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Professione

Jacob Gilbreath, giovane, bravo e poliedrico designer, già al soldo di importanti multinazionali

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Young designer Video Professione Graphic Design

Jacob Gilbreath // Reel 2011 from Jacob Gilbreath on Vimeo.

Mi sforzo di espandere la mia base di conoscenze personali attraverso l’esperienza e l’esplorazione, sia nel design che nella vita. Mi spingo oltre finché non supero i miei
obiettivi, e sfido me stesso ignorando i miei limiti. Sono molto motivato da una passione per un problem solving creativo, alimentato dalle idee e da innovative soluzioni progettuali specifiche per ciascun progetto. Adoro questa roba.

Jacob Gilbreath è impressionante come si presenti, così determinato e con le idee tanto chiare, ma d’altronde anche i suoi lavori e il suo curriculum non sono da meno e gli permettono di apparire finanche sfrontato. Le sue capacità sono espresse nella motion graphics, nel graphic design, nella fotografia, nei multimedia, e come tecnico di computer.

Subito dopo gli studi lavora per nomi come History Channel, Red Bull, American Express, e altre aziende che lo assumono, intromettendosi nella serie di premi che prendono una buona pagina del suo curriculum. Di fronte a questo giovanissimo designer, gli altri impallidiscono.

Upside Down, Left To Right, una dichiarazione d'amore per il letterpress

pubblicato da Cut-tv*e in: Tipografia Video Professione

Upside Down, Left To Right: A Letterpress Film from Danny Cooke on Vimeo.

Upside Down, Left To Right: A Letterpress Film è un breve documentario scritto e diretto dal giovane filmaker inglese Danny Cooke che racconta con passione sincera il mondo della stampa letterpress attraverso immagini pulite ed eleganti e le parole di chi ha legato la propria vita a questo antico processo.

Paul Collier, tipografo e tecnico letterpress dell’Università di Plymouth racconta di una tecnica che richiede passione e che, in via d’estinzione fino a pochi anni fa, sta per fortuna vivendo un vero e prorpio revival nelle università e negli studi di tutta Europa (tranne forse nel nostro paese, che ne dite?).

Un vero e proprio elogio della lentezza e della ripetitività dolce di gesti manuali, ma anche di un tecnica che sa infondere alle parole sulla carta un’anima, attraverso quell’indicibile imperfezione che le stampe laser nella loro asetticità di sicuro non concedono.

Carli Davidson, fotografa e amante degli animali, dà vita a Shake

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Curiosità Young designer Photo archive Professione

Carli Davidson fotografa

Shake è uno dei diversi progetti fotografici di Carli Davidson: una serie di scatti che sanno davvero immortalare l’attimo, esattamente quello divertente e sconcertante in cui cani o gatti si scuotono per scrollarsi di dosso un po’ d’acqua, un insetto o anche solo dell’aria. I musi immortalati sono strepitosi, in un contorcersi e arricciarsi di pelle, labbra e orecchie che li fa assomigliare a mostri, più che a teneri cuccioli quali sono.

Un risultato come Shake, originale e ben fatto, può avvenire solo dall’unione di due passioni: la fotografia e gli animali. Infatti Carli non solo è una fotografa riconosciuta a livello internazionale, ma è anche una domatrice esperta e custode. Non a caso è fotografa freelance per lo zoo dell’Oregon.

Carli spiega che molti dei suoi scatti sono ottenuti giocando con i suoi soggetti, rotolandosi a terra, facendoli divertire di fronte alla macchina fotografica. Chissà che non siano più obbedienti ed espressivi di tanti altri modelli.

Le sue passioni le sono valse parecchie pubblicazioni nazionali e internazionali su riviste di settore e siti: Vanity Fair, The New York Times, Bbc, Huffington Post, The Daily Beast, Photo District News e ABC World News, nonché l’insegnamento in diverse scuole.

Via | Carlidavidson.photoshelter.com

Carli Davidson fotografa
Carli Davidson fotografaCarli Davidson fotografaCarli Davidson fotografaCarli Davidson fotografa

"The Done Manifesto": l'infografica illustrata da James Provost

pubblicato da intweetion in: Comunicazione Professione Graphic Design


1) There are three states of being. Not knowing, action and completion. 2) Accept that everything is a draft. It helps to get it done. 3) There is no editing stage. 4) Pretending you know what you’re doing is almost the same as knowing what you are doing, so just accept that you know what you’re doing even if you don’t and do it. 5) Banish procrastination. If you wait more than a week to get an idea done, abandon it. 6) The point of being done is not to finish but to get other things done. 7) Once you’re done you can throw it away. 8) Laugh at perfection. It’s boring and keeps you from being done. 9) People without dirty hands are wrong. Doing something makes you right. 10) Failure counts as done. So do mistakes. 11) Destruction is a variant of done. 12) If you have an idea and publish it on the internet, that counts as a ghost of done. 13) Done is the engine of more.

