Analizzare la natura dei caratteri tipografici rielaborandola, con un semplice gesto delle mani: questo tenta di fare Tien-Min Liao con il suo “Handmade Type” (il gioco di parole è quantomai opportuno). Linee dipinte sulle dita, che ruotano e si intrecciano fino a formare le lettere dell’alfabeto.
Da quali segni nasce un singolo carattere? Come passare (senza aggiungere tratti) dal minuscolo al maiuscolo? Il video che trovate a inizio post è quasi ipnotico: una sorta di ‘ombre cinesi’ applicato alla tipografia. Per guardare le trasformazioni di tutte le lettere invece, potete visitare il profilo su Behance.

Ogni lettera dell’alfabeto è trattata come una mappa topografica in 3D, con le tipiche curve di livello che indicano le altitudini delle montagne o le depressioni delle superfici marine, solo che in questo caso l’altezza esprime la quantità d’uso d’una determinata lettera nel linguaggio comune.
Questa è un’idea di design che cambia di nazione in nazione, di lingua in lingua. Non potrebbe essere altrimenti, trattandosi dell’analisi di quali lettere e quante volte le usiamo nel nostro linguaggio quotidiano. La cosa ovviamente non può che mutare se si parla in inglese (lingua d’origine dell’esperimento) in italiano, o in russo.
Autori del lettering morfologico sono Caspar Lam e YuJune Park del design studio Synoptic Office. Dai semplici calcoli statistici sono passati per la modellazione tramite software, approdando infine al taglio laser che fornisce la visione in 3D del linguaggio.
Lava Stationery è un marchio di cartoleria australiana, che offre diversi servizi di personalizzazione di biglietti, inviti, carte da lettera. Al momento di progettare il loro biglietto da visita hanno quindi scelto di realizzare un piccolo prodotto che mostrasse anche la qualità dei loro prodotti e il potenziale creativo delle loro prestazioni.
Con la consulenza dello studio Ninet6 è stato quindi disegnato un bigliettino quadrato che si apre in quattro a rivelare il testo scritto all’interno, una breve descrizione e i contati dell’azienda. I quattro lembi però sono chiusi con un sigillo in ceralacca con il logo di Lava: dopo i timbri a inchiostro il sigillo sembra indubbiamente un passo oltre nel viaggio indietro nel tempo, alla ricerca di metodi e tecniche ormai in disuso.
Via | Cardonizer.com
Durante un corso di tipografia, il graphic designer austriaco René Andritsch ha realizzato un poster in letterpress dedicato semplicemente al numero 14 (nessuna spiegazione ci è pervenuta sulla simbologia del numero) e per arrivare alla copia definitiva sono state realizzate naturalmente un buon numero di prove di stampa.
Impresse su carta con bordi intonsi le prove sono sembrate al designer (che dichiara una forte sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali) troppo preziose ed esteticamente valide per essere gettate via così, senza neanche tentare di riciclarle.
Da qui l’idea quindi di trasformarle in biglietti da visita. Il formato poster è stato tagliato in tante business card sulle quali Andritsch ha stampato i suoi dati personali servendosi di un semplice timbro. La sua esperienza si inserisce perfettamente in un filone di gram moda ultimamente, quello dei biglietti realizzati a mano, spesso, come abbiamo visto, con l’aiuto di semplici timbri.
La Barter Books, piccola libreria nel nord-est dell’Inghilterra, ha pubblicato nei giorni scorsi questo interessante video che ripercorre la storia del manifesto Keep Calm and Carry On, che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio tormentone del web, replicato, parodiato, declinato in ogni forma vi possa venire in mente.
A quanto pare il poster di propaganda, disegnato durante la Seconda Guerra Mondiale, non venne mai affisso per le vie di Londra, pronto per essere diffuso solo in caso di grave crisi o di invasione. Così, lo speciale carattere utilizzato, l’icona della corona di Giorgio sesto disegnata per l’occasione e stampata in bicromia, rimasero nascosti al pubblico, fino a pochi anni fa.
Fino al suo ritrovamento da parte di Stuart e Mary Manley, i proprietari di una libreria di seconda mano, la Barter Books appunto, nata nei locali della vecchia Victoria Station di Alnwick nel Northumberland. Da allora le parole di Giorgio sesto sono diventate una sorta di vero e proprio mantra e il poster nella sua essenzialità una vera e propria icona dei nostri tempi.
“Typomaniac, Communication Designer, Conceptual Thinker”: così si definisce il giovane Lee Wonchan e questo suo divertente lavoro dimostra in pieno le sue attitudini. Si tratta di dieci poster coloratissimi che traducono con stile minimale altrettanti celebri lungometraggi realizzati dalla Pixar.
Il dettaglio di un personaggio, un elemento riconoscibile e - da “Cars” a “Up”, da “Toy Story 2″ a “Monsters Inc.” - il gioco di indovinare il film a cui fanno da ideale locandina è servito.

