
Hengki Koentjoro, classe 1963, è nato in Indonesia, a Semarang, Ha studiato al Brooks Institute of Photography in California, dove si è laureato nel 1991. Quanto spinge Koentjoro a scattare foto è il desiderio non solo di esprimere la propria anima, ma anche la necessità di creare un tramite tra visibile e invisibile.
Nelle sue foto è indubbiamente riconoscibile un respiro tutto orientale di intendere gli spazi, i soggetti, le profondità. In tutte le sue composizioni ci sono metri e metri di inquadratura, in cui ogni centimetro è necessario non per far da cornice ad un soggetto, ma per farlo vivere.
La scelta del bianco e nero diviene una necessità dell’anima, della contemplazione e della meditazione, che non possono avere distrazioni, e devono potersi muovere entro uno spazio pulito. È lo spazio che crea la forma e la storia, che nelle foto di Hengki Koentjoro si possono scorgere e costruire.

I supereroi stanno sempre più tornando di moda, ovviamente rivisti e corretti alla luce dei tempi moderni, tanto che proprio di recente lo abbiamo detto menzionando le pitture di Andreas Englund. Ma dalle pitture passiamo alle foto, quelle di Sacha Goldberger, che dietro la loro dolce ironia nascondono una storia dentro la Storia: quella di una nonna depressa, che però al tempo della Seconda Guerra Mondiale è stata una vera eroina.
Ieri era il Giorno della Memoria, ma ricorrenze a parte, non si può mai smettere di ricordare, e non c’è un giorno o un’età in cui si possa smettere di rammentare certe atrocità, proprio come è successo a Frederika, nonna ultra novantenne di Sacha.
Sacha Goldberger, fotografo e nipote della signora Frederika, si è trovato indirettamente a che fare con gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e con un’altra bruttezza: la depressione di sua nonna. La allora giovane donna, una ragazzina ungherese di origine poi trasferitasi in Francia, è scampata alla macchina del nazismo, salvando oltretutto diverse vite di ebrei, nascondendoli di volta in volta in luoghi diversi.
Continua a leggere: Sacha Goldberger: le foto della nonna eroina ai tempi del nazismo

Shake è uno dei diversi progetti fotografici di Carli Davidson: una serie di scatti che sanno davvero immortalare l’attimo, esattamente quello divertente e sconcertante in cui cani o gatti si scuotono per scrollarsi di dosso un po’ d’acqua, un insetto o anche solo dell’aria. I musi immortalati sono strepitosi, in un contorcersi e arricciarsi di pelle, labbra e orecchie che li fa assomigliare a mostri, più che a teneri cuccioli quali sono.
Un risultato come Shake, originale e ben fatto, può avvenire solo dall’unione di due passioni: la fotografia e gli animali. Infatti Carli non solo è una fotografa riconosciuta a livello internazionale, ma è anche una domatrice esperta e custode. Non a caso è fotografa freelance per lo zoo dell’Oregon.
Carli spiega che molti dei suoi scatti sono ottenuti giocando con i suoi soggetti, rotolandosi a terra, facendoli divertire di fronte alla macchina fotografica. Chissà che non siano più obbedienti ed espressivi di tanti altri modelli.
Le sue passioni le sono valse parecchie pubblicazioni nazionali e internazionali su riviste di settore e siti: Vanity Fair, The New York Times, Bbc, Huffington Post, The Daily Beast, Photo District News e ABC World News, nonché l’insegnamento in diverse scuole.
Amo le vecchie foto. Ammetto di essere una fotografa ficcanaso. Appena metto piede in case altrui, comincio a fiutarle. Molti di noi sono affascinati dal loro look retrò, ma per me è molto più interessante immaginare come starebbe la gente se le ricostruissero oggi… Qualche mese fa ho deciso di fare davvero così. Allora, con la mia macchina fotografica, ho iniziato a invitare le persone a tornare al loro futuro.
Probabilmente vi sarà capitato in giro di vedere qualche esempio di foto accoppiate, apparentemente simili, ma con la sostanziale differenza che i soggetti a sinistra siano più giovani di circa una ventina d’anni, pur tuttavia conservando forti somiglianze con quelli di destra.
La creatrice di questo progetto, chiamato giustamente Back to the Future, è Irina Wening, fotografa di Buenos Aires, che come lei stessa dice ha voluto ricreare gli stessi contesti degli anni passati, con gli stessi soggetti, solo un po’ più cresciuti. È anche possibile andare su questo sito e provvedere da sé a caricare le foto.
Gli effetti che si hanno dei lavori di Irina sono tutti molto delicati e simpatici, perché è impossibile non provare tenerezza e simpatia vedendo dei bambini a sinistra, e gli stessi a destra, ma in pose ormai assurde e improbabili. Particolarmente toccante è la foto di quel bambino che a sinistra piccona un famoso muro, e a destra si ritrova una ventina di anni più tardi solo di fronte alla targa di quel muro.