Per quanto possiate essere allergici a regole e decaloghi, questo compilato da Bre Pettis, fondatore della Makerbot e dal suo collega Kio Stark è di quelli da mandare a memoria. Ce lo propongono come guida per realizzare la propria visione creativa, ma leggendolo ci accorgiamo presto che è pieno di ottimi consigli utili a ciò che necessita capacità e concentrazione per essere portato a termine.

Bonus decisamente gradito, l’infografica che ne ha ricavato il James Provost e il relativo poster. Ispirandosi all’icona pop-geek del Cubo di Rubik, ha sintetizzato abilmente ciascuna delle tredici frasi in modo tale che anche decifrare il ragionamento che le ha ispirate sia l’occasione di riflettere sul valore del messaggio.

(cliccate sull’immagine a inizio post per vedere l’infografica completa)

The Carpenter, stile documentaristico e grafica raccontano un mestiere

pubblicato da Cut-tv*e in: Video Professione

The Carpenter from Dimitris Ladopoulos on Vimeo.

Stiamo assistendo a un ritorno a metodi di produzione artigianali, che sia a causa della crisi economica, dell’adozione di comportamenti sociali più sostenibili, o solo per una moda effimera. I videomaker e animatori Dimitris Ladopoulos e Spiros Rasidakis dello studio ateniese Deep Green Sea lo raccontano in una serie di video, di cui The Carpenter è il primo episodio.

Il lavoro di un falegname viene raccontato in una clip di pochi minuti, con uno stile ibrido, un po’ videoclip, per il montaggio sincopato sulla musica e l’assenza di dialoghi o voce narrante, un po’ documentario per le immagini in presa diretta. Il tutto è confezionato con una dose massiccia di infografica che si inserisce direttamente nelle inquadrature, come fosse un elemento scenico.

Tiny World in a Bottle: la perfezione dei piccoli mondi in bottiglia di Akinobu Izumi

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Accessori Curiosità Edizione limitata Professione

Tiny World in a Bottle

Tiny World in a Bottle

Il mio nome è Akinobu e vivo in Giappone. Il mio lavoro è quello di fare modelli architettonici. Impiego il mio tempo libero creando un piccolo mondo in una piccola bottiglia. Mi piace costruire cose, specialmente quelle piccole! Spero che vi piaccia quanto faccio!

Così si presenta Akinobu Izumi, creatore dei Tiny World in a Bottle, i piccoli mondi in bottigliette grandi meno di un pollice, che vende su Etsy e che potete acquistare per circa 9 dollari. Sono infinite le versioni che realizza, e ovviamente la tentazione è di collezionarle tutte. Ci sono cani, panchine, alberi, prati, mari, pesci, coppie di innamorati, scivoli e qualsiasi cosa ci si possa immaginare in un mondo perfetto.

Akinobu Izumi meraviglia, ma quasi non stupisce. Il suo è sicuramente un hobby portentoso, ma l’origine di Izumi ci appare quasi una comprensibile giustificazione a tanta precisione e meticolosità. Effettivamente dal Giappone (specialmente quello di qualche decennio fa) possiamo aspettarci una tradizione legata a un fine artigianato, ma a questo Izumi aggiunge le sue competenze di modellista, che come risultato ci donano questi piccolissimi mondi sotto vetro.

Tiny World in a BottleTiny World in a BottleTiny World in a BottleTiny World in a Bottle

Generation, il progetto di Frauke Theilking, fotografa della vita che prosegue di padre in figlio

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Mostre Photo archive Professione

Generation, di Frauke Theilking

Generation, di Frauke Theilking
La fotografa tedesca Frauke Theilking ha concluso il suo progetto dal titolo “Generation”, dove ha voluto indagare le differenze e le somiglianze esistenti tra madri e figlie, e tra padri e figli, con risultati apparentemente ovvi, e invece nient’affatto scontati.

