
La Alamo Drafthouse, una catena cinematografica americana di Austin, nel Texas, ha commissionato a Jason Munn una serie di poster per il Texas Monthly Rolling Roadshow, che si concentra su film provenienti dal Texas.
Già vi parlammo della bravura di Jason Munn, espressa nelle grafiche di poster musicali, ma non è da meno nell’ambito della cinematografia, anzi, come al solito riesce a coniugare più aspetti e simboli con una linearità e semplicità sorprendenti.
Jason non solo è in grado di cogliere l’ambivalenza delle forme, ma anche dei significati e degli aspetti spesso emblematici della comunicazione alla quale punta. Nota di merito da non sottovalutare è la capacità che ha di non essere retorico e scontato, ma innovativo e sorprendente nelle linee pulite e nei colori misurati.

Chimere semantiche è uno dei progetti realizzati da Alessio Sabbadini, giovane designer. Si tratta di una serie di illustrazioni che gioca tanto con le forme quanto con le parole, inventando divertenti e delicate creature, vere e proprie fusioni dell’immaginario collettivo che danno vita a ogni sorta di personaggi.
Tutto parte dai modi di dire, come “qui gatta ci cova”, che diviene “qui gatta cicogna”, presentando un gatto con becco e lunghe zampe; o da nomi che ben si prestano a metamorfosi, come la crasi tra coccodrillo e grillo, che dà vita al coccogrillo, un essere pronto a saltare e a sbranare.
Un po’ Calvino, un po’ Rodari, le intuizioni linguistiche di Alessio lo rendono un grafico anche un po’ Munari e un po’ Komagata, dimostrazione ultima ma non finale del carattere profondamente ludico a cui la grafica si presta, avvalendosi volentieri della sorella linguistica.
Alessio Sabbadini è un designer di 27 anni dedito alla progettazione grafica. Laureato in Communication Design al Politecnico di Milano ha avuto modo di sperimentare molte espressioni del design, come ogni buon grafico, giostrandosi tra marchi aziendali, manifesti, libri, siti web, spot e campagne sociali. Nota di merito alla sua disponibilità per fare due chiacchiere con lui: per un confronto, per crescere, e se ci scappa anche per un lavoro.
Questo “Enlightened Souls” è un progetto ancora in fase di lavorazione, come ammette lo stesso autore: il fotografo Fabrice Wittner che lo ha iniziato durante un viaggio compiuto nel maggio del 2011 a Christchurch, in Nuova Zelanda. È pensato come un contributo artistico e morale a un evento catastrofico: il sisma che ha colpito la zona. Con degli stancil, Wittner ha dipinto delle figure umane che ha poi illuminato per ricordare le vittime della tragedia e mostrare lo spirito di una città gravemente colpita.
Un mix di street-art e fotografia che segue un processo lungo e complesso, anche in relazione ad alcune critiche ricevute. La seconda fase è stata realizzata ad Hanoi, in Vietnam dove le immagini sono diventate quelle di alcuni bambini fotografati in alcuni villaggi del nord del paese ‘proiettate’ in alcuni dei luoghi principali della Capitale. Un lavoro emozionante e di grande impatto visivo.
Enlightened Souls: gli stancil illuminati di Fabrice Wittner









Il papercraft è ormai una vera e propria tendenza, sculture tridimensionali realizzate con carta e cartoncino spiccano ormai spesso sulle copertine di libri e riviste. Poteva sottrarsi dall’ospitare un lavoro in papercraft sulla propria cover l’influente Icon Magazine?
Naturalmente no, e per farlo ha scelto l’eccellenza in questo campo, ovvero la coppia di designer francesi Zim & Zou che hanno realizzato, per il numero di Febbraio intitolato The Future of Food, un hamburger ostentatamente sintetico, dai colori neon e le forme poligonali, alimentato da una miriade di cavi colorati, come un novello Frankenstein.
I grandi magazzini londinesi Selfridges dedicano quest’anno un’intera stagione al potere creativo delle parole, nella comunicazione e nella letteratura, con un’iniziativa intitolata Words Words Words, che trasformerà fino a marzo l’Ultralounge del piano terra in libreria e spazio espositivo.
Tra workshop sullo storytelling e laboratori di grafologia, le riunioni del Penguin Book Club o corsi di grammatica latina e di calligrafia, sarà il magazine It’s Nice That a firmare l’art direction dello spazio a partire dall’allestimento scenografico delle vetrine con una serie di quattro “extravaganzas” tridimensionali.
L’attrazione principale sarà certamente una montagna russa delle parole, The Word-A-Coaster, realizzata in collaborazione con gli interactive designer Stewdio, in grado di predire il futuro attraverso palline di plastica che contengono responsi giocosi. Per le altre vetrine invece It’s Nice That ha chiesto a tre designer e artisti, Ben Long, Chrissie Macdonald e Giles Miller, di allestire visivamente la parola Words.
Mentre Ben Long ha scelto di costruirla con dei tubi da ponteggio, Chrissie Macdonald ha scelto degli oggetti supersize, tra cui una matita, una macchina da scrivere, una bocca e un orecchio, e Giles Miller infine, ha scolpito e cesellato le lettere nel cartone.
Non è sicuramente il primo, eppure nonostante l’idea sia già vista, questo video realizzato da Francis Cutter per il collettivo francese C2C si lascia guardare con piacere e curiosità. Il gioco è quello di animare l’ambiente circostante tramite la computer grafica, a tempo con il beat e i suoni del brano.
Nello specifico si tratta di “F-U-Y-A” e il risultato finale affascina anche grazie alle sonorità hip-hop. Lo scratch in sincrono con le pareti e la pavimentazione dell’abazia di Fontevraud altera la percezione del tutto e rende la traccia ancora più accattivante. Dopo il salto, trovate anche lo showreel di Vincent Nguyen, vero nome di Francis Cutter.
Continua a leggere: Il video di Francis Cutter per "F-U-Y-A" dei C2C
Quando è stato effettuato il restyling del quartier generale di Deutsche Bank a Francoforte, si è pensato di trasformare il logo ideato da Anton Stankowski per la banca, in una scultura che occupasse uno spazio all’interno dell’edificio. Una modellazione in 3D che raccontasse agli avventori la passione e la precisione dell’azienda e dei suoi servizi.
La parte centrale del logo è stata divisa in quarantotto triangoli che il progetto di ART + COM e Coordination ha animato in una complessa e suggestiva coreografia. Gli stessi triangoli poi diventano la superficie su cui vengono proiettate una serie di textures in sequenza. Il risultato finale, che potete ammirare nel video a inizio post, è decisamente efficace.

