L’ispirazione le è arrivata da quei brevi testi che una volta si lasciavano tra gli annunci dei quotidiani e che oggi finiscono nella sezione Missed Connections di CraigList, ovvero quei messaggi in bottiglia di chi ha avuto un vero e proprio colpo di fulmine, di chi è rimasto incantato dall’incontro veloce e casuale con un’altra misteriosa persona senza aver avita l’occasione di fermarla, stabilire un contatto, trattenerne una traccia.
Sophie Blackall ha cominciato a disegnare questi incontri fortuiti, vera e propria poesia del quotidiano, ed ha poi raccolto le illustrazioni nel bel volume pubblicato di recente Missed Connections: Love, Lost & Found. L’operazione non è sfuggita ai curatori del programma Arts for Transit della Metropolitan Transportation Authority di New York che ha incaricato l’illustratrice di disegnare una delle due Art Card che decoreranno le vetture della metro per tutto il 2012.
Il risultato è un poster che racconta 34 personaggi, l’umanità varia e stupefacente che si può incontrare in un viaggio urbano e sotterraneo, i loro sguardi, i loro movimenti, le loro più o meno fugaci connessioni. Il poster è in vendita sul sito della MTA, mentre questo video di Etsy racconta tutta la storia.
Il Kamasutra sarà ripubblicato in Gran Bretagna nella serie Graphic Deluxe Editions dell’editore inglese Penguin Classics. Si tratta dell’edizione originale di Vatsyayana, che quindi, come forse non tutti sanno, è privo di immagini e vignette.
In questo caso quindi alla cover del volume è assegnato l’importante compito di catturare l’occhio del lettore e al tempo stesso di suggerire l’atmosfera erotica di cui l’antico testo è permeato: per questo motivo è stata scelta l’illustratrice francese Malika Favre, già famosa per le sue illustrazioni dai toni hot.
Per l’occasione, la disegnatrice ha scelto di rappresentare le lettere che compongono la parola Kamasutra come altrettante posizioni amorose: l’intera scritta si può leggere però solo una volta aperta l’intera copertina compresi i risvolti.
Prese una ad una le illustrazioni sono invece voluttuosi ritratti di coppie, cristallizzate durante l’amplesso, raffigurate con uno stile elegante e moderno, che ricorda l’art nouveau, e che suggerisce l’affascinante mondo indiano semmai solamente per la gamma cromatica utilizzata.

Come fare qualcosa che non vi va granché? Semplice: la unite a qualcosa che vi piace. È esattamente così che ha pensato Jim LePage quando si è trovato di fronte al desiderio di approfondire la Bibbia, dovendo però far fronte alla sua scarsa costanza. Ha deciso quindi di unire questa attività di arricchimento personale con ciò che più ama: il design.
Ciò che ne è uscito fuori è Word, un progetto che è una sorpresa dopo l’altra. Non solo si può fare dell’ottimo design attraverso testi antichi, ma ci si può anche imparare qualcosa, soprattutto se -a sorpresa- il pubblicare questa esperienza su un blog ti porta inaspettatamente a condividere con persone sconosciute esperienze e commenti tanto sul design quanto sulla Bibbia.
Dovendo realizzare un design per almeno ogni libro della Bibbia Jim si è messo con pazienza a studiare, ricercare, approfondire i vari passi, al fine di produrre 91 disegni, incentrati su una parola o un piccolo passo per lui rilevante. Sapeva fin dall’inizio che si sarebbe messo di fronte a un progetto impegnativo, ma con umiltà e apertura mentale ha anche ricevuto molto in cambio, tanto dalla Parola, quanto dalle persone.

