Kitsch e finta opulenza nella lounge di Studio Job al Groninger Museum

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Groninger Museum by Studio Job

All’apparenza, il mondo e lo stile che Studio Job rievocano nella nuova lounge del Groninger Museum è un richiamo al passato: quello dei club inglesi di fine Ottocento, quello della prima classe del Titanic, quello, insomma, di una Belle Epoque fatta di pochi ricchissimi che amavano circondarsi (e riconoscersi) attraverso simboli sofisticati ed elitari.

L’ironia, però, arriva fortunatamente a scalfire questo bastione del privilegio. Guardate ad esempio le lampade (prodotte tra l’altro da Venini), riconoscete niente? Ebbene sì, la forma è proprio quella di un seno femminile, riproposto a cadenza regolare per scandire i volumi della sala (e magari scandalizzare pure qualcuno). Anche gli arredi, poi, sono fatti per trarre in inganno: la sedia, teoricamente in pelle, è in realtà fatta in plastica (da Moooi, in stile playmobil), mentre le tende che incorniciano le finestre non sono altro che sticker stampati su carta fotografica adesiva.

Quanto al parquet, l’elemento grafico per eccellenza in tutto lo spazio, anche lui è lì per dissimulare la sua vera natura: quello che ad un primo sguardo appare come un rigido pattern, si rivela invece un labirinto caotico fatto per confondere, ancora una volta, aspettative e comune senso del decoro. In un summa tra divertente e (soprattutto per Studio Job) divertito.

La hall del Groninger Museum by Studio Job

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