Fondato da Sean e Cynthia O’Hara, l’omonimo studio ci propone una collezione di mobili che rende difficile distinguere in ogni elemento, quale sia il confine tra seduzione delle linee da scultura contemporanea e la funzione d’uso. Con una serie di strumenti ideati dallo stesso Sean infatti, i due traducono le influenze naturali (come giochi d’acqua e formazioni rocciose immerse nel mare) e le forme sensuali in una serie di complementi d’arredo.
Sean scolpisce e perfeziona i suoi progetti fino e quindi si reca dal suo socio in Indonesia per insegnare a un piccolo gruppo di maestri artigiani come riprodurre i disegni. La sua idea di progettazione è tutta nel tentativo di trasmettere la sensazione del tocco che suggerisce il pezzo finito, invitando la gente a non usare solo i loro occhi, ma anche le loro mani: “il rapporto tattile con il mio design è fondamentale per il processo. I miei picchi di creatività avvengono quando sono in officina, coperto di polvere, mentre scolpisco con lo scalpello o con la raspa in mano. Il tatto è un senso potente che mi guida ed è distintivo nel mondo del design”, spiega.
I mobili progettati come sculture contemporanee dello studio O’Hara




Era stata annunciata durante la precedente edizione del Salone del Mobile e la Kartell ha ufficializzato con un comunicato l’uscita della nuova versione della famosissima “4801″: la sedia progettata da Joe Colombo nel 1965 per la stessa azienda.
Uno dei simboli del design italiano e mondiale, è l’occasione per festeggiare i sessant’anni di Kartell e per sancire l’innovazione apportata dal marchio. La “4801″ infatti, fu l’unico prodotto interamente realizzato in legno. Compensato curvato, pressato e laccato con vernici di poliestere che oggi diventa polimetilmetacrilato (PMMA) grazie allo stampaggio industriale. Tre le colorazioni disponibili (cristallo, bianco e nero), edizione limitata in vendita a 1500 euro.
Ancora una volta, il nome racconta molto bene da dove arriva l’idea per questo lavoro. “Lots of Paper” è uno sgabello realizzato interamente in carta dalla product designer danese Cecilie Manz, utilizzando i fogli “Munken” da 400 grammi, forniti dalla ditta Arctic Paper. Un origami di grandi dimensioni, con i pattern della struttura che si incastrano perfettamente.
Concepito come opera d’arte, prima ancora che per la sua funzione d’uso (la ripetitività delle pieghe ricorda le geometrie impossibili di un quadro di Escher), “Lots of Paper” può comunque sopportare un carico fino a 66 libbre, viene distribuito (in edizione limitata) con le istruzioni per essere piegato e la stessa Cecilie Manz stima siano necessari più o meno due giorni per completarlo.
La designer olandese Kiki Van Eijk, da sempre attiva con le sue creazioni fuori scala e fuori dalle aspettative, rivisita in maniera personalissima una tipologia di manufatto antico quanto fuori moda, l’arazzo. E lo fa con risultati spiazzanti: l’ispirazione formale arriva dalle residenze di campagna, qui rappresentate con tocco naif, quasi si trattasse del disegno di un bambino. Arricchita anche la destinazione d’uso, non relegata soltanto ai muri di casa, ma allargata anche per fungere da classica coperta da tenere sul letto o sul divano nelle stagioni fredde.
I lavori di Kiki saranno esposti presso la galleria Plusdesign, in zona Lambrate a Milano, dal 1 febbraio. Per l’occasione, saranno in mostra anche un divano realizzato in collaborazione con Joost van Bleiswijk per l’azienda americana Bernhardt Design, insieme ai lavori già realizzati per la galleria Secondome di Roma.

