Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di intervistare Lucas Colombo Carbone, designer argentino dalle lontani origini italiane, con un percorso di studi specifico dedicato al design industriale automobilistico. Luogo del colloquio il Mercedes-Benz Advanced Design Studio, presso il quale siamo stati invitati grazie all’iniziativa di Mercedes ed Autostrade 150elode.it. Nell’intervista in tre parti, che potete trovare in versione integrale su Autoblog, abbiamo toccato i temi del design dell’automobile ma anche più in generale del design industriale, tentando infine di capire come le tecnologie moderne aiutano la progettazione, e nello stesso tempo cosa si è perso rispetto a come lavoravano i designer del passato.
Paolo Deganello ha fondato lo studio Archizoom negli anni ‘60 insieme ad Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Massimo Morozzi a cui si sono uniti in seguito Dario e Lucia Bartolini. Un progetto polemico sia negli intenti che nella pratica: in un periodo in cui il radicalismo sociale imperversava in alcuni ambienti culturali. I numerosi progetti e saggi riflettono infatti la ricerca del gruppo per un nuovo approccio alla progettazione urbana e al design dei prodotti.
Cinquant’anni dopo, Deganello ha ancora voglia di stupire e andare controcorrente. Sceglie la via delle soluzioni ecologiche e lo spiega al magazine Experimenta in un video breve ma illuminante. Un discorso che tocca politica, letteratura, sostenibilità e senso profondo della produzione di oggetti di design. Quattro minuti con cui riflettere su molte delle nostre convinzioni.

Trovare l’ispirazione? Non un dono dal cielo, quanto una vera e propria attitudine sulla quale si può lavorare con l’obiettivo di lasciare l’immaginazione a briglie sciolte e favorire associazioni di idee inaspettate. Un approccio e un metodo per il pensiero, dunque, che trova nel confronto con i grandi creativi una possibilità in più per incoraggiare fantasia e innovazione.
Se siete interessati ad un apporfondimento, il libro Inspired, appena rieditato dalla BIS Publishers (e disponibile su Amazon), potrebbe fare al caso vostro. Nel volume sono infatti raccolte le interviste a 40 creativi europei, tra art director, stilisti, fotografi e designer, che raccontano le modalità con cui vanno alla ricerca di stimoli e gli strumenti che usano pel farlo. Grande approfondimento anche sui luoghi di lavoro, centrali per raccogliere le idee e offrire un cocoon mentale ad ogni creativo.
Inspired, trovare l’ispirazione guardando ai creativi
Via | Swiss Miss
Coniugando i suoi studi di Architettura con le giornate passate nella bottega del Maestro Luigi, Mario Prandina ha iniziato più di 30 anni fa a progettare mobili in legno, mantenendo da allora un perfetto equilibrio tra il design sofisticato delle sue linee pulite e le scelte produttive votate all’alto artigianato e all’eco-sostenibilità.
Questa è la storia di Plinio il Giovane, marchio ormai attestato nel panorama del made in Italy, che continua con coerenza a proporre mobili realizzati a mano, uno a uno, pezzi unici di un design concepito per durare nel tempo. Abbiamo posto a Mario Prandina qualche domanda per saperne di più sul suo mondo e sulle prossime evoluzioni del suo progetto.
Plinio il Giovane nasce nel 1975 sotto l’influenza benefica della vicina Accademia di Brera per unire la passione per l’antiquariato con quella per la produzione artigianale. Che cosa è cambiato da allora? Qual è stata l’ispirazione che ha portato a Plinio come appare oggi?
Da allora non è cambiato nulla e l’ispirazione è sempre la stessa: salvare i mestieri che hanno reso famoso il Made in Italy nel mondo è diventata la mia missione!
Design industriale e produzione artigianale: i vostri mobili sono degli unicum, realizzati con passione in laboratori artigianali: come si coniuga questa attitudine con un mercato veloce, spietato, dominato da mobili usa e getta?
La crisi che sta attraversando l’industria lo dimostra, la gente è sempre più alla ricerca di pezzi unici, per distinguersi va di moda tatuarsi per esempio, ogni uomo è un mondo e ogni persona ha il diritto di creare qualcosa di unico. Si dice che la miglior forma d’arte è una casalinga che si dipinge il suo comodino, perché quello sarà il suo comodino.
Anche oggi che i mobili di Plinio il Giovane sono pubblicati sulle riviste più importanti e fanno il giro del mondo tra fiere e showroom, la dimensione umana, familiare è sempre presente nei vostri racconti. Come bilanciate l’equilibrio tra questi due mondi?
