
Quest’anno ricorre il 77° anniversario in cui la Gottfried Krueger Brewing Co. mise a punto l’invenzione delle birre in lattina. Ovviamente non manca chi ha tutte le intenzioni di farne una ricorrenza da festeggiare ovunque, per celebrare la comodità di avere sempre con sé una birra ghiacciata, senza alterazioni nel gusto e senza peso eccessivo.
Al di là della comodità condivisa da chiunque, le divisioni rimangono sulla convenienza ecologica dell’invenzione: c’è chi fa presente i pesanti sfruttamenti nelle miniere per ricavare l’alluminio, i trattamenti necessari, gli spostamenti in giro per il mondo per la lavorazione, e chi invece si sofferma sulla minor incisività dell’inquinamento rispetto al vetro, sulla possibilità del riciclo, oltre alla capacità di conservare inalterate le proprietà organolettiche del liquido gassoso, qualunque esso sia.
Al di là di legittime e incoraggiate questioni di carattere etico e politico, è d’obbligo soffermarci sulle lattine come mezzo espressivo sulle quali nei decenni si sono susseguiti una quantità innumerevole di design, di ogni genere, da ogni latitudine, per ogni gusto.
Nella galleria un estratto di quante grafiche siano state create in tanti anni: per farcisi ispirare, per bearsi di ottimi design, per rifletterci in questo anno commemorativo, o semplicemente per berci su.
Via | Youthedesigner

Si serve pizza cotta a legna ma gli interni non hanno niente a che fare con il classico stereotipo della pizzeria italiana. Piuttosto, per la sede del suo nuovo “Union Jacks”, ubicata nel palazzo del Central St Gilles progettato da Renzo Piano, la star stellata dei fornelli Jamie Oliver predilige un look retro che guarda ai diners e all’Inghilterra degli anni ‘50.
Il risultato, molto intimo e al tempo stesso alla mano, deve molto alla scelta di insegne vecchio stile, televisioni d’epoca riconvertite in telecamere puntate sui cuochi all’opera, lampadine ad incandescenza e la scelta di colori pastello che is accompagnano a mobili bricolage. Molto informale anche l’apparecchiatura della tavola: il tovagliolo è di stoffa, ma non c’è tovaglietta o sottopiatto e si mangia direttamente sul piano “bruto” del tavolo. Firma il progetto di interni lo studio Blacksheep.
Via | Fastco Design
Union Jack, gli interni della nuova pizzeria di Jamie Oliver
Continua a leggere: Union Jacks, interni vintage per la nuova pizzeria di Jamie Oliver a Londra
Matteo Vilardo, Luke Hornung, e Caterina Gobbi sono tre ragazzi che hanno realizzato un progetto che dagli studi li ha portati fino a mettersi in proprio aprendo uno studio a Milano. Nel video è presentata questa loro idea, di cui si riconosce l’accademismo, ma solo per scrupolo e precisione, mentre sostanzialmente arriva al dunque: un nuovo packaging per il cibo.
Partendo dalla conoscenza della TVS, azienda che produce design per la cucina e loro possibile cliente, sono partiti con l’ideare qualcosa di funzionale per il consumo dei pasti, in linea con i nostri tempi. Gli ambiti osservati sono lo stile di vita, il packaging, gli strumenti normalmente usati per la cottura, e l’usa e getta (e ricicla, loro valore assoluto).
Dalle condizioni riscontrate in cui si mangia, perfettamente aderenti alle nostre vite frenetiche e disordinate, che però non si fanno mancare il gusto per la buona cucina, sono arrivati alla loro soluzione “per rendere più coinvolgenti, pratici e divertenti i nostri pasti”.
Tre le loro soluzioni al mangiare fuori, velocemente, e magari volersi anche cucinare da sé. Heat & Eat: contenitore monoporzione di pasto autoriscaldante da cui consumare direttamente. Sotto & Sopra: contenitore monoporzione di pasto, da poter utilizzare sia come padella per riscaldare direttamente sul fuoco, sia come piatto dal quale poter consumare. Pop up pan: confezione da 25 scatole in alluminio piegato che senza ingombro diventano strumenti per la cottura. Tutte le confezioni infine sono scomponibili e facilmente riciclabili nelle loro componenti.