Portraits Génétiques - Ulric Collette
Hai gli stessi occhi di tuo padre! No, sul serio, non è che siano simili, sono proprio gli stessi! Impressionante, no? Eppure Ulric Collette parte da questo genere di ragionamenti (e a Natale preparatevi perché sarà periodo) per concretare con i suoi scatti quanto spesso si sente dire da zie e nonne che non si vedono da tempo.
Ed è esattamente dai parenti che parte la ricerca fotografica di Ulric, con un progetto che consta di una serie di foto divise lungo l’asse verticale, che paiono apparentemente la stessa persona, e invece sono per metà un parente, e per metà l’altro. Ha ottenuto così degli “innesti” che potrebbero apparire artificiosi, eppure nella loro somiglianza stupiscono e affascinano i tratti comuni, e quelli differenti.
Una bellissima collezione di padre-figlio, sorella-sorella, madre-figlia, fratello-sorella e così via con tutte le combinazioni possibili. Provate con una mano a coprire una metà, poi toglietela e stupitevi. Si può fare davvero molto con così poco; e anche se non foste dei fotografi e graphic designer come Ulric, anche solo accostare due foto sarà sorprendente, e forse anche commovente.
Via | Feeldesain

Le foto di Valentina Vannicola
Alla natura ho assegnato un ruolo da protagonista nei miei lavori; è indispensabile per garantire quell’aurea di sospensione che ho cercato di ricreare nelle immagini. Una natura invernale, cupa, piovosa, spesso deserta e infinita, che sviluppa un rapporto empatico con i personaggi che la popolano.
La mia terra di per se è già una perfetta scenografia, con le sue colline brulle, la desolata nebbia mattutina, i lividi corsi d’acqua. Questi luoghi sono fissati indelebilmente nella mia memoria, sono le mie radici e ogni volta che affronto un progetto mi scorrono davanti come messe in visione da un vecchio proiettore di diapositive.
Valentina Vannicola, fotografa, scenografa, costumista, quel che davvero fa è rendere reali le sue fantasie, i suoi sogni, che poi spesso coincidono con le fiabe, ma riviste e corrette attraverso la sua particolare visione, per questo il paesaggio è così importante, per lei proveniente dalla Maremma laziale vicino Tolfa. E la stessa importanza ce l’hanno i personaggi che popolano le sue foto, anch’essi così intimi e originari delle sue terre.
Continua a leggere: Valentina Vannicola ci porta con le foto nel suo onirico mondo di fiabe

Presentata all’interno dell’edizione 2011 della Foire Internationale d’Art Contemporain (FIAC) a Parigi, “Ring” è la nuova installazione ideata da Arnaud Lapierre che è stata esposta per tre giorni (dal 20 al 23 ottobre) a Place Vendôme. Uno specchio cilindrico composto da cubi alti quattro metri che restituiscono il panorama circostante completamente disgregato.
L’idea è di trasformare lo spazio urbano per farlo somigliare a quello del web: un flusso non omogeneo di informazioni, privo di una vera e propria ‘gerarchia’ spaziale, collegando le interazioni fra le parti attraverso un effetto ottico, che alteri la percezione della realtà quotidiana. L’anello (”Ring”, appunto) è un non-luogo dove le dinamiche tra gli individui vengono divise e moltiplicate sia nei rapporti interpersonali che in quelli con il campo visivo. L’installazione verrà presto riproposta all’interno del circuito “Paul Ricard” di Castellet nell’ambito di un evento organizzato da Audi.
Foto | Eric Mercier (via)