A quanto pare a Stoccolma i giovani sono i peggiori d’Europa nel praticare sesso sicuro, così si è corso ai ripari promuovendo la suddetta attività rendendo l’uso del condom divertente e non imbarazzante, sfida consegnata alla 2d code, società di Londra esperta nel settore, che l’ha portata indubbiamente a compimento.
La campagna di prevenzione inizia con la distribuzione di 50.000 condom gratuiti, confezionati ognuno con un QR code sul fronte, in modo da poter scaricare sul proprio smartphone una app con la quale si possano misurare ritmo, suoni e durata del rapporto, solo posizionando il telefono sul letto.
Sul proprio smartphone man mano che il tempo passa il grafico si aggiorna in tempo reale, caricandosi direttamente sul sito, dove l’utente crea un proprio profilo come un vero social network, registrando i propri tempi e ritmi, età, capelli, personalità, segno zodiacale, nonché scarpe, animali, squadra e musica preferite.
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Bike Hanger è il prototipo sviluppato dallo studio newyorkese Manifesto Architecture per la creazione di parcheggi verticali per biciclette nelle più dense aree urbane. Fino a 15 mezzi possono essere stoccati su queste enormi catene (funzionanti proprio come quella di una bici) con un impatto ambientale pari a zero.
Il funzionamento di un Bike Hanger infatti è del tutto meccanico: basta infatti pedalare dalla cyclette di comando per far muovere l’intera catena per arrivare a recuperare così la propria due ruote, staccandola da un gancio retrattile. Commissionato dalla città di Seul, in Corea, il progetto sembra interessare però anche Londra e New York.
Via | Itsnicethat.com
Wimpy è una catena di fast food molto conosciuta in Sud Africa, che ha deciso di rivolgere una particolare attenzione alle persone non vedenti, clienti dei propri ristoranti, offrendogli un menù in versione braille, quindi fatto esclusivamente da quei tipici rilievi percepibili al tatto.
Per promuovere l’iniziativa Wimpy si è rivolta alle tre più grandi organizzazioni per non vedenti, e gli ha comunicato in maniera del tutto speciale della novità: tramite un messaggio composto con i semi di sesamo, di quelli che tipicamente campeggiano su qualsiasi panino.
Le frasi scritte sono la descrizione di come è composto il panino in questione, ed è entusiasmante e commovente osservare le reazione di chi, spesso e volentieri tenuto in disparte, è ora messo al centro dell’attenzione.
A pensare e realizzare un’iniziativa del genere c’è da credere che ci sia dietro qualcosa di più di una semplice trovata pubblicitaria, e forse una volta tanto anche un po’ di sensibilità. Di sicuro c’è stata la pazienza dei cuochi e, immancabile, le infinite applicazioni del design.

Gamper Martino ha progettato su misura l’arredo urbano della Olympic Fringe Area di Londra, per gestire connessioni e accesso a Hackney Wick, l’area accanto allo Stadio Olimpico, lavoro commissionatogli dalla London Thames Gateway Development
Corporation (LTGDC).
Gamper Martino ha creato pezzi su misura costruiti con materiali riciclati, spargendo panche e sgabelli in modo da formare un percorso da Victoria Park a Olympic Park, un tragitto attualmente poco facilmente riconoscibile e percorribile.
Il design quando esprime se stesso tramite l’arredo urbano può raggiungere i massimi livelli, dovendo confrontarsi con grandi aspettative, importanti esigenze, oltre a -spesso e volentieri- una serie di ristrettezze economiche e di vedute. Se passa la prova, è promosso a pieni voti.
Per ricordare quanto accaduto nel Golfo del Messico a causa della falla negli impianti della British Petroleum, l’associazione Gulf Restoration Network ha deciso di affidarsi all’agenzia M&C Saatchi commissionandogli una campagna che tenesse alta l’attenzione sulle conseguenze del disastro ambientale. Il risultato è una cartolina interattiva che in modo semplice ed efficace sottolinea i danni ancora in corso.
L’immagine è quella di uno dei tanti uccelli ricoperti dalla grande quantità di petrolio fuoriuscita: applicando il calore corporeo però, il nero scompare rivelando lo stadio originario della natura. Il claim fa il resto, con un imperativo: “We Need More Hands”. Il video a inizio post è stato girato da Pascal Greco.
Una favola, può portare sollievo lì dove la medicina non può arrivare? Molti pediatri ne sono convinti. È per questo che molte associazioni volontarie entrano negli ospedali per offrire ai bambini ricoverati uno squarcio di colore e fantasia nel grigiore delle corsie.
