private…" concordo pienamente. ..e aggiungo in riferimento al 'Consiglio italiano del Design' che la cultura del progetto non sarà mai percepita dalla grande massa, ( i nostri clienti ), se non ci sarà mai un ordine di riferimento unico e riconosciuto della nostra figura professionale, come nel caso di architetti e ingegneri.
#1 - Scritto il
Giorgio Baresi
Un commento veloce, da parte di un laureato in Design al Politecnico di Milano: 1) La preparazione data dalla Facoltà del Design del Politecnico di Milano è scadente. Non mi stupisce che i neo-laureati fatichino a trovare un lavoro. Durante il mio corso di studi quinquennale ho visto decine di studenti "tirare a campare" e laurearsi in 5 anni senza aver mai aperto un libro. 2) Da professionista quale sono non assumerei MAI a scatola chiusa un laureato in Design al Politecnico di Milano. Le probabilità che sia uno dei suddetti fancazzisti è estremamente elevata. 3) Il fatto che il design sia un settore completamente liberalizzato e libero da ordini/regole etc… dal mio punto di vista è solo un bene. Grazie a questa situazione ho potuto fondare la mia agenzia senza prima dover passare x anni a fare fotocopie in qualche studio per passare un esame di stato. Dopotutto io progetto servizi web, non ponti o case: il massimo danno che posso fare è rendere scontento un cliente… 4) Un settore completamente libero come quello del design premia i più bravi e necessariamente penalizza i meno bravi (che di conseguenza faticano a trovare un buon lavoro). Se questo principio fosse esteso ad altre categorie professionali con tutta probabilità vivremmo in un mondo migliore :-)
#2 - Scritto il
Riccardo.
Gridiamo tutti i giorni perchè si smontino i fortini che irrigidiscono il nostro Paese ed ora tu vieni a chiedere la creazione di un ordine?! L'ordine è la maniera più semplice e veloce per arrivare ad una corporazione e per cementare una categoria…e poi diciamocelo, di tutto c'è bisogno tranne che di cementare i designer, con rispetto parlando ma ormai siete frutto della società moderna come gli scienziati della comunicazione (discorso diverso fino a 15 anni fa), un prodotto artefatto che nasce in una società post-consumistica (si, post). Ma quale ordine, se uno vale non c'è bisogno di ordini, un Renzo Piano se ne sbatte del suo ordine, e così vale per voi designer, se avete veramente talento, quella genialità che appartiene solo ai migliori (e non alle migliaia)vi ergerete oltre gli ordini. Basterà il vostro nome associato alla possibilità di un progetto ad avvalorare il progetto stesso. La vogliamo smettere con questa mentalità protezionista? Siamo in Europa, anzi siamo nel mondo, volenti o nolenti dobbiamo giocare ed è bene che giochino solo i migliori.
#3 - Scritto il
andrea v
Mi associo al commento di Riccardo! parola di giovane designer
#4 - Scritto il
Mac Blender
Caro amico i,o prprio ieri ho saputo di non avere superato per la 3° volta il fatidico esame da avvocato, premetto che mi sono laureato con 110 e lode a 23 anni ho un corso post laurea treinnale sulle spalle, ho un mio sutdio da patrocinatore legale dove ho investito pure del denaro e non so ancora, a 6 anni dalla laurea, se e quando potrò diventare avvocato. La mia è solo una delle tante storie, come me ce ne sono a centinaia anzi no migliaia in Italia….ringrazia Dio che non hai un albo a cui iscriverti, che tutela solo i soliti noti e osteggia i più giovani…. Da noi si viene bocciati ad un esame scritto, che avviene senza controllo dove succede di tutto, e dove si svolgono prove da cui si denota tutto furoché la preparazione dei giovani futuri legali italiani. A questo aggiungi 2 o tre anni di lavoro gratuito 10 12 ore al giorno senza rimborso spese.
#5 - Scritto il
castrodesign
ho uno spunto a proposito di questo post e del consiglio nazionale per il design. è una cosa che mi infastidisce non poco. i disegnatori industriali dalle mie parti firmano D.I. e non bisogna spiegare niente a nessuno. qua vedo che gli architetti firmano Arch, gli ingegneri Ing, i geometri Geom. e i disegnatori industriali? sono stufo marcio quando cerco uno dei miei clienti al telefono che le segretarie chiamano il responsabile con questo preambulo: è il grafico, è il pubblicista, è l'architetto, addirittura il ragazzo quello la… è un argomento banale ma che neanche l'associazione più importante per il design italiano sia in grado di risolvere. è ora di darsi una mossa e fare un comunicato stampa che dica come vogliamo chiamarci: designer? disegnatori industriali? progettisti? project manager? o uno dei tanto fantomatici attributi che così creativamente inventano le prestigiose scuole di design per attirare studenti dell'altra parte del mondo? non è importante, ci sto, ma vorrei un unico modo di presentarmi ai miei clienti (e che loro lo capiscano). è pretendere troppo?