Siamo una piccola realtà ben organizzata che è in grado di distribuire, anche grazie a internet, i nostri prodotti là dove ce li chiedono, a coloro che condividono la nostra filosofia. La nostra fortuna è che un buon prodotto, costruito a mano per durare nel tempo, si fa pubblicità da solo!
Tutte le vostre produzioni sono realizzate in legno naturale, con giunture a incastro e viti di legno. Una scelta radicale e votata all’ecologia: meditata sin dall’inizio o maturata negli anni? In cosa consiste esattamente l’eco sostenibilità del processo produttivo di Plinio?
Dopo il 68′ ognuno ha cercato un suo ideale, il mio, tra passione e amore, è stato quello di organizzare una campagna sociale attraverso un prodotto che in trentacinque anni spiega alle persone che si può vivere anche nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente.
Quali sono i vostri modelli di riferimento, le vostre ispirazioni?
La bellezza del mondo e la convinzione che è l’uomo ad avere bisogno della natura e non il contrario.
Divani, letti, daybed, divaniletto trasformabili sono sicuramente il vostro marchio di fabbrica. Da cosa nasce questa linea? Qual è il vostro modello di punta o il prodotto al quale siete più legati?
Ecologia non è solamente fare mobili con materiali naturali ma pensare a prodotti come il letto Plinio, che i miei clienti comprano e utilizzano da trent’anni, e collezioni di prodotti come Eclettica che può essere oggi un letto, domani un divano, e durare forse cinque o sei generazioni.
La scorsa estate gli originali tessuti serigrafati di Nora P. hanno messo in risalto la bellezza delle strutture in legno di Plinio. Altre collaborazioni in vista?
Sì abbiamo collaborato con la Gabel Group a un progetto che oggi è presente in molti showroom italiani e da ABC a New York.
Dichiarate sul vostro sito che il vostro unico scopo è dare forma ai vostri sogni. Qual è il prossimo? Ce ne sono ancora, nel cassetto?
Sognatori si nasce, idealisti si diventa, la vita è meravigliosa e noi siamo felici, speriamo di trasmettere questo sentimento agli altri!
Il flagship store milanese di Kartell è il teatro dell’installazione che Tokujin Yoshioka ha realizzato per il lancio della nuova collezione The Invisibles. Un’occasione graditissima, da parte nostra, per rivolgergli alcune domande sui nuovi pezzi, inaugurando di fatto anche il nostro viaggio tra le proposte e le novità del Salone del Mobile 2010.
Su Designerblog abbiamo già pubblicato un’anteprima dalla collezione The Invisibles. Tra i commenti nel nostro blog c’è chi, non potendo ancora vedere i prodotti, si è chiesto: ma la sedia non sarà un po’ troppo pesante?
Tokujin Yoshioka: Effettivamente la collezione ha preso spunto da un’opera che avevo progettato precedentemente, Water Block, interamente realizzata in vetro. Successivamente, ho proposto a Claudio Luti di sviluppare questo concept per Kartell. Lui ha raccolto l’idea e il prodotto è stato implementato tecnologicamente in modo da offrire uno spessore adeguato e un peso compatibile.
Con Ami Ami, del 2008, l’ispirazione scaturiva dalla trama del tessuto, con un riferimento particolare alle tecniche giapponesi. Un elemento tangibile, dunque. Con The Invisibles, invece, ti sei confrontato con l’immaterialità.
Tokujin Yoshioka: Più che una dicotomia materiale/immateriale, la collezione è stata progettata per lasciare agli utenti una sensazione di immaterialità. Ovviamente il design è una disciplina che ha a che fare con la materia, ma è proprio grazie all’espressione della nostra creatività che come designer ci possiamo spingere oltre i limiti della disciplina. Verso l’immaterialità, in questo caso.
Continua a leggere: The Invisibles per Kartell: Designerblog intervista Tokujin Yoshioka
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Oggi vi proponiamo un’intervista che abbiamo rivolto al giovane designer Luca Ferigo, un vero e proprio vulcano di idee che milita in vari settori del design e collabora con aziende interessanti come Domodinamica e Modular.
Ecco cosa ci ha raccontato:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Luca Ferigo: Il progetto e la voglia di creare qualcosa che prima non c’era, l’ho avuta fin da bambino, quando imitavo mio padre nel suo studio mentre progettava, o in laboratorio a realizzare le proprie idee.
Mi sono laureato nel 2003 in Disegno Industriale presso lo IUAV e subito ho iniziato a lavorare per lo studio Wagner&Associati, confrontandomi con il mondo degli allestimenti, in particolare con quelli fieristici, per eventi di moda e sport come Pitti Immagine, Bread&Butter e ISPO.