Stephen Biesty, classe 1961, è un illustratore e designer britannico. Dopo il College of Art and Design di Loughborough, il Politecnico di Brighton, e un Master in Graphic Design al Politecnico di Birmingham, è approdato all’illustrazione per l’editoria, dove è divenuto famoso per i suoi disegni con gli spaccati di qualsiasi cosa: galeoni, castelli, teatri, shuttle.
È curioso ascoltarne l’entusiasmo quando descrive i propri lavori ancora eccitato all’idea di poter riempire di innumerevoli particolari un luogo, o di poterlo sezionare in infinite parti al fine di far comprendere fino in fondo un’architettura o gli stessi fatti che vi si svolgono.
I suoi sono lavori realizzati esclusivamente a matita, e poi ripassati a inchiostro, senza utilizzo di computer, che forse gli toglierebbe quel gusto per il minuscolo, che è poi lo stesso dei suoi lettori, così interessati a scrutare ogni particolare.
Ed è proprio la stessa curiosità che lo ha portato al successo, oltre alla sua bravura. Stephen dichiara che se non provasse lui stesso quel voler esplorare, scoprire, indagare, frugare tra le stanze e gli oggetti, non sarebbe arrivato ai risultati che da anni ormai noi tutti amiamo.
Via | Abduzeedo

La Repubblica.it ha dato notizia di una giovane e anonima blogger che sul suo blog, copertinedilibri.wordpress.com, raccoglie e mette alla berlina tutti quelle pubblicazioni editoriali che mostrano copertine di dubbia creatività, ovvero uguali a quelle di altri libri, magari anche incentivate dal titolo simile.
È il caso di Filosofia dell’amore di Georg Simmel, e di Il volto dell’amore di Flavio Caroli, riportanti entrambe un particolare de Il bacio, di Klimt. Davvero poca fantasia, o quanto meno poco tatto: chissà come si sarà sentito escluso Hayez che pure -banalità per banalità- non è da meno, e invece poteva essere preso in considerazione.
A sentire la blogger, o la investigatrice di copertine di libri, come si autodefinisce colei che è più che lecito pensare che sia una libraia, il fenomeno è estremamente vario e diffuso, oltre che trasversale a prescindere dalla casa editrice.
Oltre alla notizia però mi premeva porre la questione come riflessione, specialmente in questo concistoro del design, tutta ruotante attorno a una semplice domanda: perché? Perché questo fenomeno? Perché nonostante gli importanti nomi delle case editrici e gli altisonanti nomi degli autori? Perché il reparto grafico è invitato a mantenere un profilo basso? Davvero per mancanza di fantasia? Perché e come è possibile che si diffonda pacificamente un vizio tale? Perché a discapito dei tanti creativi? Insomma… perché? Voi che ne pensate?

Appena ieri vi abbiamo parlato di Kyle Kirkpatrick e dei suoi diorami, e oggi rimaniamo in argomento, ma alziamo il tiro. Anche Guy Laramee si occupa di libri, di certo non come bibliotecario, e a dirla tutta nemmeno come Kyle. A nostro personale avviso le sue composizioni sono più articolate, pur senza nulla togliere alla poesia di Kyle.
Si fa fatica a trattenere lo stupore e l’entusiasmo di fronte alle creazioni di Guy, vere e proprie sculture tratte da oggetti tanto comuni quanto speciali, come solo i libri possono essere. L’impalpabilità della carta diviene possente roccia, le molteplicità dei fogli si costituiscono granitico blocco, ora scultoreo, ora paesaggistico.
Guy Laramee è un artista e un designer a tutto tondo: sceneggiatore, regista, compositore, produttore di strumenti musicali, cantante, scultore, pittore, scrittore. Di sé e delle proprie opere dice:
Ritaglio paesaggi dai libri e dipingo paesaggi romantici. Montagne di dimenticata conoscenza ritornano a essere quello che realmente sono: montagne. Basta eroderle un po’ di più e diventano colline. Poi si appiattiscono e diventano campi in cui apparentemente non sta succedendo niente. Mucchi di enciclopedie obsolete divengono qualcosa su cui non c’è bisogno di dire nulla, qualcosa di semplice. Nebbie e nubi cancellano tutto quello che sappiamo, tutto ciò che pensiamo di essere.