#6 - Scritto il
giorgiobaresi
Castrodesign: è così importante avere un titolo? Secondo me no. In ogni caso puoi sempre farti chiamare "dottore", visto che ti piace così tanto…
#7 - Scritto il
giudit
Sono d'accordo al 100% con Giorgio, basta lagne! Chi vale emerge! se lo vuole davvero, magari ci mette il suo tempo ma ce la fa. Se sta li ad aspettare che un ordine lo tuteli abbandonandosi a nostalgie medievali ha ancora tanto da imparare. Mi sono laureata in Disegno Industriale 3 anni e mezzo fa e sono convinta che proprio tale facoltà sia impostata per fornire gli strumenti utili a districarsi nel variegato mondo del design (comunicazione, prodotto, moda, allestimenti). Poi sta al progettista capire in quale/i direzione andare, quale/i campi approfondire secondo le sue personali inclinazioni. La facoltà di Disegno industriale (se fatta con serietà e passione) trasmette una cultura del progetto, poi sei tu che devi farti in 4 e con tenacia affermarti.
#8 - Scritto il
EliaM
Credo che in molti abbiano travisato il post iniziale. Qui non si tratta di avere un ordine che possa aiutare i meno bravi a tirare avanti. Il punto è capire per quale ragione uno fa esami di fisica e statica, gli vengono chiesti progetti di interni, strutture murarie, e quant'altro durante il corso di studi, e poi quando esce non può firmare il progetto per una scala in ca, o un muro divisorio. Quando ho cominciato il corso al politecnico si era ancora sotto la facoltà di architettura, ora si è creata quella del Design. E' chiaro che per progettare siti internet o fare le copertine di una rivista non serve avere un esame di stato, ma se è per quello non occorre nemmeno una laurea, conosco ragazzini di 16 anni che lo fanno in maniera egregia. Che senso ha fare cinque anni di design di prodotti, design di interni, se poi non ho nemmeno la qualifica di un geometra?
#9 - Scritto il
Luca Gentile
D'accordo con Giudit, alla fine chi vale emerge. A me manca solo la laurea, ho sempre lavorato nell'ambito della grafica e comunicazione senza problemi. Il politecnico ti da un'impostazione culturale generale e ti butta nel mare dei neolaureati, ma poi sta a te emergere :-)
#10 - Scritto il
Luca Ubertini
Che discorso è che ci sono 16enni che fanno buoni siti? Ci sono anche tonnellate di geometri capacissimi di progettare un muro o una scala se è per questo! Insomma, se dopo la laurea uno si pone domande di questo tipo, forse ha davvero sbagliato facoltà… Ma è fare i calcoli statici di un muro il lavoro di un designer? Che si paghi un maledetto ingegnere per mettere quella firma, e ci si concentri sul design, piuttosto!
#11 - Scritto il
Elia_M
Qui ci vorrebbe una delucidazione sul significato di design evidentemente…. Design=Progettazione Mi sa che in troppi si confondono con lo styling…
#12 - Scritto il
Luca Ubertini
ed altri lo confondono con la produzione… Allora se curassi il design di un telefonino dovrei progettarne anche i circuiti elettronici?
#13 - Scritto il
Elia_M
Sottolineerei anche che il post di pietro-cosca è chiaramente riferito al design industriale. Non si parla nè di webdesigner nè di illustratori.
#14 - Scritto il
Elia_M
Caro Luca, l'esempio non calza. Se voglio progettare l'interno di una casa, e ho fatto esami che mi han dato le conoscenze per farlo, perchè non posso firmare opere murarie? non mi pare di aver detto che dovrei progettare anche l'impianto elettrico o quello idraulico (in quale caso l'esempio che hai portato avrebbe avuto per lo meno un nesso)
#15 - Scritto il
Luca Ubertini
Potresti doverlo fare invece, tipo se semplicemente si trattasse di una cucina. Poi vai da un geometra/ingegnere o chi per lui, lo paghi e fai revisionare e firmare il progetto. Non mi pare di vedere la necessità di istituire albi professionali a responsabilità limitata per poter firmare progetti di pareti.
#16 - Scritto il
KOMU
ahhhhhhhh pienamente daccordo con la ia compagna e con riccardo, si sta facendo di tutto per smantellare gli ordini e proprio noi designer li invochiamo?! Ma stiamo scherzando???!!! Il problema che iniziamo ad essere tanti forse troppi e il mercato è saturo… La soluzione? muoversi e cercare "nicchie" geografiche e di innovazione non ancora battute
#17 - Scritto il
leino
infatti…. molto meglio far vedere cosa realmente vali e sai fare che divenatare qualcuno con spinte o mafiate all'italiana…io sono contento della mia situazione e sono solo al primo anno di Di…una volta laureato te presnti il curricolum e fai vedere a tutti il portfolio tanto quello serve e poi si renderanno conto se sei stato fancazzista o studente serio….almeno io la vedo cosi..
#18 - Scritto il
dexxin
Ciao, io vorrei aprire anche un'altra questione: ma cosa fanno esattamente e dove lavorano i laureati in disegno industriale?
