Le creazioni della canadese Casey Watson stanno in bilico tra l’arte e il design, la moda e l’installazione più effimera. Sono giochi di carta e di luce che si trasformano in oggetti, in abiti, in complementi d’arredo.
La sua ultima invenzione si chiama Constellations ed è una suggestiva installazione realizzata con la tecnica del paper-cut,che sfrutta la luminosità a basso consumo dei LED. Chi la approcia è invitato ad infilare letteralmente la testa in quello che sembra un semplice paralume a calotta, per sbirciare il panorama.
Quelle che dal di fuori sembrano stelle sullo sfondo buio, dentro si rivelano come uno skyline di grattacieli illuminati: una piccola esperienza immersiva in grado, con pochissimi elementi, di ricreare un’atmosfera avvolgente e seducente.
Per una volta non vi raccontiamo il lavoro raffinatissimo di qualche designer di talento, ma ci spostiamo in ambito DIY per mostrarvi uno di quei video che riconciliano con creatività, passione e fantasia. Caine Monroy è un ragazzino di nove anni di Los Angeles. Il padre ha un negozio in cui vende ricambi usati per auto e gli ha concesso uno spazio del magazzino.
Scatoloni, scotch e idee sono bastate al giovanissimo Caine per creare la sua stanza in cui, durante le vacanze estive, ha riprodotto una serie di giochi famosi. Nirvan Mullick, mentre era alla ricerca di un pezzo per la sua automobile, si è imbattuto nell’opera di Caine. Ha pagato il biglietto (due dollari) e ha provato i giochi. Quello che vedete a inizio post è il video che racconta come il “Caine’s Arcade” è diventato una piccola, bellissima storia di passione e approccio creativo al mondo.

A metà strada tra sound design e installazione, “Natura Morta” è il tentativo che Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli di Quiet Ensemble mettono in atto per ricavare suoni da alcuni frutti.
Ogni frutto contiene dell’acido che produce tensione elettrica. Usando una tecnica speciale, siamo in grado di aumentare queste frequenze rendendo udibile l’impercettibile: il suono dell’energia vitale della natura.
Grazie a dei controller MIDI, i due assemblano i suoni per creare brani techno come quello che potete ascoltare in coda al post. Il passo successivo a cui i Quiet Ensemble stanno lavorando è la dimensione performativa: ogni frutto sarà posizionato su uno stand in Plexiglass che verrà illuminato quando saranno attive le rispettive frequenze, che verranno proiettate poi in un video come fossero una visuale macro del frutto stesso.
Stando a quanto ci raccontano gli ideatori di questo progetto, non esiste un vero e proprio museo del design a Mosca. Problemi strutturali, economici e un sostanziale disinteresse del governo. Per superare l’impasse, è nato un museo itinerante: il Moscow Design Museum infatti, si sposta su un pullman che girerà per le strade della capitale e nei principali centri urbani del paese.
Una sfida affascinante, iniziata presentando il progetto lo scorso febbraio al London Design Museum per tentare di coinvolgere e promuovere giovani realtà provenienti da diversi paesi. L’esordio è avvenuto proprio con il logo, realizzato dallo studio olandese Lava di cui potete seguire la progettazione con il video a inizio post.
Esperimento al confine tra sound design e musica generativa questo realizzato da Raphaël Pluvinage e Marianne Cauvard per l’Ensci (École nationale supérieure de création industrielle). “Noisy jelly” è appunto un set per realizzare gelatine di diverse forme e colori da far poi suonare sia sfruttando la posizione, che il tono cromatico o la consistenza.
Il tabellone è un sensore capacitivo e le variazioni della forma così come la concentrazione di sale, la distanza e la forza del contatto vengono rilevati e trasformati in un segnale audio. Un’idea rivolta soprattutto ai più piccoli, non nuovissima, ma che introduce la componente del gioco e della costruzione di parte del supporto.

