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La casa contemporanea come non-luogo secondo Marc Augé

Pubblicato: 01 dic 2010 da olivia

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In un’intervista su AD di novembre, Marc Augé, antropologo e direttore dell’Ecolle des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Paris, afferma che la casa contemporanea potrebbe diventare il prossimo “non-luogo”, concetto tutto moderno da lui abbondantemente studiato.

Secondo Augé nell’era moderna si sarebbe perso il senso dell’abitare: un tempo l’idea della casa girava intorno al focolare e alla condivisione tra i suoi abitanti; oggi l’avvento delle nuove tecnologie e anche la concezione interna degli spazi porterebbero invece verso un grande decentramento, il quale metterebbe in relazione le persone dentro la casa non fra di loro, bensì con il mondo esterno, trasformando gli ambienti domestici in “non-luoghi” di incontro con ciò che c’è fuori.

Le persone in casa sarebbero invece completamente isolate nel loro mondo fatto di privacy ed intimità, sempre più accentuato dall’utilizzo di spazi chiusi e delle tecnologie moderne, appunto. Lo spunto di riflessione è interessante e sicuramente ha un fondamento di verità. Mi permetterei però di dissentire dall’idea secondo cui si sarebbe perso il senso dell’abitare e anche dal concetto di casa come mero ammucchiarsi di ambienti privati e distaccati fra loro.

Le tipologie dell’abitare contemporaneo sono le prime a smentire queste idee: oggi la tendenza è all’open, all’integrazione di più ambienti, privi di divisioni visive e fisiche, il che ci porta a pensare invece a un nuovo concetto di focolare domestico e di condivisione. Anche il design smentisce questi concetti: l’attenzione all’intimità è doverosa, ma la genialità dei nuovi arredi è sempre orientata verso l’utilizzo condiviso e agevole per tutti, nonchè a un’uniformità di tipo visivo ed estetico, che tende ad accomunare tutti gli spazi domestici.

E se la tecnologia rimane sicuramente un potente mezzo di “decentramento” e quindi di contatto con l’esterno, dall’altra diventa sempre più uno strumento per vivere la casa in modo sempre più confortevole, economico ed ecologico. I non-luoghi li lascerei al mondo virtuale, non credete?

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2 commenti

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  • hap

    01 dic 2010 - 15:21 - #1
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    vivo in un rustico restaurato, molto stretto e alto, con spazi ultradefiniti.. c’è un camino, c’è tanta domotica, c’è internet, la tv di casa è ‘connessa’ a internet, gioco online, invito amici a cena.. abbiamo due gatti e si fa un po’ vita di paese: ci vengono a trovare i parenti, si va al mercato .. la casa è un contenitore delle nostre vite materiali, dei contenuti immateriali.
    e tanti, nella mia cerchia di relazioni, vivono la mia stessa situazione.

    dal mio punto di vista direi che non c’è nessuna deriva verso l’isolamento o l’astrazione delle relazioni, ma un naturale bilanciamento

    probabilmente da altre parti le cose vanno diversamente.

  • arturo nakki

    06 dic 2010 - 22:23 - #2
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    io trovo i non luoghi tipo stazioni ferroviarie preferibilmente grandi, tipo termini a roma, posti eccezzinalmente belli ,leggeri, e liberi, dove l individuo viene annientato dalla moltidune e quindi si sente parte di essa alleggerendosi della pesantenza del suo ruolo sociale.detto questo la domus è sempre stata rifugio ,nicchia,o piccolo castello, con possibilita di chiudersi e di resiste verso l esterno, e anche all interno degli spazi è previsto chiudere, e quindi un open space interno e magari immagino con vetrate perimetrali è possibile solo a condizioni speciali tipo che l abitante sia single e che la la barriera oscurante l interno sia solo spostata per esempi ad un perimetrale esterno tipo siepe di cinta. la casa io credo manterra sempre quell origine di caverna.