#19 - Scritto il
piccolabiba
Ho sentito delle cose allucinanti! Vorrei commentare in particolare due osservazioni del commento di Giorgio Baresi: "3) Il fatto che il design sia un settore completamente liberalizzato (…) dal mio punto di vista è solo un bene. (…) Dopotutto io progetto servizi web, non ponti o case: il massimo danno che posso fare è rendere scontento un cliente…" Dici di essere un laureato del Politecnico, e che il Politecnico prepara male (e sono d'accordo, in quanto anch'io laureata lì e pronta a partire per altri lidi): beh, lasciami dire che ti ha davvero preparato male, se le cose nel nostro settore vanno a put***ne è perchè ci sono persone, come te, che pensano che nel campo del design una cosa fatta male, in fondo, non nuoccia più di tanto se non alle tasche del cliente. C'è invece una dimensione sociale che non consideri e che purtroppo la maggior parte dei "designer" o presunti tali non considera, ed è lo stesso motivo per cui non la considerano nemmeno i clienti, lo stesso motivo per cui siamo sotto-considerati e sotto-pagati. che tristezza sentire queste cose da un designer, anzi, "designer" poi: "4) Un settore completamente libero come quello del design premia i più bravi e necessariamente penalizza i meno bravi (che di conseguenza faticano a trovare un buon lavoro). Se questo principio fosse esteso ad altre categorie professionali con tutta probabilità vivremmo in un mondo migliore :-)" I più bravi sono premiati? Ma quando mai? Viviamo in due Paesi diversi forse? Le cose da noi vanno male, vanno pessimamente. Chiunque può dire di fare del design proprio per il fatto che non esistono regolamentazioni e tutele della professione. Qualcunque smanettone appassionato di grafica si sente libero di definirsi designer, altro fattore che ha portato e fomenta la disastrosa situazione attuale. I clienti non credono nell'importanza del design (dato che non ci crediamo noi stessi, come dimostrato dal tuo commento precedente), perciò assumono chiunque e si accontentano di qualunque cosa, dove li vedi quelli bravi che trovano subito lavoro? All'estero, forse. Io vedo tanti bravi occupati ma anche tanti, troppi incompetenti fin troppo occupati che non fanno che rodere dall'interno la categoria.
#20 - Scritto il
matmot
solo qualche breve considerazione. design = progetto, si è detto. giusto. poi c'è lo styling, che è un'altra cosa, ce lo ha insegnato anche munari. i corsi di laurea (io l'ho fatto a milano, a cavallo tra il v.o. e il nuovo sistema) sono quello che sono, criticabilissimi. ma se c'è un valore aggiunto di un laureato in design è quello di essersi necessariamente scontrato con il concetto di cultura del progetto (che sia stato interiorizzato e compreso è un optional, temo) e dell'importante ruolo sociale ha il designer. qualsiasi artefatto dev'essere progettato. bisogna saperlo fare. se una bottiglia di plastica non si piega quando versiamo l'acqua, se un posacenere è semplice da svuotare, se orario dei treni è facile da fruire, se un sito internet è facile da navigare lo si deve al designer = progettista. non parlo di tecnicismi. il ruolo dell'eventuale ordine avrà senso se sara quello di offrire una garanzia ai clienti dell'associato: di affidarsi ad un professionista tenuto (per legge? per codice deontologico?) a seguire standard minimi di usabilità, accessibilità, eco-compatibilità. perchè se un sito viene male il cliente fà una figuraccia con gli amici, ma i visitatori non capiscono un fava. tempi grami!
#21 - Scritto il
Claus2
a
#22 - Scritto il
Claus2
Salve, volevo alcune delucidazioni. Pure io mi sto laureando in Disegno Industriale del Prodotto al Politecnico, ma la forte sensazione che mi viene da quello che sto facendo é che alla fine non avrò nulla in mano. Insomma, temo che quando mi presento fresco di laurea in uno studio, zero esperienza e senza nessuna capacità di ingegnerizzazione approfondita … Cosa volete che mi dicano? Io la vedo grigia, non so bene che fare. Aggravante, io adoro le auto e mi piacerebbe tanto entrare a fare parte di qualche grande carroziere, ma pure le costosissime specializzazione in car-design … Boh, non so, mi lasciano l'amaro in bocca, a me pare che anche queste non ti diano una formazione pratica e solida, che veramente ti preparino al mondo del lavoro. O quantomeno non ne ho trovata nessuna indizzata in tal senso. Qualcuno mi sa aiutare?
