Se l’edizione 2009 era stata firmata post-mortem da Stephen Sprouse, quella del 2010 conferma la tendenza alla consacrazione di grandi miti delle arti visive ormai passati a miglior vita.
Sono i ritratti di Robert Mapplethorpe, infatti, ad essere stati scelti per le copertine di Le Book NYC, la più importante delle guide who’s who nel mondo della creatività.
Tra le novità di quest’anno, anche un’applicazione I-Phone che prende il nome di Le Tag. La guida è in vendita al pubblico al prezzo di 250$.
Via | Coolhunting
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La seconda volta di Studio Job per Viktor&Rolf passa dall’amore del duo olandese per i bassorilievi, già reinterpretati in occasione delle Iconic Facades realizzate lo scorso anno per un nuovo complesso edilizio di Amsterdam.
Per l’ultima settimana della moda parigina, le quinte della passerella sono state decorate da una texture naif che articola ingranaggi industriali, nuvole e piloni della luce. Ispirazione dichiarata, Metropolis di Fritz Lang.
Imponente anche il colpo d’occhio con la modella Kristen McMenamy, che ha aperto la sfilata indossando un collo di volpe dalle proporzioni temerarie.

Dopo il concorso dedicato alla 214, ecco un’altra iniziativa che rivisita l’immagine dei pezzi storici del marchio Thonet.
Lo spunto nasce questa volta dal lavoro del designer messicano Emiliano Godoy, che ha rielaborato le illustrazioni che compongono l’edizione del 1904 del catalogo dello storico marchio di sedie.
Il risultato ? Una sorta di détournement che vuole essere, nelle intenzioni del designer, una ribellione a scoppio ritardato verso la prima grande filiera industriale della storia del design. Colpevole di eliminare la componente artigianale del processo produttivo, che Godoy ironicamente reinserisce con una procedura al contrario, volta a cancellare pezzi di sedia piuttosto che ad aggiungere manifatture e componenti.
Via | Designboom
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C’è tutta la storia del cinema, ma non solo. Movie Title Stills Collection è la prodigiosa raccolta di screenshots di titoli di testa che testimonia l’evoluzione della grafica cinematografica, della sua ricerca tipografica e della tecnologia che ne ha determinato l’evoluzione.
Da Méliès a Up, si passano in rassegna le pellicole più gloriose del cinema americano ed europeo, scoprendo tracce di spunti innovativi ben prima delle pietre miliari di Saul Bass. Tra il materiale archiviato, anche trailer e, in qualche caso, titoli di coda. Il paziente lavoro di archiviazione è stato effettuato dal graphic designer Chistian Annayas.
Via | Cool Hunting
Erik Kessels, tra i fondatori dell’omonima agenzia olandese Kessels Kramer, ha girato per anni tra i mercatini dell’usato di tutta Europa collezionando vecchie fotografie amatoriali. L’archivio ha preso ora una veste editoriale, che ha dato vita a 6 booklet di immagini organizzate per cronologia e tema degli scatti.
Tra i protagonisti, persone comuni immortalate nei momenti di intimità familiare o nei propri viaggi per il mondo, ma anche visioni sulla natura e ritratti ad animali domestici e automobili. Vintage e un po’ nostalgico, da collezione.
Via | Wallpaper
Kessel Kramers: In Almost Every Picture



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Ci sono Madonne, santini e Padri Pii, ma anche un’atmosfera che sfugge sottilmente al cliche. Sarà che negli scatti che la fotografa Stefanie Fiore ha realizzato nelle case degli immigrati italiani di prima generazione in Canada, una certa ibridazione culturale si fa sentire, non fosse altro per la scelta della carta da parati (di fattura anglosassone) che colma l’horror vaqui in salotti e tinelli. Per un’atmosfera da museo, celebrativa, controllata ed ansiogena. Gli scatti di “A new Home” sono stati realizzati nel 2009.
Via | Mocoloco
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Senza la crisi, probabilmente, questo progetto non sarebbe mai giunto a compimento. Eh sì, perchè è stata proprio la caduta libera dei prezzi degli spazi pubblicitari a permettere al Mak Center for Arts and Architecture di Los Angeles di rilevare temporaneamente questi supporti per trasformarli in luogo di espressione artistica.
21 billboard, nell’area di West Hollywood, sono stati affidati ad altrettanti creativi che hanno potuto lavorare su un’opera pubblica destinata lanciare un messaggio non commerciale all’audience più vasta. Come ad esempio quella intrappolata per ore nell’implacabile traffico della città degli angeli. Per una galleria completa delle opere, vi rimandiamo al sito dell’iniziativa.
Via | Flavorwire
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Tre video di altrettanti artisti della motion graphic. Designer o ’semplici’ creativi che utilizzano le immagini in movimento per comunicare e tentare di definire il ruolo dell’animazione. Partiamo con il lavoro di Lucas Zanotto, animatore berlinese. Carta e fili per creare un set di marionette che cambia nel momento stesso in cui i personaggi interagiscono con il materiale che li compone.
“Paperkrieg” è una sorta di cortometraggio in cui Makaio Tisu racconta un gioco da bambini. Quello dello sfidarsi a colpi di parole e esagerazioni rilanciate di continuo. Poetico e realizzato ottimamente, è un connubio in equilibrio tra filmato, animazione e origami.
Il diavolo veste ancora Prada. Sono due, infatti, i credits sotto i riflettori per la prima dell’Attila di Verdi tenutasi ieri al Metropolitan di NY: Herzog & De Meuron, per le scenografie, e Miuccia Prada, per i costumi.
Ed è stata proprio quest’ultima, in particolare, a catturare l’attenzione dei media. Merito della sua visione sexy dei personaggi, Attila e Odabella, e soprattutto degli abiti presi in prestito dalle sue collezioni Prada e Miu Miu, a cui si aggiungono gli accessori studiati ad hoc per l’occasione, come spade kalashnikov ed elmi-corone con luci a Led.
Particolarmente innovativa, per la scena della lirica, anche la scelta dei materiali per i costumi, come pellicce, denim e tessuti metallici. Tra le ispirazioni dichiarate dalla stilista, anche il cult “Attila Flagello di Dio” con l’intramontabile Diego Abatantuono.
Via | Dazed Digital
I costumi di Miuccia Prada per l’Attila di Verdi



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59 Productions è uno studio specializzato in design per performance live, installazioni e visual. Utilizzano le tecnologie più avanzate con lo scopo di ottenere un coinvolgimento assoluto dello spettatore in ogni spettacolo e si sono occupati in più occasioni anche del mondo dei video musicali e dei cortometraggi.
Il lavoro svolto per il tour di Jonsi, leader dei Sigur Ros di cui sta per uscire un album dal titolo “Go”, è una sfida che procede a metà strada tra cinema, arte installazioni, performance teatrale e -ovviamente- la valorizzazione della musica sul palco.
Effetto ottenuto con eccezionale cura del dettaglio e attenzione alle atmosfere che caratterizzano tutta la componente visuale della musica di Jonsi Bergisson. Tra render delle scenografie, stage design attraverso lo studio dei giochi di luce e animazioni ricavate dalle -bellissime- illustrazioni e dall’artwork di Alex Somers, questo video backstage ci ricorda cosa può accadere quando artisti e designer di altissimo livello lavorano insieme.