Mohawk Fine Paper è un’azienda che è nella tipografia dal 1866, a guerra di secessione appena conclusa, fondata sulle rive del fiume Mohawk, sopravvissuta a tutti i cambiamenti avvenuti sino ad oggi, dove ancora guarda avanti verso l’innovazione.
MOO è la sezione su web, che appunto porta avanti l’aspetto più moderno, al quale sono giunti giusto qualche giorno fa con la loro ultima creazione: Luxe. Il progetto era di creare i più bei biglietti da visita che si potessero trovare sul web, e ci sono riusciti.
Si tratta di biglietti da 600 gsm per 32 pt di spessore, ottenuti tramite la sovrapposizione di tre strati di carta, avendo così la possibilità di avere un prodotto per veri intenditori: carta neutra su bianca e volta, ma un sottile strato colorato nel mezzo, a scelta tra nero, bianco, rosso o azzurro.
Ovviamente è loro preoccupazione anche la stampa del design, di cui fanno gran vanto per qualità e varietà di proposte che già offrono sul loro stesso sito. Indubbiamente messo a confronto con altri prodotti e servizi simili della rete, c’è ben poca gara; peccato per la distanza, dato che la sede più vicina è a Londra.
Vengono proposte come una sorta di prolungamento del corpo umano ed effettivamente l’ergonomia di queste Zik, ideate da Philippe Starck per Parrot, è davvero spinta ai massimi livelli. Presentate nel corso del CES 2012, sono pensate per essere perfettamente integrate con i dispositivi mobile o remoti (via bluetooth) anche nell’accessibilità dei comandi.
L’esterno degli auricolari infatti è una superficie capacitiva su cui gestire volume e avanzamento delle tracce, mentre un sensore controlla la mascella per capire se chi le utilizza è nel mezzo di una conversazione e regolare il dispositivo di conseguenza. Le Zik utilizzano inoltre un sistema di microfoni che servono a ‘catturare’ i rumori circostanti e a ridurli per un ascolto ottimale.

Un computer per ogni bambino, ovunque egli si trovi nel mondo. Compresi, soprattutto, i paesi in via di sviluppo. Il progetto One Laptop per Child, fondato da Nicholas Negroponte e guidato dal design team di fuseproject, continua con ottimistica perseveranza a sfornare nuovi prodotti per diffondere accessibilità informatica e crescita sostenibile.
Dopo il piccolo computer portatile lanciato nel 2007 e già oggi nelle mani di 2,4 milioni di bambini, è adesso la volta della versione tablet: esterno in gomma antiscivolo, pannello solare integrato per ricaricare le batterie, e un’interfaccia appositamente studiata per essere il più possibile user friendly ed emotivamente coinvolgente. Privilegiando così semplicità e robustezza a favore della piena familiarizzazione e interazione dei più piccoli con la tecnologia.
Via | Fuseproject
Unstuck from Unstuck on Vimeo.
Unstuck è una App per iPad in grado di renderci più produttivi e ispirati, grazie alla possibilità di sbloccare quelle situazioni in cui ci sentiamo prigionieri della noia, della fatica, o del temibile horror vacui, la paura e l’immobilità da foglio bianco, tipico spesso degli scrittori, così come di tanti creativi.
Unstuck è uno spin-off da SYPartners, “una società che aiuta i leader e le loro squadre nei momenti di trasformazione.” L’applicazione consente di scegliere inizialmente tra tre sentimenti, più una serie di dettagli a scelta multipla da compilare, che portano a una serie di schede da ordinare a seconda del proprio profilo. Alla fine del processo ne uscirà fuori una diagnosi dei problemi, e conseguentemente una serie di suggerimenti per risolverli.
Unstuck è una maniera divertente e coinvolgente per uscire fuori dal torpore di noia e mancanza di ispirazione. La successione di schermate è ben pensata, le grafiche non sono male, e lo stesso si dica per i testi.
Il prodotto in sé parrebbe funzionale, ed è una delle tipiche espressioni americane, dove per risolvere qualcosa basta un po’ di sano ottimismo dei self-made-man, e qualche buon manuale del tipo how-to-do. Chissà se per l’ispirazione o per sbloccarsi non bastano più una passeggiata fuori, una mostra o un film?
Facciamocene una ragione: ormai Facebook è un rinnovamento continuo, e sempre più pretenderà di entrare sottilmente nelle nostre vite. Per farlo, come ogni prodotto che si rispetti, tanto più se parliamo di un social network, è indispensabile presentarsi con un nuovo aspetto, che poi sappiamo corrispondere a nuovi contenuti e nuove modalità per relazionarcisi. In una parola: una nuova interfaccia.
È dal primo ottobre 2011 che è partita la sperimentazione, ora anche in italiano, della Timeline, questo il nome per quello che sarà sempre Facebook, ma nelle vesti di diario, quindi qualcosa di ancor più intimo e personale, da sfogliare e rivedere con particolare attenzione rivolta al passato, ma soprattutto da condividere, come e più di sempre. Ed ecco una prima “trappola”: l’intimità da rendere ancor più pubblica.
La configurazione della nostra pagina avrà in cima una grande foto orizzontale, che fungerà da copertina, al di sotto le nostre informazioni riassunte in una parte testuale, e in una anteprima degli album di foto, ovviamente espandibile all’intera raccolta. Al di sotto troviamo il classico spazio dove poter postare stato, foto, e simili.
Continua a leggere: Timeline, la nuova emozionante interfaccia di Facebook
Il mondo dell’abbigliamento non sarà più lo stesso, e con lui quello della moda e del design. Scordatevi ago e filo, cuciture e tessuti; d’ora in poi non sarà più un modo di dire che un tal vestito ci è dipinto addosso, perché tra molto poco gli abiti ce li spruzzeremo direttamente sul corpo, con delle normali bombolette spray.