#23 - Scritto il
G.Code
Mi rattrista vedere che su un blog che parla di design, in molti post si confonda il concetto di design con quello di styling, ma chi pensa che design sia fare un sito figo in flash o inventare una bella forma "che poi ci pensa l' ingegnere…" non può comprendere perchè alcuni di noi vogliano avere un albo professionale;premetto che io sono uno studente al quarto anno al politecnico, sto cominciando ad avere i primi rapporti con le aziende e mi rendo conto della confusione che impera nelle industrie, soprattutto quelle meno attente al design; essere considerato una volta un mezzo artista, un altra volta come un ingegnere da ufficio tecnico sminuisce moltissimo la nostra professione; un albo servirebbe soltanto per fare chiarezza intorno alla professione del progettista industriale e magari anche per introdurre magari alcuni standard minimi per l' ergonomia o il rispetto dell' ambiente; so che a tanti questo discorso non interessa, tanto l' importante è fare quello che vuole il cliente, ma non lamentiamoci se poi la cultura del design va sparendo, visto che nessuno la impone
#24 - Scritto il
Spline
La Facoltà di Disegno Industriale è un laureificio in Stronzologia
#25 - Scritto il
Tryagain
Considerate comunque che anche le altre lauree oggi non sono tanto meglio, il fatto è che gli italiani hanno, sembra geneticamente, un ostentato e compiaciuto disprezzo per tutto quello che è cultura; mediamente conoscono solo due professioni: il medico e il calciatore, puoi anche dirgli di essere laureato in filologia classica greca e latina, in fisica quantistica e ti guarderanno come per dirti "embè?" Chi invece gli italiani ammirano veramente è "quello che ha fatto i soldi", a volte, indicandoti un tizio che passa con la sua macchina tedesca ultimo modello, ti dicono: "vedi? QUELLO HA FATTO I SOLDI..", e quando gli rispondi "ah si?", incominceranno a raccontarti tutta una serie di leggende metropolitane sui sistemi più truci con cui il tizio in questione "ha fatto i soldi".. Nonostante tutto il tipo sarà sempre ammirato e rispettato, e nel caso si presenti in politica, il più votato.. l'unica vera laurea che servirebbe frequentare è quella in "furbettologia del quartierino".. con tutte le altre, dovrete arrangiarvi come meglio potete..
#26 - Scritto il
marc
speriamo che non serva mai, sono 15 anni che svolgo la professione ed a me l'unica cosa che mi è servita è la partita iva, W la libera professione senza lacci e lacciuoli….
#27 - Scritto il
ELMANCO / Stefano Ricci
Daccordissimo con chi dice che chi ha valore emerge: per lavorare nella graphic e product design la laurea non è indispensabile. Conosco autodidatti che producono ottimi lavori, ma di 16enni che se la cavano egregiamente nelle grafica e nel web nessuno… il fatto che la laurea non sia indispensabile non significa certo che non ci sia da sudare, sbagliare, fare gavetta. Nella lettera che ha originato il post si fa però riferimento a firmare progetti e DIA; riguardo ciò non so bene come commentare perchè non conosco il corso di studi svolto. Diciamo che, sì, è un pò assurdo, che uno che ha studiato interni ed arredo non possa poi firmare la DIA per spostare qualche muro mentre un geometra (che nel 90% dei casi di buona progettazione non capisce nulla) sia possibile. Purtroppo i geometri in Italia esistono da molto prima dei designer… Non mi piacciono ogli ordini professionali, quelli degli avvocati e dei notai sono veramente una vergogna, ma mi rendo conto che sono indispensabili per regolamentare la costruzione dei edifici o altri interventi di interesse collettivo. Insomma, in certi casi sembrano un male necessario…
#28 - Scritto il
L'autore della lettera
Ciao a tutti, grazie per aver commentato la mia lettera. Grazie anche a Pietro Cosca e Designerblog per averla pubblicata. Ho letto i vostri post e vedo che ci sono opinioni discordanti. Un Ordine può essere simpatico o no, ma io credo che (purtroppo) sia necessario, soprattutto per quello che viene definito "Designer libero professionista". Pensate un po' al discorso economico: avete mai avuto problemi a quantificare un preventivo? Io sempre. Questo perché non c'è alcuna regolamentazione. Le tariffe? Quali? Esiste un listino? Un altro esempio: io progetto prodotti e arredi, ma ho molti amici che progettano gli Interni: perché non possono firmare una DIA? Perché devono rifarsi all'amico arch. o geometra? Conosco alcuni Interior Designer veramente validi, capaci di progettare tutto dall'inizio alla fine (dagli spazi all'impianto elettrico), e effettivamente si lamentano di ciò. C'è anche il discorso di tutelare il cliente: quando mi presento ad un'Azienda cosa testimonia la mia preparazione e competenza? Cosa mi distingue da un Designer incompetente? Un Esame di Stato serve anche a questo. A scremare. Infine: pago un sacco di INPS, che sommata alle tasse mi mangia quasi il 50% del fatturato. Bene. Ma avrò la pensione, a 80 anni, quando mi ritirerò? Vedendo come vanno le cose ora credo di.. no. Perché anch'io non posso avere l'Inarcassa? Sono d'accordo che quello che conta di più è la competenza, la serietà, la bravura. Ma pensate anche al lato "pratico" della nostra professione. Un Ordine sarebbe vantaggioso. Pensateci. Vi ringrazio e spero che questo dibattito continui ad essere stimolante e "combattuto"! Ciao, Santiago
#29 - Scritto il
FabioDF
