Il ponte vivente di Meghalayas si trova nell’omonima foresta pluviale, in India. Si tratta di un vero e proprio ponte che collega più di due zone sospese sopra un fiume che per sua natura è soggetto a impetuose piene. È in grado di sostenere il passaggio contemporaneo di una cinquantina di uomini, ed è destinato solo a fortificarsi nel tempo.
Ancora una volta è interessante spingersi fino ai confini di cosa sia e cosa possa essere il design. In questo caso è stimolante portare all’estremo il discorso, fino quasi a pensare che non ve ne sia di design, quando invece è evidente -anche se non nell’immediato- come il ponte di Meghalayas ne sia uno dei più autorevoli esempi.
Le ragioni dell’eccellenza di Meghalayas sono ovvie: materiali impiegati, metodi costruttivi, sostenibilità, funzionalità, fruibilità e ancora oltre, fino a esaurire tutte le categorie di cui un buon progettista deve tenere conto. Ciò che risulta da una corretta analisi è che l’ideale è di impiegare il minor numero di cose, perché nel design si può fare a meno di tutto, anche della ricerca più avanzata, perché l’unica cosa che serva è la forma pensata.

Gamper Martino ha progettato su misura l’arredo urbano della Olympic Fringe Area di Londra, per gestire connessioni e accesso a Hackney Wick, l’area accanto allo Stadio Olimpico, lavoro commissionatogli dalla London Thames Gateway Development
Corporation (LTGDC).
Gamper Martino ha creato pezzi su misura costruiti con materiali riciclati, spargendo panche e sgabelli in modo da formare un percorso da Victoria Park a Olympic Park, un tragitto attualmente poco facilmente riconoscibile e percorribile.
Il design quando esprime se stesso tramite l’arredo urbano può raggiungere i massimi livelli, dovendo confrontarsi con grandi aspettative, importanti esigenze, oltre a -spesso e volentieri- una serie di ristrettezze economiche e di vedute. Se passa la prova, è promosso a pieni voti.

Pioniere dei graffiti, artista concettuale e figura di spicco di tutta la cultura underground newyorkese, Stephen Powers, conosciuto con il nome ESPO (acronimo per Exterior Surface Painting Outreach) ha sempre puntato contemporaneamente tanto sulla spettacolarità quanto sul significato delle sue opere.
San Valentino è appena passato e -chi lo ha festeggiato- si sarà prodigato in regali più o meno originali, lettere d’amore ispirate. Niente potrà competere però con questo grandioso progetto realizzato da Powers utilizzando 1200 bombolette spray, più di 2400 litri di vernice e chiamando in aiuto 20 dei migliori ‘graffitari’ statunitensi.
Il risultato sono 50 pareti nella città di Filadelfia, dipinte con messaggi d’amore. A Love Letter For You è un’impresa titanica e bellissima, la cui resa è contraddistinta dalla classe e dallo stile incredibili di ESPO, che quando si tratta di catturare lo sguardo di chi alza gli occhi al cielo, ha pochissimi rivali. Dopo il salto, la gallery.
Continua a leggere: "A love letter for you" di Stephen Powers (aka ESPO)
Il Norwegian Opera House di Oslo è un’imponente architettura, voluta dal governo norvegese e commissionata nel 1999 alla Snøhetta AS.
Creato per ospitare non solo rappresentazioni di grandi opere liriche, come nella migliore tradizione dei teatri d’opera, ma anche altre manifestazioni musicali e artistiche, il Norwegian Opera House colpisce per le sue forme, sia all’interno che all’esterno dell’edificio, e per la sua posizione.
Come si può vedere dalle immagini infatti, questo “teatro” è situato proprio di fronte ai fiordi, in riva al mare e quasi in balia dell’alta marea; un panorama mozzafiato in ogni caso, da ammirare in toto grazie alle grandi vetrate di cui è dotato l’edificio.
Il Norwegian Opera House ha vinto il premio Mies van der Rohe Award 2009, come migliore architettura contemporanea.
Via | FurnitureFashion


Ci era da poco capitato di parlare di Banksy in occasione della mostra antologica che il Bristol Museum ha appena inaugurato per celebrare quest’icona dell’outsider art mondiale.
Ritorniamo adesso sull’argomento spinti dai rumors relativi ad un primo, possibile fake delle sue opere. La novità, infatti, è tutta nei nuvoi presunti lavori di Banksy realizzati in Africa, che vediamo in questa galleria di immagini, di cui alcuni tra i suoi fan più affezionati sembrano contestare l’autenticità. Primo caso di plagio del plagiatore o nuova geniale trovata di marketing? Le immagini, in realtà, si trovano già sul sito ufficiale dell’artista. Della serie, basta che se ne parli.
Via | Bloggokin
Continua a leggere: Banksy for Africa, il falso fake dell'artista inglese