In contemporanea, ho collaborato con l’università sia come assistente alla didattica per i workshop, sia come coordinatore per le mostre dell’istituto dal 2004 al 2006, oltre ad aver curato gli allestimenti per Fornasarig al Salone del Mobile.
Poi, forse un po’ “ubriacato” da tanti allestimenti, ho cercato di deviare il percorso verso il panorama del prodotto industriale. La selezione per il primo master del Gruppo Frau, il progetto I-Nova, e il conseguente stage presso il Centro Ricerca e Sviluppo di Cassina, hanno contribuito molto nel definire la mia concezione di design.
Dopo l’esperienza milanese, sono arrivati i primi contatti con lo studio Corde, le prime idee, i primi progetti di quello che poi è stato chiamato Mole. Un periodo molto intenso con loro, anche se breve, che ha dato a tutti molte soddisfazioni.
Dalla fine del 2007 mi sono trasferito a Bologna per collaborare in modo intensivo con Domodinamica e Modular. Qui mi occupo della grafica, dello sviluppo prodotto e degli allestimenti, sia aziendali che esterni.
Parallelamente al mondo del design, mi occupo anche dell’organizzazione e della promozione di eventi di musica elettronica in Veneto ed Emilia.
Obiettivi futuri? Sono nel pieno dell’ennesimo trasloco, del futuro ne possiamo riparlare fra un paio di settimane?
Per adesso continuo la collaborazione con le aziende bolognesi, spostandomi però a Padova per concentrarmi meglio su Mole e su altre collaborazioni sempre in zona, ma per ora non mi sbilancio, non si sa mai!
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Luca Ferigo: I maestri come Castiglioni, Magistretti, Bellini, De Lucchi e Scarpa sono sempre dei riferimenti da considerare per il loro approccio progettuale, per la cura del particolare, per l’intuito e la loro armonia e purezza nel disegno.
Santachiara è il designer-inventore che non pone limiti alla fantasia e alla concretezza, e anche quando “gioca” con le tecnologie è comunque ironico ed emozionale.
Ulian è un altro designer-inventore, ma con un linguaggio molto diverso che stupisce, provoca, coccola, critica e risolve. E tutto questo con semplicità estrema, stupefacente.

Designerblog.it oggi vi presenta Design dOt, eclettico studio torinese dietro cui si cela il desinger Alberto Caramello, vero e proprio vulcano di idee che parteciperà a Young Designer Home e che vi invitiamo a conoscere meglio.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Design dOt: Quando avevo 8 anni la mia maestra disse che seguivo poco in classe ma che ero un vulcano di idee.
Ho sempre studiato poco perché volevo imparare le cose che mi interessavano a basta. Dopo il liceo mi iscrivo ad ingegneria, ma al terzo anno ho capito che non volevo fare l’ingegnere e approdo ad architettura per il restauro.
Sono convinto che si debba conoscere il passato per disegnare il futuro.
I prossimi obiettivi? Lasciare un segno tangibile che il design non è solo una parola, ma il risultato di un processo.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Design dOt: Dal punto di vista della produzione quelle aziende che fanno progetti reali e non finanza.
Come designers quelli che si cimentano nell’autoproduzione perché solo facendo le cose si impara (come diceva Munari) mettendosi “dall’altra parte della barricata”.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Design dOt: I progetti possono nascere in modi diversi: ci può essere una genesi romantica come un’intuizione sotto la doccia oppure il riflettere su quello che non va negli oggetti che ci circondano cercando di migliorarli.
Si può anche pensare ad un oggetto e immaginare un altro utilizzo, comunque bisogna osservare il mondo, non passarci solo attraverso.
4) Il progetto a cui sei più legato e perchè?
Design dOt: Sicuramente a dOt, la mia piccola casa editrice di oggetti.
In particolare a Boat. Avere l’idea di una piccola flotta di portacandele galleggianti e vederle poi dopo molti prototipi accese e galleggiare in piscina è stato davvero emozionante.

Continuiamo le nostre interviste ai giovani designer che parteciperanno a Young Designer Home presentandovi oggi CAIRA Design, giovane brand di moda dall’elevato contenuto creativo e nato dalla passione di Francesca Caira per la moda.
CAIRA Design propone, ad un pubblico di persone attente ai cambiamenti ed alla propria immagine, un prodotto elaborato nella ricerca, nei dettagli, nelle qualità dei tessuti e nella realizzazione.
Ma conosciamo un po’ meglio questa eclettica designer:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
CAIRA Design: Dopo un diploma di Industrial Design allo IED ho avuto alcune esperienze come stylist per pubblicità e videoclip, ho lavorato in un laboratorio di vetrate policrome, nell’atelier di una ceramista e in uno studio di grafica. Finchè ho scoperto il piacere di costruire il vestito sul corpo umano e nel 2004 è nato il marchio CAIRA design.