Le foto sono ridotte al mero soggetto, non essendoci alcuno sfondo particolare, giusto un fondale grigio, e non avendo le suddette coppie alcun vestito che potrebbe distrarre e rendere melensa e artefatta una somiglianza che invece è prettamente biologica.

L’effetto che ne deriva è che ci si trova davanti a due soggetti, non che si somiglino, ma che siano la stessa persona, tanto sono profonde le similitudini dei tratti somatici. Sembra che si sia davanti ad uno di quei filmati in cui le persone si fanno migliaia di foto nella medesima posa, ogni giorno, per anni, e lentamente si vede come cambiano.

C’è una differenza sostanziale però, perché nel caso dei filmati il soggetto è lo stesso, e si vede che cresce, matura, invecchia. Nelle foto di Frauke invece i soggetti sono due, e uno è canuto e rugoso, mentre l’altro, così tanto simile a lui, è giovane. Allo spettatore a ben vedere parrà che il tempo vada al contrario, oppure, più semplicemente e verosimilmente, si percepisce il tempo andare nel verso giusto, verso una nuova vita.

Via | My modern met

Generation, di Frauke TheilkingGeneration, di Frauke TheilkingGeneration, di Frauke TheilkingGeneration, di Frauke Theilking

The Designer's Toolkit: gli strumenti più utili ai professionisti in un'infografica

pubblicato da intweetion in: Tendenze Professione Graphic Design

The Designer's Toolkit: gli strumenti più utili ai professionisti in un'infografica

Commissionata da Best Vendor, la ricerca “The Designer’s Toolkit” ha coinvolto centottanta tra creativi e professionisti per stabilire quali fossero gli strumenti più utili all’attività di designer. I dati finali sono stati poi riassunti attraverso l’infografica che vedete a inizio post (e potete leggere più accuratamente a questo indirizzo).

Poche le sorprese: per la gestione dei documenti, uno schiacciante 52% preferisce il servizio offerto da Google. Stessa scelta e percentuale per quanto riguarda l’email (solo poco più del 10% preferiscono il client di Microsoft e il servizio di Apple). Vittoria piena per “Final Cut Pro” nell’ambito dei software per l’editing video, mentre è l’onnipresente Photoshop di Adobe che si aggiudica il primato nella sezione ‘Visual Design’ (il ‘cugino’ Illustrator arriva al 20%). Dati interessanti che vi invitiamo a confrontare con la vostra esperienza e il dettaglio del campione prescelto nell’immagine dopo il salto.

Continua a leggere: The Designer's Toolkit: gli strumenti più utili ai professionisti in un'infografica

"DESIGNerd": il gioco di Kevin Finn per scoprire quanto siete esperti di design

pubblicato da intweetion in: Accessori Gadget Professione

"DESIGNerd": il gioco di Kevin Finn per scoprire quanto siete esperti di design

D’accordo: non sarà un trivia a stabilire la vostra competenza. Meno che mai la vostra passione. Però l’occasione di sfidare voi stessi o gli amici con una variante del famosissimo Trivial Pursuit potrebbe stupirvi. Il nome dice tutto: “DESIGNerd” è un’idea realizzata dall’australiano Kevin Finn che racchiude tre set di carte, ognuno contenente cento domande sulla storia del design.

Finn si è fatto aiutare da nomi del calibro di Steven Heller, Lita Talarico e Stefan Sagmeister - ciascuno ha contribuito a un set - e sta già preparando altre versioni del gioco dedicate al mondo della moda, dell’architettura e del product design. Ovviamente “DESIGNerd” è anche il regalo di Natale perfetto per amici o parenti fissati con il design (in vendita a 60 dollari sul sito ufficiale).

Indie Brands, un libro racconta i marchi indipendenti

pubblicato da Cut-tv*e in: Libri Comunicazione Professione

Indie Brands

Ideare un prodotto, progettare un’impresa, mettere a punto loghi e strategie di marketing. Non sempre è un compito facile, tanto meno in un periodo difficile per l’economia come questo. Per esorcizzare la crisi globale, e per celebrare le storie di chi ce l’ha fatta presentiamo un volume, Indie Brands, curato dall’editor Anneloes van Gaalen per la sua casa Paperdoll.

La storia, le idee, il design dietro marchi indipendenti che ce l’hanno fatta, per lasciarsi ispirare, e intraprendere un viaggio nel loro mondo, negli spazi creativi in cui sono nati, attraverso le parole e le immagini di quei coraggiosi che hanno fondato piccole grandi imprese.

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