Come l’associazione non governativa brasiliana Viva e Deixe Viver che addestra storytellers volontari da integrare con il personale ospedaliero: la sua campagna di raccolta fondi, progettata dall’agenzia di San Paolo Z+ Comunicação, rende concreta l’idea che se sono le medicine a curare, una buona favola sicuramente aiuta.
E così fiabe famose sono state confezionate in scatole di medicinali, scritte su strisce di carta inseriti poi dentro singole pillole, un capitoletto alla volta. Il foglietto delle indicazioni spiega non solo come leggere le storie ma dà anche naturalmente informazioni sull’intera operazione.
Le scatole sono state inviate a dirigenti d’impresa e personaggi influenti a cui è stato ovviamente chiesto di contribuire, non solo con denaro, ma anche stock di libri usati e cancelleria, con un ottimo risultato: le donazioni sono infatti aumentate del 140%.
Il gruppo berlinese Stiftung FREIZEIT (letteralmente Fondazione Tempo Libero) crea installazioni in città, giocose occupazioni dello spazio urbano per riflettere sulle potenzialità della strada come luogo di incontro, di comunicazione e dibattito.
Riprodurre con del nastro adesivo colorato l’esatta pianta di un appartamento sul marciapiede, per poi vivere il suolo pubblico come uno spazio privato, occupare l’area di un parcheggio per un pic-nic, giocare con la segnaletica: Inés Aubert, Markus Blösl e Rubén Jódar cercano metodi per rileggere la città ogni giorno in modo nuovo.
Esperienze attive e partecipative che mettono a confronto senso d’intimità e spazi comuni, rileggono il senso che tutti attribuiscono all’arredo urbano, costringono i passanti a non dare per scontato l’asfalto che stanno calpestando.

Quali paesi hanno vietato l’aborto? Se lo chiede il Center for Reproductive Rights, che risponde alla propria indagine con una mappa annuale delle leggi che regolano l’aborto nel mondo. Esattamente non è tanto una semplice mappa, quanto un’infografica più speciale del solito. Non è una grafica statica, né un filmato, bensì un intero sito interattivo.
L’homepage di worldabortionlaws.com è chiaro e immediato, con una grafica che da qualche anno sta andando molto: colori netti, scritte e immagini belle grandi e distinte. Il menù presenta cinque voci: about the map, questions, learn more, donate, e naturalmente launch the map.
La mappa è ovviamente il pezzo forte. La schermata piena inizialmente presenta solo tre pulsanti: close map, che ci riporta all’homepage; country icon key, una tabella riassuntiva delle abbreviazioni usate; e country color key, una tabella con i colori che a un primo colpo d’occhio ci dicono la posizione assunta dai singoli paesi su questo tema così delicato. Se clicchiamo sui colori della tabella la mappa isolerà i paesi appartenenti solo a quei colori, con una spiegazione circa quella classificazione.
Occupy Wall Street è come il web, un movimento dal basso, collaborativo, spontaneo. Il suo messaggio si diffonde in maniera capillare, creando cortocircuiti d’informazione, passando di bocca in bocca di mano in mano. Come le banconote.
E allora perché non affidare proprio ai biglietti verdi la propagazione delle informazioni, di quei dati economici che sono alla base di tanta indignazione, tanto plateali quanto fin troppo ignorati? Nasce così, all’interno del movimento, il progetto Occupy George.
Il George in questione è naturalmente Washington, ritratto sulle banconote da un dollaro, che si fanno veicolo di una serie di infografiche per raccontare i dati salienti della sperequazione economica negli Stati Uniti. Sul sito OccupyGeorge.com si trovano le fonti dei dati, una mappa dei luoghi della protesta e i template per “occupare” altre banconote.
Il mondo è ossessionato da Facebook, questo è quanto emerge da onlineschools.org, e quanto riprende Alex Trimpe nel suo informational motion graphics. Tale ossessione è probabilmente una delle poche consapevolezze di cui eravamo già in possesso anche solo a sensazioni, ma con le cifre alla mano tutto ci pare più enorme e spaventoso; per fortuna il video non procura allarmismi e riporta informazioni in maniera abbastanza asettica.
Immancabili colori sono il blu e il bianco, per richiamare inequivocabilmente l’argomento di cui si tratta, pur non mancando altri accostamenti comunque opportuni. Il ritmo è vivace e accattivante, e le informazioni vengono date con estrema chiarezza, senza troppi giochi con il lettering come magari abbiamo potuto vedere in altre infografiche.
Alex Trimpe, italo-americano, è un video e motion designer con all’attivo diversi video che vanno da quello musicale a quello con grafiche 3D. Tra questi è da segnalare per la sua diversità quello che tratta della madre che racconta della sua storia da emigrante.