Chacho Puebla era da tempo che ci pensava, finché finalmente non l’ha fatto: i consigli della nonna, in versione 2.0. Una serie di immagini che legano tipografia e fotografia, tenute insieme da una buona dose di ironia data dalla sua prozia, spacciata per nonna.
Tutto parte da una riflessione che Chacho fa: tutti noi abbiamo ricevuto (e forse mai finiremo di riceverne) consigli da mamme e nonne su come vestirci, pettinarci, comportarci, e ogni volta che con insofferenza ne sentiamo, ci ripromettiamo che noi mai e poi mai ci comporteremo allo stesso modo.
Ma se fosse, come probabilmente è, solo una questione generazionale? Un tempo, con raffreddori e simili più frequenti il consiglio era di coprirsi, ma oggi con la rete che domina qualsiasi cosa e persona, i nonni del futuro avranno questa per oggetto delle proprie raccomandazioni. Ecco quindi protagonisti delle raccomandazioni Wikipedia, Twitter, Facebook, Vimeo e YouTube.
Bambini e anziani funzionano sempre. Se siete a corto di idee per un lavoro, e la scadenza è anche a breve, avvaletevi almeno di una delle due categorie, se non addirittura della combo: bambini e anziani. Attenzione però a non abusarne e a saperne trarre le corrette positive caratteristiche. Se poi, come nel caso di Chacho, il tutto è un puro divertissement, a vincere ancora una volta, è il design.
Via | Behance

Paulo Gabriel ha fatto un ricerca sulla rete, esattamente su Flickr, raccogliendo una serie di foto da amatori e professionisti, che hanno in comune l’intento di ritrarre scene notturne, con in più la caratteristica dell’umidità: risultati sorprendenti e ammirevoli, quanto difficile è la resa per dei soggetti così complessi per via di una luce assente o addensata solo in alcune zone della composizione.
Gli effetti che ne derivano sono tutti differenti, i colori esplodono lentamente nell’aria e rimangono sospesi come il tempo che attraversa le foto stesse. Le scene sembrano tutte descrivere l’intimità silenziosa dei soggetti, o di chi riprende, nonostante siano quasi tutte in ampi esterni.
Le foto presenti nella galleria, in ordine di apparizione sono di Matt Pringle, Alex Brown, Mary Hilldore, Pooyan Tabatabaei, Mark Tisdale, Marcus Claesson, Marcus Claesson, Marcus claesson (sì, sono tre sue), Mikael Ulv, Michael Spiller, Mary Hilldore, Fred, Ben Morson, Tarmo, Toni_V, Kaspar Bossers, Kaspar Bossers (sì, sono due sue).
Paulo Gabriel è un designer di Porto Alegre, in Brasile, classe 1984. Ha lavorato come web designer dal 2006, anche se siti web e blog fino al 1999 da lui sono stati considerati un hobby. Se foste interessati a quanto fa, si può seguirlo su Twitter.
Via | Abduzeedo