L’obiettivo futuro è di rimanere coerente con la filosofia che ha ispirato la mia scelta di fare moda.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
CAIRA Design: Antorio Marras e Vivienne Westwood
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
CAIRA Design: Nascono da un veloce bozzetto, per poi passare immediatamente alla realizzazione di un prototipo costruito su manichino.
La fonte di ispirazione sono le persone che vedo quotidianamente in vari ambiti e contesti, osservando con attenzione appariamo così diversi e variopinti!
Viaggi e film poi ampliano la visuale di osservazione nel tempo e nello spazio.

Dopo l’intervista ad Alberto Brogliato, oggi vi vogliamo presentare lo studio di Vicenza IV Design che parteciperà a Young Designer Home.
1) Parlateci di voi: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
IV Design: Siamo due architetti che uniscono momenti di progettazione architettonica alla creazione di oggetti.
2) Quali sono i vostri punti di riferimento nel mondo del design?
IV Design: Non ci sentiamo particolarmente legati al mondo del design, cerchiamo di progettare degli oggetti guardando sempre all’architettura, fatta di spazio, volumi, ecc. Pensiamo che ogni forma deve sostenere la forza di un’idea.
3) Come nascono i vostri progetti e da dove prendete l’ispirazione per dar vita alle vostre creazioni?
IV Design: Oltre che da un metodo progettuale, prendiamo spunto dalla costate osservazione della vita quotidiana.
4) Il progetto a cui siete più legati e perchè?
IV Design: Tutti i progetti hanno una loro lunga gestazione e per questo siamo a tutti ugualmente e fortemente legati.
Continua a leggere: Designerblog.it intervista lo Studio IV Design

Come vi avevamo anticipato non molto tempo fa, Young Designer Home è l’evento che porterà alla ribalta una serie di giovani talenti del mondo del design e che avrà luogo a Vicenza nei giorni 16 e 17 gennaio 2010.
Noi di Designerblog lo stiamo seguendo da vicino e in particolare stiamo cercando di conoscere più a fondo i suoi protagonisti.
Per questo abbiamo deciso di proporvi delle interviste rivolte proprio ai giovani partecipanti all’evento e il primo designer che vi vogliamo presentare oggi è Alberto Brogliato, di seguito ecco l’intervista a lui dedicata:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Alberto Brogliato: Mi sono laureato qualche anno fa (non ricordo mai quanti siano) presso lo IUAV di Venezia, con specializzazione in design del prodotto.
Fresco di laurea specialistica ho iniziato a lavorare per Euro3Plast, un’azienda vicentina che aveva come obiettivo la creazione di una linea di prodotti di arredamento in plastica con un DNA fortemente creativo…e il sodalizio deve ancora finire!
Attualmente sto gestendo assieme all’art director dell’azienda la quarta collezione di PLUST Collection, con alcuni prodotti da me firmati a catalogo ed alcune collaborazioni illustri che mi hanno dato molte soddisfazioni. Obiettivi futuri? Aprire uno studio?
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Alberto Brogliato: I miei punti di riferimento nel mondo del design non sono oggetti né correnti di pensiero, ma alcuni designers che hanno saputo interpretare e addirittura plasmare il nostro gusto del bello.
I nomi? Beh, da Joe Colombo a Panton, da Sapper a Ron Arad, da Zanuso a Marc Sadler,
da Castiglioni a Philippe Starck, da Marc Newson a Jonathan Ive, da Marcel Breuer a Chris Bangle.
E potrei andare avanti ancora…
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Alberto Brogliato: Sarà che non sono ancora un designer affermato e quindi non posso permettermi di disegnare quel che voglio sapendo che qualcuno risolverà al posto mio gli infiniti problemi che sorgono dal bozzetto all’oggetto in produzione, ma il mio modo di progettare è strettamente basato sui vincoli.
Target, esigenze commerciali, limiti produttivi, dimensioni, articoli già presenti nel mercato e costi non sono che alcuni dei tantissimi vincoli che determinano le caratteristiche di un progetto.
Io non faccio altro che metterli tutti dentro un enorme calderone, e, a forza di mettere vincoli e paletti, il progetto comincia a prendere forma (non è molto poetico come procedimento, ma ho imparato a mie spese che raramente le cose poetiche sono anche fattibili).
Poi, una volta che le caratteristiche principali sono definite, cerco di dare al progetto/oggetto un qualcosa in più, un plus, qualcosa che ne giustifichi l’acquisto tra la selva di oggetti analoghi.
Intendiamoci, a volte ci si riesce, a volte meno…
Continua a leggere: Designerblog.it intervista Alberto Brogliato