C’è la mano di Philippe Starck, qui col suo inseparabile assistente Eugeni Quitllet, nella nuova collezione di mobili outdoor del marchio tedesco Dedon, Play. Pezzo forte, una sedia in polipropilene con seduta personalizzabile, da scegliere tra teak, alluminio finito a specchio o rattan.
Altra nota di merito, la promozione. Il lancio di Play, infatti, è stato accompagnato da una serie di fotografie realizzate niente meno che dal grande fotografo di moda Bruce Weber. Le immagini sono raccolte in un volume, “Coming Home“, acquistabile online sul sito di Dedon o in tutti i flagship store del marchio.
Via | Daily Tonic
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Per questo “Grand Central”, Sanna Lindström e Sigrid Strömgren, due designer svedesi indipendenti che provengono rispettivamente da Stoccolma e Gothenburg, sostengono di essersi ispirate a una mappa pieghevole di New York.
Il tavolo, bianco e minimale nelle forme, è stato scelto da Rossana Orlandi per essere esibito nella sua galleria milanese durante i giorni del Salone Satellite/Salone Internazionale del Mobile di quest’anno e, successivamente, all’Imm Cologne D3 Young Designers Contest, sempre nell’anno in corso.
Il piano d’appoggio è diviso in 22 pezzi che si richiudono occupando lo spazio di uno e gli elementi di sostegno da quattro diventano due ripiegandosi su se stessi. Chiuso, il Grand Central è un oggetto particolare ma elegantissimo. Un lavoro d’alta qualità per una realizzazione davvero notevole.

Il 2010 è l’anno che segna l’approdo di Martino Gamper alla produzione di serie. Al Salone del Mobile, infatti, lo abbiamo già visto nel suo esordio con Established & Sons, e ve lo riproponiamo adesso con Vigna, ennesima sedia del suo portfolio qui in produzione per Magis.
Il designer altoatesino descrive così lo spirito che ha guidato il suo progetto: “la sfida era quella di dare una nuova luce ad un oggetto del passato senza cadere nel postmderno“. Da qui il risultato, una rivisitazione della classica sedia da osteria -con un riferimento particolare al modello archetipico della Thonet- che si caratterizza per esili gambe in metallo e una seduta in plastica, dall’ampia palette colori.
Per quanto riguarda il nome -Vigna, appunto- la scelta è dovuta alla rotondità delle gambe sulla sedia, che ricordano la forma delle viti arrampicate sul filare.
Via | Metropolis Mag
Join è il risultato di un’ibridazione culturale. Da una parte c’è il duo con base in Olanda di BCXSYS, formato da Boaz Cohen e Sayaka Yamamoto, insieme già dal 2007 con le collezioni di Change! Forever! e Play!.
Dall’altra, c’è il signor Tanaka, un artigiano giapponese - all’opera nel suo laboratorio in questa gallery- che assembla pazientemente lamelle sottilissime realizzate in legno di cipresso hinoki.
Il risultato è un paravento, o room divider se più vi piace, che interseca su due piani inclinati un rettangolo, un triangolo e un cerchio. Realizzato in soli tre pezzi, Join è stato presentato allo scorso Salone tra le giovani proposte nel basement dello spazio Rossana Orlandi.
Via | Sight Unseen
La realizzazione del paravento BCXSYS
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L’ispirazione viene ancora una volta dall’ombrello diffusore utilizzato dai fotografi per direzionare la luce nei set. Non una novità, se pensiamo a quel grande classico mai passato di moda che è Fortuny, disegnata nel 1907 da Mariano Fortuny e ora distribuita da Pallucco.
Bertjan Pot, nuova acquisizione del brand francese Moustache, ne ha pensato una nuova versione appena presentata all’ultimo Salone. Più informale e casual con le sue spiegazzature, Fold Up mira, più che ad illuminare un ambiente, a creare uno suo spazio luminoso, con una distinta volumetria ed intensità. Disponibile nelle versioni da terra, da tavolo e da parete.
Della collaborazione di Established&Sons con Venini avevamo già avuto modo di parlare anticipandovi, in occasione del Salone, qualcosa sulle nuove proposte che il marchio inglese ha presentato anche quest’anno presso lo Spazio Pelota.
Ci ritorniamo, però, perchè un accenno così fugace ci sembrava un po’ ingiusto nei confronti di una collezione che ha presentato più di un prodotto di interesse, anche grazie alla confluenza di visioni e personalità riunite per l’occasione sotto l’egida dei due marchi. Diversissimi tra di loro, peraltro, visto che il primo incarna in pieno tutto lo stile e l’umorismo della “Cool Britannia”, mentre il secondo è da un secolo il simbolo di una tradizione artigianale ineguagliabile, legata ovviamente a tutto quello che la vita lagunare vi può suggerire: decoro, lusso, colore, e certamente… vetro.