La notizia fa un po’ l’effetto di un divorzio tardivo, segnato com’è inevitabile da contrasti ed amarezza. Questo lo scoop (o il gossip, se preferite): Gijs Bakker, fondatore e padre spirtuale di Droog Design, lascia la direzione dello storico gruppo olandese per contrasti oramai irriducibili con Renny Ramakers, altra storica fondatrice del progetto.
Pomo della discordia, il nuovo flagship store di NY di cui avevamo avuto occasione di darvi notizia. Queste le parole con cui Bakker si congeda:
“the original ambition of droog was to identify and showcase talented dutch, and later foreign, designers, and to stimulate discussion about the real content of the profession. millions of euros were invested in opening a large, expensive shop in new york - an initiative of renny ramakers - while the philosophy of droog was pushed to the background. the shop in new york implies, almost inevitably, that from now on profitability will depend on the development of only large, expensive products.”
Una dichiarazione che la dice lunga, tra tensioni etiche e attenzione al profitto, sulla parabola un po’ amara di questo grande pezzo di storia del design. Per Bakker, adesso, l’attività progettuale continua attraverso il Gijs Bakker Design, a cui si affiancherà la direzione del Master Programme presso la Design Academy di Eindhoven.
Via | Designboom
Foto | Designboom
Non finiremo mai di stupirci per il numero di nuovi epiteti con cui si fanno chiamare i negozi di tendenza. “Destination store”, infatti, suona assolutamente nuovo, ma ciò non toglie che per il 290 square meters di Amsterdam la definizione possa rivelarsi azzeccata.
Questo concept store, passato agli annali per aver offerto in anteprima un servizio di personalizzazione degli sneakers Nike, deve la sua autorevolezza ad una miscela di proposte che spaziano da brand autorevoli a piccoli marchi di nicchia. Destinatari: palati esigenti che non sanno rinunciare ad un’iniezione di “Cool Factor” versione street style, visto che al negozio è annesso uno spazio espositivo che ha lanciato a più riprese artisti quali The London Police, Miss Van, Kami & Sasu.
Gli interni, del resto, rispecchiano le aspettative. E’ forte, infatti, la differenziazione tra i diversi spazi, che privilegia l’impatto di ogni singolo corner all’uniformità dell’immagine coordinata. Assecondando un’idea di comunicazione dello spazio retail che crede nella brand story più che della brand image. La novità è che Ido, storico fondatore dello store, ha in cantiere per il 2009 un’apertura a Tokyo. A presto nuove commistioni col Giappone?
Via | Formatmag
Un temporary restaurant sugli alberi? L’hanno inaugurato e subito chiuso in Nuova Zelanda. Lo Yellow Treehouse Restaurant, appollaiato a 12 metri di altezza, è stato progettato dagli architetti di Pacific Environment. Loro l’idea di questo finto nodo amovibile, come tale con impatto più che limitato, capace di ospitare fino a 18 persone.
Il progetto ha fatto parte di una campagna di marketing di Pagine Gialle. Visto il successo dell’iniziativa, già si parla di una prossima riapertura.

Un caminetto nel deserto? Solo se è accanto ad una piscina. L’idea è venuta a Vance Lorenzini, production designer con pallino per l’arredamento di interni che ha sviluppato quest’idea originale per il patio della sua residenza nei dintorni di Los Angeles.
Più che metafisico, come potrebbe inizialmente sembrare, il concept si rivela invece orientato alla funzionalità. Il caminetto e l’annesso padiglione, infatti, servono d’inverno per irradiare calore dopo un bagno temerario, mentre d’estate, quando il fuoco è chiaramente spento, offrono un riparo dai raggi del sole.
Fuori discussione, in compenso, la bellezza del paesaggio circostante, che fa del padiglione un luogo privilegiato da cui contemplare l’orizzonte.
Via | Apartment Therapy

Qualche giorno fa vi avevamo parlato di alcuni nuovi tipi di forchette chiedendovi quale avreste voluto provare.
Ieri sono venuto a conoscenza di un giovane designer napoletano, Giovanni Scafuro, il quale ha sviluppato una vera e propria collezione di oggetti tutti realizzati utilizzando forchette e altre posate.
La gamma completa degli oggetti li potete trovare nel sito del designer sotto la voce “forkinprogress” un’interessante carellata di oggetti di cui fanno parte anche vassoi, tazze, portacandele, specchi ed accessori di vario genere.