Adobe ci ha recentemente chiesto di progettare la componente ‘visual’ per la loro suite CS6 sul tema “the cinematic experience”. Fin dall’inizio siamo stati attratti dalle origini meccaniche del cinema e, soprattutto, dallo zootropio. E ‘un meccanismo bello e profondo, al tempo stesso limitato e infinito. Abbiamo quindi voluto ritrarre il personaggio femminile al controllo di tutto tramite la luce creando un meccanismo ibrido tra lo zootropio e la tecnica tradizionale di proiezione dei film.
Così spiega Colin Trenter di Autofuss questo “Eternal Return”: video che anticipa l’uscita della ormai attesissima CS6 di Adobe in distribuzione da oggi e in arrivo nei negozi in settimana. Un lavoro incredibile, che forse spiega poco ma mostra comunque le notevoli funzioni e potenzialità integrate nella sesta versione della Creative Suite. A questo indirizzo la lista completa dei credits e alcune immagini del making-of.
Ólafur Arnalds è un giovane compositore islandese che ha dato vita musicale a Ljósið, ma chi gli ha dato forma, nonché colore e animazione, è Esteban Diácono, giovane e talentuoso designer argentino.
Nel video che possiamo ammirare siamo ai limiti dell’artistico, lì dove la grafica si fa strumento disponibile per sensazioni ed emozioni senza confini, e viene creata poesia in suoni e immagini come forse la potremmo immaginare solo se stessimo a occhi chiusi.
Nuvole di fumo, scoppi di colore, iridescenze viventi che s’incrociano e si miscelano in infinite tonalità che danzano sulle note. Nessuna immagine definita, nessun figurativo che attragga in maniera pedante, ma solo la forma pura della musica.
Metà giardino zen, metà spazio per giocare come si fosse in riva al mare, questa “Augmented Reality Sandbox” realizzata da Oliver Kreylos della University of California è un esperimento interattivo che sfrutta le potenzialità della realtà aumentata. Un rettangolo di sabbia monitorato da un proiettore e da un Kinect che controlla i movimenti, trasformando con diversi colori le varie profondità generate nel materiale.
L’effetto è molto simile a quello che ci svelano le cartine geografiche che mappano il terreno, ma - ovviamente - in tempo reale. Il progetto, che potete ammirare nel video a inizio post, è stato promosso dal “National Science Foundation” con l’idea di trovare una futura collocazione nelle aree interattive dei musei.
Vi ricordate il caro vecchio Siamo fatti così (titolazione Mediaset) o Esplorando il corpo umano (titolazione DeAgostini)? Era il meraviglioso cartone francese a puntate che ci ha fatto capire che virus e batteri hanno la stessa faccia dei nostri amichetti cattivi.
Dobbiamo invece fare un salto nel passato di ben più di una quindicina d’anni, e giungere fin nel 1926, quando Fritz Kahn pensò di interpretare il funzionamento del corpo umano come se questo fosse un’industria, così protagonista in quegli anni. Kahn fu il primo ideatore di questa fantastica visione.
Henning Lederer ha ripreso quell’idea così steampunk e ne ha realizzato un video con un’animazione che ha all’incirca lo stesso scopo del suddetto cartone animato, ovvero spiegare il funzionamento di cosa c’è dentro di noi e come funziona. Fosse davvero così, le autopsie sarebbero un viaggio fantastico.
Torna uno dei più talentuosi illustratori in circolazione per dare vita alla nuova campagna pubblicitaria dello Champagne G.H.MUMM. Stiamo parlando di Noma Bar e della sua rilettura dei dodici Champagne Protocoles. Lo stile è quello che ben conosciamo, tutto giocato su silohouette e negative space.
Il risultato è divertente come il video che trovate a inizio post e graficamente accattivante come possiamo ammirare anche nella specifica app per iPhone che ci aiuta a maneggiare una jéroboam, a sciabolare una bottiglia di champagne, a portarla alla giusta temperatura o a servire utilizzando il bicchiere più adatto.
Le illustrazioni di Noma Bar per la campagna pubblicitaria dello Champagne G.H.MUMM





Come si può realizzare uno spot pubblicitario di trenta secondi, che sia essenziale e pulito, e al tempo stesso miri a comunicare il peggior trash in circolazione in TV, magari commentandolo anche? Questo video lo fa in maniera silenziosa ma efficace. Dopo un’attenta analisi sono giunto a due concetti di cui si serve il video: attenzione ai particolari e sarcasmo.
Procediamo con ordine. Per chi non conoscesse la materia, il trash di cui sopra (con buona pace dei suo affezionati) è il Jersey Shore: un reality show che rappresenta il peggio della categoria. Trasmesso da MTV dal 2009, vi si racconta della vita di otto giovani italo-americani in New Jersey, a Miami Beach, e a Firenze. La narrazione e la curiosità sono una tensione continua rivolte ad accoppiamenti e sbranamenti.