Pienamente d'accordo con EliaM e amici sulla stessa lunghezza d'onda. Soprattutto d'accordo con l'autore del post e la sua richiesta di albo. Alcune considerazioni: 1) La laurea al Polimi di Milano è semplicemente ridicola, non da cultura del progetto, non insegna gli strumenti pratici per imparare a progettare, non insegna gli strumenti teorici, i corsi sono a caso all'interno delle stesse sezioni e quindi se hai il cognome con la D impari Rhino, se invece con la P fai proE. Insegnano in modo ridicolo disegno e modellazione al primo anno. Questo perchè è stata creata da architetti o ingegneri (che sono professori) e non hanno idea di come si insegni a progettare. Non credo ci voglia molto a fare: 2 anni comuni di base (metodi di rappresentazione, programmi modellazione 3d, fotoritocco, fotografia, storia del design, cultura del progetto, infarinata di fisica materiali e matematica. DOPO 3 anni invece di specializzazione in illuminotecnica, car design, yachts etc etc). Il corso è semplicemente ridicolo e dopo 5 anni, laureato col max dei voti in corso posso affermarlo con certezza. 2) Sono perfettamente d'accordo con la differenza tra design e styling, purtroppo l'Italia è figlia della cultura progettuale che ancora pensa che basti saper tirare 2 righe e un render per essere chiamato designer…tutti ancora ad inseguire il sogno del car designer con i render visti su 4ruote….leggere che qualcuno sa la differenza è commovente. 3) Sia chiaro che il termine designer significa progettista, ma progettare un sito WEB è differente dal progettare una barca, una macchina, una forchetta. Mi viene da ridere a sentire ragionamenti "io faccio siti WEB e sono designer". Iniziamo a chiarire che designer non è un termine preciso. Per quanto mi riguarda il design è progettazione e progettazione di prodotto. Il designer di interni non ha niente di + di un architetto, il web designer è un grafico al max un programmatore, un grafico è un grafico. La facoltà di disegno industriale dovrebbe formare industrial designer, disegnatori industriali, figura professionale in grado di unire preparazione tecnica a sensibilità estetica, di progettare e saper gestire l'iter progettuale. Interior designer, grafici e web designer o peggio ancora designer della moda….mi fanno ridere. 4) Finiamola di pensare al designer solo come a Magistretti e Wanders, il mercato è fatto di aziende in cui sviluppi prodotti disegnati da grandi nomi o sviluppi progetti che raramente sono entusiasmanti. Il design come studio ricerca e progettazione della forma è fatto solo da studi come syneo o continuum, pieni guarda a caso di stranieri di 24 anni non laureati ma diplomati in giro per il mondo, parlano 3 lingue e guadagnano più di noi. Un'ultima riflessione…aprite motori di ricerca e guardate solo la pagina delle offerte di lavoro del corriere….contate le offerte che riguardano "disegnatori industriali"….0 Diamo la facoltà di design in mano a designer, usciti da quel corso, cacciamo comunicazione, moda e interior e si organizzi il corso in modo da poter avere idee, valutarne la fattibilità, renderle fattibili, sapersi interfacciare con gli specialisti di ogni settore…dal tecnico all'economico…..solo così avremo finalmente designer degni del nome e veramente professionali.
#30 - Scritto il
matmot
fabioDF, quando si inziano a fare dei distinguo sento puzza di snobberia. anche perchè certi paragoni secondo me non reggono. ammesso e non concesso che quel che tu scrivi sia vero: "figura professionale in grado di unire preparazione tecnica a sensibilità estetica, di progettare e saper gestire l'iter progettuale", come credi di escludere tutto ciò che non è prodotto "tangibile" dalla sfera del design, anche alla luce di questa frase? bob noorda? lo stesso munari? bodoni? non sono designer? perdinci!!! e poi, che paragone è quello tra un'auto o una barca con un sito web? parli di una nave da crociera a confronto col sito del macellaio o di un gozzo con il sito di repubblica? quante persone ci lavorano? quali competenze? con quali obiettivi? i minimi? galleggiare in un caso e fornire informazioni nell'altro? bisogna saperlo fare, bisogna PROGETTARE in entrambi i casi. poi c'è chi si improvvisa, e purtroppo lì è il problema, ma non è certo la laurea che fa il designer (e non sono un webdesigner…). personalmente, proprio a causa della frammentazione del corso di laurea (almeno ai miei tempi), durante l'università ho avuto modo di frequentare i corsi più disparati: da design di prodotto, a multimedia, a grafica, passando da museografia ed intelligenza artificiale. mi lamentavo, ma ora, con qualche anno di lavoro sulle spalle, mi rendo conto che il design - la progettazione - è fondamentalmente TRASVERSALE. certo, bisogna saper progettare. le nozioni tecniche di ogni specializzazione vengono dopo. e ben venga un ordine a tutelarci!
#31 - Scritto il
piccolabiba
quoto fieramente matmot
#32 - Scritto il
giudit
Approvo il commento di matmot. Abbasso le sette fondamentaliste di "designer di prodotto" (vedi Fabio DF). La comunicazione del tuo prodotto poi chi te la fa? e le istruzioni per usarlo/montarlo? per non parlare della segnaletica, dei percorsi e di tutta quella parte di progetto che proprio perché poco tangible è meno tutelata e più alla portata del fai da te. "Iniziamo a chiarire che designer non è un termine preciso"= sai perché? perché nasce come disciplina trasversale. Ripassati un po' di storia del design, al Bauhaus non c'era solo prodotto. Riguardo agli albi mi sembra strano che nessuno abbia nominato nè ADI nè AIAP.