Difficile adattarsi ai tempi che corrono. Così, anche le compagnie di assicurazione cercano di assecondare le difficoltà dei propri clienti. Lo fa Swiss Life con una serie di polizze flessibili e si affida ai guru della Spillmann/Felser/Leo Burnett. Il risultato sono una serie di frasi che flirtano ironicamente con il bipolarismo e riescono in un doppio intento.
Sottolineare le incertezze della vita e i cambiamenti a cui ci costringe (”Non voglio avere figli sono meravigliosi”, “Amo la mia casa e ora appartiene alla mia ex-moglie”, “Il matrimonio non mi interessa penso che sposarsi in chiesa sia più romantico”) con un copywriting incisivo e efficace - opera di Thomas Schöb e Simon Smit - una resa grafica minimale e di forte impatto - Reto Clement e Daniele Barbiereo - il tutto supervisionato e coordinato da Peter Brönnimann.
Swiss Life è la campagna pubblicitaria che punta sulle difficoltà della vita






Ne avevamo parlato poco più di un anno fa, i vecchi timbri a inchiostro stanno tornando di moda, utilizzati per personalizzare la comunicazione di un brand, al posto di biglietti da visita, per poter apporre il proprio logo su qualsiasi supporto.
Il graphic designer austriaco Hans Renzler ha scelto questa soluzione old-fashioned per dare personalità all’identity di Vetter Klunker, marchio della fashion e jewel designer Christine Vetter. Logo e visual sono disposti su tre timbri separati, con cui giocare ogni volta, cambiando la disposizione degli elementi e invertendo i colori rosso e azzurro.
Una soluzione semplice ma d’effetto, che, rispetto a una qualsiasi stampa digitale, dona sicuramente maggiore spessore all’immagine e permette di personalizzare qualsiasi formato cartaceo, che siano lettere o packaging, buste, carta intestata o un semplice appunto.

Se volete organizzare una serata davvero speciale non fatevi mancare questi suggerimenti. Per chi ha intenzione di invitare qualche amico a cena, di organizzare qualcosa di originale e sofisticato, divertente e di classe, qui ci sono gli spunti adatti.
Kathleen, graphic designer specializzata nella stampa e nel packaging, sul suo sito ci fa dono di tutto il necessario che potremo stampare a casa, scaricandolo, per avere un set per la tavola, ma molto altro ancora.
Palette d’obbligo per una serata elegante all’insegna del cinema: bianco, nero, e oro. Con questi colori sono pensati gli inviti, che nell’intestazione ammiccano alla celeberrima frase che si dice prima della consegna dell’Oscar, a cui segue l’indirizzo dell’invitato.
Segnaposto allegati ai bicchieri; piccole confezioni di cartoncino con i pop-corn decorate da un nastrino; taccuino con frontespizio in coordinato con tutto il resto al cui interno ci sono i voti da inserire; scheda per la proclamazione del vincitore; infine, immancabile, l’Oscar di cartone, ma in 3D.
FUTURA LE SPECIMEN ANIMÉ from Thibault de Fournas on Vimeo.
Futura, grande carattere tipografico. Tra i più conosciuti e anche tra i più amati. Versatile e senza tempo. Vero e proprio oggetto di culto. A ripercorrerne la storia, dalla nascita nel 1927 per mano di Paul Renner fino alle ultime campagne pubblicitarie che lo vedono protagonista, ci pensano due studenti dell’Esag Penninghen, Thibault de Fournas e Christopher Wilson, i quali non mancano di mettere in risalto tutte le specifiche progettuali che distinguono il carattere, ma anche tutti i grandi marchi o opere artistiche (Barbara Kruger in primis) che hanno contribuito a diffonderne la fama e l’appeal.
Via |@Aiap