“Blank Plank ” nasce come una collaborazione tra l’arte e la cultura ‘di strada’: una serie di progettisti, grafici, fotografi, architetti, stilisti, musicisti e ogni sorta di outsider creativo, sono stati chiamati a reinterpretare un oggetto che viene poi prodotto in edizione limitata. Quattro i nomi scelti ogni stagione: ’stavolta è il turno di Karim Rashid, Matt Costa, Aaron Kraten e lo staff del 2×4 design studio.
Altrettanti gli skateboard personalizzati, ciascuno venduto alla cifra di 60 dollari. “Fluke” di Karim Rashid gioca con il fluo e le linee astratte, “Under the Shady Trees” del musicista Matt Costa punta su un’illustrazione minimale e surreale, “Vanity” del 2×4 design studio è un collage pop che ricorda Dalì e “Anesthesia” di Kraten è forse il risultato più debole, con un soggetto e un tratto molto abusati. Cento gli esemplari disponibili per ogni modello, qui le specifiche.
Sophie Françon, Jennifer Julien e Grégory Peyrache sono i tre designer francesi che hanno scelto il nome di Numero 111 e sono le tre firme responsabili di questo “Jean-Jean”, mobile-contenitore interamente concepito a contrasto. Se da un lato infatti troviamo un’unità più alta, con il legno esterno in vista e quello delle pareti interne colorato di rosso, dall’altro c’è la seconda forma, più bassa e interamente laccato dello stesso colore.
I due moduli sono diversi ma complementari: uniti da due grandi viti infatti, non potrebbero trovare l’equilibrio in assenza dell’altro. Il risultato finale è un elemento di arredo quasi scultoreo, funzionale e curioso allo stesso tempo. Disponibile in edizione limitata presso la Galerie Gosserez di Parigi.
Minimale, elegantissimo e capace di reinventare un prodotto il cui aspetto - nonostante le mille varianti - ha sempre mantenuto un legame forte con l’originale, questo “Bronze Bones” insiste sulle caratteristiche standard del Domino e lo trasforma in un prestigioso gioco ‘adulto’: quasi un oggetto d’arredo.
Ideato dallo staff di The Principals per The World’s Best Ever, realizzato con materiali tutti provenienti dagli Stati Uniti, “Bronze Bones” arriva in una confezione composta da ventotto tessere in bronzo, custodia rigida foderata in pelle, blocco segnapunti con fogli neri, matita bianca e temperamatite. È in vendita compilando questo form alla non proprio economica cifra di 1500 dollari.
Bronze Bones è il domino minimale di The Principals per The World’s Best Ever



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Agustìn Esteso work
Esteso è lo studio indipendente di Agustìn Esteso, classe 1984, di Valencia, un graphic designer illustratore autodidatta, specializzato nella pubblicità, con un “Bachelor of Creativity”. Detto tra noi, Laurea in Creatività, che bello! Ma abbiamo qualcosa del genere in Italia?
Agustìn da buon designer e artista moderno, mischia ogni strumento e tecnica per estendere il più possibile il suo linguaggio, che pur nella sua poliedricità, lascia riconoscibile il suo stile.
Si avvale di tutto: fotografia, tipografia, pubblicità, computer, colori, figure umane, animali, musica, città e natura. Ogni cosa per Agustìn è ispirazione e -dichiara lui- è aperto a nuovi progetti e sfide. Sul suo sito potete trovare i sui lavori, per lo più stampe, nonché interessanti foto della preparazione della mostra “Uncertain Future”.

Apparitions di Soasig Chamaillard
Sono un artista francese che cerca di far conoscere il proprio lavoro. Su quanto faccio posso solo dire che io non uso la Santa Maria Vergine come soggetto per shockare il pubblico cattolico. Mi piace giocare con le icone come fanno i bambini con i loro giocattoli, per cercare di capire il mondo che mi circonda.
Come P. Auster disse: “Il vero obiettivo dell’arte non è quello di creare oggetti belli: è un metodo di riflessione, un mezzo per apprendere l’universo e di trovarvi il proprio posto. È una verità per me. Io cerco di farlo con la mia sensibilità”.
Chi parla è Soasig Chamaillard, viene da Nantes, e reinterpreta l’arte sacra, senza ovviamente per questo voler offendere i cattolici. Il suo progetto si chiama Apparitions, si articola in più soggetti con protagonista la Madonna, declinata in differenti versioni a seconda dell’ispirazione e della suggestione.
Continua a leggere: Soasig Chamaillard ha le Apparitions della Madonna
Il mio nome è Akinobu e vivo in Giappone. Il mio lavoro è quello di fare modelli architettonici. Impiego il mio tempo libero creando un piccolo mondo in una piccola bottiglia. Mi piace costruire cose, specialmente quelle piccole! Spero che vi piaccia quanto faccio!
Così si presenta Akinobu Izumi, creatore dei Tiny World in a Bottle, i piccoli mondi in bottigliette grandi meno di un pollice, che vende su Etsy e che potete acquistare per circa 9 dollari. Sono infinite le versioni che realizza, e ovviamente la tentazione è di collezionarle tutte. Ci sono cani, panchine, alberi, prati, mari, pesci, coppie di innamorati, scivoli e qualsiasi cosa ci si possa immaginare in un mondo perfetto.
Akinobu Izumi meraviglia, ma quasi non stupisce. Il suo è sicuramente un hobby portentoso, ma l’origine di Izumi ci appare quasi una comprensibile giustificazione a tanta precisione e meticolosità. Effettivamente dal Giappone (specialmente quello di qualche decennio fa) possiamo aspettarci una tradizione legata a un fine artigianato, ma a questo Izumi aggiunge le sue competenze di modellista, che come risultato ci donano questi piccolissimi mondi sotto vetro.