Se siete persone che per lavoro o per passione adoperato delle matite, o se semplicemente apprezzate l’oggetto in sé nella sua classica forma esagonale, allora Pencil Salt and Pepper Mills non possono mancare nelle vostre cucine e nelle vostre tavole, quantomeno per impressionare gli ospiti.
Frank Kerdil ha progettato un macina sale e un macina pepe con esattamente la forma delle più che note matite di legno, che sicuramente ognuno di noi avrà da qualche parte per casa. Struttura di legno esagonale, piccola gomma da cancellare rosa alla sommità, e giuntura in alluminio lucido. Legno smaltato bianco per il sale, nero per il pepe: ovvio come infatti dev’essere.
Solitamente non sono un patito degli oggetti che invece di avere la forma che gli spetta, ne assumono altre per compiacere il mercato e il gusto di qualcuno dai gusti un po’ kitsch, in questo caso però la cosa simpatica e funzionale è che la forma della matita ben si presta anche all’uso di macina spezie.
Sarà che ho passato una vita a mordere matite, ma a vedere queste foto, in bocca ho più il sapore del legno che quella del pepe. Magari passo su questo sito che vende i due oggetti in questione, e per 42 sterline oltre a portarmeli a casa mi levo anche di bocca quel saporaccio fibroso.
Ai messicani di Savvy Studio è stato chiesto di ripensare l’identity di una pasticceria d’autore, Cioccolato, che ha integrato ultimamente tra i suoi servizi il catering e la confezione di dolci personalizzati. Il punto di partenza è stato aggiungere una specifica alla denominazione, Bake & Decor, che sintetizzasse meglio il nuovo percorso in una direzione di gran moda al momento.
Il lavoro è proseguito con il restyling del logo, lettering in bianco e nero e una grande C che ingloba “Bake and Decor”, con il corredo grafico, caratterizzato da linee orizzontali in colori saturi, rosa, azzurri, verdi, il packaging e infine l’allestimento della boutique, algida, bianca come un atelier di alta moda, gli scaffali e il tavolo retroilluminati.
Il pavimento è in resina, lucido come una glassa, mentre dello sciroppo rosa sembra stia colando su una zampa del tavolo. Dei neon (di nuovo rosa), costeggiano le pareti, mentre sul tavolo centrale e nelle foto alle pareti spiccano i colori accesi di confetti e cupcake.
Wimpy è una catena di fast food molto conosciuta in Sud Africa, che ha deciso di rivolgere una particolare attenzione alle persone non vedenti, clienti dei propri ristoranti, offrendogli un menù in versione braille, quindi fatto esclusivamente da quei tipici rilievi percepibili al tatto.
Per promuovere l’iniziativa Wimpy si è rivolta alle tre più grandi organizzazioni per non vedenti, e gli ha comunicato in maniera del tutto speciale della novità: tramite un messaggio composto con i semi di sesamo, di quelli che tipicamente campeggiano su qualsiasi panino.
Le frasi scritte sono la descrizione di come è composto il panino in questione, ed è entusiasmante e commovente osservare le reazione di chi, spesso e volentieri tenuto in disparte, è ora messo al centro dell’attenzione.
A pensare e realizzare un’iniziativa del genere c’è da credere che ci sia dietro qualcosa di più di una semplice trovata pubblicitaria, e forse una volta tanto anche un po’ di sensibilità. Di sicuro c’è stata la pazienza dei cuochi e, immancabile, le infinite applicazioni del design.
Il collettivo d’archiettura Alma-nac ha progettato e realizzato una vera e propria casetta di pan di zenzero, la Giant Gingerbread House, per un’iniziativa d beneficenza promossa dal Brunswick Centre e il Great Ormond Street Hospital di Londra, con una parete apribile e l’interno arredato completamente in materiali commestibili e dolci.
Come in una favola le pareti sono di biscotti, i mobili ricoperti di glassa, il lampadario di caramelle, il prato fiorisce di cupcakes e dal comignolo fuoriescono nuvole di pop-corn. Ma dietro a questa immagina da sogno c’è un lavoro strutturale complesso e professionale: i materiali sono stati infatti studiati a lungo per testarne la resistenza.
Addirittura le mattonelle di wafer sono state cotte due volte e limate di 5mm per ottenere un formato regolare in tutta la struttura e varie miscele di zucchero provate come collante. In tutto 80 kg di pan di zenzero, 65kg di crema ganache al cioccolato, 25 litri di glassa, 2.5 metri cubi di marshmallows, 400 meringhe, che sono state divorate in soli tre giorni da frotte di bambini e genitori divertiti.
Via | Whowithwhat.com

Made in Switzerland è una maniera nuova e divertente di concepire le classiche barrette di cioccolato. Se agli amici oltr’alpe toccherà ammettere di non abbondare di storia, a noi altri non peserà riconoscere loro le due cose che li rende famosi e graditi al mondo. E non stiamo certo parlando degli orologi a cucù.
Cioccolato e Alpi svizzere, questi i due elementi che vengono esaltati in un solo prodotto di 140 x 100 x 20 mm. Non quadrati di cioccolato, bensì il profilo morfologico delle Alpi reso in cioccolato bianco, al latte, o fondente.
Al momento giusto, ovvero sempre, si potrà staccare una vallata o un picco, e assaporare la sempiterna bontà del cioccolato tanto famoso e tipico della Svizzera; anche se -ci avete mai pensato?- si sono mai viste piantagioni di cacao tra le Alpi?
Carrie Strine e Tim Lahan sono una coppia di New York, graphic designer lui, artista e fotografa lei. In previsione di questo Natale hanno deciso di dedicarsi insieme al food design più casalingo che la stagione preveda, ovvero cuocere e decorare biscottini allo zenzero.
Ma invece di disegnare stelline e alberelli, hanno deciso di rappresentare tutte le botteghe e i negozi di New York, creando le Gingerbread Bodegas, un paesaggio urbano glassato e pieno di colore. Dopo le casette di marzapane in stile mid-century modern e i biscottini Pantone, ecco un altro esempio di creatività natalizia da replicare. Un dolce Natale a tutti.
Dopo il grande successo del calendario Play! Design for Kids dedicato al design con senso ludico, lo studio tedesco Eiga Design torna a radunare, con la cura di Henning Otto e Elisabeth Plass, un folto gruppo di creativi (questa volta sono 54 tra designer, illustratori, fotografi e architetti) intorno a un unico tema, questa volta il cibo, nelle sue infinite declinazioni estetiche.
Food design all’ennesima potenza per i dodici mesi a venire, raccolti in uno splendido calendario che in realtà ha il formato di un weekly planner, ogni settimana dedicata a un tema che viene declinato attraverso illustrazioni, prodotti di design, cibi manipolati, styling con materie organiche e commestibili. EAT! Design with Food è in vendita sul sito dell’editore, Norman Beckmann Verlag & Design.