Ma, nel naturale processo di scambio di ogni collaborazione, sembra soprattutto Venini ad aver rivisto i canoni più noti del suo stile, abbandonando la tradizione (ma non la sapienza tecnica e artigianale) per un’impronta, come dicono da E&S, di carattere “avant-garde” (ma questi inglesi se lo ricordano Carlo Scarpa?). Quanto ai pezzi, ecco una rassegna veloce della collezione: c’è Lighthouse, la nuova lampada dei Bouroullec che vedete qui sopra, e ancora il tavolino Blow di Kostantin Grcic, gli abat jour Column e Globe di Sebastian Wrong (anche co-fondatore del marchio E&S), a cui si aggiungono la lampada a sospensione Audrey Light e il vaso Audrey Vase di Michael Eden.
La collezione Venini per Established&Sons
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Eccovi un nuovo progetto di Pudelskern Spage Agency, lo studio austriaco che deve la sua recente notorietà alle lampade in lana Woozily e Feeler e di cui vi avevamo anticipato l’interessante partecipazione all’ultimo Salone Satellite.
Tra i nuovi pezzi presentati al Salone, anche le sedute di questo Surfer Sofa, una sorta di lounge chair/chaise longue modulare i cui tre pezzi, caratterizzati dalle differenti altezze dello schienale, possono essere affiancati tra di loro o combinati alla ricerca della personale esigenza di comfort.
Gli usi possibili? Quelli di Pudelskern hanno le idee chiare: giocare alla playstation, sorseggiare un drink in una galleria, guardare l’ultimo video su youtube o prendere comodamente il sole in giardino. Le sedute sono rivestite in lana.
Via | Muuz
Diego Grandi e Patrick Norguet sono i due protagonisti delle nuove proposte che il marchio Lea Ceramiche ha presentato allo scorso Salone del Mobile presso lo showroom di via Durini. Di cui forse vi ricordate le ambientazioni: le iconiche casette in giardino di Grandi, perfetti piccoli rifugi per ospitare la libreria e il bar con i coktail di Disaronno, e il “caffè letterario” di Nourguet, lo spazio dedicato alla sosta dei flaneur della settimana del design.
Ma, oltre ai bei pattern proposti - i rombi e i trapezi dall’effetto tridimensionale di Mauk (Grandi) e le delicate Lines e Waves (Norguet) - è la novità tecnologica che fa la differenza. I prodotti, infatti, sono disponibili su un’unica lastra di gres porcellanato che arriva fino alla ragguardevole dimensione di 100×300 cm. Sottilissimo, poi, anche lo spessore della lastra, pari a solo 3mm, e capace di far intravedere un nuovo, ampissimo ventaglio di soluzioni applicative per l’architettura di interni.
Le novità 2010 di Lea Ceramiche
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Un inedito Lapo Elkann designer attinge alla sua storia personale e familiare per definire i tratti della sua prima collezione di elementi d’arredo. Quale, dunque, il concept a cui ispirarsi per Wroom Wroom, Boing Boing e Roll Roll, i tre pezzi appena presentati da Meritalia all’ultimo Salone?
Come avrete intuito anche dall’onomatopea, il mondo è quello dei motori e della fabbrica meccanica. Officina, questo il nome della collezione, si caratterizza stando alle parole dello stesso Lapo per “un’estetica brutale ma affascinante, perché anche un bullone può essere sofisticato e ricco come un gioiello”.
Presenze forti, dunque, quelle della lampada, del tavolo da pranzo e del tavolino, in sintonia con un approccio al progetto che fa di una personalità e del racconto di una storia (in una perfetta prospettiva da marketing dello storytelling) i prerequisiti essenziali per il lancio un nuovo prodotto sul mercato.

Dopo averci allertato sui rischi di un’infatuazione tecnologica fine a se stessa, David Trubridge ribadisce con i pezzi della nuova collezione 2010 la sua vocazione per prodotti sostenibili.
Tra questi, la lampada a sospensione Coral lo è in misura ancora più evidente: realizzata in multistrato di bambù, Coral viene distribuita pronta per l’assemblaggio in una scatola dalle dimensioni ridotte, permettendo così un notevole risparmio nell’emissione di Co2 in fase di trasporto.
Disponibile anche una versione in alluminio, con varie finiture su richiesta. Nell’immagine, anche un abat-jour recentemente presentato al Salone del Mobile, Luvial, realizzata in collaborazione con lo scultore Ben Pearce.