#33 - Scritto il
piccolabiba
Nessuno ha nominato ADI e AIAP in quanto queste due associazioni, come anche recentemente discusso su queste pagine, operano ogni ruolo tranne quello di tutela
#34 - Scritto il
tryagain
Si, il design è assolutamente interdisciplinare e trasversale, comprende o può comprendere quasi qualsiasi cosa, ma visto che avevo scritto dei post al riguardo tempo fa, direi che si deve precisare una cosa: la vera distinzione si deve fare, almeno in termini pratici, tra design in quanto "provocazione e/o proposta intellettuale" e "prodotto" inteso come "elemento" all'interno di una catena produttiva; Cerco di spiegarmi: un designer italiano oggi piuttosto conosciuto ha detto, (propio quando iniziava ad essere conosciuto): "Certo che se fai una sedia di pizza invece che di legno, è ovvio che i giornali saranno più interessati a pubblicarne la notizia.." Quindi, le sedie "di pizza" invece che di legno non verranno mai prodotte ma FINISCONO SUI GIORNALI, e si fanno conoscere Attenzione perchè la questione è molto importante, il design ha storicamente nel suo DNA una parte non solo di proposta e innovazione, ma a tutti gli effetti di provocazione e trasgressione, questa parte, che lo accomuna per certi versi all'arte, viene in realtà notevolmente filtrata, se non quasi del tutto eliminata nella produzione "reale" MA: un designer giovane, ancora al di fuori delle logiche di produzione e delle gabbie professionali, DEVE, se vuole dimostrare di avere una personalità, se vuole comunicare e far vedere di avere veramente delle idee, fare leva propio su questi aspetti che riguardano la provocazione, la trasgressione, la previsione di uno scenario molto spostato nel futuro ecc. Questa caratteristica di comportamento è sempre compresa nei sistemi d'insegnamento di tipo anglosassone o nordeuropeo, (non solo nel design ma quasi in ogni materia), in questo modo un giovane si presenta con un "peso specifico" in termini di proposta, che viene poi valutato dal sistema "istituzionale" (studi di progettazione, industrie ecc), questi progetti "oltre", in effetti non vengono mai prodotti, ma i migliori vengono "cooptati" all'interno del sistema, dove poi ovviamente, dovendo operare in condizioni di mercato, saranno chiamati a realizzare i più "tranquilli" "elementi" all'interno della catena produttiva di cui parlavo all'inizio Nel sistema italiano sembra invece che i giovani non vengano incoraggiati a spingersi "oltre" nelle loro proposte di progetto, nel momento in cui sarebbe giusto farlo ( visto che quando hai a che fare con la produzione vera è ovvio che i progetti risulteranno tendenzialmente "addomesticati" dalle esigenze di marketing, economiche ecc), come risultato di tutto questo, i giovani che arrivano o hanno studiato all'estero, finiscono per trovare più spazio e più possibilità anche in Italia, perchè danno l'impressione di essere più creativi, più "open mind", mentre è nella maggior parte dei casi solo il risultato di sistemi di insegnamento (o di una mentalità in generale) meno conservatori e "chiusi" di quello in uso in Italia..
#35 - Scritto il
L'autore della lettera
Forse però stiamo uscendo dal tema del post originario. Si parlava di un Ordine dei Designer, di tutela, di "burocrazia".
#36 - Scritto il
serenanella
ho letto con attenzione tutte le risposte al quesito iniziale…ma vorrei risolvere il mio problema che stà all'apice della questione!!!mi aiutate???io vorrei iscrivermi ad architettura industrial designer a roma ma tutti mi sconsigliano di farla!!dicono che non c'è lavoro….che ne pensate..??il mio prof.del liceo artistico mi ha consigliato di frequentare l'I.S.I.A…conoscete??sapreste darmi delle dritte in merito????graziee !!!!!!!!!!!!!!!
#37 - Scritto il
max l'ispanico
ciao a tutti…uscito dal liceo artistico ho voluto "insediarmi" nel ramo dell'economia(indirizzo marketing) per cosi'avere una preparazione di base che mi permetta di gestire in futuro l'azienda del papi…dopo due anni sofferti ho capito che la mia passione è rivolta in parte al marketing ma sopratutto al design industriale di prodotto…sono deciso a cambiare strada e seguire quella del design..secondo voi una laurea è indispensabile o è buona anche la soluzione di istituti tipo ied?o magari prima laurea e poi master? grazie ciauuuu!!!!!
