
Ispirata all’eclissi solare, Nissyoku è una lampada che ricorda da vicino anche molto dell’immaginario dell’attesissimo Tron Legacy, il seguito di uno dei più famosi e citati film di fantascienza. I pannelli laterali, assicurati alla struttura centrale con dei magneti, possono muoversi in varie direzioni, determinando così angolazione e intensità della luce.
Il materiale è completamente riciclabile mentre le lampadine interne sono due led da 5 watt ciascuno: per spegnerle, è sufficiente toccare l’anello metallico posizionato al centro. Le batterie sono invece supercondensatori a carbone attivo (ibridi) che garantiscono un ciclo più rapido di carica e scarica e una maggiore durata rispetto alle normali batterie
Nissyoku per ora è solo un prototipo, ma la qualità della progettazione, la creatività impiegata nell’utilizzo dei materiali e, perché no, anche il successo di certe forme che cinema e animazione stanno riportando in voga, potrebbero permettere ai ragazzi ungheresi di Igen Design di metterlo presto sul mercato. Dopo il salto, la gallery (foto di Abel Krulik).
Continua a leggere: "Nissyoku": la lampada in stile 'Tron' di Igen Design

Già responsabili del nuovo spazio del New Museum Of Contemporary Art di New York (quello con la gigantesca scritta arcobaleno “Hell Yes!” sulla facciata), Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, gli architetti giapponesi dello studio SANAA mettono a segno un altro capolavoro di urbanistica e design con il Rolex Learning Center.
Meno di una settimana all’inaugurazione di questa spettacolare struttura situata nel campus dell’EPFL: l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna. Un progetto ambiziosissimo che ospiterà laboratori per l’insegnamento e una libreria con 500.000 volumi aperta a studenti e visitatori.
Votato alle scienze e all’abbattimento dei confini tra le discipline, l’EPFL richiama nella progettazione lo spirito che lo anima. Una struttura innovativa, coperta da un tetto curvo che nasconde gradinate, pendenze e patii, con poche, enormi aperture circolari e lunghi corridoi di vetrate. Seguendo questo link, un filmato che vi mostra tutte le caratteristiche. Dopo il salto, la nostra gallery.

“Sbalorditivi”. Questo post potrebbe limitarsi a un simile, unico commento e lasciarvi subito a cliccare sui player che trovate dopo il salto. Stiamo parlando di visual, immagini che vengono proiettate durante live set e spettacoli vari e questo è -probabilmente- quanto di meglio potrete trovare in circolazione.
I graphic designer (ma il termine, lo capirete da voi, è riduttivo) in questione sono quelli di NAKeD Compagnie: un team francese (di Parigi, per la precisione) che da anni sforna delle opere di motion graphic che non è esagerato definire capolavori. Ovviamente, nel loro incredibile curriculum, non c’è solo la musica e tanto meno solo il video.
Quelli di NAKeD hanno realizzato packaging per Endemol e TF1, così come vario materiale promozionale in diversi formati. E’ sui palchi delle star più importanti e degli spettacoli più prestigiosi però che scatenano il loro talento e la loro fantasia. Dalle installazioni per la performance di Rihanna ai NRJ Music Awards di quest’anno, fino alle animazioni per uno show di Mika del 2008. Abbiamo già detto troppo, fidatevi. Lasciamo parlare le immagini.
Indovinello: “parla, cammina e risponde ma non è un uomo”. Si tratterà forse di un robot umanoide? Beh, avete indovinato. Palro (pal + robot), ultimo nato in casa Fujisoft (in Giappone, naturalmente), è un piccolo automa dotato di funzioni tecnologiche equiparabili ad un comune netbook: processore da 1.6 GHZ, 1GB di Ram, una videocamera-occhio da 3 Mpx, microfoni, speaker (grazie ad un software di riconoscimento vocale il robot può rispondere a facili comandi), un display LED sulla testa e sul petto. Il tutto in 40 cm e 1,5 kg.
Niente male anche la mobilità. Alle 20 giunture dislocate tra braccia, capo, busto e gambe si aggiungono sensori avanzati di distanza, posizione e pressione, che permettono a Palro un’agile camminata in stile “moonwalk”. Il lancio sul mercato è previsto per il 15 marzo, mentre il prezzo al pubblico dovrebbe aggirarsi sui 3300 dollari. Solo 100, per ora, gli esemplari destinati alla produzione.
Via | Designboom
Continua a leggere: Palro, il robot umanoide della Fuji Soft

Sì, lo sappiamo: siete tutti rapiti dalle immagini del iPad. Tutti lì a sognare di acquistarlo e girare per casa con libri, musica, web a portata di mano. Magari davanti al vostro televisore ultrapiatto. Davanti al vostro Mac ultraslim. Seduti su un divano che più minimal non si può.
Irrompiamo nel vostro sogno ultrasottile con questo nuovo apparecchio televisivo di LG. Si chiama LG Serie 1 Television ed è un CRT. Avete letto bene. Ha il tubo catodico. Però, diciamocelo: è bellissimo. Puro vintage che richiama agli anni in cui la Motorola non produceva ancora cellulari ma futuristici televisori, il design del Serie 1 è davvero impeccabile nell’evocare quelle linee.
Ci sono addirittura due antenne che lo fanno somigliare a un mostriciattolo alieno di quelli che in quegli anni sbucavano improvvisamente nei cartoni animati di fantascienza. La tecnologia è -ovviamente- recente. Con tanto di telecomando, uscita composita, sintonizzazione digitale. Ma volete mettere la soddisfazione di cambiare canale e regolare il volume con due manopole così? Dopo il salto, una gallery che ve lo mostra in tutto il suo splendore. (ah, dimenticavo: potete scegliere se visualizzare le trasmissioni a colori, in bianco e nero o con l’effetto ’seppiato’. Più retrofuturista di così..).
Continua a leggere: Back From The Future: il televisore retro di LG