L’idea e la sperimentazione sono praticamente concluse, e come si vede dal video basta spruzzare quella che sembra una di quelle stelle filanti che si trovano a Carnevale. Addosso ci potremo ritrovare un vero e proprio tessuto, adatto per l’estate e per l’inverno, da inventare con gli spessori e i colori desiderati. Riuscite a immaginarne la quantità di vestiti che si potranno inventare ogni giorno?
Il filo che si vede uscire è composto da fibre di cotone, polimeri e un solvente che dallo stato liquido, una volta spruzzato, passi alla stato solido. I vestiti potranno essere lavati e indossati come altri vestiti, permettendoci non solo di crearne su misura, ma di inventare la nostra collezione personale.
La rivoluzionaria idea e scoperta giunge da Londra, esattamente dall’Imperial College, grazie all’ingegnere Paul Luckham e al fashion designer Manel Torres, che dichiarano che oltre a soddisfare le richieste di novità di moda e design, una tale invenzione potrà essere utilizzata anche come medicamento, una volta aggiunto il farmaco necessario al materiale sterile della bomboletta. Pensate quante altre cose ci si potranno fare.
Hello Little Printer, available 2012 from BERG on Vimeo.
Berg Cloud è un cubetto dal design più che essenziale, sta in un palmo di mano, ha una faccia da cui si intravede della carta, e questa scorre stampata, proprio come uno scontrino. Il cubetto in questione è infatti una stampante in miniatura, che rende possibile trasferire dai supporti digitali del computer o del cellulare, (quasi) tutto ciò che si voglia.
Al momento i partner che collaborano e rendono possibili le stampe presso i loro siti, grazie a Berg Cloud, sono Arup, Foursquare, Google, The Guardian, e Nike.
Con questo nuovo oggetto vi sarà possibile portare sempre con voi, senza doverlo appuntare da qualche parte o connettervi di continuo, ogni informazione, foto o passatempo che desideriate, una volta stampato e messo in tasca.
Continua a leggere: Berg Cloud: la mini stampante termica per siti
LomoKino Teaser Trailer from Lomography on Vimeo.
Lomograhpy continua a stupirci con i suoi prodotti innovativi ma dall’inconfondibile gusto retrò. Una delle sue ultime creazioni è la LomoKino, anche se a dire il vero non è nulla che non sia stato già prodotto, ma che fa sempre piacere riavere tra le mani per giocarci e creare.
LomoKino, come dice il nome stesso per chi ne sa di tedesco, è una cinepresa con la capacità di registrare immagini, esattamente come si faceva un tempo, con tanto di manovella. Funziona con una pellicola da 35 mm, ed è in grado di scattare dai 3 ai 5 fotogrammi al secondo.
Lo stile e il risultato è inconfondibile: immagini con fuochi sfuggenti, contorni non nitidi, maggiore saturazione del magenta o del ciano, inevitabile scattosità delle foto riproposte una dopo l’altra.
Quello proposto a inizio articolo è solo uno dei tantissimi video esemplificativi che potete vedere qui, che più delle parole danno il gusto delle immagini. Sul sito Lomography potete acquistare la LomoKino a 65.00 €.
Girato con una Canon 5d MkII e montando in stop-motion le immagini di Google Street View, questo “Address Is Approximate” è un video interamente realizzato da Tom Jenkins dello studio Theory Films. Evidenti le influenze della Pixar, per una storia delicata e agrodolce.
Una riflessione decisamente efficace su come sia cambiata la conoscenza del mondo attraverso le immagini. Un lavoro (Jenkins ci tiene a sottolineare che nessuno dei filmati all’interno dei vari schermi è stato sostituito con video presi altrove) curato e artigianale che funziona benissimo anche da spot per il servizio di Google. La colonna sonora è un brano della Cinematic Orchestra.

Sono passati solo 2o anni da quando un semi-sconosciuto ricercatore del Cern di Ginevra, Tim Berners-Lee, battezzava ufficialmente la nascita del World Wide Web. Nessuno, o quasi, sembrò accorgersi dell’avvenimento, né sappiamo del resto se lo stesso Tim fosse consapevole del fatto che la sua creatura, sviluppata con l’obiettivo di condividere pubblicazioni e ricerche in seno alla comunità scientifica, era destinata a cambiare la vita di una fetta grandissima, e tuttora sempre crescente, della popolazione dell’intero pianeta.
Perchè chi, infatti, potrebbe oggi negarne il carattere rivoluzionario di una piattaforma che ha permesso il più rapido scambio di informazioni ed emozioni tra un angolo e l’altro del pianeta, sia in forma di siti internet che di blog, portali di ecommerce o social network? O chi, invece, potrebbe negare l’impatto travolgente che questa infrastruttura ha avuto sull’intera disciplina del design?
Eh sì, perchè con Tim, o meglio grazie a lui, nasce il web-design così come da tanti anni lo conosciamo, e nasce l’interesse -1.0 prima, 2.0 poi- per dare una forma esteticamente sofisticata e funzionalmente semplice -anzi, usabile!- alle informazioni e alla grafica che vediamo tutti i giorni su Internet. E sempre in attesadi quell’Internet delle cose che ci aspetta dietro l’angolo. Noi avidi consumatori di blog, portali d’informazione, e personal websites, noi curiosi spioni dei profili Facebook altrui, noi impulsivi cinguettatori dei nostri pensieri, noi esploratori incessanti di tutto ciò che è curioso e inaspettato in ogni angolo del mondo, ne potremmo mai fare a meno? No! Grazie Tim, e tanti auguri World Wide Web!
Foto | Screenweek