Kyle Kirkpatrick, dalla Gran Bretagna, è un designer e artista. Le sue opere sono diorami, ovvero quelle ambientazioni in scala ridotta che riproducono un determinato contesto. Una sorta di modellista, o -perché no- di presepista, essendo anche i presepi considerati diorami.
Kyle però non ha nulla di tradizionale, fatta eccezione per qualche minimo elemento, e ad esclusione del suo oggetto di partenza: i libri. In questi Kyle vede -è proprio il caso di dirlo- dei puri volumi, che si presentano a lui come parallelepipedi da scolpire con abilità e precisione, fino a farli divenire teatro delle sue ricostruzioni spesso fantastiche.
La mia pratica riguarda principalmente la nozione di paesaggio immaginario. Io presento oggetti artificiali e materiali naturali allo stesso tempo, per formare accuratamente e meticolosamente opere di installazione composite. Raccolgo e compongo l’intrigo di prendere oggetti al di fuori del loro contesto, per reinventare il loro utilizzo, spingendo lo spettatore a vedere oltre quello che si presenta normalmente davanti a sé. Così un bicchiere potrebbe essere interpretato come un lago, o una staffa metallica come una scogliera.
Sean Ohlenkamp e sua moglie Lisa sono i proprietari della libreria “Type Books” di Toronto. Dopo essersi misurati con un esperimento in versione ‘ridotta’ e casalinga, hanno deciso di riprodurre l’idea in grande, utilizzando proprio il loro negozio. Così la ‘danza’ dei volumi presenti sugli scaffali del mobile della loro abitazione è diventato una sorta di balletto corale allargato.
Aiutati da venti amici hanno realizzato “Joy of Books”: un video in stop-motion in cui i libri della loro “Type Books” si animano e interagiscono tra di loro, muovendosi al ritmo di un brano scritto appositamente dal compositore Grayson Matthews. Poco meno di due minuti di pura poesia e un modo intelligente di farsi pubblicità (dopo il salto, le immagini del loro primo tentativo).
Cose che nessuno sa, di Alessandro D’Avenia, è un libro che parla di tutto ciò che si viene a sapere, a scoprire indirettamente per vie ufficiose, come pure ciò che riguarda l’amore in una coppia, di come anche un dolore, una sofferenza, possa servire e far crescere, possa portare qualcosa di bello.
La stessa cosa avviene alle ostriche, che inglobano in sé un corpo estraneo, e con il lento maturare del tempo, questo diverrà una perla. Da tale magia della natura prende spunto lo spot di Cric film, che con l’animazione dello stesso libro, sui cui margini sono illustrati i disegni di Gabriele Orlando, porta in pochi secondi dentro la narrazione stessa.
Con la graziosa musica di Om Sharan Salafia, e il coinvolgente doppiaggio di Alessandro Gentile, CRIC produce il suo ultimo lavoro. Probabilmente non è dei migliori, visti i precedenti che portano addirittura alla commozione (Perché tu mi piaci, per Poste Italiane; G8 Classroom, per WaterAid.org; La rivoluzione è su due ruote, per BMW) ma la qualità indubbiamente c’è.
Zaha Hadid, Giancarlo De Carlo, Bolles+Wilson e Alberto Kalach: quattro nomi dell’architettura che si raccontano, ognuno nel rispettivo volume della nuova collana monografica di Moleskine. Attraverso lo stile proprio dei famosi taccuini neri, scopriamo appunti e disegni inediti per ripercorrere lo stile e l’artiginalità del processo creativo, con schizzi, disegni a mano libera, bozze, acquarelli e note personali dei designer.
Il formato di questi quattro quaderni (che seguono quelli della serie dedicata al mondo della progettazione) è ispirato al lavoro del tipografo Giambattista Bodoni e rilegato in tela, con copertina rigida di carta e costa colorata coordinata alla banda elastica. All’interno i disegni sono stampati su carta patinata lucida A4. Tutto in vendita sullo store e nei negozi a 29 euro per ogni volume.
Inspiration and process in architecture è la nuova collana di Moleskine