#38 - Scritto il
pippilu'
Quoto matmot, che ha pienamente ragione: non si puo' dividere la comunicazione dal design. Il compito del designer non e' solo quello di progettare, ma anche quello di presentare correttamente il proprio progetto, spesso indecifrabile agli occhi del cliente (brochure, locandine, istruzioni di montaggio e di utilizzo, siti web di presentazione rientrano in questo campo), o addirittura di doverlo includere in un servizio che va oltre la fisicita' dell'artefatto stesso. E' colpa degli improvvisati grafici che purtroppo si finisce col credere che un web designer (e i web designer non programmano.. quelli sono i programmatori) o un graphic designer non sia al pari di un designer industriale.. Progettare interfacce per l'uomo ha la stessa valenza nel design del progettare una sedia; cambiano i materiali, cambiano i mezzi, cambia la finalita' del progetto finale, ma dietro c'e' la stessa metodologia. E' come dire che un fruttivendolo e' meno commerciante di un venditore di stoviglie. Sul fatto che i designers in Italia non siano spinti ad andare oltre per farsi notare, non sono del tutto d'accordo.. Ho visto un sacco di progetti nella mia facolta' e in concorsi esterni nazionali premiati per trasgressivita' e provocazione. Il problema e' che oltre alla provocazione, utilita' e funzionalita' rasentavano il nulla. Poi arriva il prof. architetto o l'organizzatore del concorso che ti frega l'idea, la riadatta per la produzione e tu rimani con la tua bella tavola colorata in mano, convinto che come designer hai svolto il tuo compito. Nessuno all'universita' ci insegna a tramutare le nostre idee in oggetti realizzabili, quindi rimangono trasgressioni, idee, colori su carta.. Chi si scomoderebbe a creare l'ordine dei creativi? Serenanella: evita Disegno Industriale a Roma.. e' messa peggio di quanto sembri (sono iscritta anche io li'): caos, disinteresse, segreteria disorganizzata, i pochi professori al dentro della materia sono demotivati dai miseri contratti a progetto e giustamente preferiscono impegnarsi sui progetti dei loro studi, i professori di ruolo (generalmente architetti in lista per la pensione o architetti frustrati dal fatto che i designer gli stanno fregando il mercato) agiscono come se ti stessero facendo un favore a stare li' a revisionarti i progetti, che non li aggradano a meno che non siano trasgressivi e improducibili (o a meno che tu non sia una gran bella ragazza :P ); l'ISIA e' un istituto valido, ma purtroppo non da' un pezzo di carta utile a dimostrare che hai studiato 3/5 anni e hai imparato a progettare piu' di un laureato in Disegno Industriale (ed e' cosi').. la cosa buona e' che gia' dal suo interno, durante il corso di diploma, se ti fai valere, entri a contatto con un sacco di aziende.
#39 - Scritto il
serenella
mmmm….insomma PIPPILù..è un casino scegliere…a me ora mi stanno spingendo a scegliere architettura ue….x poi fare un master di disegno industriale…boh…non so se è la miglior cosa..non so proprio che fare…tu se tornassi indietro che faresti???io cmq provoa fare i test per l'isia…disegno industriale e architettura…poi si vedrà!!un' altra domanda…scusa se ti disturbo…ma la specialistica di disegno industriale..è a camerino??c'è chi dice di si..c'è chi dice di no…halp me please!!!!!graziee
#40 - Scritto il
FabioTR
Qualcuno sa qualcosa sullo IED (Istituto Europeo di Design)? Si tratta di un'ivestimento tipo Bocconi o piuttosto di un'operazione commerciale per rastrellare soldi? Mi interessava il corso triennale di Design Industriale…mi chiedevo quali sbocchi professionali potessero esserci una volta usciti dallo IED, qui a Madrid. In cosa consiste il lavoro dell'Industrial Designer, durata della gavetta, ecc. Sono lareato in traduzione ed interpretazione, il post-laurea me lo sono già fatto…di qui il mio pragmatismo. AAA cercasi disperatamente opinioni in merito da chi fa già parte del mondo del Design Industriale. Grazie mille in anticipo. Un saluto. Fabio.
#41 - Scritto il
matmot
@fabioTR: la seconda che hai detto…
#42 - Scritto il
nike89
salve, sono una neodiplomata che sta per iscriversi all'università. Ho letto tutti i commenti e ora sono ancora più perplessa di prima. Ho paura ad iscrivermi al corso di laurea triennale di Disegno Industriale (ad Alghero) perchè non solo è un mercato molto vasto, poco sicuro come sbocchi lavorativi, molto competitivo ma sopratutto in Italia non è così "attivo" e definito come all'estero. Vorrei dunque chiedere se sinceramente è una laurea che vale la pena fare (appassionati o meno), che dà sicurezza per il futuro (e non solo soddisfazioni), o se è ancora un mercato che è meglio lasciar "maturare".
#43 - Scritto il
MarioVerna
Ma voi veramente pensate che il talento o la creatività possono essere assimilate come se fossero discipline per lo più tramite un metedo scentifico perchè e questo che si impara all'università a fare scienza e non a scoprire nuovi orizzonti creativi e funzionali, cmq vi ricordo che vi sono oggi grandi Designer che hanno imparato il loro lavoro cioè a fare il pane come se andassero a lavorare dal panettiere! Come dice il Grandissimo PAOLO MARTIN: l'ingrediente fondamentale è il talento, perché senza di questo non si fa niente!