Lo spot, per ricordare l’appuntamento con il già noto programma, ha specifiche attenzioni ai particolari. La scenografia è quasi inesistente e mono tono, con solo un piedistallo. Una figura femminile in costume grigio come il fondale è posta come una statuina, un oggetto, e se ne risalta esclusivamente l’incarnato. La donna, pur con un fisico perfetto, ricorre a delle modifiche ottenute in maniera chiaramente artificiale, giocosa e posticcia, divenendo sempre più di plastica, un fantoccio, un vero pallone gonfiato, evidentemente ricolma solo d’aria.
Il sarcasmo si aggiunge alle immagini già di loro tragironiche, con un testo ricco di doppi sensi. Jersey Shore significa Riva di Jersey, ovvero dove si svolgono inizialmente le puntate. Nello spot però compare scritto Get Jersey Shored, che testualmente significa ottenere Jersey Puntellata, il che lascia un’infinità di intendimenti, lì dove evidentemente c’è qualcosa che straripa, i cui confini non tengono, che ha bisogno di un contenimento, o forse più semplicemente -ma se ne tradirebbe l’originario trash- di un contegno.
Se gli abiti sono sempre più l’espressione del nostro modo di sentire (e di essere) - devono essersi detti quelli dello Studio Roosegaarde - perché non renderli davvero interattivi sfruttando nuovi materiali? Nasce così “Intimacy 2.0″, un progetto di moda che esplora il rapporto tra intimità e tecnologia. Capi high-tech (disponibili due versioni, al momento: ‘Intimacy White’ e ‘Intimacy Black’) realizzati in collaborazione con Maartje Dijkstra e Anouk Wipprecht e assemblati con e-foils ‘intelligenti’ che rilevano tramite sensori, le variazioni di calore.
L’idea di fondo è che l’incontro con persone che possano accelerare il nostro battito cardiaco (e quindi aumentare la temperatura corporea) ci svela, rendendoci ‘nudi’ davanti all’interlocutore. Così come la trasparenza degli abiti “Inimacy” diminuisce progressivamente registrando anche cambiamenti superficiali a livello di epidermide. Il suggestivo video a inizio post, dimostra l’effetto (con qualche momento NSFW).
Un gioco divertente, un’idea brillante che si basa sull’unione di una Goldberg machine con le tecnologie più moderne e i social network. Ideata dai designer dello studio olandese HEYHEYHEY, “Melvin the Mini Machine” integra un HTC Desire con Android 2.3.3 che geolocalizza la macchina e interagisce con gli utenti connessi in quel momento.
Sorella minore di una precedente versione, questa nuova Melvin è contenuta in due valige, scatta foto del pubblico, aggiunge una url e una serie di tag tramite uno script in Visual Studio e, alla fine, ‘regala’ una cartolina che riporta ironicamente la scritta “Wish you were here”. Romantica interazione - anche nello stile scelto per i filmati - tra meccanica e informatica, “Melvin the Mini Machine” è una piccola, ‘inutile’ idea che umanizza la nostra quotidianità sui social network.
La Nike, con i suoi spot, sono anni che passa da uno sport all’altro conferendogli quell’alone mitico che forse solo nell’antica Grecia poteva essere attribuito alle discipline olimpiche. Il filo conduttore è sempre il solito, perfetto, Just do it.
Non solo Fallo e basta è una trovata commerciale che migliore non si poteva immaginare, ma anche sportivamente parlando è una frase che racchiude il senso stesso dello sport, della fatica, del gesto atletico che va fatto e basta, senza troppe elucubrazioni. Quell’atto che nella ricerca della sua perfetta funzione, diviene atto estetico.
La Nike, di questo divenire dal fare all’essere, sa comporne da sempre una raccolta poetica senza paragoni, e in un qualsiasi ragazzo che corre riesce a vederci tutte le discipline sportive immaginabili, ognuna racchiusa in uno slancio o uno sforzo, tutte firmate con il baffo che sa tornare alla sua forma originaria: un’ala della dea della vittoria.
Nasce seguendo i principi degli origami e per sperimentare nuove forme architettoniche che possano assecondare variabili acustiche differenti. “Resonant Chamber” è un soffitto concepito dagli ingegneri della RVTR che cambia forma adattandosi alle sonorità e agli effetti desiderati da chi sta producendo musica in un determinato ambiente.
Tre le tipologie di pannelli: uno in compensato di bambù che rifrange il suono, uno in polipropilene che lo assorbe grazie alla sua porosità e il terzo, cavo, che contiene uno speaker. L’unioni dei tre permette una gamma elevata di combinazioni e di soluzioni, fino alla possibilità di utilizzare “Resonant Chamber” anche per luoghi pubblici affollati e rumorosi come un ristorante o per migliorare l’acustica di un centro convegni.