Progettata inizialmente per la Fête des Lumieres che si tiene ogni anno a Lione, l’installazione Key Frames del collettivo francese Groupe Laps ricrea una coreografia danzante animata esclusivamente dall’uso della musica. Protagonisti, delle sagome di ballerini realizzati attraverso tubi a neon, che si accendono e si spengono seguendo il ritmo della canzone che viene scelta come colonna sonora. Dopo la Francia, la grande opera è arrivata a Singapore per l’iLight festival: per farvi un’idea dell’effetto, non vi resta che guardare il video dopo il salto.
Via | Collarcubed
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Faccio foto alle zone del mio quartiere poi le taglio a pezzi e le unisco in nuove costellazioni. In questo modo, posso creare luoghi immaginari che siano allo stesso tempo riconoscibili e totalmente estranei. Nuove costruzioni prive di storia, mentre i luoghi in cui le fotografie sono state scattate hanno un passato molto importante. Per me, i luoghi deserti hanno un grande valore simbolico. Rappresentano l’altra faccia della società, ma anche la libertà fuori dal controllo e dalle regole.
Così lo svedese Andreas Johansson descrive “From Where the Sun Now Stands” un libro pop-up con sei panorami che nascono da collage immaginari: non-luoghi assemblati con cura, pervasi da una forte atmosfera urbana e dismessa, decadenti e surreali. Tutto recentemente in mostra al Volta art show di New York grazie alla Galleri Flach di Stoccolma.
Dopo l’ospedale psichiatrico, ecco la volta della prigione. A Düsseldorf, l’artista Markus Linnenbrink ha rivoluzionato l’aspetto del corridoio - incredibilmente lungo e labirintico- che i parenti dei detenuti devono percorrere per raggiungere la sala delle visite. Tutto grazie alle lunghe strisce di colore impresse sulle pareti, certamente efficaci nell’annullare il grigiore e lo squallore dell’ambiente (un dettaglio su tutti, il controsoffitto!). Un po’ disturbante, però, l’effetto delle slavature, che danno un tono un po’ frettoloso e improvvisato.
Via | Fubiz
Installazioni, il tunnel dei visitatori nella prigione di Dusseldorf
Un ospedale psichiatrico non ci appare, di primo acchitto, come la destinazione privilegiata per una complessa e laboriosa installazione d’arte ambientale. Ma ci sbagliamo: non solo per le ripercussioni positive che possono scaturirne sui malati, ma anche per la necessità, in fondo sentita da tutti, di ribaltare almeno per una volta la connotazione un po’ sinistra a cui questo specifico luogo è generalmente associato.
Ideatrice di questo inedito lavoro è l’artista Anna Schuleit, che ha scelto il linguaggio dei fiori per cambiare il volto del Massachusetts Mental Health Center negli Stati Uniti. Indispensabile anche l’aiuto di un esercito di volontari, senza i quali non sarebbe stato possibile collocare i 28.000 vasi di fiori negli uffici e negli ex padiglioni. Peccato, però, che i pazienti non ne abbiano potuto beneficiare: la struttura, attualmente vuota, è infatti destinata ad una imminente ristrutturazione, da cui il fascino un po’ retro di queste foto e degli oggetti immortalati.
Via | @Susanna Legrenzi
Bloom, l’installazione che porta 28.000 fiori in un ospedale psichiatrico
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Sono oltre 5 milioni le persone che dal dicembre 2011 sono rimaste ammaliate dalla mirabolante peripezia in video realizzata dal giovane artista di Brooklyn Joseph Herscher. Ex studente di Disegno Industriale e Computer Science, Joseph ricostruisce in “The Page Turner” una novella macchina di Rube Goldberg ambientata in uno scenario domestico ed animata da piccoli oggetti quotidiani. Il tutto per dimostrarci come non esistano limiti al problem solving, e che la creatività ci può portare a soluzioni inaspettate anche per girare la pagina di un giornale!