#44 - Scritto il
Simona
A distanza di due anni dalla pubblicazione della lettera in cima alla pagina mi sono imbattuta in questo blog proprio cercando sul motore di ricerca qualche aggiornamento riguardo l'istituzione di un albo professionale per i laureati in Disegno Industriale. In questi giorni ho sentito parlare della nascita del nuovo Consiglio italiano del design, ma si riuscirà mai a fare qualche passo in avanti? Ogni volta che pago l'Inps (che per chi non fosse pratico adesso è arrivata al 26%) ripenso al fatto che sin dai tempi dell'iscrizione all'università sento parlare dell'intenzione di istituire un Albo professionale per la categoria. E' mai possibile che a distanza di 15 anni l'intenzione sia ancora rimasta tale e non si riscontri un impegno su nessun fronte nell'ufficializzazione della nostra figura professionale?
#45 - Scritto il
Simona
Ma soprattutto vorrei porre una questione: non sarà, ancora una volta, che la colpa del mancato riconoscimento professionale dei Designer (e per designer intendo laureati in Disegno Industriale) sia anche da attribuire a coloro che sono attualmente i guru del design italiano che sono sempre chiamati in causa quando si parla di design, di associazioni, consigli supremi, ecc. i quali nonostante si onorino di tale titolo, sono pur sempre degli architetti con già alle spalle un consolidato albo professionale (e di conseguenza tutta una lunga serie di garanzie e tutele), e che quindi sintetizzando in una sola parola "se ne fregano" altamente di impegnarsi nella costruzione di qualcosa di concreto per la new generation di designer?
#46 - Scritto il
elfy
Salve….arrivo un pò in ritardo…tra qualche mese ho la maturità e vorrei iscrivermi a disegno industriale alla sapieza in quanto le scuole private non posso permettermele economicamente…………..la mia domanda è: su un 100% di laureati in questo campo qual'è la percentuale che lavora o che cmq ha contatti con aziende?come funziona il rapporto con qust'ultime?…..amo l'idea di fare questo lavoro e di conoscere tutti i sui aspetti ma ho paura che alla fin fine sia una gran fregatura……..grazie mille a tutti….
#47 - Scritto il
roberta79
sono interior designer ho studiato allo IED laurea triennale, 32 esami (visto che ci snobbano) e cmq sono messa esattamente come te.. io mi chiedo.. che sbocchi professionali validi abbiamo? non posso firmare i progetti, a differenza tua, non posso nemmeno andare al politecnico per fare altri 2 anni e gli esami di stato, perchè la nostra laurea è considerata meno di zero… all'inizio studiavo in svizzera, ma quella laurea non valeva in Italia! non so da che parte girarmi, ho 29 anni e non ho ancora capito come posso avere un futuro… abbiamo un associazione, AIPI associazione italiana progettisti d'interni, ma non è riconosciuta…
#48 - Scritto il
mlsemar
Credo che sia di fondamentale importanza per chi ha seguito un corso universitario di 5 anni in Disegno Industriale (ricordiamo che questo corso era nella facoltà di Architettura III al Politecnico fino a non molti anni fa', quindi la maggiorn parte degli esami erano pressochè identici) il poter accedere ad alcuni esami di stato alla pari di architetti, ingegneri, geometri e periti. Con questo titolo di studio al momento non si ha nessun vantaggio. Non si ha nemmeno la possibilità di diventare proffessori di disegno tecnico, il che nessuno credo mi possa dar torto è abbastanza ridicolo. Il laureato in disegno industriale dovrebbe essere un professionista abilitato alla firma di progetti di una certa complessità. Non è affatto plausibile il confronto tra un disegnatore industriale laureato e un non laureato. Durante il mio corso di studi ho sostenuto ad esempio esami di vario genere che richiedevano un certo impegno, come strutture, chimica, progettazione di stampi, meccanica, analisi, disegno tecnico, disegno artistico, tecnologia dei materiali, ergonomia, fisiologia. Non penso quindi assolutamente che la preparazione di un Architetto o un di un Ingegnere neo leaureato possa essere considerata superiore alla mia. Solo leggermente diversa e con un indirizzo diverso. Questo però non da il diritto allo Stato Italiano di escludere i Disegnatori Industriali da ogni concorso o di metterli in secondo piano rispetto ad altri progettisti. Per quanto concerne la creazione di un albo, credo che in Italia non se ne possa fare a meno. O tutti o nessuno è il mio pensiero. Poichè non ha senso mantenere questa nuova categoria al difuori se pesistono le vecchie regole per le altre.
#49 - Scritto il
crazt
ma secondo me, e parlo di architetto, più che istituire un nuovo albo andrebbero eliminati gli altri già esistenti… alla fine l'esame di stato non dà nulla in più a livello di conoscenze… quindi è fondamentalmente inutile… dovrebbero dare la possibilità di firmare progetti semplicemente con la laurea in mano, mi sembra più che sufficiente… o no???
#50 - Scritto il