Portraits Génétiques - Ulric Collette
Hai gli stessi occhi di tuo padre! No, sul serio, non è che siano simili, sono proprio gli stessi! Impressionante, no? Eppure Ulric Collette parte da questo genere di ragionamenti (e a Natale preparatevi perché sarà periodo) per concretare con i suoi scatti quanto spesso si sente dire da zie e nonne che non si vedono da tempo.
Ed è esattamente dai parenti che parte la ricerca fotografica di Ulric, con un progetto che consta di una serie di foto divise lungo l’asse verticale, che paiono apparentemente la stessa persona, e invece sono per metà un parente, e per metà l’altro. Ha ottenuto così degli “innesti” che potrebbero apparire artificiosi, eppure nella loro somiglianza stupiscono e affascinano i tratti comuni, e quelli differenti.
Una bellissima collezione di padre-figlio, sorella-sorella, madre-figlia, fratello-sorella e così via con tutte le combinazioni possibili. Provate con una mano a coprire una metà, poi toglietela e stupitevi. Si può fare davvero molto con così poco; e anche se non foste dei fotografi e graphic designer come Ulric, anche solo accostare due foto sarà sorprendente, e forse anche commovente.
Via | Feeldesain

Generation, di Frauke Theilking
La fotografa tedesca Frauke Theilking ha concluso il suo progetto dal titolo “Generation”, dove ha voluto indagare le differenze e le somiglianze esistenti tra madri e figlie, e tra padri e figli, con risultati apparentemente ovvi, e invece nient’affatto scontati.
Le foto sono ridotte al mero soggetto, non essendoci alcuno sfondo particolare, giusto un fondale grigio, e non avendo le suddette coppie alcun vestito che potrebbe distrarre e rendere melensa e artefatta una somiglianza che invece è prettamente biologica.
L’effetto che ne deriva è che ci si trova davanti a due soggetti, non che si somiglino, ma che siano la stessa persona, tanto sono profonde le similitudini dei tratti somatici. Sembra che si sia davanti ad uno di quei filmati in cui le persone si fanno migliaia di foto nella medesima posa, ogni giorno, per anni, e lentamente si vede come cambiano.
C’è una differenza sostanziale però, perché nel caso dei filmati il soggetto è lo stesso, e si vede che cresce, matura, invecchia. Nelle foto di Frauke invece i soggetti sono due, e uno è canuto e rugoso, mentre l’altro, così tanto simile a lui, è giovane. Allo spettatore a ben vedere parrà che il tempo vada al contrario, oppure, più semplicemente e verosimilmente, si percepisce il tempo andare nel verso giusto, verso una nuova vita.
Via | My modern met

Le foto di Valentina Vannicola
Alla natura ho assegnato un ruolo da protagonista nei miei lavori; è indispensabile per garantire quell’aurea di sospensione che ho cercato di ricreare nelle immagini. Una natura invernale, cupa, piovosa, spesso deserta e infinita, che sviluppa un rapporto empatico con i personaggi che la popolano.
La mia terra di per se è già una perfetta scenografia, con le sue colline brulle, la desolata nebbia mattutina, i lividi corsi d’acqua. Questi luoghi sono fissati indelebilmente nella mia memoria, sono le mie radici e ogni volta che affronto un progetto mi scorrono davanti come messe in visione da un vecchio proiettore di diapositive.
Valentina Vannicola, fotografa, scenografa, costumista, quel che davvero fa è rendere reali le sue fantasie, i suoi sogni, che poi spesso coincidono con le fiabe, ma riviste e corrette attraverso la sua particolare visione, per questo il paesaggio è così importante, per lei proveniente dalla Maremma laziale vicino Tolfa. E la stessa importanza ce l’hanno i personaggi che popolano le sue foto, anch’essi così intimi e originari delle sue terre.
Continua a leggere: Valentina Vannicola ci porta con le foto nel suo onirico mondo di fiabe

Seth Smoot è un fotografo che vive a New York e pubblica per importanti riviste, oltre a fare reportage in terre straniere spesso poco battute. Forse da questo si può partire per capire molte sue foto.
A contrapporsi a un’immaginabile vita frenetica, confusa e logorante, ci sono alcune sue visioni che suggeriscono e vogliono portare agli occhi tutt’altro. Non sono immagini oniriche e incantate, eppure sanno rilassare e far riposare sulla contemplazione di scorci qualsiasi di quotidianità.
Seth riesce in questo tramite precise scelte di stile. Le stesse scelte che non solo un fotografo, ma anche un artista o un designer sono chiamati a fare. I soggetti -dicevamo- appartengono alla vita reale, e sono colti così come effettivamente si presentano, oppure ordinati, ma non per farli apparire falsamente più di quanto siano, ma semplicemente per mostrarne meglio la semplice bellezza.