Non sono sicuramente i primi oggetti che possono venirci in mente di acquistare, ma la nuova linea di prodotti presentata dall’American Red Cross al CES 2010, soprattutto visti i tragici, recenti eventi di Haiti, fa parlare di sé.
Creata dalla Eton e introdotta dall’inquietante quanto efficace claim “Do More Than Cross Your Fingers” (Fai qualcosa di più che incrociare le dita), è una serie di utilissimi strumenti da avere in caso di emergenza. Radio, carica cellulari, torce: tutti funzionanti via usb senza bisogno di corrente: solo girando ripetutamente la manovella di cui dispongono o tramite energia solare.
Ognuno incorpora varie funzioni e, al di là dell’uso, sono oggetti di grande qualità e ottimo design. Inoltre, rimangono utilissimi per gli escursionisti e chi fa spesso vita all’aria aperta o per quelli che vogliono magari semplicemente un prodotto che utilizzi delle fonti di energia alternativa.
Foto | via
Continua a leggere: La strumentazione di emergenza dell'American Red Cross

Risparmiare spazio sulla postazione di lavoro è una delle priorità quando si utilizzano un computer e molti device. Oltre alla necessità di avere una scrivania ordinata, c’è anche il bisogno di numerose porte usb che permettano di connettere tutte le altre apparecchiature necessarie.
La Space Bar è una delle soluzioni più lineari ed eleganti in circolazione. Prende il nome dal gioco di parole che ne descrive forma e utilizzo, ha un design minimale decisamente accattivante e permette di ovviare a più necessità. Innanzitutto ‘nasconde’ e protegge la tastiera quando non viene utilizzata. Basta metterla ‘al riparo’.
Poi include nei supporti laterali ben sei porte usb dove collegare qualsiasi periferica, bene in vista e facili da rimuovere. Inoltre, funziona anche da supporto qualora si volesse tenere più alto il piano sul quale si digita. E’ costruita in alluminio con dettagli in plastica. Robusta e leggera. In vendita qui per soli 42$.

Il ‘gioiellino’ che vedete in foto, costava ’solo’ 1000$ nel lontanissimo 1983. E’ stato il primo lettore di compact disc messo in commercio (quello dell’anno precedente aveva avuto vita brevissima e principalmente nelle fiere per addetti ai lavori) e uscì con il marchio Sony (anche se l’invenzione è un brevetto Sony/Philips).
Non certo un miracolo di design, squadrato e voluminoso, il CDP-101 era uno status-symbol da audiofili. Per via del prezzo, certo, ma anche perché la musica disponibile sul nuovo supporto era davvero poca. La stampa di album in formato CD era iniziata appena due anni prima e includeva solo artisti dalle cifre di vendita astronomiche come Abba e Billy Joel e molta musica classica per esaltare la qualità dell’ascolto.
Fa sorridere guardare oggetti così distanti dalla nostra idea di futuro e -soprattutto- di estetica legata alla tecnologia. Fa ancora più sorridere l’autorevole recensione (a questo link), scritta dallo staff di Sterophile all’inizio del 1983. Toni entusiasti ma diffidenti: come mai avrebbe potuto diffondersi un oggetto simile su larga scala? Sarebbe divertente provarci ora.

Altro che laptop di alluminio ultrasottili, mobili minimal in policarbonato o monitor ultrapiatti: il legno. Ci vuole il legno. Un bel massello leggero leggero che non impegna e arreda in puro stile country-chic. Se trovate un centrino, poi, sarà perfetto come mouse pad.
Dear Diary 1.0 è l’idea di Marlies Romberg, recentemente diplomata alla Utrecht School of Arts in Olanda. Un po’ di sana nostalgia applicata alla fredda estetica delle nuove tecnologie. Un’intera postazione intagliata con il laser all’interno di una scrivania vecchio stile per celebrare un auspicato (da chi?) ritorno ad un favolistico 1.o (lo step precedente del progresso informatico).
Posto il fatto che il design di molte delle periferiche unopuntozero (tranne rare eccezioni) era ingombrante e scomodo come una cassapanca in travertino, viene da chiedersi quanti alberi sono stati necessari per la materializzazione delle nostalgie della signorina Romberg. Nel frattempo, mi raccomando, tutti a chiamare con l’iPhone la Casa Nella Prateria.

Noi bambini degli anni ‘80 eravamo costretti a gesti molto analogici nonostante fossimo vittima della prima, massiccia invasione del digitale da parte dei miniaturizzatori dagli occhi a mandorla. Portavamo gli stessi strepitosi orologi Casio che attualmente fanno tanto hype (li avessi conservati sarei ricco) e giocavamo con le console ad una risoluzione grafica che oggi non hanno neanche i display dei microonde.
Una delle rivoluzioni fu il Walkman. Che fosse un originale Sony o assemblato da improbabili fabbriche nel nulla nella periferia di Osaka, tutti eravamo costretti a sostituire frequentemente le batterie scariche. Per alleviare il dispendio energetico, riavvolgevamo le cassette usando il corpo esagonale delle penne Bic come perno.
Ho ripensato a quell’astuto espediente imbattendomi in questo prototipo di Song Teaho e Hyejin Lee. Infilate il dito, fate roteare per 130 volte e ricaricatevi la batteria del cellulare. Se riuscite ad assumere la giusta espressione nel farlo, probabilmente diventerà anche un accessorio sufficientemente dandy.
Foto | via